Aggiornamenti sulle Terapie non Convenzionali in HIV e AIDS nel sito: 

 

 

Piante medicinali

 

 Piante medicinali impiegate nell'infezione da HIV

 

Forte aumento dell'attività di distruzione immunomediata di HIV indotta da Echinacea angustifolia (E.a.)

Berman S, See DM, See JR, Justis JC, Tilles JG, Ma CB: "Dramatic increase in immune mediated HIV killing activity induced by Echinacea angustifolia" [California, USA], Abs 32309.

 

Contesto: L'eliminazione potenziale dell'infezione da HIV richiede con ogni probabilità sia la terapia antiretrovirale, sia la ricostruzione di una efficace responsa immunitaria. In uno studio In Vitro E.a. ha indotto un marcato incremento nell'attività delle cellule natural killer (NK) contro le cellule HIV-transfette (cellule infettate con il DNA di HIV) sia in individui sieropositivi che sieronegativi. Abbiamo condotto uno studio in vivo sugli effetti della E.a sulla funzione del sistema immunitario in individui sieropositivi. Progetto: studio in doppio cieco controllato con placebo e crossover. Tutti i pazienti erano o in regime di trattamento stabile o di nessun trattamento con farmaci antiretrovirali per almeno le precedenti 12 settimane; un cambiamento nella terapia durante lo studio era elemento di esclusione. I pazienti hanno ricevuto un placebo o E.a. 1 g. tre volte al dì per 16 settimane, seguiti da 4 settimane di depurazione e da altre 16 in cui avveniva il cambio del regime di trattamento. Si sono fatti esami ogni 4 settimane per: carica virale HIV-1, conta dei CD4, campioni della lisi NK-mediata delle CEM transfette da gp-120 o cellule H9 dell'Herpes Virus umano 6 (HHV-6). I dati sono stati analizzati attraverso ANOVA (analisi della varianza) per misure ripetute. Risultati: Ad oggi 12 pazienti su un totale di 61 hanno completato lo studio. All'inizio ognuno presentava una attività di eliminazione delle cellule transfette con HIV fortemente ridotta rispetto a 20 corrispondenti individui sieronegativi; questo indipendentemente dalla carica virale iniziale (range<400-9122 copie/ml) o conta dei CD4 (range 45-45417mm3 , media=250) (p<0.001). Durante l'assunzione di E.a., l'attività media di distruzione NK-mediata specifica dell'HIV è aumentata da 3.7 ± 3.5 unita liriche (LU) a 23.1 ±11.7 LU (p<0.001). Dopo 16 settimane di placebo l'attività di distruzione non era significativamente differente dalla situazione iniziale (4.1 ± 3.2 LU; p=NS). In sei pazienti sino ad oggi, un aumento marcato di distruzione delle cellule infette da HHV-6 è stato indotto attraverso E.a. Durante lo studio non sono stati riportati effetti collaterali o ritrovamenti di laboratorio anomali. Conclusioni: L'Echinacea angustifolia, ai dosaggi utilizzati in questo studio ha indotto un rilevante miglioramento nel funzionamento del sistema immunitario, come misurato attraverso un significativo aumento della lisi NK-mediata delle cellule transfette con HIV. Questi effetti sono stati riscontrati in 11/12 pazienti, anche in quelli che erano maggiormente immunosoppressi. Questo risultato può essere una indicazione che in pazienti con infezione da HIV, sia possibile una immunoricostruzione e che questa possa essere raggiunta utilizzando questo agente non tossico ed economico.

 

 

 

Rapporto su casi di potenziale terapia combinata utilizzando sostanze botaniche selezionate sulla base della loro attività antivirale.

Carter GM, Onstott M, Bingham F; "Case reports of potential therapy using botanic substances, selected on the basis of their antiviral activity" [New York, USA], Abs 42388.

 

Problemi: In genere, le persone con HIV utilizzano una varietà di medicamenti che trattano la malattia oltre alle terapie farmaceutiche industriali. Queste includono micronutrienti (vitamine, amminoacidi, minerali) e sostanze botaniche (erbe). Piccoli studi clinici, sparpagliati attorno al mondo, suggeriscono che certe erbe abbiano alcuni effetti nel rallentamento della progressione e/o nella riduzione della carica virale. Progetto: Dato che le erbe singolarmente hanno solo un limitato effetto antivirale (come la monoterapia con AZT), una combinazione di terapie erboristiche (CTE) potrebbe avere un impatto maggiore. Si è sviluppato un protocollo, basato sui risultati di altri studi, includendo curcumina (2 capsule tre volte al giorno), bitter melon (5 capsule due volte al giorno), l'estratto di radice di liquirizia -glicirrizina- (1 capsula tre volte al dì) ed una preparazione di foglie essiccate di Box (Buxus sempervirens) conosciuta come SPV-30 (1 capsula tre volte al dì). Una analisi preliminare del database DAAIR ha identificato numerosi individui che usavano CTE. Si è ottenuta la carica virale iniziale di ognuno e stabilizzata la terapia antivirale, se presente. Si sono analizzati i dati di otto individui. Tutti hanno usato CTE per un periodo di otto settimane circa. Risultati: Tre degli otto hanno avuto una diminuzione della carica virale rispetto al dato iniziale di un Log o più. Due sono rimasti stabili o hanno avuto un miglioramento inferiore ad un Log. Due non hanno riscontrato benefici (la carica virale aumentata). Un ottavo individuo ha inizialmente visto una riduzione superiore ad un Log durante il primo mese, ma dopo la comparsa di una insistente influenza, la carica virale è salita considerevolmente. Interpretazione e progetti futuri: Questi casi preliminari osservazionali suggeriscono una attività antivirale da parte delle CTE. Il DAAIR continuerà ed espanderà questa ricerca. Sono necessari studi più rigorosi dal punto di vista metodologico. E' un dato di fatto che il ben finanziato programma per l'AIDS del governo federale degli Stati Uniti si focalizzi quasi esclusivamente sulla medicina industriale, mentre ignori praticamente tutti gli interventi come questo a basso contenuto tecnologico e meno costosi, ed altri utilizzati da migliaia di persone che vivono con HIV/AIDS. Questo deve cambiare.

 

  

Progetto DAAIR per fornire informazione gratuita, completa e bilanciata sulle terapie alternative/complementari per HIV/AIDS

Carter GM, Bingham F; "DAAIR project to provide free, comprehensive and balanced information on alternative/complementary therapies for HIV/AIDS" [New York, USA], Abs 60593.

 

Problema: Mentre la terapia HAART ha fornito miglioramenti significativi nella gestione della malattia da HIV, questa ha importanti limiti che comprendono il costo, la tossicità e il fallimento. Molte persone con HIV usano approcci non farmaceutici come integratori dietetici, erboristeria ed altri interventi per rallentare il manifestarsi delle tossicità dei farmaci. Non esiste ancora nessun meccanismo federale negli Stati Uniti per valutare e fare dichiarazione di utilità medica per gli integratori dietetici. Prove di deficienze pregresse in micronutrienti, e vari studi retrospettivi e prospettici indicano il ruolo dell'integrazione vitaminica in una dieta sana. Le scelte terapeutiche sono rese difficili dalla carenza di informazione specifica su HIV o spesso dal materiale fazioso prodotto dalle case farmaceutiche. Progetto: Il Direct AIDS Alternative Information Resource (DAAIR) è un associazione non profit di consumatori di terapie alternative/complementari gestito da e per persone con HIV/AIDS. Per riferirsi ai problemi specifici dell'HIV, il DAAIR ha prodotto un manuale di 150 pagine gratuito di auto-cura chiamato Membership Outreach Pack (MOP). Ogni sezione è un Obiettivo Globale per la gestione dell'HIV, basato sulla letteratura esistente. Un altro progetto in sviluppo è il Treatment Information Pack (TIP). Il DAAIR ha raccolto e rivisto i dati per valutare gli usi, le limitazioni, i rischi, le tossicità e le questioni cliniche aperte che riguardano gli integratori dietetici. Risultati: Il DAAIR ha distribuito più di 10.000 MOP in tutto il mondo. I centri per il controllo della malattia e prevenzione negli Stati Uniti ora lo includono nella loro lista dei documenti da distribuire. Il materiale MOT/TIP è disponibile a http://www.immunet.org (daair.Immunet ha ricevuto più di 4 milioni di visite nei primi 18 mesi. Il sito di DAAIR attualmente contiene più di 600 pagine di informazione). Piani futuri: Il bisogno di informazione bilanciata è un processo crescente. Le barriere linguistiche continuano ad essere un problema è c'è bisogno di tradurre materiali. Un MOP aggiornato dovrebbe essere disponibile al tempo della conferenza. Si stanno ricercando i fondi per la stampa e la distribuzione di TIP. DAAIR annuncia la crescita del numero delle pagine sul suo sito web nel prossimo anno a più di mille.

 

 

 

Terapia erboristica multipla: un nuovo approccio al trattamento antivirale.

Rashan L;"Multiple herbal therapy: A new approach into antiviral treatment" [Iraq], Abs 60205.

 

Obiettivi: Sviluppare un nuovo estratto erboristico con proprietà antivirali ed immunologiche. Questo obiettivo è stato raggiunto utilizzando un nuovo approccio combinando tre erbe. L'idea alla base di questo approccio era di aumentare la potenza degli estratti e di minimizzare alcuni degli effetti collaterali di alcune di queste erbe già conosciuti. Risultati: Un nuovo estratto è stato ottenuto mescolando N.oleander, V.album e A graveolens. Alcuni dei maggiori componenti dell'estratto sono stati identificati e caratterizzati utilizzando diverse analisi qualitative e quantitative come TLC, HPLC, HNMR, CNMR… ecc. Quando l'estratto è stato testato contro l'enzima della trascrittasi inversa in un campione biochimico, ha dimostrato una ID50 di circa 9-10 ug/ml. Inoltre, quando testato contro HIV-1 in vitro usando un test standard di riduzione dei sincizi, i risultati hanno dimostrato una significativa riduzione delle sincizia [45%] rispetto al controllo, con il virus alla concentrazione di 0.2-2 ug/ml. L'estratto ha inoltre dimostrato una significativa attività RIP in vitro alla concentrazione inferiore a 1 ug/ml. D'altro canto, l'estratto ha dimostrato una forte inibizione della attività complementare (CP) si è trovato che il CPIC50 è 5.2 ug/ml. Altri test sulla risposta immunitaria primaria umorale nelle cellule di milza di topo coltivate con eritrociti di pecora indicano un comportamento immunomodulante dell'estratto. Conclusioni: I risultati precedenti indicano una significativa attività antivirale in vitro oltre ai caratteri immunomodulanti dell'estratto. Tali risultati sono incoraggianti per portare avanti ulteriori test preclinici.

 

 

 

Trattamento di casi HIV/AIDS con immuno-potenzianti e protezione del feto in donne incinte.

Rohatgi S; "Treatment of HIV/AIDS cases with immuno-potenziators and protection of the fetus in pregnant women" [India], Abs 60369.

 

Obiettivi: Stabilire l'efficacia di una terapia basata su immunomodulanti in casi di HIV /AIDS. Progetto: Studi clinici su casi di AIDS confermati a diversi stadi. Metodi: Sono stati inclusi nello studio casi di HIV confermati da Western-blot e si sono stimate le conte dei CD4. Ai pazienti è stato dato IMMINEX, un immunomodulante a base di piante e LIVZON, un agente epatoprotettivo che stimola le funzioni fisiologiche come risulta dal brevetto US No. 5529778 del 25 giugno 1996. Tutte le altre medicine convenzionali per il trattamento dell'AIDS e delle infezioni opportunistiche sono state ritirate. Il trattamento di sintomi come diarrea e congestione polmonare sono stati trattati con medicine erboristiche ben conosciute che non hanno effetti collaterali immunosoppressivi. E' stata periodicamente rilevata la conta dei CD4 e quando questa raggiungeva il livello ottimale di 1000 (o 1500 per il neonato) è stato stimato l'antigene P24, seguito dalla PCR. Le donne incinte sono state sottoposte a terapia per prevenire la trasmissione verticale ed al neonato sono state sottoposte le medicine sotto forma di sciroppo. Conclusioni: Sino ad ora sono stati trattati 25 pazienti. La conta dei CD4 ha raggiunto livelli normali entro un mese circa. Gli antibiotici, sulfamidici ed altre medicine convenzionali che hanno effetti immunosoppressori diminuiscono la conta dei CD4 e sono controindicati. La terapia può proteggere il feto ed anche il neonato.

  

 

Valutare il fumo di marijuana in pazienti con HIV: le proteasi aprono la strada per colmare il divario tra scienza e politica.

Donald Abrams, T.F. Mitchell, C.C. Child. Community Consortium. 3180 18th Street, Suite 201, San Francisco, CA 94110; University of California, San Francisco, CA, USA. "Evaluating smoked marijuana in patients with HIV: Proteases pave path-bridging the gap between science and policy" [San Francisco, USA], Abs 42252.

 

Questioni: Nella Bay Area di San Francisco il crescente uso della marijuana fumata come trattamento per l'anoressia e la perdita di peso associata all'HIV, come anche per la nausea associata alle terapie prescritte, sono stati i presupposti per il disegno di un trial clinico sulla valutazione della sicurezza e dell'efficacia di questa sostanza. Progetto: Nel 1993 abbiamo disegnato una valutazione pilota di pazienti non afferenti ad ospedale per comparare la sicurezza e l'attività del tetraidrocannabinolo (THC) orale [dronabinolo] e tre differenti concentrazioni di THC da marijuana fumata. Lo studio ha ricevuto un IND dall'FDA e l'approvazione dal consiglio di revisione istituzionale della nostra università . Non è stato possibile individuare una fonte legale di marijuana. Allo scopo di ottenere una fonte legale di marijuana, abbiamo presentato il protocollo al National Institute of Drug Abuse (NIDA) che lo ha respinto per motivi scientifici. Nel 1996 abbiamo inoltrato un protocollo al National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID), strutturato come studio sul THC inalato, con disegno controllato con placebo su pazienti ospedalizzati in modo da proteggerlo dalla diversione della sostanza di studio e per permettere un rigoroso monitoraggio dell'apporto calorico. Gli endpoints principali includevano apporto calorico, dispendio energetico, e cambiamenti nel peso e nella composizione corporea. I parametri di sicurezza proposti includevano carica virale dell'HIV, funzione immunitaria, livelli di testosterone, funzioni polmonari e prove neuropsichiatriche. I revisori del NIAID sono stati perplessi della nostra scelta di studiare una tale sostanza "tossica" e non hanno concesso un punteggio di priorità alla nostra proposta. Nel 1995 abbiamo presentato un protocollo al NIDA per valutare la farmacocinetica del THC orale e fumato e dell'Indinavir, sulla base del loro utilizzo comune del sistema dei citocromi P-450. Molti degli stessi endpoints sulla sicurezza e sull'efficacia che sono stati inclusi nel protocollo precedente, furono inclusi nel protocollo inoltrato al NIDA. Risultati: Alla proposta è stato assegnato un finanziamento completo nel settembre 1997. Le sigarette di marijuana richieste per lo studio, sono state fornite dal NIDA. La prima randomizzazione è prevista per il marzo 1998. Lezione imparata: Quando delle proposte di ricerca politicamente sensibili si basano su basi scientifiche evidenti e credibili, vi è la probabilità che esse prevalgano se i ricercatori sono disposti e capaci a persistere nel ridisegnare e re-inoltrare tali proposte.

 

  

Uso di marijuana auto-prescritta in pazienti con sintomi del tratto gastro-intestinale superiore associati all'HIV.

Mark Keisermann, J. Tuveson, S. Eastey, J. Maimares Schmidt, L. Kim, D.I. Abrams. J. Koch. Univ. Calif. San Francisco, 1001 Potrero Avenue 3D, San Francisco, CA 94110, USA "Self-prescribed marijuana use in patients with HIV-associated upper gastrointestinal symptoms" [San Francisco, USA], Abs 60634.

 

Background: La gran parte dei pazienti infetti con HIV riportano sintomi alla porzione superiore del tratto gastro-intestinale (UGIS) che comprendono anoressia, sazietà precoce, nausea e vomito. Negli Stati Uniti vi è un acceso dibattito sul fatto se sia appropriato o meno l'utilizzo della marijuana e sulla sua utilità nel miglioramento dell'UGIS e nella stimolazione dell'appetito. Metodi: Prospetticamente, dal 1° gennaio al 31 dicembre 1997 tutti i pazienti nuovi (n=130) che si sono rivolti alla clinica di HIV-Gastroenterologia-Nutrizione sono stati indagati attraverso un questionario auto-somministrato e attraverso un'ampia valutazione nutrizionale e medica sugli episodi di UGIS e sulla loro frequenza (se spesso o sempre, contro mai o raramente), sulle medicazioni e sull'uso di droghe ricreative. Vengono mostrate le medie dei risultati (± deviazione standard). Risultati: Per 112 pazienti (112/130 86%) è stata disponibile un'informazione completa. I 109 maschi e le 3 femmine avevano un'età media di 39.2 anni (±7.2) ed una media della conta dei CD4 di 288 (±249) mm3. 51 dei pazienti avevano l'AIDS (46%). 35 pazienti hanno riferito dell'uso di marijuana e 77 hanno negato di usare marijuana (non-users). Non vi sono state differenze significative nell'età, nel peso corporeo attuale o usuale, negli anni di sieropositività, nella conta delle cellule CD4, nella carica virale dell'HIV o nella diagnosi di AIDS tra i due gruppi. Negli utilizzatori di marijuana vi è stata una probabilità significativamente superiore a riportare nausea (p=0.01) e vomito (p=0.02) ma non anoressia (p = 0.9) o sazietà precoce (p = 0.11). Un numero significativamente superiore di utilizzatori di marijuana (60%) nei confronti dei non-users (35%, p=0.02) ha riferito una frequenza di episodi di UGIS maggiore di due o più volte. Un numero maggiore di pazienti che assumevano marijuana, con UGIS frequenti, assumevano anche una o più medicazioni da prescrizione contro l'UGIS (10/21 - 48% users contro 7/27 - 26% non-users, p=0.2). Conclusione: L'uso di marijuana è diffuso tra i pazienti con infezione da HIV e con sintomi del tratto gastro-intestinale superiore. Gli utilizzatori di marijuana riferiscono più episodi di UGIS ed una maggiore frequenza di questi episodi rispetto ai non-users, ma avevano un peso corporeo paragonabile. I pazienti usano marijuana come terapia aggiuntiva - non sostitutiva - per sintomi gravi del tratto gastro-intestinale superiore.

 

  

Modelli di uso terapeutico della marijuana in due cooperative comunitarie di consumatori della cannabis.

Child C, Mitchell TF, Abrams DI; "Patterns of therapeutic marijuana use in two community based cannabis buyers' cooperatives" [San Francisco, USA], Abs 60569.

 

Proposito: Descrivere i modelli dell'uso terapeutico della marijuana (MJ) tra persone HIV sieropositive (+) in confronto a soggetti HIV negativi (-) che ottengono la marijuana attraverso associazioni locali di consumatori nella Bay Area di San Francisco. Metodi: Fra marzo e dicembre 1997, tutti i clienti adulti del Club dei Consumatori di Cannabis di San Francisco e della Cooperativa di Consumatori di Oakland sono stati invitati, da personale della sede, a compilare volontariamente un questionario di auto-rapporto anonimo (SQR) di una pagina (13 domande). A ciascun rispondente è stato chiesto di compilare per un'unica volta l'SQR. Le scelte di riposta sul SQR non erano reciprocamente esclusive. Risultati: Sono stati compilati complessivamente 206 SQR. I dati demografici per i rispondenti HIV+ ed HIV- sono risultati simili per il quantitativo di questionari restituiti (102 contro 104) e media dell'età al momento della compilazione dell'SRQ (40 contro 43). I rispondenti allo studio sono stati principalmente di sesso maschile (78%), con un numero inferiore di rispondenti femminili nel gruppo sieropositivo (3%) in confronto al gruppo sieronegativo (36%). I motivi più frequentemente riportati riguardo l'uso della MJ tra il gruppo dei sieropositivi sono stati "aumentare l'appetito/acquisizione di peso" (71%); per i sieronegativi, "sentirsi meglio mentalmente/ridurre lo stress" (65%) è stato indicato più frequentemente. La seconda ragione più frequente per l'uso di MJ tra il gruppo dei sieropositivi era "sentirsi meglio mentalmente/ridurre lo stress" (58%) e "diminuire il dolore/disagio fisico" (56%) tra i sieronegativi. Il metodo di assunzione della MJ in entrambi i gruppi era il fumo (85% e 86%), con la frequenza di utilizzo più comune tra i sieropositivi di 3x/giorno (26%) e di >5x/giorno (30%) nel gruppo dei sieronegativi. Conclusioni: Sono state notate chiare differenze nelle modalità di uso terapeutico di MJ, rispetto a frequenza di utilizzo e motivi di utilizzo, tra il gruppo di consumatori sieropositivi e quello di sieronegativi. Sono state rilevate poche differenze fra i due gruppi riguardo ai metodi di assunzione della MJ.

 

  

Il Viscum album L. (estratto acquoso) è un farmaco immunomodulante ed antivirale nell'HIV. Uno studio di fase II

Gorter RW; "Viscum album L.(acqueous extract) as an immunomodulator and antiviral drug in HIV. A phase II trial. [Germania, USA, Sudafrica], Abs 44323.

 

Obiettivo: Comparare l'efficacia dell'Iscador da solo contro l'Iscador in combinazione con la terapia antivirale standard (AZT+3TC) nelle persone sieropositive. Progetto: Studio di fase II, prospettico, multicentrato, aperto. Metodo: Sono state coinvolte 88 persone con conta dei CD4 tra 200 e 600 cellule/ml. 19 di essi erano sotto terapia antiretrovirale stabile, gli altri 69 non prendevano farmaci antivirali. Dopo un periodo di partenza di un mese tutti i pazienti hanno ricevuto Iscador Qu FrF (1 mg due volte alla settimana) come pazienti non ospedalizzati. Per il periodo di studio di 12 mesi sono state mensilmente determinate la carica virale, la conta dei CD4 e la microglobulina-beta-2. Risultati: La monoterapia di Iscador è risultata in una stabilizzazione della carica virale, conta CD4 e microglobulina-beta-2. In combinazione con terapia antiretrovirale si è riscontrata una diminuzione della carica virale e microglobulina-beta-2, mentre i CD4 sono rimasti uguali. Il peso corporeo medio è aumentato nei gruppi di entrambe le terapie fino a 3 kg. Iscador è stato ben tollerato. La maggior parte dei pazienti ha sviluppato una temporanea reazione cutanea sul luogo della iniezione. La reazione cutanea è generalmente sparita entro poche settimane dopo il raggiungimento della dose di mantenimento. Non si sono osservati effetti collaterali sopra il II grado.

 

Solo Iscador Qu FrF

Iscador Au FrF e terapia antiretrovirale

Inizio

12° mese

Inizio
12° mese

Copie HIV (x103) media e DS

53.9±11.086

289±5.147

34.7±17.408

12.3±3.666

CD4 (cellule/ml) media e DS

376±17.64

342±20.47

313±30.19

354±53.95

microglobulina-beta-2 (mg/l) media e DS

2741±98.69

2533±164.42

2266±178.68

1068±153.64

Conclusioni: La somministrazione di Iscador Qu FrF in aggiunta alla terapia antiretrovirale o come monoterapia, risulta in una stabilizzazione dello stato clinico degli HIV-positivi. Considerando questi risultati in relazione ai forti effetti collaterali che spesso si manifestano sotto terapia antiretrovirale come lo sviluppo di resistenza, si ritiene che la (mono)terapia con Iscador Qu FrF sia benefica nell'HIV.

 

 

 

La ricerca clinica sulle piante medicinali utilizzate nell'infezione da HIV: una ricerca bibliografica.

Bianchi A, Adamoli R, Durante A, Saibene A "The clinical research on medicinal plants used in HIV infection: a bibliographic search".[Milano, Italia], Abs 42393.

 

Obiettivo: Raccogliere la clinica presente in letteratura scientifica sulle piante medicinali (PM) e sui loro principi attivi (PA) sperimentati/utilizzati nell'infezione da HIV. Metodo: Ricerca bibliografica su riviste, atti di Conferenze e sulle principali banche dati di medicina. Risultati: Sono stati rintracciati studi clinici su queste PM e/o PA (fra parentesi): Allium s. (ajoene), Aloe v. (acemannano), Buxus s., Curcuma l. (curcumina), Geissospermum v. (flavopereirina), Glycyrrhiza g. (glicirrizina), Grifola f., Lentinus e. (lentinano), Uncaria t.(alcaloidi idosindolici), Hypericum p. (ipericina), Melaluca a., Momordica c. (MAP 30), Trikosanthes k. (tricosantina), Viscum a. Per alcune delle PM sopra citate sono stati rilevati in letteratura studi sull'attività antiretrovirale (attraverso inibizione dei principali enzimi virali come la trascrittasi inversa, la proteasi e l'integrasi, inibizione della sintesi proteica, della LTR, dell'adsorbimento e della formazione di sinzici) e/o immunomodulante (attraverso l'incremento della produzione -o dell'attività- di IL-2, NK, INF-g, Macrofagi; Linfociti T e B etc) in vitro. Sono stati rintracciati i risultati di 28 sperimentazioni cliniche di PM e/o PA ad azione antiretrovirale (in vitro) che hanno coinvolto 1003 persone e altre 14 sperimentazioni (957 persone coinvolte) ad azione immunomodulante: complessive 42 sperimentazioni che hanno riguardato 1960 persone che vivono con HIV e/o AIDS. Dal punto di vista della tipologia degli studi si tratta di 31 studi clinici (di cui 8 controllati) e 11 studi osservazionali; 8 di fase I (sicurezza), 23 di fase I/II, 2 di fase II e 9 non meglio definiti. Conclusioni: I dati in vitro sono stati ottenuti in molti casi con rigore e confermati da più autori. I risultati delle ricerche cliniche sono invece spesso controversi e/o ancora parziali. Non è possibile esprimere alcuna considerazione conclusiva in merito alle singole piante ma l'insieme della documentazione suggerisce che le PM e i loro PA possono essere utilmente studiati nell'infezione da HIV.

 

 

Sviluppo di un prontuario sulle erbe nell'HIV/AIDS di portata nazionale.

Ho-Kean A., Gajewski LK., Lewis SM., Vanscoy GJ., Archibeque E. "Development of nationwide HIV/AIDS herbal formulary" [USA], Abs 60381.

 

Progetto: L'uso di prodotti a base di erbe sta diventando ben accettato tra un numero crescente di pazienti con HIV/AIDS, tuttora i dati clinici rigorosi sono limitati e non prontamente disponibili. L'uso improprio di prodotti a base di erbe può contribuire allo sviluppo di reazioni sfavorevoli, ad interazioni farmaci-erbe, e può frenare i pazienti nella ricerca dell'attenzione medica necessaria. E' stata identificata la necessità di sviluppare un procedimento che promuova un uso sicuro ed informato dei prodotti a base di erbe. Sono stati individuati trentasette prodotti a base di erbe comunemente usati da pazienti con HIV/AIDS negli Stati Uniti. E' stata valutata la letteratura di rilievo e le sostanze sono stati classificate secondo dati di sicurezza ed efficacia: livello I - considerati sicuri ed efficaci; livello II - riportati come efficaci, ma i dati sul dosaggio e sulla sicurezza sono inconsistenti, livello III - documentati come nocivi. I criteri di classificazione ed i prodotti selezionati per l'inclusione nel manuale sono stati passati in rassegna ed approvati da una commissione di medici esperti in HIV/AIDS. Risultati: Sono state sviluppate delle monografie per il prontuario esaustive per tutti i prodotti di livello I e livello II. E' stato sviluppato un prontuario unico che classifica prodotti a base di erbe comunemente usati secondo le categorie specificate. Dodici prodotti a base di erbe sono stati valutati come sicuri ed efficaci, in sette sono stati riscontrati dati conflittuali, e diciotto sono stati determinati come nocivi. Questo prontuario verrà usato per formare i pazienti con HIV, i fornitori e gli acquirenti rispetto all'uso sicuro dei prodotti. Lo sviluppo di un Prontuario nazionale sulle Erbe nell'HIV/AIDS è uno strumento valido per la promozione di un uso sicuro ed informato di prodotti a base di erbe.

 

 

Valutazione clinica dell'efficacia e della sicurezza di un nuovo farmaco poli-erboristico nel trattamento dell' infezione da HIV

Pingali UR, Naidu MUR, Takallapalli RKR, Jagadishchandra S, Tangirala VK; "Clinical evaluation of efficacy and safety of a new poly herbal drug in the management of HIV infection." [India], Abs 42394.

 

Obiettivi: Questo studio era mirato a valutare l'efficacia e la tollerabilità di una preparazione di più erbe che si dice abbia una attività immunomodulante nella gestione dell'infezione da HIV. Progetto: Trial aperto. Metodologia: Nello studio aperto eticamente approvato, sono stati coinvolti 10 pazienti con infezione da HIV confermata dai test ELISA e Westernblot per ricevere 2 capsule al giorno del farmaco sotto esame. Sei pazienti (4 M & 2 F), età media 30±9 anni, con media durata dei sintomi da 3.8 ±1.5 mesi, hanno completato 6 mesi di cura con la terapia in esame. Durante questo periodo non era permessa nessuna altra terapia antiretrovirale. La valutazione dei sintomi come febbre, diarrea, vomito, herpes, anoressia, stanchezza, debolezza, candidosi orale, diatesi emorragiche, tosse, ulcerazioni ai genitali, è stata fatta all'inizio e ad intervalli mensili su una scala da 0 a 3, in cui 0=nessuno, 1=leggero, 2=moderato e 3=severo. Sono stati valutati parametri di fenotipi dei linfociti, ematologici, biochimici epatici e renali, all'inizio e dopo sei mesi di trattamento. Risultati: C'è stato un buon miglioramento sintomatico in tutti i pazienti con questa medicina poli-erboristica. Nella maggior parte dei pazienti il miglioramento si è manifestato entro il primo mese. Il punteggio totale dei sintomi è sceso da 23 a 9. I punteggi medi si sono ridotti da 1.3 ±0.5 a 0.47±0.15 dopo i sei mesi di trattamento. L'aumento di peso medio è stato 3.4±2.2 kg (0-7 kg) dopo il trattamento. I valori di fenotipizzazione linfocitaria sono: valori CD4 217 ±56 e 425±198 U/l prima e dopo il trattamento rispettivamente. Conclusioni: Il test sulla medicina poli-erboristica ha dimostrato un incremento nella conta dei CD4 e di altri sintomi nei pazienti con HIV. Questo studio comunque è limitato a 6 pazienti. Queste osservazioni sono altamente incoraggianti. Si stanno sviluppando studi dettagliati.

 

 

Analisi immunologica e virologica di uno studio pilota sulla tripla combinazione ed i farmaci tradizionali in pazienti infetti da HIV-1 nell'India Meridionale

Samuel M., Paramehwari S., Raja D., Jacobmini, Briannaidoo. "Immunological and virological analysis of a triple combination pilot study and traditional drugs in HIV-1 infected patients in South India" [India], Abs 42395.

 

Background: Tutte le indicazioni suggeriscono che in India, tra i 3 ed i 5 milioni di persone siano infette da HIV. Le ART (terapie antiretrovirali) vengono prescritte a pazienti paganti. La maggior parte dei pazienti con HIV/AIDS cercano la terapia del medico tradizionale. Questi trattamenti non vengono valutati nella soppressione della carica virale dell'HIV-1. Di conseguenza, questo studio è stato intrapreso per valutare e per comparare ART con le medicine tradizionali a base di erbe (dall'Ayurveda e Siddha) in termini di sicurezza e soppressione della carica virale. Studio di ricerca: Sono stati studiati 10 pazienti adulti con HIV-1 accertato. E' stata effettuata la RT-PCR della carica virale prima della terapia e a tre intervalli mensili. Le conte dei CD4/CD8 sono state effettuate prima della terapia e a tre intervalli mensili. Le conte dei CD4/CD8 sono state effettuate attraverso la tecnica del residuo immunomagnetico (Dynal). I risultati della carica virale e dei CD4/CD8 verranno presentati in dettaglio. Entrambi i regimi di combinazione hanno una sicurezza eccellente e sono stati ben tollerati. La soppressione della carica virale dell'HIV-1 è stata notevole nella tripla combinazione; mentre non è stato osservato nessun cambiamento attraverso la medicina tradizionale. Comunque i pazienti in questo gruppo hanno acquisito peso. Sono richiesti ulteriori studi.

 

 

Etnobotanica - Fitoterapia e AIDS

Accorsi WR, Accorsi WAS; "Ethnobotanics - Phytoterapics and AIDS" [Brasile], Abs 60147.

Obiettivi: Un contributo etnobotanico allo studio dell'AIDS. Il ruolo della fitoterapia fatta con piante medicinali i cui principi attivi stimolano il sistema immunitario aiutando a contrastare i sintomi delle malattie opportunistiche che si verificano nelle persone HIV-positive. Progetto: Studio prospettico controllato.

Metodi: A partire dal 1982, circa 12000 persone con diagnosi di AIDS si sono presentate volontarie per assumere speciali fitoterapie seguite da regolari controlli medici tradizionali. Risultati: I pazienti che hanno ricevuto un trattamento continuo con fitoterapie sono stati in grado di mantenere una desiderabile qualità della vita. Conclusioni: I sintomi quali affaticamento, perdita di appetito, perdita di peso, diarrea, e candida, presenti nella maggior parte dei volontari sono diminuiti mentre stavano prendendo le fitoterapie e le loro condizioni di salute sono state mantenute stabili, migliorando di molto la loro qualità di vita. Le fitoterapie hanno contribuito a migliorare il sistema immunitario dei pazienti.

 

 

Il ruolo dell'integrazione di erbe nelle vite di pazienti HIV+ e con AIDS.

Alberado MC. "The role of herbal supplementation in the lives of HIV+ and AIDS patients" [New York, USA], Abs 42392.

 

Problema: L'integrazione di erbe come parte del regime terapeutico di pazienti HIV+ e con AIDS richiede una sostenibilità standard per chiunque necessiti di queste terapie. Progetto: Nel periodo da Agosto 1996 a Febbraio 1997 è stato adottato un questionario auto-somministrato in 50 pazienti HIV+ e in 50 pazienti con AIDS. Il questionario è stato compilato in maniera anonima. Come esempi citati, sono stati elencati diversi integratori a base di erbe. Risultati: Tra i pazienti HIV+: 70% ha avuto un accrescimento dei linfociti T ed il 30% non ha mostrato alcun cambiamento; 80% ha avuto un miglioramento nella QOL (qualità della vita) ed il 20% non ha avuto nessun cambiamento; 90% ha ritenuto che l'integrazione con erbe fosse una parte fondamentale del regime terapeutico ed il 10% ha ritenuto che essa non fosse utile; 100% alla domanda "Questi integratori a base di erbe dovrebbero essere a carico dell'assicurazione contro le malattie?" ha risposto "sì". Tra i pazienti con AIDS: 60% ha avuto un accrescimento dei linfociti T ed il 40% non ha mostrato alcun cambiamento; 90% ha avuto un miglioramento della QOL ed il 10% non ha avuto nessun cambiamento; 90% ha ritenuto che l'integrazione con erbe fosse una parte fondamentale del regime terapeutico ed il 10% ha ritenuto che essa non fosse utile; ed un assoluto 100% alla domanda "Questi integratori a base di erbe dovrebbero essere a carico dell'assicurazione contro le malattie?" ha risposto "sì". Entrambi i gruppi hanno dichiarato che l'integrazione a base di erbe, nonostante i costi elevati, sia una necessità fondamentale per la loro salute. Lezioni imparate: I dati suggeriscono che l'integrazione con erbe è parte del regime terapeutico sia per i pazienti HIV+, che per quelli con AIDS. Entrambi i gruppi ritengono che, anzichè loro stessi, l'assicurazione contro le malattie debba farsi carico di questi costi, aumentando così ulteriormente la loro qualità della vita.

 

 

Uso di terapie erboristiche ed olistiche per il trattamento e la cura di PWA nella regione pacifica dell'Asia. Una prospettiva di PWA

Toh P, Phongphit S; "Use of herbal and holistic therapy for treatment and care for PWAS in the Asia Pacific Region - A PWA perspective" [Bangkok, Tailandia], Abs 22487.

 

Obiettivi: 1) Esplorare e condividere le esperienze di successi e fallimenti di trattamenti olistici ed erboristici e cura in Asia con altre regioni in via di sviluppo come Africa ed America latina; 2) Promuovere e migliorare l'utilizzo di erboristeria/olistica in considerazione dell'accesso limitato alla tripla combinazione da parte del 90% delle PWA nelle nazioni in via di sviluppo; 3) Pressione sui governi per approvare e supportare l'uso di queste terapie. Tipi e metodi di applicazione: Erboristica: esperienze nell'uso di Bitter momordica (karela) e Bellyache Bush (Tailandia); esperienze nell'uso di "Saboo Daeng" (Princess Chulaborn Institute, Thailand); esperienze nell'uso di "Lingzhi/851" (Taiwan HK, Singapore); cura tradizionale attraverso l'uso di erbe (esperienza della Cambogia). Olistica: Trattamento dell'AIDS attraverso il potere della meditazione (esperienze Phra Acharan Rat Rattanayano al Wat Doi Kerng a Mae Hong Son, Tailandia); uso del massaggio, esercizio ed erbe come trattamento alternativo (esperienza Thai); uso del "Chi Kong", un esercizio di circolazione sanguigna (esperienza di Singapore). Risultati: 1- Utilizzo con successo delle erbe in Tailandia, Singapore, Taiwan ed Hong Kong; 2- Fallimenti di Lingzhi, Bitter momordica ed erbe; 3- Storie di successo della meditazione a Wat Doi Kerng; 4- Storie di successo dell'esercizio "Chi Kong" con erbe a Singapore. Azioni: 1- Riconoscimento da parte dei governi per l'uso nelle nazioni in via di sviluppo; 2- Disponibilità ed accesso; 3- Programmi di gemellaggio per condividere esperienze e condurre sperimentazioni. Conclusioni: Le terapie erboristiche ed olistiche sono eufemisticamente chiamate terapie alternative benché nelle nazioni in via di sviluppo siano la principale modalità di trattamento. Con l'attuale regressione economica in Asia, il trattamento erboristico ed olistico è la sola risposta per il 90% circa delle PWA che vivono nella regione pacifica dell'Asia.

 

 

 

Il recente trattamento avanzato di casi terminali di AIDS utilizzando le medicine alternative Thai-Cinese in Tailandia - primo anno di studio (1997)

Tikkpanyo PA, Phousavan SF, Lai D, Biggs A, Kaensuwan S, Khumnualthong U, Phounsavan SF; "The recent advanced treatment of AIDS terminal cases by using Thai-Chinese alternative medicines in Thailand - The first year of study (1997) [Tailandia], Abs 42383.

 

Obiettivi: valutare l'efficacia della medicina alternativa Thai-Cinese ed altre medicine moderne in pazienti terminali con AIDS. Progetto: Studio clinico del tasso di sopravvivenza ed altri fattori di prognosi clinica dei pazienti con AIDS con la medicina tradizionale Thai-Cinese in comparazione con altri metodi medici (AZT, DDI, etc.) Metodo: Sono stati scelti duecento pazienti terminali con AIDS (CD4 <200 con complicazioni al fegato, reni e polmoni). Questi pazienti hanno partecipato volontariamente sia ai metodi terapeutici della medicina alternativa Thai-Cinese, che alle altre medicine. Entrambi i metodi terapeutici sono stati applicati per trattare questi pazienti per il periodo dello studio di un anno, dal gennaio 1997 al dicembre 1997. Durante questo periodo sono stati osservati il tasso di sopravvivenza, la perdita di peso, ed altri indicatori di prognosi clinica dei pazienti terminali volontari (100 per gruppo). Risultati: Il tasso di sopravvivenza dei metodi delle altre medicine moderne è 0% infatti 100 su 100 pazienti con AIDS sono morti entro i primi tre mesi dello studio. Il tasso di sopravvivenza della terapia tradizionale Thai-Cinese è del 90%, infatti solo 10 dei 100 pazienti di AIDS sono morti durante questo periodo, e sono in vita dopo il periodo di studio di un anno. Su 90 dei pazienti sopravvissuti, 70 hanno dimostrato un miglioramento degli indicatori di diagnosi clinica (aumento di peso corporeo, appetito, immunità, aumento dei CD4) ed oggi vivono una vita migliore a casa. Conclusioni: La cura con le medicine alternative Thai-Cinese ha un tasso di sopravvivenza migliore (90%) degli altri metodi di medicina moderni (0%) per i malati terminali di AIDS dopo un periodo di un anno. Inoltre, queste aiutano i malati terminali di AIDS ad avere la possibilità di migliorare la propria qualità della vita.

 

 

 

Purificazione e caratterizzazione di una sostanza anti-HIV derivata da Perilla frutescens Britton, pianta di menta.

Oka S, Fukumori Y, Sapporo Y, Yamazaki Y, Kawahata T, Otake T, Mori H, Izumoto Y, Oishi I; "Purification and characterization of an anti-HIV substance from Perilla frutescens Britton, mint plant" [Giappone], Abs 41197.

 

Obiettivi: Abbiamo precedentemente riportato come gli estratti da numerose piante della famiglia della menta abbiano attività anti-HIV. Il presente studio è mirato alla purificazione ed alla caratterizzazione del componente anti-HIV dall'estratto con acqua calda della pianta di menta, Perilla frutescens Britton (perilla verde). Metodi: Le foglie di Perilla sono state bollite per 15 minuti. L'estratto è stato filtrato e precipitato con l'aggiunta di cloruro di cetilpiridina, precipitante per polisaccaridi. La sostanza attiva è stata ulteriormente purificata con una cromatografia a colonna su DEAE-Toyopearl e su Toyopearl immobilizzato con ialuronidase. Risultati: La sostanza purificata è stata identificata come glicoproteina con un peso molecolare di 6 kDa su SDS-PAGE, e con una attività inibitoria sulla degranulazione delle mastcellule. L'attività inibitoria di questa sostanza (IC50) sulla replicazione dei ceppi di HIV-1, LAI, RF e KK-1, e ceppi di HIV-2 di LAV-2ROD è stata rispettivamente 2.6,4.3,4.5 e 7.8 mg/ml, che sono praticamente uguali o superiori a quelle dell'attività anti-HIV del solfato destrano 8000. La concentrazione per l'inibizione della crescita cellulare (CC50) per le cellule MT-4 è stata di 250 mg/ml. La sostanza ha inoltre inibito la replicazione di entrambi i ceppi KK-1 in PBMC e JR-FL, ceppo di HIV-1 macrofagotropico, in macrofagi. Questa sostanza ha anche inibito la formazione di cellule giganti indotta da HIV-1 (IC50: 6.4mg/ml) e l'attività di trascrittasi inversa dell'HIV-1 (IC50: 0.34mg/ml). Il titolo infettivo di HIV-1 è sceso di un log dopo che il virus è stato esposto ad una concentrazione >2 mg/ml. Inoltre, questa sostanza non ha inibito i legami di anticorpi anti-Leu3a alle cellule MT-4, ma ha bloccato il legame di 0.5 b, un anticorpo monoclonale contro V3 della gp 120, alla superficie delle cellule infette da HIV-1, suggerendo che questa sostanza sviluppi la sua funzione anti-HIV coinvolgendo l'envelope del virus. Conclusioni: Questi risultati indicano che la glicoproteina dall'estratto in acqua calda della Perilla frutescens Britton agisce sulla fase del legame e della fusione del virus con la cellula.

 

 

 

Attività anti HIV in vitro del NARL-1 una policassina estratta da un tipo di piante: Indocalamus.

Jang Y, Chen CY, Xiao Y, Cao S, Pei LJ, Zhang H, Shao YM; "Anti human immunodeficiency virus (HIV) activity, of NARL-1, an polycassine extracted from a kind of plants, Indocalamus, in vitro". [Cina], Abs 41207.

 

Obiettivo: studio sugli effetti anti HIV in vitro del NARL-1. Metodi: Sono state usate cellule MT-4 inoculate con 200TCID50 HIV-1 (SF33) come modello in vitro per provare gli effetti anti HIV-1 del NARL-1. Dopo sei giorni, come indicatori della crescita del virus, si sono utilizzati l'effetto citopatico (CPE), le cellule disponibili e l'antigene p24 nel supernatante della coltura. Le cellule disponibili e l'antigene p24 sono stati misurati separatamente attraverso un campionamento colorimetrico automatico basato su tetrazolium e con un ELISA sensitivo. Il supernatante con e senza NARL-1 è stato inoculato a cellule MT4 normali per determinare l'infettività. Per l'efficacia degli esperimenti si è preso come limite IC50. Risultati: Si è trovato che NARL-1 può inibire la replicazione virale in modalità dipendente dal dosaggio (IC50 =80mg/ml). L'inibizione è aumentata con il tempo di permanenza della sostanza nella coltura. Sotto concentrazione non citotossica, l'inibizione alla replicazione virale da parte del NARL-1 era 73.3%, 87.7% e 95.4% in 1, 3 e 4 settimane, rispettivamente. L'infettività del supernatante con la presenza del NARL-1 si è ridotta 1000 volte rispetto a quella del controllo. Ma le cellule MT-4 pretrattate con NARL-1 non resistono all'infezione virale. Conclusioni: Il NARL-1 ha dimostrato effetti inibitori per la replicazione di HIV-1 nelle cellule MT-4. Gli effetti antivirali di NARL-1 nelle cellule mononucleari del sangue periferico ed il suo meccanismo antivirale sono in fase di ricerca.

 

 

 

Attività anti HIV-1 delle proteine da 17 specie di piante

Ben KL, Zheng YT; "Anti-human immunodeficiency virus type 1 activities of proteines from 17 species of plants" [Cina], Abs 41203.

 

Obiettivi: Trovare nuove proteine anti-HIV1 inattivatrici dei ribosomi (RIP). Metodi: sono state esaminate le attività anti HIV-1 di 57 RIP e semplici proteine da 17 specie di piante con le seguenti misurazioni: 1)inibizione della formazione di sincizi; 2)protezione delle cellule infette con HIV-1; 3) inibizione della fusione cellulare in co-coltura infetta da HIV-1; 4) riduzione dell'antigene p24 e numero delle cellule positive all'antigene dell'HIV in colture con infezione acuta e cronica. Risultati: Tra 57 proteine, la tricosantina (TCS) (SI=193.3), la tricobitacina (SI=300-900) da Trichosanthes kirilowii, la alfa-momorcarina (alfa-MMC) da Momordica charantia (SI=332), le frazioni proteiche V (SI=243) e VI (SI>1200) da Trichosanthes damiaoshanesis, sono risultate ovviamente inibenti nei confronti della formazione di sincizia indotta da HIV-1. La Crotina I dal Croton tiglium, la luffina dalla Luffa cylinarica, RIP dalla Hodgsonia macrocarpa e Entada phaseoloides hanno dimostrato una leggera inibizione della formazione di sincizi (SI<50). Semplici estratti di proteine dalla Tricosanthes ovigera, dalla Momordica macrophilla e da una pianta senza nome che cresce nel distretto di Xishuangabanna, provincia dello Yunnan, hanno ovviamente inibito la formazione di sincizi, ma le proteine purificate da queste hanno perso queste attività. Tutte le RIP non sono state in grado di bloccare la fusione di cellule infette con HIV in co-coltura, e non hanno protetto dalla morte le cellule MT4 o C8166 infette con HIV. LA TCS, la alfa-MMC e la tricobiactina hanno fortemente ridotto sia l'espressione della proteina fondamentale del p24, sia il numero delle cellule positive all'antigene dell'HIV nelle colture infette da HIV in maniera acuta ma non cronica. Conclusioni: Oltre alla TCS ed alle altre RIP conosciute, la tricobitacina è una nuova proteina inattivatrice di ribosomi anti-HIV. La alfa-MMC è un componente principale della momorcarina con attività anti-HIV.

 

Piante medicinali e malattie opportunistiche

 

 

Effetti della glicirrizina sull'infezione opportunistica Candida albicans nelle cavie MAIDS

Utsonomiya T, Kobayashi M, Pollard RB, Ito M, Suzuki F; "Effects of glycyrrhizin on opportunistic Candida albicans infection in MAIDS mice" [USA-Giappone], Abs 11234.

 

Obiettivo: è stato riportato che la risposta delle cellule T di tipo 2 (risposta T2) occupi un ruolo importante nella patogenesi dell'infezione da Candida albicans (C. albicans) nei soggetti immunocompromessi. Nelle cavie MAIDS si è riscontrata una predominante risposta T2. Dato che è stata dimostrata l'attività modulante della glicirrizina (GR) sulla differenziazione delle T cellule in cellule T2, il presente studio ha analizzato gli effetti antimicotici della GR sulla infezione da C. albicans nelle cavie MAIDS. Metodo: la GR è stata gentilmente fornita da Minophagen Pharmaceutical Co., Tokyo, Giappone. A delle cavie C57BL/6 è stato iniettato 0.1 ml di fluido di coltura di cellule SC-1 permanentemente infette con LP-BM5 MuLV. Undici settimane dopo l'infezione virale, queste cavie sono state esposte a 1 x 105 cellule/cavia di C. albicans, e trattate con GR a giorni alterni a partire dal terzo giorno dopo l'infezione per un totale di 10 iniezioni. Per la produzione di citochine, 11 settimane dopo l'infezione virale cellule spleniche mononucleari (SNMC) di cavia sono state stimolate con 10mg/ml di anti CD3 mAb per svariate ore. Risultati: La suscettibilità delle cavie MAIDS alla infezione micotica è stata 100 volte superiore di quelle delle cavie normali. Inoltre, cavie normali trattate con una miscela di citochine di tipo 2 (IL4 ed IL10) erano suscettibili all'infezione da C. albicans agli stessi livelli osservati nelle cavie MAIDS. Nelle cavie MAIDS trattate con GR, la suscettibilità all'infezione di questi patogeni è ritornata ai livelli osservati nelle cavie normali. Dopo la stimolazione con anti-CD3 mAb, le SNMC di cavia MAIDS hanno prodotto citochine di tipo 2 nel loro fluido di coltura. Comunque, queste citochine prodotte non sono state ritrovate nelle colture di SNMC provenienti da cavie MAIDS trattate con GR.

Conclusioni: Una infezione opportunistica di C. albicans nelle cavie MAIDS è stata controllata mediante GR. La maggiore suscettibilità delle cavie MAIDS alle infezioni micotiche è stata influenzata dai responsi T2 indotti da LP-BM5 MuLV, e GR ha regolato lo sviluppo dei responsi T2 associati al MAIDS. Questi risultati suggeriscono che GR potrebbe avere una attività antimicotica sull'infezione da C. albicans nelle cavie MAIDS.

 

 

SP-303: un nuovo trattamento per la diarrea associata all'AIDS

Holodiniy M, Koch J, Mistal M, Maimares Schmidt J, O'Hanley P, Porter S; "SP-303: A new treatment for AIDS-associated diarrhea" [San Francisco, USA], Abs 32106.

 

Obiettivo: Studio di fase II, randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo per determinare sicurezza ed efficacia dell'SP-303 (un estratto da un prodotto di derivazione naturale) somministrato per via orale in soggetti affetti da HIV con AIDS e diarrea cronica. Metodi: Sono stati ammessi all'unità ospedaliera dello studio soggetti con una storia di conta dei CD4 <200/mm3 o con malattie che implicano l'AIDS e controllati per la diarrea definita come ³ di 3 evacuazioni prive di forma ogni 24 ore e ³ di 200g di evacuazione ogni 24 ore. I soggetti hanno interrotto ogni terapia antidiarroica almeno 24 ore prima dell'inizio dello studio, ma hanno proseguito con le altre medicazioni. Sono stati prelevati campioni di escrementi per gli esami di routine. Poi i soggetti hanno ricevuto 500 mg oralmente di SP-303 o di placebo ogni 6 ore per 96 ore (4 giorni). I soggetti sono stati controllati per i sintomi addominali ed effetti collaterali. E' stato registrato il peso e la frequenza delle feci. Sono stati ottenuti anche dati di laboratorio sulla sicurezza. I soggetti sono stati visitati anche una settimana dopo in follow-up. Risultati: Non ci sono state significative differenze tra i due gruppi di trattamento rispetto ad età, razza, storia medica passata, conta dei CD4 o carica virale. Allo studio hanno partecipato 51 soggetti (49 uomini e 2 donne) di cui 26 hanno ricevuto SP-303 e 25 placebo. Lo studio delle feci non ha rilevato patogeni in 48/51 (94.1%) [C. difficile (2), criptosporidium (1)]. 44/51 soggetti stavano ricevendo inibitori delle proteasi (IP). Non si è rilevato alcun effetto collaterale significativo o anomalie nei dati di laboratorio associati alla somministrazione di SP-303 o del placebo. Il gruppo di trattamento con SP-303 ha dimostrato una riduzione di peso delle evacuazioni di 451 grammi ogni 24 ore contro i 150 grammi ogni 24 ore del gruppo del placebo (p=0.14). La frequenza anomala di evacuazione è scesa da una media iniziale di 5.2 a 2.2/24h dopo SP-303 contro una riduzione da 5.2 a 3.1 nel gruppo del placebo (p=.0.26). Analisi di regressione casuali su 4 giorni di trattamento hanno dimostrato che i soggetti trattati con SP-303 avevano una riduzione significante del peso delle feci (p=0.008) e frequenza (p=0.04) se comparati con quelli trattati con placebo. Conclusioni: L' SP-303 appare sicuro e ben tollerato. La maggioranza dei soggetti con diarrea associata all'AIDS non ha patogeni identificabili. I nostri risultati suggeriscono che SP-303 potrebbe essere efficace nella riduzione del peso e della frequenza delle feci associate con la diarrea da AIDS.

 

Controllo della neuropatia, della perdita di appetito e delle infezioni cutanee in pazienti con HIV/AIDS che utilizzano medicina a base di erbe (3G)

Life Hong Dukshin Hong. P.O. Box 48983, Nairobi, Kenya "Control of neuropathy, loss of appetite, skin infection in HIV/AIDS patients using herb medicine (3G)" [Nairobi, Kenya], Abs 60259.

 

Background: L'HIV/AIDS è il principale incubo della sanità pubblica all'interno di quello più serio socio economico e di sviluppo. Sia i ricchi che i poveri si trovano di fronte allo stesso problema di accesso ai trattamenti per l'infezione da HIV e per le patologie correlate come Neuropatie, Linfadeniti, Infezioni Cutanee, Perdita di Appetito, Mancanza di Sonno e Candida albicans ricorrenti nel programma CBHC sono i principali problemi medici accusati dai pazienti con HIV/AIDS. Per ridurre questi disturbi, è stata effettuata una ricerca sulla medicina a base di erbe (3G). Metodi: I pazienti HIV positivi che si sono presentati alla clinica con i sintomi sopra descritti sono stati trattati con questa medicina a base di erbe (3G) e frutta fresca per 15-30 giorni. Sono stati effettuate regolarmente analisi dell'HIV, della funzionalità epatica, dell'urina, conte CD4/CD8 presso l'università di Nairobi. Risultati: Abbiamo trattato oltre 30 casi, di cui tutti i sintomi sono stati controllati lievemente al 100% entro 3-5 giorni. Ed anche la riduzione dei CD4 è stata controllata. Conclusione: Essendo ancora in corso l'analisi scientifica del 3G crudo, questo rimedio è stato introdotto come metodo di routine per controllare i problemi medici di cui sopra o l'HIV/AIDS in pazienti.

 

 

 

Cure mediche nel controllo di infezioni opportunistiche accessibili a pazienti con HIV/AIDS

Neugi WR, Njoroge A, Horsefield G; "Affordable medical care for HIV/AIDS patients to control opportunistic infections" [Nairobi, Kenya], Abs 42425.

 

Problemi: E' stato riconosciuto che in Kenya, HIV ed AIDS non solo rappresentino un incubo tremendo per la salute pubblica, ma anche un problema socio-economico estremamente serio. A causa della povertà e l'alto costo delle medicine per il trattamento delle malattie opportunistiche, il 30% circa dei pazienti con AIDS muore senza essere mai entrato in contatto con una struttura sanitaria. Progetto: Nel programma CBHC presso la periferia di Nairobi (Kibera) si è osservato che siccome le persone ritengono che l'AIDS sia incurabile, allora anche le infezioni opportunistiche non siano curabili e ne deriva che il rispetto e il rapporto umano nei confronti dei casi di HIV/AIDS sia minimo. Per cambiare questo modo di pensare e per ridurre il costo delle cure mediche il nostro CBHC utilizza povidone-iodio per la stomatite aftosa orale, l'estratto di una pianta (plumeria rubra) che ha polifenolici e tannino per l'herpes zoster, semi di papaia per i vermi, cloroesidina/cetrimide per eruzioni cutanee. Risultati: In tutte queste infezioni ricorrenti queste preparazioni si sono rivelate veramente efficaci ed economiche. La comunità ha accettato questi trattamenti ed i pazienti di HIV/AIDS sono venuti alla clinica volontariamente. Conclusioni: Questo metodo è stato adottato come trattamento a buon mercato per le infezioni opportunistiche da parte delle ONG in Kenya. Una assistenza medica a buon mercato ed efficace incoraggia le comunità ad essere responsabili nei confronti dei pazienti di HIV/AIDS.

  

 

Valutazione preliminare della fitomedicina locale
(NIPRD 94/006/1-2) per il trattamento dell'HIV/AIDS

Wambebe C., Gamaniel K., Ibrahim K., Abimiku A.,Sule U., Eyo V. "Preliminary evaluation of a local phytomedicine (NIPRID 94/006/1-2) for the management of HIV/AIDS" [Nigeria], Abs 42389.

 

Problema: i farmaci attualmente in uso contro l'HIV/AIDS hanno regimi di dosaggio scomodi, effetti collaterali insostenibili e potenzialmente fatali e, generalmente, non sono economicamente sostenibili, di conseguenza vi è la necessità di alternative più economiche e meno tossiche. Progetto: E' stato indagato il valore potenziale di un prodotto a base di erbe usato localmente per il trattamento di pazienti con AIDS. E' stato studiato l'estratto secco del campione medicinale crudo. Per gli esperimenti sono stati utilizzati animali da laboratorio come anche isolati clinici del Mycobacterium tuberculosis, Candida albicans, Bacillus subtilis, Staphylococcus aureus, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli ed il Mycobacterium smegmatis. E' stata determinata la tossicità acuta (LD50). Sono stata determinate la concentrazione inibitoria minima e la concentrazione battericida minima. Sono stati effettuati studi immuno-attivi usando il modello di anafilassi cutanea passiva (PCA) nei ratti. Risultati: Nei topi, l' LD50 è stato valutato di > 5000 mg/kg ip e di > 10.000 mg/kg. Negli animali da laboratorio non sono state registrate reazioni avverse entro le 24 ore. I dati suggeriscono un'attività immunostimolante dell'estratto. Il campione ha causato un rilassamento dose-dipendente sia dell'ileo, che del digiuno della cavia. Non è stata registrata alcuna attività anti-TB, ma è stata notata un'attività inibitoria significativa contro la Candida albicans, Escherichia coli e Pseudomonas aeruginosa. Il prodotto è apparso sicuro e può essere utile contro alcune infezioni opportunistiche. L'effetto rilassante sull'ileo e sul digiuno delle cavie conferma l'uso del prodotto essendo questo di potenziale beneficio nel trattamento della diarrea abbondante, che viene notata frequentemente nei pazienti con AIDS.

Lezioni imparate: Possono essere sviluppati farmaci più economici e più sicuri per la gestione dell' HIV/AIDS.

 

 

Piante medicinali e diffusione dell'infezione da HIV

 

Alcune piante medicinali comunemente utilizzate per l'igiene intima femminile potrebbero contribuire alla trasmissione vaginale dell'HIV

Nvumbi Lelo G, Mukalamunsi MM, Mushia Wa Kalonji MWK, Pukuta Simbu Temo PST, Mbaya Wa Tshibangu MWT;"Some medicinal plants commonly used for female genital hygiene may contribute to the vaginal transmission of HIV" [Kinshasa, Congo], Abs 42370.

 

Obiettivo: scoprire se le piante medicinali utilizzate per l'igiene intima femminile possano contribuire alla trasmissione vaginale dell'HIV. Metodo: Nel periodo tra aprile ed ottobre del 1997, 199 pazienti su 815 donne che frequentano il National Institute for Biochemical Research at Kinshasa (RDC) per il test sull'HIV hanno accettato di essere coinvolte in uno studio basato su un questionario a proposito delle piante medicinali e sulla seguente valutazione clinica dei genitali. Sono stati raccolti i seguenti parametri: età, numero di partner maschi nei sei mesi precedenti la data della rilevazione, tipo di sostanza comunemente usata per l'igiene, metodo di utilizzo, tempo di permanenza della medicina nella vagina e ELISA doppio reattivo. Risultati: L'età media degli intervistati è stata di 29 anni (SD= 2.2) ed il numero medio di partner è stato 2.5, variante tra 1 e 4 partner. Secondo il tipo di sostanza utilizzata per l'igiene intima, il campione è stato diviso in tre gruppi: acqua (W) n=94 (47%), piante medicinali (MP) n=78 (39%) e moderni antisettici (MA) n=27 (14%). Le piante più frequentemente usate sono le seguenti: Zingiber officinalis n=33 (42.5%), Aframomum stipulatum n=22 (28%), Alchornea cordifolia n=9 (11.6%), Hymenocardia acida n=8 (10.2%) and Ocimum gratissimum n=6 (7.5%). Per un periodo di tempo variabile tra le 0.5 alle 2 ore, una donna poteva tenere all'interno della vagina l'ovulo erboristico, prima e dopo il rapporto n=111 (55.8%), una volta alla settimana n=44 (22%), prima del rapporto n=40 (20%) e dopo il rapporto n=4 (2.2%). La sieroprevalenza di HIV+ nei tre gruppi era distribuita come di seguito: W, n=5 (5.3%); MA, n=11 (40.7%) e MP, n= 48 (61.5%) (p<0.02). I maggiori parametri clinici erano; infiammazione pelvica (PID), secrezione vaginale anormale e prurito, ulcere genitali, condilomi acuminati, bubbone inguinale, e condizioni senza segni evidenti. E' dimostrato in questo studio che nel 64% delle intervistate sieropositive che hanno usato Zingiber officinalis appaiono PID, nel 28% di quelle che hanno usato Aframomum stipulatum e nell'8% con Alchornea cordifolia.

Conclusioni: Oltre ai conosciuti effetti antibatterici delle piante medicinali usate per l'igiene intima, deve essere usata attenzione alle loro modalità d'uso e ai dosaggi. Sui genitali, i maggiori effetti collaterali di queste piante che contengono essenzialmente tannino ed oli essenziali con terpene, possono essere una infiammazione. Il tessuto così indebolito diventa una facile via di trasmissione per HIV.

 

 

 L'uso di preparazioni intravaginali incrementa la trasmissione di STD e HIV in Zimbabwe?

Van de Wijert J, Mbizvo M, Chirenje ZM, Il Iff V, Mason PR, Gwanzura L, Padian NS; (Does intravaginal preparation use increase STD and HIV transmission in Zimbabwe?" [Harare, Zimbabwe], Abs 23371.

 

Metodi: In questo studio è stato coinvolto un gruppo di donne che si fanno docce o lavano almeno 12 volte, e/o inseriscono erbe all'interno della vagina almeno 4 volte al mese (gruppo A), ed un gruppo di controllo (gruppo B). All'inizio, tutte le donne sono state sottoposte ad un esame fisico (comprendente un prelievo microbiologico ed un pap test), una intervista personale, consulenza sull'HIV, ed un prelievo di sangue. Alcuni giorni più tardi è stata effettuata una colposcopia. Risultati: Dati iniziali: Si è effettuata una analisi multivariata comprendente 99 donne nel gruppo A e 70 donne nel gruppo B. Le donne del gruppo A avevano una probabilità inferiore di avere lactobacilli nella flora vaginale se comparate con quelle del gruppo B (Odds Ratio aggiustato=0.4; p=0.02). Non c'erano differenze nella presenza di lesioni colposcopiche sulle superfici vaginali o sulla cervice tra le donne dei gruppi A e B. Le donne del gruppo A sono maggiormente soggette a lesioni da displasia sulla cervice, ma solo se si considerano gli esami di uno dei due colposcopisti (Odds Ratio aggiustato=10.9; p=0.01). Le donne del gruppo A erano inoltre maggiormente soggette ad un esito anomalo del pap test (Odds Ratio aggiustato=3.2; p=0.02). Infine, le donne del gruppo A che non hanno mai usato profilattici erano leggermente, ma non significativamente dal punto di vista statistico, più soggette ad un test positivo per l'HIV, rispetto alle donne del gruppo B che non hanno mai usato preservativi (Odds Ratio aggiustato=3.6; p=0.22). Non c'era relazione tra gruppo e HIV nelle utilizzatrici di profilattici. La positività all'HIV era fortemente associata alla assenza di lactobacilli nella flora vaginale (Odds Ratio aggiustato=0.2; p=0.01), e con l'avere un pap test anomalo (Odds Ratio aggiustato=7.7; p=0.01). Inoltre, le donne con un pap test anomalo avevano una probabilità minore di avere lactobacilli nella loro flora vaginale (Odds Ratio aggiustato=0.1; p=0.01). Dati dopo 6 mesi di osservazione: si è effettuata una analisi univariata comprendente 90 donne del gruppo A e 57 donne del gruppo B. Le donne del gruppo A erano ancora meno soggette ad avere lactobacilli nella flora vaginale (RR=0.7; p=0.111). Non c'erano differenze tra i due gruppi nei risultati delle colposcopie e dei pap test. Le donne del gruppo A sono comunque risultate leggermente più soggette ad essere HIV-positive (RR= 1.4; p=0.120). Conclusioni: I dati iniziali dimostrano che l'uso di preparati intravaginali è associato con l'assenza di lactobacilli nella flora vaginale, la presenza di lesioni da displasie sulla cervice, con un pap test anomalo, e probabilmente con la sieropositività. Comunque, tutti questi risultati sono tra loro correlati. I dati dello studio sembrano confermare alcune di queste deduzioni, ma sarà intrapresa una ulteriore analisi (inclusa l'analisi multivariata).

 

 

 

Influenza da parte dei guaritori tradizionali sulla costanza delle persone che vivono con AIDS nella ricerca di trattamenti moderni; uno studio condotto nel 1997 nella provincia centrale del Camerun.

Gislaine Marie B. Affana Ada Ngasa; "Influence of the follow-up of people living with AIDS, by traditional practitioners, on seeking modern treatment; A study conducted on 1997 in the center province of Cameroon. [Yaounde, Camerun], Abs 34129.

 

Problema: Nonostante la mobilitazione multisettoriale per la sensibilizzazione contro l'AIDS, alcune abitudini collegate alla medicina tradizionale generano confusione sulle concezioni della comunità relativamente ai messaggi concernenti la prevenzione e, gettano ombre sul successo dell'AIDS Control Program. Progetto: L'obiettivo di questo studio retrospettivo era di esaminare il seguito dato ai guaritori tradizionali dalle persone che vivono con AIDS, e di proporre soluzioni per il miglioramento del loro livello di integrazione negli AIDS Control Programs. Sono stati osservati ed intervistati per 4 mesi, 6 guaritori tradizionali mentre curavano 40 pazienti (26 uomini e 14 donne), allo stadio B e C della classificazione CDC. 25 (65%) avevano abbandonato i centri sanitari, ed avevano una diagnosi confermata di infezione da HIV, mentre 14 (35%) sono andati direttamente verso la medicina tradizionale: a 22 (55%) è stato detto che avevano ingerito il soprannaturale "veleno lento", a 10 (25%) che erano incorsi in un incantesimo sulla loro strada, e ad 8 (20%) che erano stati venduti a società occulte in schiavitù. I pazienti sono stati curati con le loro famiglie, con sacrifici sulla pelle utilizzando lo stesso corno di animale; il trattamento consisteva anche in sacrifici animali, bagni purificati e pozioni da bere. Risultati: Sono tutti morti per il deterioramento della loro condizione clinica nell'arco della durata dello studio. Le motivazioni addotte dai curatori erano: l'arrivo tardivo del paziente in uno stadio avanzato della malattia, il ritardo nel pagamento della cura, demotivazione degli spiriti che stavano curando. Cinque su sei tra i guaritori avevano sentito parlare dell'AIDS, ma lo definivano come ingestione di "veleno lento". Nessuno era veramente informato sulla malattia e sui metodi di prevenzione. Lezione appresa: Il counselling per le persone che vivono con AIDS da parte dello staff dei centri sanitari e delle comunità dovrebbe essere rinforzato, in modo da ridurre l'esodo dei pazienti verso i guaritori tradizionali. Inoltre, predisporre un programma di formazione per i guaritori tradizionali è una priorità nei programmi di politica sanitaria dato che essi giocano un ruolo fondamentale nei comportamenti delle comunità in Africa.

 

 

 

Cura delle malattie a trasmissione sessuale (STD) e AIDS da parte dei guaritori tradizionali in un' area urbana del Camerun.

Kemmegne J, Touko A, Nguemen F, Perr'tianga A;"Managenent of STD and AIDS by the traditional healers in an urban area of Cameroon" [Yaounde, Camerun], Abs 42372.

 

Contesto: La medicina tradizionale rimane una delle maggiori risorse terapeutiche in Camerun. Tra i fattori che hanno aumentato il ricorso alla medicina tradizionale ci sono l'inefficacia dei servizi sanitari convenzionali, la crisi economica e la svalutazione del franco camerunese. Nonostante l'interesse attribuito alla medicina tradizionale in Camerun, c'è una scarsità di informazioni riguardo alle abilità e alle capacità dei guaritori tradizionali di trattare le STD e l'AIDS. Obiettivi: 1) determinare le concezioni e le conoscenze dei guaritori tradizionali a proposito di STD e AIDS. 2) Determinare le loro capacità di curare le malattie. Metodi: I guaritori tradizionali nella città di Yaoundé nel Camerun, conosciuti anche come erboristi, stregoni, "naturopati", sono stati intervistati durante uno studio cross-sezionale utilizzando un questionario non strutturato. I dati sono stati raccolti utilizzando un registratore ed analizzati usando il software Text Base Alpha. Risultati: I guaritori tradizionali hanno ricevuto la loro preparazione o attraverso contatto divino, o hanno tratto ispirazione da altri guaritori tradizionali. Nella maggior parte dei casi, la diagnosi delle STD è stata principalmente clinica e basata sull'intervista del paziente o su un esame spirituale. Nessuno di essi fa uso di tecniche da laboratorio. Per quanto riguarda la loro conoscenza dei sintomi delle STD, hanno citato tra gli altri: orinazione dolorosa, dolore durante i rapporti e l'evacuazione. La maggior parte di loro non ha mai insistito sul trattamento del partner. Alla richiesta delle cause dell'AIDS, davvero pochi curatori tradizionali hanno citato HIV. Secondo la maggioranza, l'AIDS è dovuto a: mancanza di igiene, una maledizione, spiriti malvagi. Tutti loro affermano di trattare le malattie opportunistiche incluse diarrea, anemia, perdita di peso, ecc. Essi fanno affidamento sulla loro esperienza, sull'esame spirituale e sull'intervista al paziente per la diagnosi di AIDS. Per il trattamento delle infezioni opportunistiche, somministrano estratti di piante e alcuni invocano forze spirituali o consigliano ai pazienti di fare sacrifici agli antenati. Conclusioni: L'abilità dei guaritori tradizionali nell'efficace trattamento delle STD e dell'AIDS è incerta nello stato attuale della loro conoscenza e in alcune delle loro pratiche. Questo potrebbe compromettere il successo della lotta all'AIDS ed alle STD nella nostra regione e perciò si sottolinea un bisogno di formazione dei guaritori tradizionali su queste malattie.

 

  

Principi attivi di origine vegetale

 

Profilo preliminare della sicurezza clinica e della farmacocinesi del (+) Calanolide A - un NNRTI presente in natura.

Ze-Qi Xu, T. Creagh, J. Giltner, J. Ruckle, P. Frank, D. Tolbert, M.T. Flavin. 12305 South New Ave., Suite O, Lemont, IL. Clinical & Epidemiology Consultants, Atlanta, GA; Sarawak MediChem Research, Lemont, IL; Northwest Kinetics, Tacoma, WA; QTEC, Vernon Hills, IL, USA "Preliminary clinical safety and pharmacokinetics profile (+) Calanolide A - a naturally occurring NNRTI" [USA], Abs 12216.

 

Background: Il (+)-Calanolide A (CA) è un nuovo inibitore della trascrittasi inversa non-nucleosidico (NNRTI) con potente attività in vitro contro l'HIV-1 e proprietà farmacocinetiche uniche. In origine il composto è stato isolato da fonte naturale ed è stato sintetizzato per lo sviluppo pre-clinico e clinico. Studi su animali hanno indicato che il CA attraversi prontamente la barriera ematoencefalica, che possa essere di preferenza distribuito nel sistema linfatico e che sembra avere un profilo unico di resistenza in vitro. E' stato effettuato uno studio per valutare la sicurezza e la farmacocinetica di una singola dose crescente ad un regime di dosaggio multiplo di CA in soggetti sani normali. Metodi: In uno studio di fase 1 a dosaggio singolo crescente, a 47 soggetti HIV negativi complessivamente è stato somministrato oralmente il CA a dosaggi che variavano da 200 a 800 mg ad incrementi di 200 mg. Le valutazioni della sicurezza includevano CBC/diff., analisi del sangue, PT, PTT, esame delle urine, ECG, ed esami fisici. Dopo il dosaggio, i soggetti sono rimasti nella clinica per le prime 24 o 48 ore e sono stati visitati anche alle settimane 1 e 2 post-dosaggio. Sono stati prelevati campioni di sangue per le analisi della farmacocinetica fino a 24 ore o 48 ore post-dosaggio e sono stati analizzati i livelli del plasma con il HPLC. Risultati: Generalmente, tutti gli effetti collaterali sono stati lievi e transitori, ad eccezione di un innalzamento della lipasi al Grado 4, che è stata completamente asintomatica. In questi studi gli effetti collaterali più frequenti sono stati senso di instabilità e barcollamento, alterazioni del gusto, mal di testa, eruttazione, nausea e dispepsia. Durante questo studio si sono verificati due episodi di rash, una tossicità comune ad altri NNRTI, ma né l'uno, né l'altro evento sono stati farmaco-associati. Dopo somministrazione orale, il CA ha una lunga fase di assorbimento/distribuzione ed un'emivita di 20 ore. Negli umani i valori Cmax sono superiori rispetto a quelli anticipati da dati di studi su animali. Sia l'AUC, che il Cmax sono aumentati con l'incremento del dosaggio. I livelli raggiunti sono stati ben superiori all'EC90 del CA contro un certo numero di ceppi dell'HIV-1. Conclusioni: Generalmente, il CA è ben tollerato a dosi singole fino ad 800 mg ed il suo profilo di tossicità è differente da quello di altri NNRTI approvati. Sulla base dei risultati in vitro dell'EC90 contro l'HIV-1, negli umani si possono ottenere livelli terapeutici del CA. La combinazione del CA con altri farmaci antiretrovirali si è dimostrata sinergica in vitro e può quindi aprire nuove prospettive per il trattamento delle infezioni da HIV.

 

 

 

Interazioni di anti-HIV di combinazione e profilo della resistenza dell'inibitore della RT non-nucleosidico (+)-calanolide A.

Robert Buckheit, J. Russel, V.F. Boltz, L.A. Pallansch, Z.Q. Xu, M. Flavin,. Southern Research Institute, 431 Aviation Way, Frederick, MD; Sarawak MediChem Pharmaceuticals, Lamont, IL, USA. "Combination anti-HIV interactions and resistance profile of the nonnucleside RT inhibitor (+)-calanolide A" [USA], Abs 12366.

 

Obiettivi: L'agente anti-HIV (+)-calanolide A esibisce proprietà che lo rendono unico nella categoria degli NNRTI. Quindi, crediamo che il (+)-calanolide A possa essere utile nella terapia per pazienti con AIDS come uno dei componenti di un cocktail di farmaci antivirali, integrando i cocktails di inibitori della proteasi già esistenti. Il Calanolide A è attualmente stato valutato in un trial clinico di fase I/II sotto la direzione della Sarawak MediChem Research, Inc. Allo scopo di meglio definire come questo composto possa eventualmente essere impiegato nella terapia per pazienti con AIDS, abbiamo effettuato un'ampia valutazione del profilo della resistenza e le interazioni anti-HIV di combinazione del (+)-calanolide A in vitro. Metodi e risultati: Abbiamo effettuato delle prove in vitro usando sia cellule umane stabilizzate, che fresche per valutare il profilo di sensibilità del (+)-calanolide A contro ceppi resistenti, selezionati da virus resistenti ai farmaci, ed abbiamo valutato l'interazione del (+)-calanolide A in combinazione con altri agenti anti-HIV. Abbiamo trovato che il (+)-calanolide A è unico nella sua selezione primaria di ceppi virali che portano un cambiamento T1391 degli aminoacidi nella RT. Questo cambiamento è stato osservato usando sia ceppi virali derivati da laboratorio, che clinici. Anche i cambiamenti L1001, K103N e Y188C degli aminoacidi hanno un impatto negativo sull'attività del (+)- calanolide A. Il composto esibisce un aumento della sensibilità ai ceppi che portano il cambiamento degli aminoacidi Y181C. In prove a due e tre combinazioni di farmaci, il (+)-calanolide A ha interagito sinergicamente con analoghi nucleosidici e con il NNRTI UC781. Sono state trovate interazioni aggiuntive con la maggior parte degli NNRTI e degli inibitori della proteasi. In tre prove con combinazioni di farmaci, la combinazione del (+)- calanolide A con un analogo nucleosidico ed il nelfinavir ha esibito le maggiori interazioni sinergiche. Conclusione: (+)- Calanolide A esibisce un profilo di sensibilità unico verso i ceppi virali resistenti ai farmaci e seleziona un unico cambiamento dell'aminoacido nei ceppi virali resistenti. Il composto interagisce sinergicamente in prove con combinazioni a due o tre farmaci senza antagonismo o tossicità sinergica. Crediamo che questi dati possano essere utili nel concedere priorità e nel monitoraggio dell'uso terapeutico del (+)-calanolide A.