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Le terapie non convenzionali come risorse per le persone con HIV ai tempi degli inibitori della proteasi
di Roberto Adamoli (Centro Poiesis della Fondazione Exodus)
La realtà delle Terapie non
Convenzionali (TnC) impiegate nell'infezione da HIV ha subito
negli ultimi anni alcuni cambiamenti. Subhuti Dharmananda, direttore
dell'Istituto di Medicina Tradizionale di Portland nell'Oregon,
riferendosi alla situazione americana, osserva che " la realtà
dell'infezione da HIV/AIDS è drasticamente cambiata nel
1996 con l'introduzione diffusa degli inibitori della proteasi,
utilizzati nella terapia poli-farmacologica (combinazioni
farmacologiche di 3 o più farmaci che inibiscono HIV). Molte
persone con AIDS affette da Wasting Syndrome e da numerose infezioni
opportunistiche ad un tratto iniziarono ad aumentare di peso e a
registrare dei miglioramenti nello stato generale della loro salute.
Il tasso di mortalità dell'HIV/AIDS è calato
notevolmente dal 1997, in parte per il successo di queste nuove
terapie farmacologiche" (Dharmananda S 1997). Nell'ottobere del 1997
si è tenuto a Venezia "OutAdali: incontro nazionale delle
persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA) sulle terapie non
Convenzionali" a cui hanno partecipato oltre 150 persone fra medici
e, soprattutto, PVcHA. A conclusione dell'incontro uno dei gruppi di
lavoro ha ricordato che "nellultimo anno sono stati fatti
importanti passi in avanti nel trattamento dellinfezione da HIV
da parte della medicina convenzionale, questo è stato
importante per molte PVcHA che hanno visto cambiare nell'immediato le
loro prospettive e la loro qualità di vita. La terapia
risolutiva per HIV e AIDS però non esiste ancora ed è
importante che prosegua la ricerca senza preclusioni: è
importante che le attuali risorse terapeutiche vengano ampliate,
perfezionate e integrate" (AAVV 1997). La situazione sopra descritta
è comune a tutti i paesi ricchi e, chiunque sia impegnato
nella lotta contro l'aids, ha fattivamente verificato tutto questo.
Purtroppo dobbiamo anche che: non tutte le persone che vivono con HIV
e AIDS (PVcHA) rispondono ai trattamenti o li tollerano; sono ancora
sconosciuti efficacia, effetti e conseguenze a lungo termine;
molteplici e talvolta gravi sono gli effetti collaterali e altro
ancora. Ma un dato è certo: qualcosa è cambiato. A
titolo indicativo nell'allegato
1 vengono riportati alcuni dati
presentati alla conferenza su retrovirus e malattie opportunistiche
che si è appena conclusa a Chicago (1-5 febbraio 1998).
In questa situazione in molti si sono chiesti se le terapie non
convenzionali (TnC) hanno ancora una funzione nel trattamento
dell'infezione da HIV, di alcune malattie opportunistiche, sintomi e
degli effetti collaterali dei trattamenti farmacologici. Misha Cohen
ricercatrice e diretrice del Quan Yin Healing Arts Center di San
Francisco nel suo intervento alla "Conferenza Nazionale su Donne e
HIV" negli USA ha sottolineato che "in quest'era degli
inibitori della proteasi, delle cariche virali non rilevabili e dei
linfociti T che aumentano (per alcune persone) sono emersi
interrogativi relativamente al continuare o meno sul terreno delle
medicine alternative e complementari (MCA). Le MCA, in particolare la
medicina cinese, sono molto importanti adesso per fornire al corpo il
sostegmo immunitario di cui esso avrà bisogno a causa dei
lunghi trattamenti farmacologici e per combattere gli effetti
collaterali dovuti proprio ai nuovi potenti farmaci"(citato in Hanna
1997).
Da questa ricerca emergono riflessioni e conclusioni simili a quelle
appena richiamate; considerazioni che verranno meglio definite nella
parte conclusiva.
1. Utilizzo delle Terapie non Convenzionali (TnC)
Tab 1. Utilizzo di TnC come risulta da alcune
ricerche antecedenti al '96 AUTORI ANNO STATO N° % USERS Cohen CJ e al 1990 USA (Boston) 172 95% Greenblatt-RM e al 1991 USA (S. Francisco) 197 29% Valentine CB e al 1992 UK (London) 99 53% Laifer G e al 1992 CH 100 41% Simms M e al 1992 UK (London) 265 46% Van Dam F e al 1992 NL (Amsterdam) 149 40% Anderson W e al 1993 USA (Massachusetts) 184 40% Gowen SL e al 1993 UK (London) 80 86% Fogelman I e al 1993 USA (S. Francisco) 2801 > 46% cit in Arachne J 1995 Australia (Sydney) > 38%
Non mi dilungherò in merito alla questione se, e in quale
misura, le TnC sono state utilizzate o meno da parte delle PVcHA;
infatti questa circostanza è già stata ampiamente
documentata in diverse decine di ricerche a partire dal 1988. A
titolo d'esempio vengono riportate nella tabella 1 le frequenze
d'utilizzo registrate da alcune indagini realizzate negli anni
passati. Si tratta di 10 ricerche che hanno coinvolto 4047 PVcHA con
un range d'utilizzo compreso fra il 29 e il 95%.
E' importante a questo punto ricordare alcuni lavori pubblicati nel
1996 e nel 1997, dal momento che in questi anni (prima negli USA e
poi in Europa) si sono rese disponibili nuove terapie (inibitori
della proteasi: Indinavir, Ritonavir e Saquinavir), nuove
strategie terapeutiche (le combinazioni farmacologiche di farmaci
attivi su diversi livelli della replicazione) e una maggiore
possibilità di valutazione e validazione dei risultati grazie
allintroduzione della quantificazione della carica virale.
Conseguentemente a queste innovazioni è plausibile pensare che
possano essere intervenuti dei cambiamenti negli orientamenti e nelle
scelte delle PVcHA. Per questa ragione i dati antecedenti al 1996
(meglio 1997) potrebbero ampiamente essere superati.
Tab. 2 Ricerche sull'utilizzo di TnC da parte
di PVcHA (anno 1996). AUTORI STATO N° % USERS Berrir e al USA (in varie città) 1285 52% Collins e al USA (San Diego, CA) 140 76% Lubeck e al USA (California) 1476 36% Malafronte e al FR (Nice) 106 49% Meneilly e al CAN (Vancouver) 62 42% Ostrow e al CAN (Vancouver) 1019 34% Sandmann e al D (in varie città) 89 35% Bhatia e al CAN (Ottawa) 70% Brauchli P e al CH (in varie città) 129 80% Bates BR e al USA (New Orleans) 287 31% Singh N e al USA (Pittsburgh, PA) 56 30% Weatherburn A UK 757 75% ITALIA De Francesco e al IT (Roma: c/o Ospedale) 200 52% Hollander e al IT (Varie città: sedi
assoc.) 430 48%* Moroni e al IT (Genova: c/o
Ospedale) 112 16% Adamoli e al (96b) IT (Milano: c/o
Ospedale) 223 26% Manfredi e al IT (Bologna: c/o Ospedale) 221 48%
Nel 1996 allXI Conferenza Internazionale
sullAIDS di Vancouver sono state presentate 10 ricerche
sullutilizzo delle TnC (vedi Adamoli et al 1996a) che hanno
coinvolto fra le 62 e le 1476 persone da cui risulta che il 34-76%
delle PVcHA utilizzano TnC. I risultati di queste ricerche e di altre
6 presentate sempre nel 1996 sono riportati in tabella 2. Gran parte
di queste indagini (comunque le più estese) sono state
condotte negli Stati Uniti dove gli inibitori della proteasi erano
già sperimentati diffusamente.
Complessivamente la tabella 2 riporta i risultati di 17 ricerche che
hanno coinvolto 6.592 PVcHA con un range d'utilizzo del 16-100%. Se
consideriamo unitariamente la tabelle 1 e 2 otteniamo 27 lavori che
hanno riguardato complessivamente 10.639 PVcHA con una frequenza di
users compresa fra il 16 e il 100%. A conclusioni simili (users
27/100%) giunge Ernst che ha recentemente realizzato una review
sull'argomento (Ernst E 1997).
Tornando alle ricerche pubblicate nel 1996, dobbiamo tener presente
il ritardo fra la presentazione dei risultati e la realizzazione; si
tratta infatti nella quasi totalità di lavori conclusesi alla
fine del 1995. Nella migliore delle ipotesi, queste ricerche hanno
quindi un qualche valore orientativo solo per gli Stati Uniti. Da
notare però che anche per questo paese il valore è solo
orientativo in quanto la registrazione allargata di questi farmaci
è avvenuta nel 1996. Un primo dato attendibile al fine di
cogliere una prima tendenza ci viene dal Canada dove nel 1997
è stato pubblicato il rapporto finale di una ricerca i cui
risultati preliminari erano già stati presentati nel 1996
(Ostrow e al 1996); questo report riguarda 657 delle 1019 PVcHA della
comunicazione del 1996 e si riferisce ad una ricerca conclusasi nel
giugno del 1996 da cui emerge che il 39% dei partecipanti utilizza
TnC (Ostrow MJ e al 1997). Come abbiamo detto si tratta di un primo
dato significativo, anche se per avere un dato attendibile
sarà necessario attendere ricerche realizzate dopo l'XI ICA
(Luglio 1996) che ha promosso nel mondo l'utilizzo degli Inibitori
della Proteasi. Le ricerche presentate in Italia nel 1996, sul piano
della quantificazione del fenomeno, non hanno quindi alcun valore, in
quanto gli Inibitori della Proteasi sono stati introdotti nel nostro
paese fra la fine del 1996 e l'inizio del 1997.
Una ricerca (non ancora pubblicata) è stata realizzata in
Italia nel 1997 a cura di alcune associazioni di lotta contro l'AIDS
(ASA, ALA, LILA, Alfaomega, Gruppo Abele). Una prima presentazione
preliminare alla stampa è stata fatta nel novembre del 1997 da
cui risulta che la ricerca ha coinvolto 1.312 PVcHA di cui l'11%
utilizza TnC in forma esclusiva e il 24% in associazione alle terapie
convenzionali. Da questa ricerca emerge quindi che il 35% delle PVcHA
utilizza TnC anche dopo l'introduzione in Italia degli Inibitori
della Proteasi.
Per quanto riguarda il tipo di terapie utilizzate le ricerche
forniscono dati diversi. Le PVcHA utilizzano comunque diffusamente:
vitamine e oligoelementi, fitoterapia, omeopatia, medicina
tradizionale cinese, ayurveda, medicina antroposofica, meditazione,
training mentale, tecniche corporee e altre TnC.
Per una valutazione più articolata delle ricerche sopra
richiamate (costi, fonti informative, tipologia del campione etc.) si
rimanda ad altro lavoro (Bianchi e al 1997), ricordando quì
soltanto alcuni aspetti:
? lassunzione contemporanea di più farmaci
(convenzionali e non) pone problemi di bias a livello della
sperimentazione clinica e può provocare interazioni
farmacologiche negative (Greenblatt RM e al 1991; Fogelman I e al
1993);
? lintervento contemporaneo di due diversi medici (e terapie)
sulla salute della stessa persone pone un'esigenza di contatto e di
comunicazione fra questi medici; pone inoltre la necessità da
parte dei medici convenzionali e dei ricercatori di conoscere
le TnC (Cohen CJ e al 1990; Anderson W e al 1993; Adamoli et al
1996b) e da parte dei terapeuti non convenzionali di conocere quelle
convenzionali.
? Da quasi tutte le ricerche emerge che gli users di TnC ritengono di
trarre beneficio da queste terapie; emerge inoltre la maggiore
scolarità e il maggiore livello di istruzione rispetto i non
user, fatto che depone a favore del fatto che si tratta il più
delle volte di libere, informate (per quanto possibile) e motivate
scelte.
? Un così ampio utilizzo di TnC dovrebbe, in sintonia con i
principi della Carta di Ottawa (Ottawa Chart for Health Promotion
1986) , attivare unattenzione e un investimento istituzionale
ch è invece esattamente assente nel nostro paese (vedi Bianchi
e al 1997; Adamoli e al 1996c).
Purtroppo quest'ultimo punto viene
particolarmente disatteso in Italia. In altri paesi accade
diversamente, ad esempio negli Stati Uniti (Abrams D. 1997), dove il
Congresso americano nel 1994 ha dato mandato National Institutes of
Health di istituire l'Office of Alternative Medicine che, da allora,
ha intrapreso una serie di interventi, anche nell'infezione da HIV.
L'OAM si stà muovendo attualmente a tutto campo e - a titolo
d'esempio- ha appena organizzato una Consensus Conference
sull'agopuntura e finanziato con oltre 7 miliardi uno studio
sull'Hypericum nella grave depressione. Complessivamente il NIH ha
speso nel 1997 1.165.523 dollari in 12 promettenti progetti di
ricerca. Fra gli studi finanziati uno sull'agopuntura nella
depressione che si è concluso con successo. Altri studi pilota
hanno riguardato: rilassamento, ipnosi e visualizzazione guidata
durante le procedure radiologiche invasive; la chiropratica nel basso
dolore lombare; i meccanismi neuroprotettivi delle erbe cinesi, la
neurobiologia dell'agopuntura, il trattamento dell'alcolismo e
dell'Alzheimer con fitoterapici, il trattamento di lievi traumi
cerebrali con rimedi omeopatici. Circa il 60% degli studi si è
concluso con risultati positivi, il 26% negativamente e il restante
non ha fornito un dati conclusivi (OAM 1997). Il NIH
utilizzerà i risultati di questi studi pilota per avviare
estese ricerche cliniche di validazione. Non è difficile
immaginare nel prossimo futuro l'affermarsi di un forte polo di
intervento americano: dopo la medicina convenzionale anche quella non
convenzionale.
Tornando all'infezione da HIV il Centro di Ricerca sullAIDS
della Bastyr University di Seattle su commissione dell Office
of Alternative Medicine ha intrapreso uno studio su 1550 PVcHA che
utilizzano TnC con lobiettivo di: 1) descrivere il tipo di
terapie utilizzate dalle PVcHA, siano esse prescritte dai medici o
autosomministrate; 2) valutare alcune di queste terapie; 3) fornire
un supporto e una consulenza per la valutazione scientifica di queste
terapie (Standish LJ 1997). Tutto questo è potuto accedere
negli USA perchè le comunità di base e le
associazioni di lotta allAIDS fin dal loro nascere si sono
impegnate per promuovere una più articolata analisi della
patogenesi dellinfezioni, sul ruolo dei co-fattori,
sullimportanza dellaspetto immunitario (oltre che
virologico) della sindrome, dando credito anche alle TnC e ottenendo
importanti risultati fra cui la creazione dellOAM e del suo
programma sullAIDS (Elbaz G 1994). In Italia le cose sono
andate molto diversamente e si è persa un'importante (e
risorsa) occasione non solo per le PVcHA ma in generale per le
TnC.
2. Lo stato delle conoscenze cliniche
In passato sono state realizzate diverse
ricerche finalizzate ad individuare non soltanto la frequenza
d'utilizzo delle TnC ma anche la loro identificazione e "risultati"
aneddotici (es. Baker D e al 1992). Appare poco interessante
realizzare in questa sede unanalisi retrospettiva di questi
lavori. Mi limiterò quindi a riportare alcuni dati in merito
alle attuali conoscenze sullutilizzo clinico delle TnC.
La fitoterapia
Tab.3
Meccanismo d'azione Piante Medicinali (PM) e/o loro
Principi Attivi (PA). Inibizione di ......
|
Adsorbimento |
Trascrittasi |
Integrasi |
LTR |
Proteasi |
Sintesi proteica |
Sincizi |
|
|
N° PM - PA |
4 |
9 |
5 |
3 |
3 |
2 |
9 |
Lo scorso anno nell'ambito del XI Convegno
Nazionale AIDS e Sindrome Correlate sono stati presentati i rusultati
di una ricerca bibliografia sulle piante medicinali utilizzate
clinicamente nell'infezione da HIV e in alcune patologie correlate
(Adamoli e al 1997, risultati completi in Bianchi e al 1997). Si
tratta di una ricerca bibliografica realizzata nel 1996-97 sulle
principali banche dati di medicina e sulle pubblicazioni scientifiche
e delle comunità di base delle PVcHA. Questa ricerca ha
portato alla consultazione di oltre 4000 pubblicazioni, 767 delle
quali sono state infine selezionate e utilizzate per la stesura del
lavoro. Da questa ricerca emerge che in letteratura è stata
documentata -fra le altre- l'attività antiretrovirale in vitro
di queste 28 piante medicinali (PM) e/o principi attivi (PA) indicati
di seguito fra parentesi: Achyrocline s. e Baccharis g. (derivati
acido dicafeoylquinico), Allium s. (ajoene), Aloe v., Ancistrocladus
k. (michellamine B), Buxus s., Calophyllum l. (calanolide A e
calanolide B), Castanospermum a. (castanospermina e derivati),
Curcuma l. (curcumina), Phytolacca sp. (Pokeweed Antiviral Protein -
PAP), Fusarium (equisetina), Garcinia m, Geissospermum v.
(flavopereirina), Geum japonicum t., Glycyrrhiza g. (glicirrizina),
Grifola f., Holomanthus n. (prostratina), Hypericum p. (ipericina),
Momordica c. (MAP 30), Phyllantus sp. (phyllamicina B e
retrojusdicidina, niruri), Pinus s. (polisaccaridi, frazione VI e
VII), Prunella v. (prunellina), Rosmarinus o. (acido carnosico,
carnosolo), Spirulina p. (calcio-spirulato), Tabebuia i.
(betalapacione), Trikosanthes k. (tricosantina), piante conteneti
acido caffeico e derivati (Hyssopus o. etc), Viscum a.
L'attività di queste PM e PA si esplica mediante uno o
più meccanismi dazione, talvolta co-presenti e combinati
(Tab. 3). Per alcune PM e/o PA, pur essendo stata documentata
l'azione antiHIV in vitro, non è ancora esattamente noto il
meccanismo d'azione (Buxus, Grifola, Prunella, Spirulina, Viscum). E'
stata anche documentata l'attività immunomodulante di
queste 11 PM: Aloe v. (acemannano), Buxus s., Echinacea p.,
Eleuterococcus s., Geissospermum v., Ginseng, Glycyrrhiza g.
(glicirriza), Lentinus e. (lentinano), Spirulina p., Uncaria
t.(alcaloidi idosindolici), Viscum a. Lattività è
risultata essere come descritta in Tab. 4.
Tab.4
Attività immunomodulante delle Piante Medicinali (PM)
e/o loro Princi-pi Attivi (PA). Stimolazione-attivazione
di ....
|
IL-2 |
NK |
INF-gamma |
Macrofagi |
Linfociti T |
Linfociti B |
TNF-alfa |
|
|
N° PM - PA |
3 |
3 |
1 |
7 |
6 |
4 |
2 |
Sono stati rintracciati i risultati di 28
sperimentazioni cliniche di PM e/o PA ad azione antiretrovirale (in
vitro) che hanno coinvolto 1003 persone e altre 14 sperimentazioni
(957 persone coinvolte) ad azione immunomodulante: complessive 42
sperimentazioni che hanno riguardato 1960 persone con HIV e/o AIDS.
Dal punto di vista della tipologia degli studi si tratta di 31 studi
clinici (di cui 8 controllati) e 11 studi osservazionali; 8 di fase I
(sicurezza), 23 di fase I/II, 2 di fase II e 9 non meglio definiti.
La maggior parte degli studi sono stati condotti negli USA, alcuni in
Germania, Francia e altri paesi, nessuno in Italia (Bianchi e al
1997).
Questi dati si riferiscono alle piante medicinali con attività
antiretrovirale e/o immunomodulante. Parte della ricerca riguarda
anche alcune piante utilizzate per patologie correlate all'infezione
da HIV. L'aglio è risultato attivo contro il Cryptosporidium
p. in uno studio su 18 PVcHA (Fareed e al 1996); l'attività
anti-candida della Melaleuca a. riscontrata in un primo studio su 64
persone -8 delle quali con AIDS- (Grandi e al 1993) è stata
confermato da uno studio su 14 PVcHA affetta da candidosi orofaringea
resistente al fluconazolo (Vazquez e al 1996). Alcuni studi stanno
indagando inoltre l'utilizzo della Cannabis per la stimolazione
dell'appetito e nella Wasting Syndrome (vedi Bianchi e al 1997).
Molte altre sono naturalmente le piante medicinali utilizzate nel
trattamento delle malattie opportunistiche, dei sintomi etc.
Nelle loro conclusioni gli autori dicono che "I dati in vitro sono
stati ottenuti in molti casi con rigore e confermati da più
autori. I risultati delle ricerche cliniche (quelli relativi
all'azione eziologica) sono invece spesso controversi e/o ancora
parziali. Non è possibile esprimere considerazioni conclusive
in merito alle singole piante ma l'insieme della documentazione
suggerisce che le PM e i loro PA possono essere utilmente
studiati nell'infezione da HIV. In particolare potrebbero essere
indagati quei PA che:
E' anche importante ricordare che molti ricercatori e clinici (Montagnier 1995) sono convinti che lAIDS sia determinato non soltanto dallazione patogena del retrovirus HIV ma anche dallintervento di altri cofattori. Sulla tesi dei co-fattori e sulla valutazione della loro reale incidenza nel determinarsi della grave immunodeficienza si è molto discusso in questi anni, ma, una serie significativa di evidenze (ad esempio la grande varietà di evoluzioni cliniche) consiglia di prestare una grande attenzione su questo versante. Fra i patogeni ritenuti possibili co-fattori dellevoluzione dellinfezione in AIDS vi sono lepatite B, il Citomegalovirus, lEpstein-Barr, lHuman Herpes Virus 6a (HHV-6A) e altri ancora (vedi Bianchi e al 1997). E evidente che unazione di contrasto e di risoluzione di infezioni dovute a questi virus potrebbe (nellambito della teoria dei co-fattori) incidere anche nellevoluzione dellinfezione da HIV. Ogni pianta andrebbe quindi studiata anche valutando questo aspetto. Recentemente abbiamo lesempio della glicirrizina (p.a. della Glycyrrhiza) che oltre alle sue attività (dimostrate in vitro) di inibire ladsorbimento di HIV, la formazione di sincizi e di stimolare la produzione di IL-2, NK, Macrofagi, Linfociti T e B (vedi Bianchi e al 1997) si è dimostrata capace di inibire in vitro lHHV-6 (Cermelli C. e al 1996).
Infine ricordiamo che dal 1994 gli studi
clinici sulle TnC si sono fortemente diradati. Nel tempo
linteresse per le TnC potrebbe essere così
riassunto:
Ricerca preclinica sullattività di alcuni
principi attivi di origine vegetale.
Studi clinici aperti (prevalentemente osservazionali) condotti
dalle comunità di base.
Vengono realizzati numerosi studi in vitro su piante medicinali
risultate attive contro HIV.
Per quanto riguarda l'Italia singoli medici
privati hanno partecipato alla realizzazione di alcuni studi aperti
(anche internazionali) su Uncaria T. e Viscum a. nell'infezione da
HIV mentre non sono state descritte esperienze di fitoterapia
nell'infezione da HIV in ambito pubblico; ci sono soltanto alcuni
medici che consigliano in particolari patologie minori (secondarie)
alcuni fitopreparati, ma nulla di più.
Un ambulatorio di Fitoterapia è stato aperto presso l'Ospedale
di Empoli, in Toscana. Si tratta di un ambulatorio generale e non
rivolto specificatamente alle persone con HIV. L'ambulatorio è
aperto solo alcuni giorni della settimana e nei primi 10 mesi del
1997 ha seguito 250 persone per le più diverse patologia.
L'apertura dell'ambulatorio è stata possibile grazie al Piano
Sanitario Regionale della Toscana che intende " consentire
un'interazione più matura e consapevole del cittadino (
)
sia sul piano della comprensione dei 'modelli' di salute e di
sanità proposti guardando anche al complesso delle pratiche di
medicina naturale" e afferma espressamente che: "le Aziende sanitarie
promuovono l'utilizzo da parte dei medici ospedalieri e territoriali
di piante medicibali e loro derivati, sotto forma anche di
preparazioni galeniche, a fini terapeutici." (Boll. Uff. Regione
Toscana n° 13 del 28-2-96). Questa importante iniziativa, anche
se non mirata all'infezione da HIV, dimostra che è possibile
fare della fitoterapia anche in ambito pubblico. L'ambulatorio di
Empoli si pone anche come Centro di Farmacovigilanza sulla
fitoterapia ed ha elaborato due apposite schede (una rivolta al
paziente e l'altra al medico).
Tab. 5 Articoli sulle TnC per HIV
in Medline MA PM Ag MTC Nut 1986 3 1987 4 3 1988 2 2 1 25 1989 9 13 5 26 1990 6 19 2 1 40 1991 9 24 1 2 54 1992 10 28 2 1 61 1993 11 25 3 1 59 1994 15 36 1 3 82 1995 18 27 2 2 69 1996 21 48 1 3 97 1997* 22 27 2 1 90 Totali 123 249 20 14 609
MA = Medicine Alternative
PM = Piante Medicinali
Ag = Agopuntura
MTC = Medicina Tradizionale Cinese
Nut = Nutrizione
* La ricerca in ML è stata effettuata il 21 gennaio 1998 . Si
tratta quindi di un dato parziale, passibile di modificazioni per
altri inserimenti.
Un'altra esperienza molto importante è
stata realizzata negli ultimi anni in Italia dall'Associazione
Alfaomega di Mantova che ha costituito il Buyer's Club Anthos a cui
sono attualmente iscritte oltre 400 persone.
Gli studi sulle piante medicinali utilizzate nell'infezione da HIV
impiegavano e impiegano naturalmente estratti standardizzati e
titolati. In Italia fino a pochi anni fa era impossibile reperire
estratti titolati in principio attivo e questa era una delle grandi
difficoltà per le persone. Inoltre i costi delle TnC sono
interamente a carico delle PVcHA. L'Anthos ha reso accessibili questi
prodotti anche importandoli, ha ridotto il costo grazie alla sua
natura no-profit e ha aperto uno spazio terapeutico con la presenza
di un fitoterapeuta e, nel prossimo futuro, di un medico di Medicina
Tradizionale Cinese (Serragli 1997).
Infine una nota sulla ricerca bibliografica. La
sola ricerca in Medline (ML) non fornisce una visione completa delle
conoscenze sulle TnC. Infatti se facciamo una ricerca in ML
incrociando le parole "piante" e "HIV" otteniamo 249 lavori (Tab. 5)
mentre, ad esempio, nella ricerca prima citata (Bianchi e al 1997) si
hanno 767 citazioni. Alcuni di questi lavori non sono presenti in ML
in quanto si tratta di comunicazioni a convegni ma, anche tenedo
conto di questa circostanza lo scarto rimane consistente. Inoltre
dobbiamo tener presente che la ricerca sopra citata prendeva in
considerazione solo 32 piante, mentre i 249 lavori di ML sono
relativi anche ad altre. E' opportuno ricordare comunque che presso
il Centro Poiesis della Fondazione Exodus di Milano è
disponibile la quasi totalità della più importante e
significativa letteratura sulle TnC, questo grazie ad una biblioteca
con centinaia di volumi e migliaia di articoli.
Medicina Tradizionale Cinese.
Tab. 6 Composizione di alcune formule cinesi
Enh = Enhance Quan Yin Herbal Formula Enh HT1 Res CoA Amomum k. * Andrographis. * Angelica s * * Aquilaria * Astragalus * * * * Atractylodes * * * Cervi P. Cornu * Cistache * Citrus * * Codonopsis * Cordyceps * Curcuma * * Cuscuta * Discorrea * Eleuterococcus * Epimedium * Eucommia * Ganoderma * * * * Ginseng * Ginseng americano * Glehnia * Glycyrrhiza * * * * Hu-Chang * * Isatidis * * Laminaria * Ligustrum * * * Lonicera * Lycium fruit * Millettia * * * Notoginseng radix * Oldenlandia * Ophiopogon * Paeonia * * * Phellodendron * Platycodon * Polygonum m. * * Prunella v * Rehmannia * * Salvia * * Schizandra * * * * Tremella * Trichosanthes * Viola y. * Zingiberis Recentis * Ziziphus j. * *
HT1 = Herb Tea # 1
Res = Resist
CoA = Composition - A
La Medicina Tradizionale Cinese è una
delle medicine maggiormente studiate e utilizzate nell'infezione da
HIV. Fin dai primi anni dell'epidemia negli Stati Uniti la MTC
è stata studiata e utilizzata. Esistono numerose pubblicazion
che illustrano l'approccio della MTC all'AIDS (Bing-shan H. e al
1991; Goh M. 1994; Ryan MK e al 1994, Zhang Q. e al. 1995). Anche in
quest'epoca di inibitori della proteasi la MTC risulta essere
utilizzata e utile per le PVcHA per sostenere il sistema immunitario
e in generale l'organismo (prima, durante e dopo il trattamento
farmacologico), contro alcune malattie opportunistiche, il
trattamento dei sintomi e degli effetti collaterali e per ridurre la
durata del trattamento farmacologico in alcune situazioni -ad esempio
la candida- (Hanna L. 1997; Dharmananda S. 1997).
Una rassegna su Medicina Tradizionale Cinese e AIDS è
disponibile anche in lingua italiana (Rotolo G. 1997). Nell'infezione
da HIV e nelle patologie associate la MTC utilizza erbe cinesi,
agopuntura (Rotolo G. 1997), moxibustione (Wagner E 1996/7), dieta,
massaggio e il Qigong (Ryan MK e al 1994). Vengono anche utilizzati
alcuni funghi come il Ganoderma l. (Reishi), il Lentinus e. (Shitake)
e la Grifola F. (Maitake) risultati talvolta attivi in vitro (vedi
Bianchi e al 1997). Oltre 90 piante medicinali cinesi sono state
studiate o vengono utilizzate nell'AIDS e nelle sindromi correlate
(Shide L. e al 1996; Chang e al 1996), molte di queste hanno
un'attività di immunoregolazione (Zhang Q e al 1995). Molte
piante medicinali presenti nella MTC sono state studiate
nell'infezione da HIV anche sul piano clinico; per alcune di queste
è stata studiata la somministrazione della singola pianta,
mentre altre sono state studiate nell'ambito di preparati a base di
più piante. Fra le più importanti piante studiate
clinicamente per la loro azione antiretrovirale e immunomodulante vi
sono la Glycyrrhiza g., la Curcuma l. il Trichosanthes k. etc.(vedi
Bianchi e al 1997). Vi sono poi molte altre piante, risultate attive
in vitro contro HIV, che sono state studiate clinicamente in
associazioni con altre; fra le più importanti la Scutellaria
r., la Prunella v., l'Actium l., la Viola y., il Zizyphi f. e
l'Andrographis p. che entrano a far parte (assieme a molte delle
piante prima citate) di alcune composizioni di erbe cinesi (tab. 6)
studiate nell'infezione da HIV come l'HY1-39 (Zhang Q 1995),
l'Enhance, Herb Tea # 1, Milingwang, Resist (Goh 1994) e
Composition-A (Dharmananda S. 1997). Da molti medici di MTC viene
utilizzata anche una formulazione di piante medicinali messa a punto
in Giappone: il Sho-saiko-to costituito da Bupleuri radix, Pinelliae
tuber, Scutellaria radix, Ziziphi fructus, Ginseng radix,
Glycyrrhizae radix, Zingiberis rhizoma. In determinate condizioni
sperimentali il SST inibisce in vitro al 90% la trascrittasi inversa
e diverse delle piante che lo compongono hanno altre azioni
antivirali e immunomodulanti (vedi Bianchi 1997).
Nell'ambito del II° Piano di Ricerca Psicosociale dell'Istituto
Superiore della Sanità l'OnG Comunità Nuova di Milano,
dopo aver realizzato una ricerca bibliografica sulle risorse
terapeutiche per donne sieropositive, ha prodotto una pubblicazione
per donne sieropositive dove indica che la MTC può essere
utile in queste situazioni:
Il sito Internet dell'"Oriental Medicine AIDS
Care Infoline" fornisce informazioni aggiornate sul trattamento
attraverso la MTC di: wasting syndrome, sarkoma di kaposi, anemia,
febbre, diarrea, effetti collaterali della chemioterapia,
complicazioni oftalmiche, pancreatite associata ad AIDS, miopatie,
herpes, dolore, neuropatie etc. (http://www.omaci.com/prod.html).
A titolo d'esempio queste sono alcune delle sperimentazioni
attualmente in corso negli Stati Uniti.
? Enhancement Project di San Francisco stà realizzando un trials di valutazione dell'agopuntura e di erbe cinesi (vs l'antibiotico Augmentin -Amoxicillina+Acido Clavulanico) nel trattamento della sinusite cronica correlata all'infezione da HIV. Lo studio è stato autorizzato dall'FDA e finanziato dal NIH.
? Il Community Consortium (CC) e il Quan Yin di San Francisco stanno conducendo uno studio pilota sulle piante cinesi contro la diarrea correlata alla Criptosporidiosi nelle persone con HIV. Sempre il CC stà realizzando uno studio sulla moderata e media anemia trattata con erbe cinesi. Lo studio è finanziato dal NIH e dalla Bastyr University.
? Il Community Programs for Clinical Research on AIDS (CPCRA) stà realizzando uno studio sull'agopuntura e l'Elavir (Amitriptilina) nelle neuropatie periferiche in 5 stati.
? Presso la Columbia University School of Nursing è in corso uno studio sull'agopuntura e la moxibustione nella diarrea correlata al molassorbimento nelle persone con HIV.
In Italia la MTC viene utilizzata da alcuni
medici nel trattamento dell'infezione da HIV, di patologie associate
e per gli effetti collaterali dovuti ai trattamenti farmacologici
convenzionali (Rotolo G 1997 e 1997b). Purtroppo sono pochissimi i
medici italiani informati e formati in questo settore. La mancanza di
medici adeguatamente formati rappresenta una non-risorsa per le
PVcHA, che non possono così avvalersi adeguatamente delle
potenzialità della MTC.
Sul versante pubblico anche in Italia le cose iniziano a muoversi,
anche se per ora, unicamente sul versante dell'agopuntura.
Presso la II^ Divisione di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di
Milano, diretta dalla Dr.ssa Cargnel è stato realizzato un
primo (in Italia) studio pilota sull'utilizzo dell'agopuntura nel
trattamento delle neuropatie periferiche in persone con HIV. In
questo studio veniva considerato un successo terapeutico la riduzione
dell'intensità del dolore del 50% rispetto al dato basale,
associato ad un miglioramento dei dati elettromiografici. Nel periodo
di 10 mesi e per i primi 10 pazienti arruolati questi sono stati i
risulati in termini di successi terapeutici: 33.3% con Amitriptilina,
33.3% Mexiletina, 42.8% L-acetilcarnitina, 80% con Agopuntura. Come
si vede in questo piccolo studio pilota l'agopuntura è
risulata il miglior trattamento (Zampini L e al 1997). In merito a
questo studio è disponibile un primo report anche in italiano
(Zampini L. e al 1997b), anche se in questo caso i dati sono
leggermente diversi, trattandosi di una rilevazione fatta in altra
fase dello studio. Dopo questi risultati all'interno della II^
divisione è stato aperto un vero e proprio ambulatorio di
agopuntura seguito dalla dr.ssa Zampini e dal dr. Casella in cui
vengono trattati oltre alle neuropatie periferiche anche nausea,
cefalea e in generale il dolore. L'ambulatorio riceve 3/4 pazienti al
giorno e nei mesi di settembre/ottobre 1997 sono state 112 le persone
su cui è stata applicata l'agopuntura.
L'apertura dell'ambulatorio è stata possibile grazie al fatto
che l'agopuntura (e la moxibustione) è presente nel tariffario
nazionale del Ministero della Sanità e in quello specifico
della Regione Lombardia (Gazzetta Ufficiale N° 216 del 14-09-96
in aggiornamento del Decreto Ministeriale 22-7-96 n° 150):
16.550 £ per l'agopuntura e 24.800 per la moxibustione. Come si
vede l'agopuntura potrebbe essere applicata in qualsiasi ospedale e
servizio pubblico di cura.
I risultati sulle neuropatie periferiche ottenuti a Milano hanno
trovato una conferma nello studio condotto presso la Clinica di
Malattie Infettive di Brescia. I rusultati preliminari (finora 11 pz)
di questo studio indicano una riduzione del dolore, dell'astenia e di
altri disturbi, evidenziando un miglioramento della qualità
della vita (Perini S. e al 1997; Nasta P e al 1997).
Recentemente è tato presentato uno studio sul trattamento con
agopuntura del prurito nelle PVcHA in terapia (o non) con inibitori
della proteasi (IP). Allo studio partecipano la I^ Clinica
dermatologica dell'Università di Milano, la I^ e la II^
Divisione di Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco dirette
rispettivamente dal prof. Moroni e dalla prof.ssa Cargnel, Il Centro
di Malattie Infettive dell'Ospedale San Raffaele diretto dal prof.
Lazzarin, il CNR e il Centro Studi sull'Agopuntura SO-WEN. Lo studio
coinvolgerà pazienti HIV+ con prurito, 40 in trattamento con
IP e 40 non; ognuno dei due gruppi è stato suddiviso in 2
braccia di 20 persone trattate con agopuntura verso Atarax. Sono
disponibili attualmente i soli dati preliminari di 6 pazienti
(assolutamente insufficianti per qualsiasi valutazione) che sono
comunque incoraggianti per il trattamento con agopuntura (Montalto M
e al 1997).
Omeopatia
Negli anni passati sono state sperimentate
diverse formulazioni omeopatiche con attività immunomodulante
(SVA, Apim 100, Chahina etc.). Non mi risulta che l'omeopatia
complessista e pluralista abbia prodotto negli ultimi 2 anni nuovi
significativi dati clinici e statistici, mentre l'omeopatia unicista
è rappresentata da un corpo di dati clinici complesso che non
sono in grado di valutare. Per questa ragione mi limito a ricordare
che una valutazione articolata sull'omeopatia nell'infezione da HIV
è disponibile in Rossi E. 1997. Sempre il dr Elio Rossi
ricorda che "l'ingresso degli inibitori della proteasi nella terapia
del paziente con HIV ha cambiato molto la prospettiva di questi
pazienti ed il loro atteggiamento nei confronti della medicina non
convenzionale (
)" ricordando poi che "esiste un problema molto
importante in omeopatia, quello dell'incompatibilità
farmacologica, ovvero la difficoltà per un trattamento
omeopatico costituzionale di agire in presenza di un trattamento
farmacologico convenzionale, soprattutto se questi farmaci oltre che
efficaci sono anche tossici, e quindi possono cambiare il quadro, la
dinamica della sintomatologia naturale originaria del paziente"
(
). Più avanti il dr Rossi sottolinea però che ci
sono situazioni in cui questa incompatibilità non ha impedito
di vedere dei benefici, in particolare nella "sintomatologia acuta,
talvolta in infezioni opportunistiche in fase iniziale, non
così gravi e pesanti per il paziente, in cui l'intervento
omeopatico, limitato a quella data patologia ha dimostrato di essere
efficace e in grado di diminuire il tasso complessivo di
nocività che le terapie apportano" e conclude affermando che
"il problema in questo momento è mantenere un atteggiamento di
ricerca nel riguardo delle medicine non convenzionali, relativamente
alla cura del paziente nel suo complesso" (Rossi E. 1997b). Un
interessante esperienza viene dalla Francia dove è stato fatto
un esperimento somministrando Bactrin in dose omeopatiche per la
prevenzione della Pneumocystis c. a persone che non sopportavano il
Bactrin. Si è visto che questo rimedio a dosi omeopatiche, in
persone ipersensibili al Bactrin, era ben tollerato e manteneva
un'attività antibiotica (citato in Rossi 1997b).
Presso la divisione Clinicizzata di Malattie Infettive
dell'Università di Verona è stato condotto un piccolo
studio su 30 persone con HIV trattate con terapia omeopatica classica
i cui risultati sono stati considerati (seppure preliminari)
positivamente. L'inizio di uno studio osservazionale della durata di
24 mesi è stato annunciato in occasione del X°
ConvegnonNazionali AIDS e Sindrome Correlate. (Albano M e al
1996).
Nutrizione e integrazione nutrizionale
Diversi studi hanno indagato la relazione fra
evoluzione dell'infezione da HIV e nutrienti. Nel corso
dell'infezione da HIV è stata osservata una deplezione di
magnesio, carotenoidi, glutatione, vitamina A, vitamina B12 e
B6, tiamina, riboflavina, selenio e zinco. E' invece più
complesso e controversa la questione se l'integrazione nutrizionale
possa apportare un beneficio clinicamente riscontrabile. Molti
autori, e i risultati di diverse ricerche, conferemano che la
supplementazione nutrizionale comporta un beneficio per la PVcHA in
quanto può sostenere le funzioni metaboliche complessive e la
funzionalità del sistema immunitario, ridurre le complicanze
infettive e le malattie opportunistiche, agire un'azione
antiossidante, trarre il massimo beneficio dalle terapie
farmacologiche, migliorare la qualità della vita e
ritardare l'evoluzione della malattia (vedi Bianchi e al 1997 e
Durante e al 1997). Inoltre, se la prospettiva attualmente plausibile
consiste nella futura cronicizzazione dell infezione da HIV,
sarà importante curare, i diversi stati metabolici delle
persone con HIV (Melchior e al 1997). Tutti i ricercatori e i medici
ritengono comunque che un buon apporto nutrizionale, attraverso una
corretta alimentazione, sia importante per tutte le ragioni sopra
richiamate. Non dobbiamo inoltre dimenticare che una corretta
alimentazione può risolvere o aiutare una serie di situazioni
quali la diarrea, la perdita di appetito, la febbre, la candida e
altre ancora (Durante e al 1997a). Nell'infezione da HIV possiamo poi
trovare alcuni approcci dietetici particolari in macrobiotica (Michio
Kushi, 1990), e in alcune scuole quali quella della prof.
Kousmine (AMKI 1989). Alcune pubblicazioni ricche di informazioni
pratiche sulla nutrizione nell'infezione da HIV sono disponibili
anche in lingua italiana (NATC 1997, Valerio 1995).
Relativamente alla nutrizione e all'integrazione nutrizionale
all'interno delle strutture pubbliche c'è già una
maggiore disponibilità. Il problema, casomai, stà nella
sottovalutazione della possibile incidenza di questo fattore. Quindi
i pochi medici che si fanno carico di questo aspetto lo fanno il
più delle volte con poca convinzione e occasionalmente. Questa
disponibilità si limità quindi il più delle
volte al consiglio nutrizionale o alla prescrizione di integratori
vitaminici e minerali il cui costo è interamente a carico
delle persone; persone che, spesse volte, non possono per questa
ragione farsene carico.
L'unica esperienza italiana (in ambito ospedaliero) che ho presente
è stata realizzata dal dr Siro Passi presso l'ospedale San
Gallicano di Roma. A partire da una critica severa all'approccio
terapeutico convenzionale il dr. Passi sostiene che la terapia contro
l'AIDS dovrebbe essere il più personalizzata possibile sulla
base dei tassi ematici dei "cell health indicator" (pool
antiossidativo -vit. E, GSH, GSH-Px, UBI ecc.-, fosfolipidi,
colesterolo ematico), dei valori dell'emocromocitometria e delle
soppopolazioni linfocitarie. Il dr Passi sostiene che un
significativo deficit di "cell health indicator" non è
compatibile con una corretta e fisiologica omeostasi cellulare,
compromettendo il normale turnover cellulare ed esponendo così
la cellula ad attacchi patogeni, compreso l'HIV. Nel caso il
trattamento personalizzato non fosse possibile si dovrebbe
intervenire -secondo il dr. Passi- con un adeguato regime dietetico e
con la somministrazione di un pool di antiossidanti
(selenio-metionina, L-metionina e vitamina E acetato, ubichinone,
betacarotena, zinco solfato) e in taluni casi (basso numero di
globuli bianchi e rossi) acido folico e il complesso B
(cianocobalamina compresa). (Passi S. e al 1995).
Su questo versante un'iniziativa importante è appena stata
avviata a Torino dal Gruppo Arcobaleno AIDS e dalla Cooperativa Terra
Mia. Dalla fine di gennaio 1998 è stato aperto un ambulatorio
di terapie NATC (naturali, alternative, tradizonali e complementari)
per persone con HIV e AIDS. La prima esperienza avviata riguarda
proprio il trattamento nutrizionale. Le persone che si rivolgono
all'ambulatorio verranno sottoposte ad anamnesi clinica e ad alcuni
esami quali i markers di stress ossidativo (vit. E, A e C, acido
deidroascorbico, zinco, sideremia, selenio e glutatione-perossidasi),
altri markers nutrizionali (vit. 12 e folati), markers di stress del
sistema ipotalamo-ipofisario (cortisolo urinario delle 24 ore e
dosaggio sierico del DHEA). Questi esami verranno eseguiti, grazie ad
un accordo appositamente preso, presso il laboratorio d'analisi Balbi
e Riberi dell'Ospedale Molinette e dell'Ospedale Amedeo di Savoia. Le
persone si potranno avvalere anche di una visita dietologica presso
l'ospedale Amedeo di Savoia. Il trattamento comprende l'impiego di
antiossidanti, melatonina e DHEA e sarà personalizzata sulla
base delle visite e dei deficit riscontrati. Si tratta di
un'esperienza molto importante in quanto, pur essendo stata promossa
da asoociazioni, ha trovato la collaborazione delle strutture
sanitarie pubbliche per l'esecuzione sistematica degli esami (tutti
noi sappiamo quanto sia difficile monitarare i risultati di un
intervento terapeutico, senza potersi avvalere di una sistematica e
pianificata opportunità di realizzare determinati esami) e per
alcune visite e consulenze specialistiche (in biochimica clinica,
scienze dell'alimentazione, infettivologia). C'è da sperare
che analoghe esperienze venggano realizzate anche in altre
città.
Altre terapie non convenzionali
Esistono numerose altre TnC impiegate
nell'infezione da HIV e AIDS (medicina Ayurvedica e Tibetana, DNCB
-dinitroclorobenzene-, tecniche corporee, training mentale etc.) che
non vengono trattate in questa relazione. Per molte di queste terapie
non esiste un'adeguata documentazione in letteratura (ad es. molto
carenti le informazioni sull'Ayurveda e datate quelle sulla medicina
tibetana), per altre, come il DNCB, trattandosi di moltissime singole
terapie e non di aree terapeutiche o di scuole, non era
ragionevolmente possibile occuparsene in questo contesto e spazio.
Infine, altre aree terapeutiche rientrano indirettamente in questa,
dal momento che alcuni fitoterapici vengono impiegati nell'ambito di
singole scuole, come nel caso degli studi sul Viscum, realizzati
utilizzando un rimedio messo a punto nell'ambito della medicina
antroposofica.
3. Le Terapie non Convenzionali come Risorse
Abbiamo quindi visto che le persone sieropositive utilizzano le TnC per migliorare la loro situazione generale, per prevenire le malattie opportunistiche, per trattare i sintomi e ridurre gli effetti collaterali del trattamento farmacologico convenzionale (MacInttyre RC e al 1997) e quindi per migliorare la qualità della vita (Coons HL e al 1997). Dalle pagine precedenti emergono limiti e potenzialità delle TnC nell'infezione da HIV; circostanze che proverò a sintetizzare e a sistematizzare di seguito, formulando alcune considerazioni sotto forma di un "limite", di un'attenzione e di una risorsa.
A- Un limite (?)
Un limite importante è rappresentato dalla poca clinica
disponibile e dalla frammentarietà e talvolta
contraddittorietà della casistica clinica. Queste circostanze
sono in parte intrinseche al sistema delle TnC molto personalizzato e
multifattoriale, ovvero orientato all'intervento sulla singola
persona attraverso un complesso sistema di intervento (nutrizione,
stile di vita, piante medicinali etc.). Se si somministrano alle
persone trattamenti personalizzati e perlopiù compositi
è ben impossibile ottenere una casistica riproducibile e
valutabile statisticamente. Abbiamo però visto che è
possibile realizzare anche degli studi clinici condotti con rigore,
questo è successo nella fitoterapia, nell'agopuntura, nella
nutrizione e anche nell'omeopatia. Su questa strada sarà
importante proseguire, per quanto possibile.
Non liquiderei però sbrigativamente questo limite "statistico"
delle TNC. "Più che nella medicina occidentale la maggior
parte delle medicine alternative e complementari (CAM) assegna una
grande importanza all'individuo nella sua interezza. Una gestione
ottimale della patologia da HIV richiede individualizzazione; questo
è un principio su cui concordano la maggior parte delle
persone delle comunità delle PVcHA. Ad esempio, un impiego
precoce degli inibitori della proteasi potrebbe non essere efficace
per chiunque. Un motivo che stà alla base della continua
popolarità delle CAM tra le persone con HIV è proprio
l'individualizzazione necessaria, se non addirittura richiesta, delle
CAM" (Hanna L 1998).
Quindi, proprio la personalizzazione della terapia è uno dei
fattori determinanti per le TnC, anche per le PVcHA. La medicina
convenzionale (e l'infettivologia in particolare) hanno il
patogeno quale loro principale obiettivo, ma poi, agiscono comunque
sulla complessità e sull'individualità della persona
singola. Molte MnC, pur riconoscendo un ruolo al patogeno, ritengono
prioritario trattare l'organismo, rafforzandolo e potenziando la sua
capacità di contrastare l'aggressione subita. Oggi che
trattamenti farmacologici così potenti (e tossici) vengono
somministrati assistiamo ad una molteplice tipologia di reazioni
individuali relativamente alla risposta e agli effetti collaterali.
Proprio queste reazioni individuali possono trovare una
complementarietà nelle TnC; proprio la peculiarità
delle TnC può rappresentare una risorsa per le persone.
B- Un'attenzione
E' molto importante tener presente il cambiamento intervenuto con
l'introduzione degli inibitori della proteasi. I medici di TnC
dovrebbero conoscere queste terapie, il loro profilo farmacologico e
clinico al fine di considerare possibili interazioni. E' anche
importante non spaventare le persone demonizzando le terapie
convenzionali che oggi, diversamente del passato, hanno modificato
non solo le loro aspettative imediate di vita ma anche la loro
qualità di vita. Diversi effetti collaterali e un pesante
regime farmacologico (mediamente 15-20 pastiglie al giorno, in
precisi orari) vengono sostenuti dalla PVcHA solo grazie ai benefici
che hanno fattivamente provato. Non si tratta di intraprendere
discussione accademiche sulla nocività o sulla presunta azione
a breve di questi farmaci: si tratta della vita concreta delle
persone che è cambiata, con una diminuzione dei nuovi casi di
AIDS e dei ricoveri in ospedale. Penso che ogni medico debba
interrogarsi profondamente prima di introdurre nella relazione
terapeutica fattori di radicale (se non ideologica) ostilità
verso le terapie convenzionali. Questo oggi, diversamente da ieri,
è un imperativo morale. Quando un medico ("in scienza e
coscienza") è fermamente convinto di determinate proprie
opinioni è naturalmente libero di agire come crede. La scienza
e la medicina sono progredite anche perché alcuni hanno
dubitato delle convinzioni comuni. E questa è una lezione
importante che deve impedire ogni "guerra di religione" e la
repressione di qualsivoglia linea di ricerca (naturalmente se
eticamente accettabile). Ma anche in questo caso si pone una
questione di metodo e di empatia. Senza empatia una relazione
terapeutica rischia di essere violenta. Empatia significa farsi
carico dell'altro e quindi comunicare le proprie convinzioni con
rispetto e con umiltà. A meno di avere la cura dell'AIDS ci
vuole umiltà e saggezza anche nel comunicare la propria
contrarietà alle terapie convenzionali. Ragionamenti soltanto
"contro", privi di una proposta terapeutica alternativa valida e
risolutiva, se applicati imperiosamente non rispettano l'altro che
chiede aiuto.
C- Una risorsa
Le TnC continuano a rimanere una risorsa importante per le PVcHA,
questo è emerso dalle PVcHA (AAVV 1997) e dall'osservazione di
molti medici attivi in questo settore (Dharmananda S. 1997; Hanna
1997, Rossi E. 1997b, Rotolo 1997b). Sulla base di quanto rilevato in
letteratura e prima richiamato potremmo dire che le TnC hanno ancora
uno spazio nel trattamento dell'infezione da HIV:
1. La terapia eziologica antiretrovirale ha fatto dei passi in avanti
nella medicina convenzionale. Per questa ragione i ricercatori e i
medici di TnC dovrebbero essere ancorà più rigorosi in
questo settore. Mi sembra che ci sia lo spazio per:
2. Un numero sempre maggiore di ricercatori sottolinea l'importanza di affiancare al trattamento antiretrovirale un trattamento immunoricostruttivo (in Churchill SA 1996; Pantaleo G 1997b, Sneller e al 1997). Infatti è stato osservato che la riduzione della carica virale e l'incremento dei CD4 non è sempre indicativo di un ripristino dell'efficacia immunitaria, in quanto queste cellule risultano danneggiate e incapaci di svolgere il proprio ruolo immunitario. La medicina convenzionale dispone soltanto di poche sostanze ad attività immunomodulante e queste, talvolta hanno effetti collaterali drastici. Le medicine non convenzionali hanno invece sempre prestato una certa attenzione al potenziamento delle difese, anche immunitarie, e si avvalgono di molte sostanze e strategie finalizzate ad ottenere una immunomodulazione. In questo campo sembra esserci uno spazio per le TnC. Naturalmente è necessaria tutta la cautela del caso, come detto al punto precedente.
3. Diversi ricercatori e molte evidenze scientifiche sottolineano l'importanza di un intervento antiossidante. Il trattamento antiossidante viene attualmente molto sottovalutato dalla medicina convenzionale. Anche questo è uno spazio per le TnC.
4. Le malattie correlate all'infezione da HIV (MCH) rappresentano un terreno importante di intervento:
5. Molti sintomi e ed effetti collaterali (dolore, diarrea, vomito, astenia etc.) possono essere trattati con successo dalle TnC (vedi allegato 2)
6. Le TnC possono intraprendere un intervento di cura della persona globalmente (compresa le'eventuale scelta individuale di utilizzare terapie convenzionali), aiutandola a rafforzare il proprio organismo e la propria mente. Le TnC possono partecipare al miglioramento della vita di queste persone, sul piano organico e mentale.
7. Le TnC possono aiutare la persona a disintossicarsi dai farmaci, a liberarsi più efficaciemente dei metaboliti tossici di questi farmaci.
8. Le TnC possono intervenire con la nutrizione per aiutare le persone a sostenere la terapia, a dosintossicarsi e a rafforzare il proprio organismo.
9. Non dimentichiamoci che solamente il 90%
delle PVcHA nel mondo possono avvalersi delle terapie convenzionali,
che si tratta attualmente di una terapia per "ricchi". Lo sviluppo
delle medicine tradizionali in questa situazione rappresenta una
possibilità concreta e tangibile. Una maggiore collaborazione
e integrazione delle risorse mondiali (a livello di centri di
ricerca, università, ospedali, istituzioni sanitarie etc)
potrebbe portare ad uno sviluppo ed ottimizzazione di risorse
terapeutiche tradizionali, immediatamente accessibili nei paesi
più poveri. Naturalemnte in questi paesi dovrebbe essere
garantita pari opportunità di accesso anche alle terapie
convenzionali che però, allo stato, appare improbabile e
indipendente da quanto ognuno di noi può pensare e fare. Sul
piano della ricerca e della valorizzazione di trattamenti
tradizionali sono in corso alcune significative esperienze in diversi
paesi africani fra cui l'Uganda, la Costa d'Avorio, il Sudafrica, la
Tanzania etc.
Riferimenti
Bibliografici
Per contatti: Roberto Adamoli. Centro Poiesis
della Fondazione Exodus. Viale Marotta 18/20 20134
Milano.
Tel. 02-2140344 Fax 02-26412801 e-mail
poiesis-ref@www.exodus.it