Trattamenti non ortodossi per l'infezione da HIV:determinanti ed impatto sulle terapie raccomandate e sviluppo della malattia.

Manfredi R, Chiodo F; "Unorthodox treatments for HIV infection: determinants and impact on recomended therapies and disease evolution" [Bologna, Italia]. Abs 42382.

 

Obiettivo:
Valutare i fattori determinanti per il ricorso a trattamenti non ortodossi (TnO) da parte di pazienti (p) infetti da HIV, e le conseguenze di questa decisione sulla compliance nei confronti del trattamento con terapie raccomandate e lo sviluppo della malattia. Metodi: I dati riguardanti i TnO (raccolti con un questionario) sono stati messi in relazione con le cartelle cliniche e le prescrizioni di farmaci anti-HIV e anti-P.carinii sul periodo di un anno. I pazienti che hanno adottato TnO sono stati confrontati con quelli che si affidavano ai regimi usuali. Risultati:184 su 468 pazienti valutabili (39.3%) hanno utilizzato almeno un TnO (media 1.6 ± 0.7) negli ultimi tre mesi della ricerca (durata media dell'utilizzo 6.1 ± 4.2 mesi): vitamine ad alto dosaggio in 152 pazienti, minerali in 129, diete speciali in 101, omeopatia in 55, medicina orientale in 51, medicine non riconosciute in 43, ed altri approcci (come tecniche di rilassamento e meditazione) in 41 pazienti. L'uso di TnO cresce significativamente in relazione al progresso della malattia: dallo stadio A allo stadio B dei CDC (P < 0.01; test c2 ) e dallo stadio B a quello C (p<0.05), cosi come da una conta delle cellule CD4 ³ 200/ml ad una conta <200/ml (p <0.007), mentre non si sono trovate relazioni con età, sesso, tipologia di esposizione all'infezione, e durata della malattia. La terapia antiretrovirale e la profilassi per la P. carinii (raccomandata secondo le correnti concezioni), venivano più frequentemente rifiutate o prese irregolarmente dai 184 pazienti che facevano uso di TnO, se comparati con i 284 che seguivano le terapie convenzionali: 23 dei 165 pazienti che necessitavano la terapia anti-HIV, e 14 degli 87 pazienti che necessitavano profilassi contro la P. carinii la hanno rifiutata (o non la hanno assunta con regolarità) (p<0.005 e p<0.4, comparati a quelli che non usano TnO). I pazienti che hanno compiuto una "scelta alternativa" giustificano il loro atteggiamento in quanto percepiscono le terapie convenzionali poco efficaci, tossiche ed inadeguate al loro organismo ed alla loro malattia. Comunque, la maggioranza dei pazienti che fanno uso di TnO seguono anche una terapia antiretrovirale (142 su 165: 86.1%) e la profilassi contro P. carinii (73 su 87: 83.9%). Nella maggior parte dei pazienti (148 su 184: 80.4%), i TnO sono stati suggeriti da professionisti non medici, specializzati in cure alternative (99 p), o erano autosomministrate (49 p), con un costo medio stimato mensile di 35 US$. Anche se 148 dei 184 (80.4%) hanno percepito effetti positivi sulla loro cenestèsi e qualità della vita, durante il periodo di osservazione di un anno si è verificato un rilevante peggioramento dei dati clinici e di laboratorio (come si deduce da una diminuzione ³15% nella conta delle cellule CD4 e/o un incremento della carica virale ³0.3Log, e/o dall'apparizione di disturbi clinici connessi all'HIV) nel 86.9% e nel 92.8% dei pazienti che non hanno assunto con regolarità rispettivamente gli antiretrovirali e la profilassi per la P carinii.

Conclusioni:
L'uso di TnO è comune in Italia, con un ampio spettro di differenti strategie alternative e frequente sovrapposizione con le terapie convenzionali. Il ricorso ai TnO si dimostra inefficace se comparato ai reali bisogni del paziente, e sembra procedere in parallelo con la progressione della malattia, tanto che si è trovata una relazione significativa tra una bassa compliance alle terapie approvate proprio in quei pazienti con un livello di avanzamento della malattia elevato (che richiede farmaci antiretrovirali e anti P. carinii). Gli operatori sanitari responsabili dovrebbero considerare attentamente l'uso incontrollato di terapie non provate per l'HIV, e le loro conseguenze potenziali.