|
|
|
Utilizzo delle Terapie non Convenzionali
Agnoletto V, Hollander L, Calvi G, Pascale R, Serragli L, Leaci G, Leaci J, Bassani C, "SIDARTHA- Studio Italiano Delle Associazioni - Ricerca su Terapie Complementari in HIV/AIDS - Patterns of complementary treatments use" [Milano, Italia], Abs 42378.
Contesto: Un precedente studio pilota (430 intervistati), ha rilevato un uso frequente di terapie complementari (48.1%) tra le persone che vivono con HIV/AIDS (PLWHA) in Italia. Questo studio, finanziato dall'Istituto Superiore di Sanità del Ministero della Sanità Italiano, è mirato a meglio definire l'uso di queste terapie in relazione a: demografia, profilo clinico e terapeutico dei pazienti, terapie utilizzate, sicurezza ed efficacia su specifici indicatori o parametri [QOL]. Metodo: Volontari di 5 organizzazioni non governative italiane hanno distribuito a PLWHA italiane un questionario anonimo, autocompilato e con domande strutturate. Il campione è stato stratificato secondo distribuzione geografica, età, sesso sulla base delle statistiche ufficiali riguardanti la popolazione con AIDS. Risultati: Nell'estate del 1997 erano stati raccolti 1312 questionari, il 50.1% dei quali è stato raccolto in strutture ospedaliere e il 34.7% presso organizzazioni non governative. Le caratteristiche demografiche e cliniche del campione (geografia, sesso: 64.4 maschi, 34.4 femmine, >50% infettati mediante uso di stupefacenti per via endovenosa, ecc.) sono state rilevate come corrispondenti alla realtà italiana delle persone che vivono con HIV. Parametri di qualità di cura: il 58.3% degli intervistati era sotto trattamento antiretrovirale anche se l'8% usava ancora una monoterapia con inibitori della trascrittasi inversa ed il 61% non era a conoscenza della propria carica virale corrente. Il 36.1% degli intervistati era utilizzatore, ex-utilizzatore o potenziale utilizzatore di terapie complementari; questo uso era incrementato tra i soggetti sintomatici (39.9%), tra le donne (40.5%), e tra i laureati (52.5%). Le terapie maggiormente utilizzate includevano: vitamine/antiossidanti - 19.2%, omeopatia - 17.9%, tecniche mentali - 12.5%, rimedi erboristici 11.5%. I rapporti sull'efficacia sono stati raccolti dalle persone in ogni fase dell'infezione e generalmente riguardano: senso di benessere (39%), riduzione dello stress (26.9%), miglioramento della resistenza agli sforzi (23.5%), appetito (23%), sonno (20.9%), prurito (13.5%), diarrea (12.6%), febbre (11%). I risultati della sicurezza sono stati soddisfacenti. Conclusioni: le terapie complementari sono uno strumento considerato valido dalle PLWA italiane in ogni fase della malattia. La gamma di terapie utilizzate è vasta e spesso viene utilizzata più di una terapia. I rapporti di efficacia rivelano come l'uso sia sostanzialmente complementare alle terapie antiretrovirali e si focalizzi principalmente sui sintomi delle malattie connesse all'HIV, sugli effetti collaterali delle terapie convenzionali e sui parametri di qualità della vita.
Manfredi R, Chiodo F; "Unorthodox treatments for HIV infection: determinants and impact on recomended therapies and disease evolution" [Bologna, Italia], Abs 42382.
Obiettivo: Valutare i fattori determinanti per il ricorso a trattamenti non ortodossi (TnO) da parte di pazienti (p) infetti da HIV, e le conseguenze di questa decisione sulla compliance nei confronti del trattamento con terapie raccomandate e lo sviluppo della malattia. Metodi: I dati riguardanti i TnO (raccolti con un questionario) sono stati messi in relazione con le cartelle cliniche e le prescrizioni di farmaci anti-HIV e anti-P.carinii sul periodo di un anno. I pazienti che hanno adottato TnO sono stati confrontati con quelli che si affidavano ai regimi usuali. Risultati:184 su 468 pazienti valutabili (39.3%) hanno utilizzato almeno un TnO (media 1.6 ± 0.7) negli ultimi tre mesi della ricerca (durata media dell'utilizzo 6.1 ± 4.2 mesi): vitamine ad alto dosaggio in 152 pazienti, minerali in 129, diete speciali in 101, omeopatia in 55, medicina orientale in 51, medicine non riconosciute in 43, ed altri approcci (come tecniche di rilassamento e meditazione) in 41 pazienti. L'uso di TnO cresce significativamente in relazione al progresso della malattia: dallo stadio A allo stadio B dei CDC (P < 0.01; test c2 ) e dallo stadio B a quello C (p<0.05), cosi come da una conta delle cellule CD4 ³ 200/ml ad una conta <200/ml (p <0.007), mentre non si sono trovate relazioni con età, sesso, tipologia di esposizione all'infezione, e durata della malattia. La terapia antiretrovirale e la profilassi per la P. carinii (raccomandata secondo le correnti concezioni), venivano più frequentemente rifiutate o prese irregolarmente dai 184 pazienti che facevano uso di TnO, se comparati con i 284 che seguivano le terapie convenzionali: 23 dei 165 pazienti che necessitavano la terapia anti-HIV, e 14 degli 87 pazienti che necessitavano profilassi contro la P. carinii la hanno rifiutata (o non la hanno assunta con regolarità) (p<0.005 e p<0.4, comparati a quelli che non usano TnO). I pazienti che hanno compiuto una "scelta alternativa" giustificano il loro atteggiamento in quanto percepiscono le terapie convenzionali poco efficaci, tossiche ed inadeguate al loro organismo ed alla loro malattia. Comunque, la maggioranza dei pazienti che fanno uso di TnO seguono anche una terapia antiretrovirale (142 su 165: 86.1%) e la profilassi contro P. carinii (73 su 87: 83.9%). Nella maggior parte dei pazienti (148 su 184: 80.4%), i TnO sono stati suggeriti da professionisti non medici, specializzati in cure alternative (99 p), o erano autosomministrate (49 p), con un costo medio stimato mensile di 35 US$. Anche se 148 dei 184 (80.4%) hanno percepito effetti positivi sulla loro cenestèsi e qualità della vita, durante il periodo di osservazione di un anno si è verificato un rilevante peggioramento dei dati clinici e di laboratorio (come si deduce da una diminuzione ³15% nella conta delle cellule CD4 e/o un incremento della carica virale ³0.3Log, e/o dall'apparizione di disturbi clinici connessi all'HIV) nel 86.9% e nel 92.8% dei pazienti che non hanno assunto con regolarità rispettivamente gli antiretrovirali e la profilassi per la P carinii. Conclusioni: L'uso di TnO è comune in Italia, con un ampio spettro di differenti strategie alternative e frequente sovrapposizione con le terapie convenzionali. Il ricorso ai TnO si dimostra inefficace se comparato ai reali bisogni del paziente, e sembra procedere in parallelo con la progressione della malattia, tanto che si è trovata una relazione significativa tra una bassa compliance alle terapie approvate proprio in quei pazienti con un livello di avanzamento della malattia elevato (che richiede farmaci antiretrovirali e anti P. carinii). Gli operatori sanitari responsabili dovrebbero considerare attentamente l'uso incontrollato di terapie non provate per l'HIV, e le loro conseguenze potenziali.
Virginia Waring A., Tseng I.E. Salit. G331 101 College Street, The Toronto Hospital, Toronto, Ontario, Canada. "Complementary Therapy (CT): changes in patterns of use among HIV clinic patients" [Toronto, Canada], Abs 42379.
Obiettivi: Individuare e comparare attuali (era HAART) e passati (pre-HAART) modelli di uso delle TC in una popolazione ospedalizzata con HIV. Metodi: Sono state raccolte delle interviste strutturate, dei questionari ed i dati delle cartelle cliniche di 96 pazienti (pts) in una struttura ospedaliera di cure terziarie tra dicembre 1997 e febbraio 1998. Risultati: I pts erano prevalentemente di sesso maschile (97%), omosessuali (88%), con un'età media di 41 anni, la media della conta dei CD4 di 285 ed una media della carica virale di 3.5 log.
Le TC attualmente vengono usate dall'88% dei pts (media di 5.7 prodotti/pt, range 1-25) in paragone al 63% che aveva usato le TC in passato (media di 3.7 prodotti/pt, range 1-14). Degli attuali users, 86% assume più di 1 prodotto vitaminico, 60% assume più di 1 prodotto a base di erbe ed il 35% consulta un medico di TC. I prodotti attualmente usati più comuni comprendono: multivitamine, marijuana e chiropratica, mentre il beta-carotene, il selenio e l'aglio in passato erano usati più frequentemente. Il motivo più frequentemente citato relativamente all'attuale utilizzo di TC è stato per la salute generale ed il benessere (37%) mentre in passato, le TC sono più di sovente state utilizzate per incrementare l'immunità e prevenire la progressione dell'HIV (32%). La maggior parte dei pts giudica il proprio attuale uso delle TC come "molto efficace" (43%). Le TC vengono interrotte generalmente per percepita mancanza di efficacia (22%) e/o la sensazione che non sia più necessario assumerle ulteriormente (18%). Vi è una maggiore probabilità che gli attuali users delle TC ricevano una copertura da parte di terzi per quanto riguarda i farmaci da prescrizione (95%) in paragone ai non-users (83%). Degli users, 60% ha speso meno di 100$/mese in TC, mentre il 15% ha speso più di 100$/mese. Nei pts HIV+ da >4 anni vi è una maggiore probabilità di uso delle TC, in paragone a quelli HIV+ da <4anni (96% contro 73%). L'uso delle TC non è associato all'attuale carica virale, conta dei CD4, numero di ART attuali ed uso attuale o passato di inibitori della proteasi. Conclusioni: La frequenza ed i modelli dell'uso delle TC sono cambiati dall'avvento dei nuovi regimi antiretrovirali. Un numero maggiore di pazienti assume un più ampio numero di prodotti adesso e la ragione principale per l'attuale uso delle TC è quella di promuovere lo stato di salute generale, piuttosto che quella di incrementare l'immunità.
Anil Purohit, Deborah Levine, R. Aranow, S. Kalla, M. Morewitz, J. Chakraborty. "Use of alternative therapies to improve quality of life for people with HIV/AIDS" [San Francisco, USA], Abs 42380.
Questioni: Il proposito di questo studio pilota è stato quello di definire la percezione del valore delle terapie alternative e complementari per il trattamento dell'HIV/AIDS da parte dei pazienti. Progetto: E' stato consegnato un questionario di 15 domande ai pazienti sieropositivi e impegnati in una qualche forma di trattamento alternativo di una clinica di San Francisco. L'indagine comprendeva domande sulle terapie antivirali standard, come anche sul tipo e sulla natura delle terapie alternative disponibili per i pazienti (incluse agopuntura, massaggio, erbe, dieta vegetariana). Le domande coprivano le valutazioni qualitative dei pazienti sul miglioramento della loro qualità della vita dopo l'inizio dei trattamenti alternativi, come anche informazioni sul cambiamento nella conta dei linfociti-T e sugli effetti collaterali dei trattamenti alternativi. Risultati: Da questo piccolo studio pilota, abbiamo scoperto che le persone con HIV/AIDS che usano terapie alternative (come l'agopuntura, erbe, massaggio, dieta vegetariana) credono che questo migliori effettivamente la loro qualità della vita con effetti collaterali minimi. La maggior parte dei pazienti agisce in accordo con il proprio medico per disegnare dei programmi individualizzati di trattamento efficaci. L'indagine è stata effettuata complessivamente su 10 persone tra maschi e femmine. Lezioni imparate: La percezione dei trattamenti alternativi (incluso il supporto del medico e l'intensità degli effetti collaterali) da parte dei pazienti ha un'influenza sull'efficacia di tali terapie. E' necessaria ulteriore ricerca con un più ampio gruppo di studio per definire l'efficacia esatta delle varie terapie alternative sulla qualità della vita per le persone con HIV/AIDS.
Keiserman M, Tuveson J, Maimares Schmidt J, Kim L, Abrams DI, Koch J;"Alternative therapy use in patients with HIV: 'snake oil' or Panacea?" [San Francisco, USA], Abs 42327.
Contesto: Abbiamo studiato l'uso di medicine complementari ed alternative (CAM) e di medicine prescritte (PM) in pazienti infetti da HIV. Metodo: Prospetticamente per tutto il 1997, tutti i nuovi pazienti che si sono rivolti alla clinica per HIV-Gastroenterologia e Nutrizione, hanno completato un questionario autosomministrato e si sono sottoposti ad una valutazione medica e nutrizionale complessiva. Si è definito CAM come l'uso giornaliero di una o più delle seguenti: mega dosi di vitamine/minerali, erbe, "metaboliti" (come yohimbe, deidroepiandosterone). Comportamenti di rischio avverso erano tabacco, alcool e uso di droghe illecite. Sono riportati i valori medi, e i valori di p con t-test/chi-quadratico. Risultati: L'informazione completa è stata disponibile per l'86% dei pazienti (112 su 130), 109 uomini e 3 donne. 53 pazienti (47%) hanno riportato l'utilizzo di CAM e 59 no (non -Users). Non ci sono differenze tra i gruppi per età (p=0.3), anni di sieropositività, peso, carica virale (p=0.9), uso di testosterone (p=0.3) o terapia antidiarroica (p=0.4).
Anni HIV+ Peso (lbs) % BCM Conta CD4 Albumina g/dl Qualsiasi ARB #PM Antiretrovirali CAM 7.3 162 64.5 653 4.1 28% 5.2 62% Non Users 7.3 156 59.6 229 3.8 54% 5.6 73% p-value 0.9 0.2 0.06 0.01 0.003 0.009 0.48 0.3
Conclusioni: L'utilizzo di CAM è stato riportato da quasi metà dei pazienti con infezione da HIV. I pazienti assumono CAM in aggiunta, piuttosto che in sostituzione delle medicine prescritte. L'utilizzo di CAM non è stato associato con alcuna misura di effetto negativo. Gli utilizzatori di CAM hanno meno comportamenti a rischio rispetto a chi non ne fa uso, il che suggerisce una maggiore consapevolezza della propria salute. Valori di massa cellulare corporea (BCM), siero albumina e conta dei CD4 significativamente superiori, suggeriscono che chi usa CAM sia in migliori condizioni di salute rispetto a chi non ne fa uso.
Abetz L, McGrath C, Grant D, Anderson P; "Coping with HIV/AIDS: results from a qualitative study" [UK], Abs 24255.
Problema: Le persone che vivono con HIV/AIDS non devono combattere solo contro le manifestazioni della malattia, come affaticamento e debilitazione cronici e/o malattie fatali, ma anche con regimi di trattamento complessi ed emarginazione sociale. Fino ad oggi la maggior parte delle ricerche si sono focalizzate sugli aspetti negativi della malattia ed hanno ampiamente ignorato i fattori protettivi che aiutano le persone ad affrontare la malattia e a sostenerle nei periodi difficili. Progetto: Questo studio qualitativo esamina le informazioni raccolte da 150 intervistati in tre paesi (US, UK, Francia) sulle strategie più utili che le PLWA utilizzano per aiutarsi ad affrontare la malattia ed i suoi effetti. Risultati: Nel nostro campione, ogni persona riteneva che una attitudine positiva aiutasse a mantenere una buona salute. Mantenere una attitudine positiva era a volte piuttosto difficile ed era favorito da: supporto sociale dagli amici, famiglia e supporto sociale, convinzioni spirituali, prendere il controllo del proprio regime terapeutico, fare drastici cambiamenti di vita (come dieta, esercizio, eliminazione delle dipendenze e dello stress), e usare terapie alternative (come tai chi, massaggio, erbe cinesi). Molti intervistati erano convinti che questi metodi di lotta avessero prolungato le loro vite. Coloro i quali avevano approcci più passivi comunque credevano nel potere del pensiero positivo ma tendevano ad appoggiarsi agli sviluppi dei nuovi trattamenti. Molti hanno suggerito che, solo quando queste persone erano in grado di sostenere una attitudine positiva per un certo periodo di tempo, si sentivano "pronte" a cominciare il trattamento. Tutti questi metodi suggeriscono che prendere il controllo del proprio benessere aiuti le persone che vivono con AIDS a sentirsi meglio.
Conclusioni: Questa ricerca suggerisce percorsi per l'intervento sanitario, incluso il rinforzare le tecniche di approccio positivo, giudicare il tempo ed il modo del trattamento in relazione a come si sente la persona, e creare delle linee guida di trattamento per le persone asintomatiche. È necessario un approccio individualizzato e strumenti appropriati perché la ricerca futura possa esaminare gli effetti della attitudine positiva e le modalità di controllo della risposta terapeutica e della longevità nelle persone con HIV/AIDS.
Kira Leeb, G. Robinson, P. Millson, K. Luby, A. Rachlis. HIV Ontario Observational Database 2075 Bayview, Rm G323, Northyork, Ontario M4N3M5; HIV Health Evaluation Unit Toronto ON; Private Practice Toronto ON; Sunnybrook Health Science Centre Toronto ON, Canada. "Treating HIV/AIDS: reported use of complementary therapies by PWHA voluntarily enrolled in an observational database" [Toronto, Canada], Abs 42390.
Background: L'HIV Ontario Observational Database (HOOD) ha inserito i dati di approssimativamente 3.000 persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA) in Ontario. Le PVcHA vengono arruolate attraverso il loro medico di base o la clinica specialistica. L'arruolamento è volontario e anonimo. Dopo l'arruolamento, le PVcHA hanno compilato un questionario (ad. es sesso, razza, data di nascita, fattori di rischio, istruzione, uso di supporti sociali ed uso di terapie complementari (TC)) e dalla cartella clinica sono state ricavate informazioni cliniche (es. stato della malattia, storia della malattia, uso delle medicazioni prescritte). Lo scopo del presente studio è quello di caratterizzare le differenze tra coloro che usano e coloro che non usano terapie complementari e di determinare se l'uso è associato allo stato della malattia o a caratteristiche demografiche. Metodi: Sono state incluse nello studio tutte le PVcHA inserite nel database di cui sia le informazioni personali, che quelle cliniche erano state ricevute ed inserite nel database (n=2500). Sulla base di diverse variabili cliniche e demografiche, sul database sono stati cercati i dati e raggruppati secondo PVcHA che attualmente usano una qualche forma di TC. Sono state calcolate le statistiche descrittive semplici e le correlazioni tra le varie misure dello stato della malattia, caratteristiche demografiche ed uso riportato. Risultati: Sulla base delle analisi preliminari, un ampia percentuale (73%) dei soggetti inseriti nel database usano almeno una TC. L'uso delle TC è associato all'uso di supporti sociali (p<0.001) e all'istruzione (p<0.001); relativamente ad età, sesso, fattore di rischio e stato della malattia non sono state notate differenze tra coloro che usano e coloro che non usano TC. La maggior parte usa le TC senza consultare un medico di TC. Per convalidare l'uso delle TC riportato è stata usata una seconda indagine cross-sezionale, data ad un sotto-campione dei soggetti arruolati all'HOOD e per determinare meglio il rapporto tra condizioni di salute ed uso delle TC nel sotto-campione è stato usato il Health Utilities Index. Conclusioni: Le terapie complementari sono ampiamente usate dalle PVcHA per gestire le patologie associate all'HIV/AIDS. Il supporto sociale ed il livello di istruzione sembrano essere fattori associati all'uso. Molte PVcHA usano queste terapie senza la supervisione regolare da parte di un medico di TC. Il personale medico dovrebbe familiarizzare con le TC usate da questa popolazione in modo da poter fornire informazione e guida.
Terapie complementari per HIV: una fetta significativa della spesa di tasca propria
Kira Leeb, D. McMurchy. HIV Ontario Observational Database, 2075 Bayview Ave. Rm. G323 Toronto, ON, M4N3M5; HIV Health Evaluation Unit Toronto ON, Canada. "Complementary therapies for HIV: A significant part of our pocket expenditure" [Toronto, Canada], Abs 24132.
Background: Molte persone che vivono con HIV/AIDS (PVcHA) usano le terapie complementari in aggiunta a farmaci di prescrizione per l'HIV o in loro sostituzione. Tre quarti delle PVcHA inserite nell'HIV Ontario Observational Database - un database volontario contenente dati demografici e clinici su circa 3.000 PcvHA - hanno riferito dell'attuale utilizzo di almeno una terapia complementare (Robinson et al., 1997). Coloro che usano terapie complementari, usano in media 2.3 terapie. Sono usate più comunemente le multivitamine (52%). Questo studio mira a: 1) descrivere l'utilizzo delle terapie complementari; 2) Stimare la spesa personale per le terapie complementari e; 3) stratificare la spesa a seconda dell'età, sesso, reddito, istruzione, conta dei CD4 e stato CDC. Metodi: In un'indagine cross-sezionale, auto-somministrata è stato chiesto ai soggetti (n=386) di indicare l'uso e la spesa associati alle terapie complementari durante il mese precedente. Per convalidare i risultati dell'indagine, è stato usato un diario redatto quotidianamente per un periodo di quattro settimane dalle PVcHA (n=53). Sono stati determinati i modelli di utilizzo e i costi sono stati raggruppati per tipo di terapia e stratificati per variabili demografiche e cliniche. Risultati: Il sessantadue per cento delle PVcHA riferisce dell'utilizzo di vitamine ed integratori; il 42% consulta medici di medicina complementare. Le PVcHA dello studio spendono annualmente una media di $ 554-670 per le medicine complementari. Test T indipendenti hanno mostrato differenze statisticamente significative nella spesa media, secondo sesso e livello del reddito. Conclusioni: Da molte PVcHA, le terapie complementari vengono considerate come parte importante del loro trattamento e delle loro cure. Le terapie complementari rappresentano una proporzione significativa della spesa di tasca propria, come riportato dalle PVcHA. Comunque, vi sono PVcHA che desiderano usare terapie complementari e che non sono in grado di sostenerne le spese.
Uso delle terapie alternative tra i pazienti infetti da HIV nelle zone urbane
Johnston BE, Ahmad K, Smith C Rose DN; "Alternative therapy use among HIV-infected patients of the inner city" [New York, USA], Abs 42391.
Contesto e obiettivo: L'utilizzo delle terapie alternative da parte dei pazienti infetti da HIV è ben conosciuto ma il loro uso da parte dei pazienti delle zone urbane non è stato studiato. Metodi e pazienti: Intervista strutturata di 212 pazienti urbani ospedalizzati. Risultati: Il 58% dei pazienti sono latini, il 34% afro americani, e il 60% donne. L'80% usa regolarmente erbe, piante o trattamenti alternativi: massaggi, yoga o agopuntura (il 25% usa agopuntura); il 68% usa integratori alimentari non prescritti dal loro medico; il 44% usa sostanze derivate da piante, più comunemente aglio o aloe vera; il 42% usa erbe, più diffusa è l' "unghia di gatto"; e il 9% consulta regolarmente guaritori non tradizionali. L'uso di terapie alternative non è associato in maniera significativa con il gruppo etnico, il sesso, o la conta dei CD4. Questa popolazione urbana infetta da HIV generalmente appartenente a minoranze, ha una alta prevalenza di uso di terapie alternative, specialmente trattamenti alternativi, integratori alimentari non prescritti dal medico, erbe e sostanze derivate da piante. L'utilizzo di terapie alternative non è stato associato con sottogruppi demografici o con la conta dei CD4.
Dan Vogl, M. Smith, B.D. Rapkin, I. Feldman, H. Cruz, H. Plavin, D. Jemiolo. 330 East 59th St. 8th Floor Psichiatry, MSKCC, New York; Aids Institute, NYS Health Department, Albany, NY, US. "Use and costs of alternative therapies in an hiv-infected medicaid population" [New York, USA], Abs 42387.
Background: I pazienti con HIV/AIDS spesso si rivolgono alle terapie alternative per integrare le cure prescritte dal medico. Questo studio riporta le caratteristiche dei pazienti associate all'uso di terapie alternative ed analizza le spese di tasca propria per queste terapie in una popolazione economicamente povera. Metodi: 992 beneficiari di Medicaid con infezione da HIV adulti residenti a New York City hanno completato un'intervista di 50 minuti facente parte del "HIV/AIDS Client Cohort Study" finanziato dall'AIDS Institute/HRSA. Le domande valutavano l'utilizzo delle cure sanitarie, il grado di soddisfazione relativo all'uso di queste cure, rischio e condizioni di salute, qualità della vita, e l'uso di "terapie alternative (come rimedi a base di erbe, omeopatia)". Risultati: 289 pazienti (30%) hanno riferito di aver usato terapie alternative durante i tre mesi precedenti. In un modello multivariato, in pazienti con istruzione elementare vi sono state probabilità dello 0.38 di uso delle terapie alternative rispetto ai pazienti con un grado di istruzione superiore (p<.001); negli afro-americani vi è stata una probabilità di 0.57 dell'uso di terapie alternative rispetto ai latini, ai bianchi e ad altri (p<.01); nei consumatori di cocaina crack vi è stata una probabilità di 1.46 dell'uso di medicine alternative rispetto ad altri pazienti (p<.05); ed in pazienti che si percepivano in condizioni di salute da buona ad eccellente avevano una probabilità di 0.71 di usare terapie alternative rispetto a pazienti con una saluta percepita come debole o scarsa (p<.05). La maggior parte dei pazienti che usavano terapie alternative non avevano speso soldi (31%) o meno di $100 (45%) di tasca propria per queste terapie durante i tre mesi precedenti, ma il 19% aveva speso tra $101 e $300 ed il 5% aveva speso più di $300.
Conclusioni: In questo ampio campione urbano di pazienti infetti con HIV in Medicaid , il 30% ha riportato l'uso di terapie alternative. Le caratteristiche dei pazienti associate all'uso di terapie alternative comprendevano un grado di istruzione superiore, razza latina o bianca, una storia di uso di cocaina crack ed una salute percepita come scarsa. La maggior parte dei pazienti spendeva pochi soldi o non ne spendeva affatto in terapie alternative.
Patrick DO Nemecheck, David WBSR Tritle "A survey evaluating pharmacy-related resources and their relation to drug adherence" [Kansas, USA], Abs 32398.
Problema: Questo abstract riguarda l'importanza delle risorse disponibili in farmacia per l'assistenza dei clienti al fine di mantenere l'aderenza alla terapia. Progetto: Le persone che vivono con HIV/AIDS che ricevono trattamento medico al Comprehensive Immunology Center di Kansas City sono state intervistate per valutare le risorse disponibili in farmacia ed il loro impatto nel mantenimento dell'aderenza alla terapia. Sono stati spediti 104 questionari e ne sono tornati 45 (43%). Risultati: Popolazione: Il cliente medio è un maschio bianco gay di 40 anni che vive nella provincia Kansas City, dell'area del Missouri che guadagna tra i 500 ed i 999 dollari al mese per la disabilità; il 51% lavora. Problema identificato: Tra gli intervistati, il 98% è in terapia farmacologica e il 45% usa qualche tipo di terapia erboristica o alternativa. Sono visti come importanti l'aderenza alla terapia dall'88% degli intervistati, un luogo di consultazione facilmente accessibile (94%) e servizi farmaceutici comodi (98%). I clienti hanno identificato come barriere alla aderenza alla terapia: farmaci che non rientrano nella loro assicurazione (35%), bisogno di spostarsi più di 21 miglia per i servizi farmaceutici (15%). Per problemi economici (assicurazione, Ryan White, autofinanziamento, etc.), il 17% ha avuto una sospensione nella terapia medica. Soluzione: Queste barriere mettono in luce la necessità di una gestione aggressiva del problema. Se un "case manager" (consulente) risiedesse nelle farmacie i clienti potrebbero accedere alle risorse di cui necessitano, come a programmi d'assistenza pazienti (21%), assistenza per gli alloggi e l'affitto (35%), assistenza alimentare (26%), gruppi di supporto (35%), assistenza medica (42%) etc I clienti che non lavorano a causa di disabilità (49%) possono ricevere le prescrizioni attraverso un programma locale della farmacia di consegna domiciliare. Conclusione: E' stato riscontrato che la gestione dei casi nelle farmacie è superiore a quella tradizionale fuori dalle farmacie per quanto riguarda utilità, immediatezza, la risposta a domande, la gestione di preoccupazioni e la previsione di pause nei regimi farmacologici. Lezioni imparate: Malgrado i pazienti ritengano che l'aderenza ai farmaci costituisca una priorità, vi è un'alta percentuale di loro che ha dovuto interrompere la terapia farmacologica a causa di problemi economici e di convenienza. Nonostante i servizi di "case management" tradizionale siano pratici per alcuni, i servizi di "case management" presso la struttura sono in genere più efficaci, più convenienti e più immediati nel fornire supporto alle medicazioni critiche.
Stone VE, Hirschhorn LR, Boswell SL; "Discontinuation (D/C) of protease inihibitor therapy: Reason and risk factors" [Boston, USA], Abs 12443.
Obiettivo: Descrivere le ragioni ed i fattori di rischio per l'interruzione degli IP nella prassi medica. Metodi: Studio multicentrico di 248 pazienti (pts) con HIV/AIDS curati in cinque locazioni urbane. Sono state effettuate interviste strutturate tra il 5/97 e il 12/97 con la revisione delle cartelle cliniche tra il 7/96 ed il 12/97. Al momento dell'invio dell'abstract erano disponibili solo i dati delle interviste. Risultati: Dei 248 pazienti, 151 hanno dichiarato di aver assunto IP almeno una volta. Di questi pazienti, 32.6% erano minoranze, 19.9% donne, e il 25% ha riportato l'uso di stupefacenti per via endovenosa tra i suoi fattori di rischio per l'HIV. I pazienti hanno dichiarato di aver preso tra 1 a 4 IP (media=1.58) rappresentando 239 esposizioni a IP. Il 22.5% prendeva Ritonavir (n=34), 62.9% Indinavir (n=95), 43% Nelfinavir (n=65) 29.8% Saquinavir (n=45). 62 su 151 (41%) hanno interrotto almeno un IP. 28 (45.1%) ne hanno ricevuto un secondo, di cui 14 (50%) lo hanno interrotto. Le ragioni di interruzione del IP iniziale hanno incluso: nausea/vomito (47%), diarrea (41%), dolori addominali (37%), debolezza (34%), dolori muscolari (23%), perdita di peso (23%), fallimento della terapia (19%), prurito (19%), alterazioni del gusto (18%), salto di troppe dosi (18%), troppe pillole (11%), calcoli renali (8%). Non c'era differenza nei pazienti che hanno interrotto il trattamento IP con quelli che non lo hanno interrotto, per quanto riguarda sesso, razza, rischio HIV, educazione, livello abitativo, uso attivo di sostanze, altre malattie, epatite, mancare agli appuntamenti, visione degli IP (prolunga la vita, cura HIV, migliora CD4 o carica virale) o formazione ricevuta sugli IP. I pazienti che hanno interrotto erano più anziani di chi non lo ha fatto (40.1 contro 37.2 anni, p=0.04), avevano HIV da più tempo (6 contro 7.1 anni, p=0.1) e utilizzavano terapie alternative per gli effetti collaterali con maggiore probabilità (43.5% contro 28%, p=0.05). Conclusioni: L'interruzione degli inibitori delle proteasi è comune nella pratica clinica, con ragioni riportate dai pazienti che generalmente riguardano effetti collaterali gastrointestinali e sistemici, ed il fallimento del trattamento. I pazienti più anziani hanno una probabilità maggiore di interrompere gli inibitori delle proteasi; comunque chi interrompe gli IP è demograficamente simile a quelli che continuano. Gli interventi per migliorare la durata dei trattamenti con IP dovrebbero includere la gestione degli effetti collaterali. Deve essere pianificata l'analisi della carica virale, della conta dei CD4 e di altri dati di laboratorio.