12^ Conferenza Internazionale Aids e Terapie non Convenzionali.

 (a cura del Centro Poiesis della Fondazione Exodus)

 

Introduzione

Dal 28 giugno al 3 luglio si è tenuta a Ginevra la 12^ Conferenza Internazionale Aids. Nel corso di questa conferenza sono stati presentati circa 140 lavori (ricerche, resoconti di esperienze, analisi epidemiologiche etc) sull'utilizzo delle Terapie non Convenzionali (TnC) da parte delle Persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA). Nessuno di questi lavori è stato presentato in sessioni orali, solamente in sezioni posters. Si tratta di ricerche molto diverse fra loro in quanto a importanza e rigore nella realizzazione. Alcune sono di particolare interesse come nel caso delle ricerche sull'Echinacea, Glycyrrhiza e combinazioni di piante medicinali; altre sono invece di difficile interpretazione a causa dell'incompletezza e/o della scarsa qualità dei dati presentati. In molti abstract non vengono neppure indicate le piante impiegate nel trattamento, l'entità del miglioramento riferito o del controllo impiegato. Si tratta comunque di una panoramica autentica sulle TnC in cui si mischiano ricerche rigorose e lavori ancora molto approssimativi a causa della carenza di risorse economiche e, talvolta, di una corretta metodologia sperimentale. I lettori potranno di volta in volta valutare i dati presentati e l'adeguatezza del disegno sperimentale.

Per non ripeterci più volte nel corso dell'esposizione ricordiamo ai lettori meno esperti che i quadri clinici e le diverse tipologie di evoluzione dell'infezione da HIV sono tali e tante che ogni sperimentazione dovrebbe sempre:

Sede ricerche

%

USA

28

40

India

10

14

Africa

9

13

Cina

6

8

Italia

4

6

Canada

3

4

Tailandia

2

3

Inghilterra

1

1

Francia

1

1

Porto Rico

1

1

Giappone

1

1

Messico

1

1

Brasile

1

1

Iraq

1

1

Svizzera-USA

1

1

Germania-USA_Sudafrica

1

1

TOTALE

71

Di cui:

Paesi ricchi

46

65

Paesi poveri

25

35

Queste regole non sono noiose e inutili prescrizioni, ma alcuni criteri messi a punto per garantire l'affidabilità di una sperimentazione. D'altronde gli studi condotti in questo modo hanno costi proibitivi e quindi quasi sempre la sperimentazione di TnC non li rispetta tutti.

Se dovessimo considerare questi criteri, solo pochi studi di seguito esposti potrebbero essere considerati sufficienti sul piano metodologico. Per questa ragione noi dobbiamo considerare la quasi totalità degli studi di seguito esposti come "studi pilota", ovvero come studi che ci servono solo a cogliere una possibilità, una possibile utilità, e non studi sufficienti a stabilire l'efficacia di questi trattamenti.

 

Dobbiamo ancora considerare che nonostante le TnC vengano utilizzate prevalentemente nei Paesi in via di Sviluppo (PvS) solo 35% dei lavori presentati a Ginevra erano stati realizzati in quesi paesi. La maggior parte degli studi viene realizzata negli USA ed in particolare a New York e San Francisco. Se però consideriamo i soli studi clinici ci rendiamo conto che una gran parte di questi viene realizzata in Cina(14%) e India (13%).

 

Studi italiani

 A Ginevra sono stati presentati 4 poster italiani sulle TnC. Due di questi poster, di seguito commentati, hanno indagato l'utilizzo delle TnC da parte delle PVcHA (Agnoletto e al 1998; Manfredi e al 1998). Un poster ha presentato i primi risultati di uno studio sul trattamento della neuropatia periferica con agopuntura (Nasta e al 1998) e infine l'ultimo poster ha fatto il punto sulla ricerca clinica con piante medicinali (Bianchi e al 1998).

 

Utilizzo delle TnC

 L'introduzione delle HAART ha determinato dei cambiamenti nei modelli d'utilizzo delle TnC e, più in generale, rispetto gli orientamenti e le aspettative delle persone che vivono con HIV e AIDS (PVcHA). Per questa ragione tutte le indagini relative all'utilizzo delle TnC antecedenti al 1997 hanno soltanto un significato storico e non rappresentano necessariamente l'attuale situazione. Una delle prime domande che ci dobbiamo quindi porre è se queste terapie vengono ancora utilizzate, con quali modalità e per quale ragione.

Due delle molte ricerche presentate a Ginevra sono state realizzate in Italia. La ricerca più ampia è stata presentata da alcune associazione di lotta contro l'AIDS (LILA, ASA, ALA, Alfaomega e Gruppo Abele) nell'ambito del progetto Sidartha finanziato dall'Istituto Superiore di Sanità. Nel 1997 sono stati raccolti 1321 questionari, il 50% dei quali presso strutture ospedaliere. Dalla ricerca è risultato che il 36.1% dei partecipanti alla ricerca ha utilizzato, utilizza o ha intenzione di utilizzare TnC. Fra gli intervistati il 42% utilizzava solo terapie convenzionali; il 24.2% terapie convenzionali e non, l'11.8% solo TnC e il 21.7% nessuna terapia. L'utilizzazione di TnC è risultata correlata all'infezione sintomatica (39.9%), alle donne (40.5%) e al grado di formazione scolastica (il 52.5% degli user è risultato essere laureato). Fra le TnC maggiormente utilizzate: vitamine/antiossidanti (19.2%), omeopatia (17.9%), tecniche mentali (12.5%) e fitoterapici (11.5%). Gli utilizzatori di TnC riportavano senso di benessere (39%), riduzione dello stress (26.9%), miglioramento della resistenza agli sforzi (23.5%), appetito (23%) etc. Gli autori della ricerca sottolineano che le TnC vengono utilizzate prevalentemente in funzione complementare alle terapie antiretrovirali ufficiali, per trattare i sintomi, gli effetti collaterali delle terapie convenzionali e per migliorare la qualità della vita (Agnoletto e al 1998).

Un'altra ricerca italiana è stata presentata da una équipe di Malattie Infettive di Bologna. Questa équipe già in passato aveva presentato analoghi lavori in conferenze nazionali e internazionali, sottolineando in particolare il fatto che le TnC distolgono le persone dalle terapie ufficiali. La ricerca presentata alla XII CMA ha riguardato 468 pazienti afferenti alla loro divisione di malattie infettive, 184 dei quali (39.3%) è risultato utilizzare TnC. In questa ricerca l'utilizzo è risultato essere correlato all'evoluzione della malattia e alla deplezione dei CD4. I ricercatori sottolineano che la maggioranza di coloro che utilizzano TnC assumono anche la terapia antiretrovirale convenzionale, anche se rilevano una maggiore incidenza di rifiuto della stessa e della profilassi per la pneumocistosi fra gli utilizzatori di TnC (rispetto i non utilizzatori). Gli utilizzatori di TnC riportano soddisfazione ed effetti benefici sulla loro salute, ma questo dato non verrebbe confermato dall'andamento degli esami ematochimici così come estrapolati dalle cartelle cliniche (diminuzione dei CD4 e aumento della carica virale) (Manfredi e al 1998). Non vi è dubbio che l'utilizzo di TnC talvolta porti con se una specifica e legittima visione rispetto la più adatta strategia terapeutica, ma questa visione, diversamente da quanto consiglierebbero i dati appena riferiti, non sembra determinare in termini statisticamente significativi una uniformità di comportamenti rispetto i trattamenti farmacologici convenzionali. Due ricerche presentate a Ginevra si orientano in tal senso: la prima, condotta fra il dicembre 1997 e il febbraio 1998 presso un ospedale di Toronto su 96 pazienti, evidenzia che fra gli utilizzatori di TnC vi era una frequenza maggiore di trattamento antiretrovirale rispetto i non users (Waring V e al 1998); un altro studio, condotto sempre presso ospedali americani (Boston), ha evidenziato che non c'è una differenza statisticamente significativa relativamente all'opinione che le PVcHA (utilizzatori o meno di TnC) hanno degli inibitori della proteasi; da questa ricerca emerge che l'interruzione degli IP è dovuta ad effetti collaterali e al fallimento della terapia (Stone VE e al 1998). Ancora, una ricerca condotta presso una clinica di San Francisco ha evidenziato che la maggioranza delle PVcHA che utilizzano TnC lo fanno in accordo con il loro medico e dichiarano di trarne beneficio (Purohit A e al 1998). Sempre a San Francisco è stato condotto uno studio presso una clinica da cui è emerso che delle 112 persone afferenti, 53 (47%) utilizzano TnC. Dallo studio è emerso che l'utilizzo di TnC non è correlato ad alcun effetto negativo e che gli utilizzatori di TnC hanno meno comportamenti a rischio; questo elemento suggerisce che gli utilizzatori di TnC hanno una maggiore responsabilità e consapevolezza rispetto la propria salute (Keiserman M e al 1998a). Un poster presentato a Ginevra ha riferito i risultati di una ricerca su 150 persone condotta in Gran Bretagna, USA e Francia sulle strategie di coping delle PVcHA. Fra gli elementi che mantengono un'attitudine positiva e una posizione attiva nei confronti dell'infezione da HIV venivano posti il cambiamento dello stile di vita (nutrizione, esercizi, riduzione dello stress etc) e le TnC come tai chi, massaggio, erbe cinese (Abetz L e al 1998). Il 78.4% (n=1.963) delle 2504 persone arruolate nell'"HIV Ontario Observational Database" (HOOD) ha utilizzato in passato o utilizza attualmente TnC; il 69.4% le utilizza attualmente. L'utilizzo è risultato essere correlato all'istruzione (p<0.001) (Leeb K e al 1998a). Nel periodo Aprile-Novembre 1997 a 387 persone arruolate nelll'HOOD è stato proposto un questionario sull'impatto economico di HIV/AIDS da cui è emerso che ogni persona utilizza mediamente 4 TnC e spende annualmente 639 dollari; si stima che nell'Ontario la spesa annuale per le TnC sia di 5.1 milioni di dollari (Leeb K 1998b). Infine, anche altre ricerche hanno documentato l'attualità dell'utilizzo delle TnC: 80% di 212 pazienti fra gli afferenti di un ospedale di New York (Johnston BE e al 1998); 30% di 992 beneficiari di Medicaid partecipanti all'HIV/AIDS Client Cohort Study di New York (Vogl D. 1998); 45% degli afferenti presso un altro ospedale americano (Nemecheck PDO e al 1998).

Le TnC vengono ancora ampiamente utilizzate e una seria, responsabile e rispettosa (degli orientamenti e dell'esperienza fattiva delle PVcHA) politica sanitaria in questo campo andrebbe attivata anche in Italia.

 

 

Piante medicinali

Piante medicinali impiegate nell'infezione da HIV

 Il lavoro più importante presentato a Ginevra è quella concernente l'Echinacea angustifolia. E' opportuno ricordare che questa pianta è risultata essere certamente attiva come immunostimolante in una serie considerevole di sperimentazioni di laboratorio, su animali e sull'uomo. In Germania è la pianta maggiormente utilizzata come profilassi e trattamento delle malattie da raffreddamento. Proprio per le sue proprietà immunostimolanti il suo utilizzo è stato censurato nelle persone con HIV. Infatti noi sappiamo che HIV si replica più facilmente proprio nei CD4 attivati e quindi stimolare il sistema immunitario poteva significare stimolare anche la replicazione virale. Ora che la medicina convenzionale è riuscita a controllare la replicazione virale nel sangue periferico c'è da chiedersi se l'Echinacea non possa essere utile per stimolare le difese immunitarie in persone in trattamento antiretrovirale. Il lavoro presentato a Ginevra fornisce una prima parziale risposta positiva a questo interrogativo. Infatti in 12 PVcHA l'Echinacea a. è riuscita ad aumentare l'attività di killing (capacità di distruggere le cellule infettate) in termini statisticamente significativi (Berman e al 1998). Ulteriori studi sono auspicabili per verificare questo primo dato e ulteriori potenzialità dell'Echinacea.

Le particolarità patogenetiche dell'infezione da HIV hanno portato la medicina convenzionale a combinare più farmaci che agiscono su diversi livelli della replicazione virale. Le sperimentazioni cliniche finora condotte sulla somministrazione di singole piante medicinali hanno dato risultati scadenti o contraddittori o ancora non conclusivi. Analogamente a quanto fatto dalla medicina convenzionale alcuni ricercatori, medici e attivisti hanno iniziato a sperimentare combinazioni di piante medicinali ad azione antiretrovirale (dimostrata in vitro). Si tratta finora di piccoli studi come quelli presentati alla conferenza di Ginevra. In questa occasione sono stati presentati i dati di uno studio in vitro su 3 piante medicinali (Rashan 1998) e di un altro studio condotto su PVcHA che hanno assunto una combinazione di Curcuma (2 cp/3 volte die), Bitter mellon (5 cp/2 volte die), Glycyrrhiza (1 cp/3 volte die)e SPV-30 a base di Buxus (1 cp/3 volte die) (Carter e al 1998a). Questa ricerca, realizzata dalla DAAIR (vedi Carter e al 1998b) rappresenta il primo esempio di sperimentazioni su combinazioni di piante medicinali esclusivamente scelte per la loro possibile azione su HIV.

Un altro poster ha presentato i risultati di uno studio indiano sulla somministrazione di due prodotti ad azione rispettivamente immunomodulante ed epatoprotettiva (Rohatgi 1998).

Diverse comunicazioni hanno riguardato la Cannabis. Il dr. Abrams ha illustrato le difficoltà incontrate nell'intraprendere uno studio sul fumo terapeutico della Cannabis, ma anche l'importanza di insistere, dal momento che questo loro studio sulla Cannabis è stato infine finanziato con 1 milione di dollari (Abrams 1998). Un secondo lavoro evidenzia come una parte considerevole di pazienti utilizzano cannabis per controllare i sintomi gravi del tratto gastrointestinale superiore, solitamente in associazione a terapie convenzionali (Keisermann M 1998b). Un terzo poster ha rilevato come le PVcHA utilizzano Cannabis per incrementare l'appetito e aumentare il proprio peso (Child C e al 1998).

Alcuni lavori negli anni passati hanno preso in considerazione l'utilizzo del Viscum album nell'infezione da HIV. A Ginevra sono stati riportati i risultati di uno studio multicentrico di fase II che ha confrontato un regime di trattamento con solo Viscum e Viscum + antiretrovirali convenzionali (AZT e 3TC). Dallo studio è emersa una stabilizzazione di CD4 e carica virale nel trattamento con solo Viscum e una riduzione della carica virale nella combinazione (Gorter 1998).

In letteratura è molto difficile trovare pubblicazioni che raccolgano tutta la documentazione clinica sulle piante medicinali impiegate nell'infezione da HIV. Bianchi e al hanno presentato un poster in cui vengono riassunti i risultati dei principali studi realizzati su piante medicinali. (Bianchi e al 1998). Buona parte dei risultati di questo lavoro sono disponibili anche in edizione italiana (Bianchi e al "Piante medicinali e Aids" Tecniche Nuove, Milano 1997). In un lavoro analogo le piante medicinali sono state classificate sulla base della sicurezza e dell'efficacia. In questo lavoro, una volta passata in rassegna la letteratura le piante sono state divise in categorie e 12 di queste sarebbero risultate sicure ed efficaci (Ho-Kean A e al 1998).

L'attività di diverse altre piante medicinali è stata presa in considerazione nel corso della Conferenza. Uno studio indiano ha evidenziato un miglioramento dei sintomi, aumento di peso e incremento dei CD4 in un piccolo gruppo di pazienti (6) trattati con piante immunomodulanti (Pingali UR e al 1998). Un altro studio indiano su 10 persone ha confrontato la terapia convenzionale di combinazione con piante medicinali, registrando una riduzione della carica virale nel solo gruppo trattato convenzionalmente (Samuel M e al 1998). Radames Accorsi ha riferito che 12.000 persone sieropositive brasiliane (dal 1982) hanno tratto beneficio dalla somministrazione di estratti vegetali (Accorsi e al 1998). Un incremento dei CD4 ci sarebbe stato in un gruppo di 50 persone che hanno assunto piante medicinali (Alberado MC 1998). Altri poster hanno riguardato una serie di erbe e di tecniche terapeutiche asiatiche (Toh P e al 1998) e medicina tradizionale Thai-Cinese (Tikkapanyo PA e al 1998). Tre abstract hanno documentato l'attività in vitro di estratti di Perilla frutescens Britton (Oka S e al 1998), NARL-1, estratto da Indocalamus (Jang Y e al 1998) e di proteine anti-HIV che inibiscono i ribosomi (RIPs) come tricosantina (Trichosanthes K), alfa-momorcarina (Momordica c.) e tricobitacina (Ben KL e al 1998).

 

Piante medicinali e malattie opportunistiche

Un lavoro interessante ha riguardato la Glicirrizina, il principio attivo della Glycyrrhiza glabra. Si tratta di un esperimento su animali che ha evidenziato l'efficacia della Glicirrizina nella candida in cavie con predominanza di sottotipi 2 dei linfociti T (Utsonomiya e al 1998). Siccome nelle PVcHA nella fase evolutiva dell'infezione si ha una predominanza di citochine di tipo 2 c'è da chiedersi se non debba essere studiata anche la proprietà di inibizione di queste citochine dimostrata dalla Glicirriza.

Uno studio di fase II, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo è stato realizzato sul prodotto denominato SP-303 (proantocianidine da Croton lechileri) sulla diarrea in 51 PVcHA, dimostrandosi efficace e sicuro (Holodniy M e al 1998). Un estratto a base di 3 piante medicinali è stato somministrato a 30 persone al fine di controllare neuropatia, inappetenza e infezioni cutanee, sembra con buoni risultati (Hong L e al 1998). A Nairobi è stato attivato il programma CBHC che utilizza con successo Plumeria rubra contro l'Herpes zoster, semi di Papaia come vermifugo etc. L'efficacia è stata tale che i trattamenti sono stati adottati da tutte le OnG attive in Kenya (Neugi WR e al 1998). Una serie di piante medicinali diffusamente utilizzate in Nigeria dalle PVcHA sono state testate su animali e hanno dimostrato una attività contro Candida a. e Pseudomonas a. (Wambebe C e al 1998).

 

Piante medicinali e diffusione dell'infezione da HIV

Due studi africani hanno indagato la possibilità che alcune piante medicinali utilizzate per l'igiene intima da parte delle donne possano aumentare la possibilità di contrarre l'HIV. Questi studi (Nvumbi LG e al 1998; Van de Wijert e al 1998) confermerebbero l'ipotesi appena riportata. Gli autori sottolineano la necessità di prestare attenzione a dosaggio e modalità d'uso in quanto le infiammazioni, indebolendo il tessuto, possono facilitare le vie di trasmissione.

Un altro lavoro ha sottolineato i limiti di alcuni trattamenti tradizionali, evidenziando non soltanto la poca conoscenza dell'HIV che hanno alcuni guaritori africani o la loro discutibile interpretazione dell'AIDS; ma anche il pericolo di alcune tecniche terapeutiche come i sacrifici sulla pelle applicati anche su familiari, utilizzando il medesimo corno di animale. Anche sulla base di questi fatti l'abstract consiglia l'adozione di adeguati programmi di formazione per guaritori tradizionali (Gislaine MB e al 1998). Programmi di formazione che potrebbero integrare anche le conoscenze sulle Malattie Sessualmente Trasmesse che risultano spesso impropriamente diagnosticate e trattate dai guaritori tradizionali (Kemmegne J e al 1998). L'importanza e la potenzialità dell'integrazione delle medicine e della formazione dei guaritori tradizionali emerge anche da uno studio condotto a Kampala dall'associazione THETA (Galaukindu e al 1998)

 

Principi attivi di origine vegetale

Alcuni studi hanno preso in considerazione l'utilizzo di principi attivi originariamente identificati in natura e poi sintetizzati. Fra questi il Calanolide A (principio attivo del Calophyllum lanigerum), un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa, che si è rivelato sicuro in uno studio di fase I (Ze-Qi-Xu e al 1998) e attivo in vitro su ceppi virali resistenti (Bucheit R e al 1998).

 

 

Medicina Tradizionale Cinese

Già in occasione della precedente conferenza del 1996 era stato presentato un poster sulla formulazione di piante medicinali "Spring of life" (ESOL). Questa formula è stata somministrata a 65 persone con risultati significativi nel 53.8% dei casi (Li YK 1998). Sempre su ESOL è stato presentato un altro poster sul trattamento delle lesioni multiple ad organi dovute all'AIDS da cui è emerso che il prodotto sarebbe stato efficace nel 73.2% dei casi (Li M 1998). Un'altra formulazione (ZY-II) è stata sperimentata su scimmie infettate da SIV confermando un'attività antiretrovirale (Guan C e al 1998). La formulazione cinese XQ-9302 è stata studiata nel corso di uno studio pilota determinando un incremento medio dei CD4 di 200-400 cellule millilitro e una diminuzione della carica virale di oltre un logaritmo (Kang 1998). Il più importante lavoro è stato presentato da una équipe di ricercatori svizzeri, irlandesi e americani. Si tratta di uno studio in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo. Questo studio ha posto a confronto una formulazione di 35 erbe cinesi con placebo per il periodo di 6 mesi. Lo studio ha coinvolto 68 adulti e prevedeva la valutazione della carica virale e dei CD4. Purtroppo lo studio ha dato esiti negativi con una equivalenza di risultati fra il gruppo in trattamento e il placebo (Weber e al 1998).

Di particolare interesse è stata la comunicazione di Wilson e al in cui viene descritta l'attività del "Quan Yin Healing Arts Ctr (QYHAC) di San Francisco". QYHAC fornisce alle persone agopuntura, elettroagopuntura, moxibustione, massaggio, lezioni di Qi Gong, medicina erboristica cinese e occidentale, consulenza medica occidentale e ha visto aumentare l'affluenza da parte delle PVcHA del 711% dal 1990 al 1996. Il Centro opera in stretta collaborazione con gli ospedali convenzionali e viene finanziato da un programma governativo (Wilson e al 1998).

 

 

Agopuntura

Diversi studi negli anni passati hanno indagato l'utilizzo dell'agopuntura nelle neuropatie periferiche. A Ginevra sono stati presentati i dati preliminari di un studio italiano sul trattamento del dolore neuropatico condotto presso la Clinica di Malattie Infettive dell'Università di Brescia. Nel gruppo in trattamento è stata osservata una maggiore riduzione del dolore e dell'astenia (Nasta e al 1998).

Un secondo studio ha indagato l'utilizzo dell'agopuntura in pazienti con HIV e Epatite C -HCV- (oppure HBV). Questo studio, prospettico, randomizzato e controllato ha evidenziato una diminuzione dell'Alanina Aminotransferasi (ALT) (Cohen M e al 1998).

Altri poster hanno riferito la positiva ricaduta dell'agopuntura all'interno di programmi rivolti a persone tossicodipendenti e detenute, al fine di ridurre comportamenti illegali e indurre cambiamenti degli stili di vita (Valderruter e al 1998; Taylor Y e al 1998).

 

 

Ayurveda e Medicina Tibetana

Un poster ha riferito i risultati di una strategia integrata di medicina ayurvedica (nutrizione, cambiamento dello stile di vita e terapia Rasayana) su 140 PvcHA. Gli autori riportano risultati positivi (Bora e al 1998).

Un altro studio indiano ha indagato la somministrazione di una formulazione di erbe medicinali. Il gruppo in trattamento ha evidenziato un andamento positivo per quanto attiene il peso corporeo, controllo di tosse, febbre, diarrea e candidosi orale (Kutikuppala SR e al 1998). Ancora uno studio su una formulazione di piante medicinali avrebbe evidenziato sicurezza, miglioramenti clinici e sulla conta dei CD4 (Deshpande A e al 1998).

Un poster molto generico ha ricordato che la medicina tibetana viene utilizzata da moltissime PVcHA (Neshar DR 1998).

 

 

Omeopatia

Due studi sull'omeopatia sono stati presentati a Ginevra. Nel corso del primo studio è stato somministrato un fattore di crescita prodotto omeopaticamente e composto di diverse citochine. Gli autori riportano una migliore evoluzione clinica (rispetto altri trattamenti non precisati) e un miglioramenti sul piano immunologico (Brewitt e al 1998). Un secondo lavoro ha riguardato la somministrazione di omeopatia classica per il periodo di 5 anni a 62 pazienti. I ricercatori forniscono dati positivi in merito alla sopravvivenza e alla conta dei CD4 (Bhave 1998).

 

 

Altre comunicazioni

Due sperimentazione hanno evidenziato effetti positivi del DHEA su CD4, incremento degli effetti antiretrovirali (Umar s e al 1998), indici di salute mentale e qualità della vita (Piketty e al 1998).

La forte domanda di interventi chiropratici fra le PVcHA ha determinato il raddoppio del personale assegnato a questa pratica (da 8 a 16) presso il Central Hospital di Toronto (Kopansky GD 1998).

Una comunicazione ha riferito l'andamento di un programma di counselling che promuoveva attitudini positive, yoga, dieta vegetariana e un minimo di apporto vitaminico. Questa comunicazione relativa a 460 pazienti che si sono rivolti regolarmente ad un Centro di Mumbai (India) considera positivamente l'esperienza e consiglia l'adozione di programma di counselling di questo tipo per i PvS (Gaeta B e al 1998).

Uno studio ha preso in considerazione l'incidenza della depressione sulle qualità della vita evidenziando una correlazione. Gli autori consigliano l'adozione di trattamenti antidepressivi per migliorare la qualità della vita nelle PVcHA (Maldonado J e al 1998). Diverse piante medicinali (Hypericum p, Valeriana, Kava-kava etc) sono risultate utili nel trattamento della depressione e dell'ansia nel corso di diversi studi clinici controllati.

Nel corso di un piccolo studio su 7 PVcHA soggette a neuropatie periferiche 5 hanno risposto positivamente (riduzione del dolore) al massaggio auto-applicato (Acosta AM 1998). Due posters hanno evidenziato l'importanza dei percorsi di empowerment per sensibilizzare le persone e potenziare il desiderio e le possibilità di cura attraverso un percorso di responsabilizzazione (Cadena AIL 1998) e l'utilizzo di TnC (Ortiz-Torres e al 1998).

Il DNCB è un allergene di contatto che viene utilizzato da molti anni come immunostimolante da parte di molte PVcHA. Chi utilizza il DNCB sostiene che grazie alla reazione di contatto si innescherebbe una reazione immunitaria che accrescerebbe il n° di CD4 e CD8. Nel corso della Conferenza non sono stati presentati lavori sul DNCB ma è stato organizzato un meeting satellite sull'argomento. Nel corso del meeting sono stati presentati, fra l'altro, i dati relativi ad uno studio controllato, randomizzato e in doppio cieco, i cui risultati sono stati appena pubblicati sul Journal of Invest Dermatol. In questo studio vengono riportati i risultati della somministrazione a 90 pazienti di DNC o come controllo SLS o acetone. Le persone trattate con DNCB, diversamente da quelle trattate con SLS e acetone, avrebbero avuto un incremento di CD4 e CD8 rispettivamente di 180 e 500 cellule/microlitro (Oracion R e al 1998).

 

 

Le terapie non convenzionali nel sud del mondo

Bridging the Gap, "colmando la lacuna" era il titolo di questa conferenza mondiale. Infatti oltre il 90% delle PvcHA nel mondo non possono accedere alle terapie convenzionali: una lacuna enorme ed incivile. A solo titolo d'esempio riportiamo che in uno studio indiano su una coorte di 25.000 persone con HIV e AIDS, solo il 2.8% ha utilizzato una qualche terapia antiretrovirale, lo 0.4% la triplice terapia per 3-4 mesi e lo 0.008% per 6-16 mesi e solo lo 0.01% ha avuto benefici dalla triterapia (Maniar DSJK 1998). In alcuni paesi dell'Africa la situazione è anche peggiore. Certamente una delle grandi battaglie che vanno condotte è quella dell'accesso alle terapie convenzionali da parte di tutte le PVcHA, in ogni parte del mondo. Ma se non vogliamo fare della demagogia dobbiamo essere consapevoli che questa è una strada ardua su cui incidono variabili diverse, molte delle quali difficilmente condizionabili. In questa situazione le TnC rappresentano per i PvS un'importante potenziale risorsa, molto di più di quanto possono rappresentarla per noi. Nel corso della conferenza Lynde Francis (1998) del "The Center" di Harare, nello Zimbabwe dopo aver ricordato che i farmaci antiretrovirali sono "una impossibile utopia per il futuro prevedibile" si è chiesta "come sopravvivere mentre si costruisce il ponte". La risposta è venuta dal resoconto fatto sull'attività del suo Centro dove, attraverso una strategia di counselling per potenziare la prevenzione e la possibilità di accedere a trattamenti disponibili localmente attraverso i curatori tradizionali, centinaia di persone si sono mantenute asintomatiche e altre hanno migliorato la loro situazione (Francis 1998). Gli ottimi risultati della collaborazione fra medicina convenzionale e guaritori tradizionali sono stati illustrati in un lavoro presentato da THETA, una associazione di Kampala in Uganda (Galaukindu KN e al 1998).

 

 

Alcune considerazione