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XI^ Conferenza
Internazionale AIDS e Terapie non Convenzionali
(di Roberto Adamoli e
Alessandra Durante)
Pubblicato in Medicina Naturale n. 5 Settembre/Ottobre 1996 pp.
96-103
A luglio si è tenuta a Vancouver lXI^ Conferenza
Internazionale AIDS che ha visto la partecipazione di 15.000 persone
provenienti da tutte le parti del mondo. Si è trattato di un
appuntamento importante che ha segnato la discontinuità con la
precedente conferenza internazionale di Yokoama del 1994 chiusasi
allinsegna del pessimismo. A Vancouver non solo la medicina
ufficiale ma anche le terapie non convenzionali (TnC) hanno segnato
consistenti punti a proprio vantaggio. Abbiamo analizzato oltre 80
abstracts sulle TnC è riportiamo di seguito i risultati dei 45
lavori più importanti. Inizialmente prendiamo in
considerazione i lavori che hanno indagato lutilizzo delle TnC
fra le persone che vivono con hiv o aids (PvcHA), successivamente
quelli che si riferisco a dati ottenuti in sperimentazioni in vitro,
ed infine, quelli che documentano sperimentazioni cliniche.
Una premessa: alternative, complementari o come altro chiamarle?
Nel mondo le terapie non convenzionali vengono definite con termini
diversi ma utilizzati solitamente come sinonimi (Joyce). Negli U.S.A.
vengono definite Medicine Alternative, in Cina, Sudamerica e Africa
Medicine Tradizionali, in Germania Medicine non convenzionali, in
altri paesi europei (Inghilterra ma anche Italia) Alternative o
Complementari. E chiaro che non tutte le terapie di cui
parleremo in seguito sono alternative, non tutte sono complementari e
non tutte sono tradizionali, ma tutte (in occidente) sono Terapie non
Convenzionali (TnC) e questa è la definizione che noi
adottiamo in questo scritto.
Utilizzo delle terapie non convenzionali
Lutilizzo delle TnC nella popolazione generale è
già stato documentato da alcuni importanti studi (Fisher et
al, Eisemberg et al); così come lutilizzo delle TnC da
parte delle PVcHA- (Anderson et al; Cohen et al; Aroche).
Ma lXI^ International Conference on AIDS (ICA) che si è
tenuta in luglio a Vancouver ha definitivamente stabilito che le
PVcHA utilizzano ampiamente TnC. Infatti, ben 12 ricerche (Tab. 1)
condotte su un minimo di 62 e un massimo di 1476 PVcHA hanno
evidenziato che il 34-76% ( a secondo degli studi e del paese dove
sono stati condotti) delle PVcHA utilizza TnC per hiv e aids. Le
donne sembrano essere fra coloro che utilizzano maggiormente queste
terapie, come evidenziato nella ricerca di Berrier su 1.285 donne,
dove è risultato che il 52% delle donne utilizza TnC. Anche da
Malafronte et al si ricava che 24 donne su 27 utilizzano TnC contro
28 uomini su su 69.
La mancanza di un questionario standardizzato di ricerca e la diversa
codifica degli item non permette una comparazione dei dati per quanto
attiene lo specifico utilizzo di TnC. Le ricerche evidenziano
comunque un utilizzo del 18-38-43% di fitopreparati (Hollander,
Meneylli e Lubeck), 19-20% di prodotti omeopatici (Sandmann e
Hollander), 41% di agopuntura (Lubeck), 17-29-45-53% di vitamine e
diete mirate (Hollander, Meneilly, Sandmann, Ostrow), 15% terapie
tattili (Ostrow).
Dalle ricerche emerge che solo il 19% delle persone (Sandmann e
Meneylli) ha avuto informazioni sulle TnC da medici, mentre il 50% le
ha avute da amici o le ha ricavate dalla lettura di varie
pubblicazioni. Il 50-60% (Meneilly e De Francesco) delle PVcHA
ritiene inadeguate le informazioni ricevute sulle TnC. Ancora il
26-44-36-80% (Sandmann, Collins, Hollander, De Francesco) non informa
il medico di medicina ufficiale che utilizza TnC. La mancata
informazione sembra essere direttamente proporzionale
allatteggiamento del medico rispetto le TnC (Malafronte et
al).
Diversi studi (Ostrow: Berrir) hanno rilevato la maggiore
scolarizzazione degli utilizzatori di TnC rispetto i non
utilizzatori; questa circostanza escluderebbe che alla base della
scelta di utilizzare TnC vi siano particolari spinte irrazionali o
una maggiore facilità al raggiro.
Tabella 1. Studi sullutilizzo delle Terapie non
Convenzionali
Sabo ha evidenziato che solo il 16% delle PVcHA che attualmente
utilizza TnC ne faceva uso anche prima della sieropositività;
mettendo così in luce il fatto che linfezione da HIV e
lAIDS sono fattori specifici che inducono lutilizzo di
TnC. Meneilly e Paterson hanno rilevato che le PVcHA spendono
mensilmente 100 dollari per le TnC e il solo Paterson che il fattore
economico limita la capacità di spesa delle PVcHA in quanto
coloro che hanno minori entrate si limitano fortemente negli acquisti
($3.34 vs $22.24 alla settimana), rispetto a coloro che godono di un
reddito maggiore.
Da De Francesco (ma indirettamente in tutti gli studi) si ricava che
il 62% delle PVcHA combina TnC e terapie convenzionali e che il 44%
ha aspettative positive verso un approccio integrato. Sandman ha
evidenziato che le PVcHA non intendono interrompere lutilizzo
di TnC e che, anzi, ritengono che gli ospedali dovrebbero supportare
queste terapie. Anche altre ricerche hanno sottolineato che le
istituzioni sanitarie e gli ospedali dovrebbero occuparsi di TnC
(Colins; Sabo, Malafronte; Hollander; De Francesco).
E importante osservare che due degli studi presentati
(Hollander e De Francesco) riguardano lItalia, il primo
realizzato presso le sedi di una associazione di lotta contro
laids, la L.I.L.A., laltro presso lOspedale
Spallanzani di Roma. Il considerevole utilizzo di TnC da parte di
PVcHA è confermato anche da un altro lavoro (Adamoli et al
1996-1) e dai dati preliminari emersi da una ricerca condotta presso
lOspedale Niguarda di Milano che evidenziano lutilizzo di
TnC da parte del 26% delle PVcHA afferenti allambulatorio di
Malattie Infettive (Adamoli et al 1996-2).
Unattenzione progettuale alle TnC
Diversamente che in Italia in altri paesi cè una diversa
attenzione verso le TnC; così come viene diversamente
considerato lapporto e il contributo delle associazioni delle
PVcHA. In diverse occasioni le autorità sanitarie americane
hanno riconosciuto il contributo delle associazioni e delle PVcHA
anche in tema di terapie e di TnC in particolare (Abrams D.). Il
Congresso Americano nel 1994 ha ordinato al National Institutes of
Health di istituire lOffice of Alternative Medicine (OAM) al
fine di occuparsi esclusivamente di TnC (Aids Treatment News n°
209-1994; OAM-1; OAM-2). LOAM ha dato vita ad un articolato
piano di ricerca attivando presso alcune Università americane
centri di ricerca specializzati. Presso la Bastyr University è
stato istituito lAids Research Center che si occupa
esclusivamente di TnC per hiv e aids (Bastyr-1).
Un abstract presentato dellAids Reserch Center (Standish L. J.
et al) a Vancouver ha illustrato lo studio nazionale su 170
differenti TnC appena avviato negli USA. Questo studio
recluterà 1.500 PVcHA presso 60 diverse Cliniche e Centri
americani. Nel corso dello studio verrà utilizzato un
questionario molto dettagliato e rigoroso; inoltre, i partecipanti a
questa ricerca (le PVcHA americane) rappresentano certamente un
campione fra i più rappresentativi al mondo. Potremmo
così ottenere una prima chiara, analitica e attendibile
fotografia sullutilizzo, la sicurezza e
lefficacia delle TnC utilizzate dalle PVcHA:
LA NATURA GRANDE ALLEATA (dati in vitro)
Molti lavori negli ultimi quindici anni hanno documentato con rigore
e precisione lattività anti-HIV in vitro di molti
estratti di piante. Ricordiamo per tutti un importante documento
dellOrganizzazione Mondiale della Sanità
(WHO/TRM/GPA/90.2) dove sono espressamente citate 33 sostanze
fitochimiche attive in vitro contro HIV e dove viene postulata la
dottrina della sicurezza ragionevole. Dottrina della
sicurezza ragionevole chiaramente espressa in quella parte del
documento dove si dice che poiché i rimedi vegetali
sono spesso utilizzati da secoli, la loro preparazione è
descritta nei testi classici della medicina tradizionale, non possono
essere considerati nuovi farmaci nello stesso senso dei
candidati dellindustria farmaceutica, che sono generalmente
entità chimiche pure e ben caratterizzate, mai usate prima
sulluomo. I requisiti formulati dalle autorità per
garantire la sicurezza dei nuovi farmaci non sono
perciò necessariamente da applicare ai rimedi tradizionali.
Tests clinici più ridotti possono essere adeguati per i rimedi
tradizionali. Purtroppo a questo documento non è seguito
un particolatre impegno da parte dellOMS sulle TnC; riteniamo
comunque che questo documento rappresenti un ottimo punto di partenza
per riflettere in merito ai protocolli di sperimentazione delle
TnC.
Tornando alla Conferenza le novità emerse hanno riguardato
diverse piante fra cui il Geum japonicum thunb che si è
dimostrato efficacie - ad un dosaggio correntemente utilizzato dalle
persone- in esperimenti su animali infettati con Citomegalovirus
(CMV) murino e culture cellulari infettate da HIV (Kageyama). Se
questi risultati dovessero essere confermati anche per il CMV umano
ci troveremmo davanti ad una scoperta importante. Infatti, le attuali
terapie e profilassi del CMV sono fortemente invasive e causano un
forte peggioramento della qualità della vita delle PVcHA. I
risultati completi dello studio di Kageyama verranno pubblicati in
dettaglio nel prossimo numero di Antiviral Reserch in un
articolo a firma di Tomayo A. Yukawa.
Robinson et al hanno presentato la loro ricerca in merito a nuovi
agenti attivi contro lintegrasi di hiv. Lintegrasi
è un importante enzima implicato nella replicazione virale di
HIV che non esiste normalmente nelle cellule dei mammiferi; proprio
questa circostanza fa pensare che la messa a punto di sostanze che
agiscano contro lintegrasi potrebbe essere altamente selettive
e meno tossica. In questa ricerca è stata documentata
lelevata attività anti-integrasi degli acidi
dicaffeoylquinici presenti in estratti di piante boliviane.
Yamasaki et al hanno condotto uno studio su 40 erbe appartenenti alle
Labiate utilizzate in Giappone. Sono stati fatti estratti in acetone,
etanolo, etanolo al 70% e acqua. Gli estratti in acetone ed etanolo
non hanno dimostrato alcuna attività su HIV-1 in vitro.
Lestratto in acqua si è dimostrato molto attivo in
particolare per Prunella vulgaris, Ocimun basilicum L.. cv cinnamon,
Melissa officinalis L. Perilla frutescens Britt. var. acta Kudo a
concentrazioni inferiori a 16 mg/ml. In considerazione del gran
numero di Labiate attive contro HIV la ricerca ora sta proseguendo
nel tentativo di individuare un eventuale principio attivo
comune.
Unaltro studio (Mori H. et al) partendo dal presupposto che
lattivazione cellulare promuove la replicazione virale ha
testato Sho-saiko-to e Fuscoporia obliqua in colture cellulari
infettate da hiv e adeguatamente stimolate con citochine (TNFa, IL2 e
IL6). La replicazione di HIV è stata determinata attraverso
lattività della Trasciptasi inversa, inibita
rispettivamente a concentrazioni di 50 e 40 mg/ml.
Uno studio etiope (Lakew G.) ha identificato sei specie attive contro
hiv presenti anche nel territorio etiope.
Il lavoro più completo sullattività di estratti
di piante contro HIV è stato presentato da Chang et al. Questi
ricercatori hanno passato in rassegna tutta la letteratura (dal 1982
in poi) inerente a tutti i composti di piante ed erbe studiati per la
loro attività contro hiv e utilizzati contro lAIDS.
Dalla loro ricerca risulta che diecimila estratti naturali sono stati
analizzati per la loro attività contro hiv. Delle piante ed
erbe analizzate 70 composti e 76 estratti crudi provenienti da 123
specie hanno dimostrato di inibire hiv in vitro secondo meccanismi
diversi. Di tutte queste specie 63 sono state rinvenute nella materia
medica cinese ed almeno altre 8 sono state derivate da altre
etnomedicine. Solo pochi di questi estratti sono stati provati in
studi clinici (Ganoderma, Momordica charantia, Viscum album,
Curcumina, Aloe, Glicirrizina, Lentinan, Ipericina, GLQ223
-tricosantina-, PCK-4). Gli autori dello studio concludono affermando
che piante ed erbe offrono prospettive eccellenti nella ricerca per
potenziali trattamenti dellinfezione da HIV.
Se ampliamo losservazione dagli estratti di piante ai loro
derivati sintetici troviamo diversi altri lavori su frazioni o copie
di sintesti di molecole naturali: 5 abstract sono stati presentati
sulla castanospermina o suoi derivati (Stoltz M.L. et al; Richmond GJ
et al; Arasteh K et al; Zolnouni P. et al, Roth H. et al) e uno sulla
proteina MAP-30, il principio attivo della Momordica charantia
(Lee-Huang S. et al).
UNA CONFERMA ANCHE CLINICA
In occasione dellXI^ ICA sono stati presentati anche diversi
lavori di clinica sulle TnC. In particolare sono stati presentati i
risultati di trials su singoli estratti di piante (Bosso, Ipericina,
Aglio, Melaleuca etc) o su composizioni di erbe della Medicina
Tradizionale Cinese, Africana etc. Solitamente quando si cercano dati
clinici sulle TnC per hiv e aids si incontra molta anedottica e un
po' di casistica individuale, ma pochi studi clinici controllati i
cui risultati possano essere riprodotti. E importante che in
occasione dellXI^ ICA siano stati presentati studi
clinici che hanno coinvolto anche centinaia di persone secondo un
regime terapeutico comune e riproducibile. E importante
continuare su questa strada e diversi lavori presentati hanno
sottolineato proprio la possibilità di studiare con rigore gli
effetti della medicina tradizionale sulle persone. Sperimentare le
medicine tradizionali è certamente più complicato
(Wolfstaedter H. D.) che non ottenere dati su una singola molecola ma
questa è certamente la strada giusta per garantire
maggiormente la persone e ottimizzare il beneficio che la natura
può portare alluomo.
Ipericina: la storica terapia alternativa contro hiv
LIpericina, alcaloide di Hypericum Perforatum (HP) attivo in
vitro contro HIV è una delle sostanze da più tempo
indagate per il trattamento nellinfezione da hiv. La sua
attività in vitro è stata dimostrata in diversi studi
da Meruelo, Degar e altri. Il suo meccanismo dazione si
esplicherebbero a livello dellassemblaggio virale (Lavie et al)
e/o sul capside virale p24 provocandone radicali modifiche ( Degar et
al) o ancora a livello del legame fra gp120 e recettore CD4 ( Lenard
et al). Tale azione è probabilmente da porre in relazione alle
proprietà inibitorie dellipericina sulla proteina kinasi
C (Takahashi). Purtroppo lutilizzo dellIpericina è
fortemente limitato dalla comparsa di una grave tossicità (
Lui et al) dovuta a fotoattivazione; questo ad un dosaggio ancora non
precisamente e sicuramente identificato.
AllXI^ ICA sono stati presentati due lavori
sullIpericina, uno relativo allefficacia clinica di un
estratto naturale e unaltro inerente alla sicurezza di
somministrazione di ipericina di sintesi per via orale.
Vonsover A, Steinbeck Klose A. et al hanno presentato uno studio su
18 pazienti (con PCR 5 log10 copie/ml e 33% positivi allAg p24)
che hanno ricevuto per periodi di 48/72 mesi una monoterapia a base
di un estratto naturale di Hypericum (1 X 2 ml/settimana endovena
più 6 X 2 pastiglie di HP della Yossa titolate allo 0.014% di
ipericina). E stata osservata una riduzione dei livelli di Ag
p24 in 4 pazienti e una stabilizzazione in altri 2; mentre 12 sono
rimasti negativi per lintera durata dello studio. Inoltre
è stata osservata una riduzione generalizzata della carica
virale da 5.0 a 4.23 log10 copie/ml.
Steinbeck-Klose presentò già alla IX^ ICA di Berlino
nel 1993 uno studio su 18 pazienti hiv positivi trattati con
Ipericina con risultati simili. Cè da chiedersi se si
tratta del proseguo di quello studio.
Pitisuttithum et al hanno condotto uno studio sulla sicurezza
dellassunzione di ipericina sintetica per via orale. Un primo
dosaggio di 0.05 mg/Kg su 4 pazienti (CD4 fra 217 e 423) ha
determinato in 3 di essi una media fotosensibilizzazione ed uno ha
dovuto ritirarsi al 17° giorno. Un secondo gruppo di 4 persone
(CD4 fra 24 e 406) ha assunto dosi più elevate di ipericina
(0.16 mg/Kg) ma sono intervenute gravi reazioni di
fotosensibilizzazione in due pazienti (usciti dallo studio) e medie
in altri due. Verranno realizzati altri studi con somministrazione di
0.05 mg/Kg al fine di confermare il massimo dosaggio tollerato che
abbia anche i massimi effetti antiretrovirali.
E bene osservare che lo studio sullipericina di sintesi
è iniziato negli USA nel 1989 e che da allora pochi passi
avanti sono stati fatti con questa formulazione: molti studi sono
stati interrotti per la tossicità e i risultati di altri non
sono mai stati pubblicati. La VIMRx Pharmaceutical che detiene il
brevetto sullipericina di sintesi, in considerazione
dellampio spettro dattività dellipericina
(hiv, herpes sinplex 1 e 2, Epstein-Barr virus, citomegaloviris),
sembra essere intenzionata a brevettare e sfruttare lipericina
per la sterilizzazione delle sacche di sangue e degli
emoderivati.
Il Bosso, lultima novità nel campo delle TnC contro
hiv
Il Bosso è entrato a far parte delle piante utilizzate dalle
PVcHA solo negli ultimi due anni. Più esattamente si tratta di
un estratto di Bosso in compresse (330 mg) denominato SPV-30 prodotto
dallArkopharma francese. Prima di Vancouver erano disponibili
soltanto resoconti anedottici, dati preliminari di uno studio aperto
americano e i risultati di uno studio di fase I su 43 persone
condotto in Francia (Durant 1994). Questultimo studio aveva
evidenziato la sicurezza dellSPV-30 e fornire un primo e
preliminare dato sul miglioramento della conta dei CD4.
A Vancouver sono stati presentati i dati finali dello studio aperto
americano su 400 persone e di quello francese in fase II su 145
pazienti. Si tratta degli studi sulle TnC più ampi e, per
quanta riguarda lo studio francese, di un lavoro condotto secondo le
pratiche di buona sperimentazione clinica, internazionalmente
riconosciute anche dalla medicina ufficiale.
Lo studio americano è stato presentato in due abstract. Un
primo abstract più politico (Stokes et al) ha sottolineato
come sia possibile condurre uno studio aperto anche a partire da una
iniziative delle PVcHA. Infatti Stokers, un attivista della
comunità di base delle persone con hiv e aids, è
riuscito a convincere lArkopharma a fornire gratuitamente il
prodotto per 400 persone (in cambio dei dati clinici e
laboratoristici) e a condurre a conclusione lo studio, creando una
fitta rete di collaborazioni fra persone, medici e ricercatori.
Il secondo abstract (Pharo et al) analizza i dati relativi a 173 dei
400 pazienti citati da Stokers. Al momento del reclutamento i
partecipanti avevano CD4 da 0 a 860, CD8 da 42 a 3269 e carica virale
da 0 a più di 2 milioni copie/ml. Si tratta di uno studio
aperto e le persone assumevano anche altri farmaci antiretrovirali.
Per poter partecipare allo studio era sufficiente che
leventuale assunzione di altri farmaci avesse avuto inizio
almeno due mesi prima dellSPV-30; questo per far sì che
le eventuali novità cliniche e laboratoristiche potessero
essere ragionevolmente imputabili allassunzione
dellSPV-30.
Dopo 6 mesi di trattamento nel 63% dei pazienti si è assistito
ad una diminuzione della carica virale e per il 38% di questi ad una
diminuzione di oltre il 50% (o 0.3 log). Il 41% ha avuto un
incremento di CD4 e il 52% dei CD8. Nel corso dello studio non
è stata notata tossicità, occasionalmente si sono
verificati casi di diarrea e crampi addominali. Nella maggior parte
dei casi si sono verificati aumenti di energia, miglioramento
dellappetito e della concentrazione, un senso generale di
benessere e un aumento di peso.
I risultati di uno studio multicentrico, randomizzato, in doppio
cieco placebo- controllato su 145 pazienti sono stati presentati da
unequipe francese (Durant et al) che ha operato sotto la
supervisione del prof. Luc Montagnier. Lo studio prendeva in
considerazione due dosaggi di SPV-30 (SPV990 e SPV1980, ovvero
rispettivamente 3 e 6 compresse di SPV-30 da 330 mg) verso
placebo.
Il reclutamento riguardava persone hiv positive appartenenti al
II° o III° gruppo (CDC 1987), con CD4 fra 250 e 500 mai
trattati prima con farmaci antiretrovirali.
Lo studio non ha rilevato alcuna differenza statisticamente
significativa fra i tre bracci in quanto a CD4. Per quanto attiene
alla carica virale è stato registrato un aumento maggiore nel
gruppo con placebo e in quello con SPV1980 che non in quello con
SPV990 (p=0.029). La carica virale è rimasta immutata o
è diminuita nel 55% con placebo, nel 56.4% con SPV1980 e
nell81% con SPV990. Per quanto attiene agli abbandoni per
fallimento terapeutico si sono avuti rispettivamente 25.5% abbandoni
con placebo, 20.4% con SPV1980, e 6.3% con SPV990. Ottenendo una
differenza statisticamente significativa (p=0.036).
Questo insieme di risultati fa dire agli autori che lSPV990
rallenta la progressione della malattia in pazienti hiv positivi
asintomatici.
Rimangono aperte alcune importanti questioni che riguardano la
sicurezza per coloro che hanno pochi CD4 (alcune fonti
consiglierebbero cautela con questi pazienti) e
linterpretazione dei dati dello studio francese. Infatti,
rimane da spiegare come mai un dosaggio superiore di SPV-30 abbia
dato risultati pari al placebo. Questa circostanza farebbe pensare
che lSPV-30 non agisca direttamente sulla replicazione virale
ma modulando e influenzando meccanismi immunitari e/o ossidativi.
Inoltre, andrebbero spiegate le ragione per cui lo studio francese in
fase I ha evidenziato un incremento dei CD4 non più osservato
negli studi successivi.
Nessuna sostanza, farmacologica o naturale che sia, ha dimostrato un
effetto risolutivo in monoterapia e, solo la combinazione di
più principi attivi, sembra ottenere risultati significativi
sulla carica virale e sullinfezione in generale. SPV-30
potrebbe essere fra quelle sostanze da utilizzare contro HIV
nellambito di una strategia terapeutica combinata.
Melaleuca contro la Candida orofaringea
Una soluzione orale di Melaleuca (M) è stata somministrata da
Vazquez et al a 12 persone con AIDS affette da Candida albicans e con
resistenze cliniche e micologiche al fluconazone. Queste persone sono
state trattatate con sciacqui di M. per 2-4 settimane, con
monitoraggio e valutazione settimanale e a conclusione dello studio.
I criteri di valutazione adottati nel corso dello studio consistevano
in: cura clinica in caso di scomparsa delle lesioni; miglioramento in
caso di scomparsa del 50% delle lesioni e dei sintomi della malattia;
cura micologica in caso di CFU/ml inferiore a 50.
Alla seconda settimana 7 dei 12 pazienti riportavano miglioramenti;
alla quarta settimana 10 su 12 hanno mostrato una chiara reazione
alla terapia (5 pazienti curati, 5 miglioramenti e 2 non risposte).
La risposta micologica è stata rilevata in 8 pazienti (4 cure,
4 miglioramenti). 2 pazienti non hanno risposto alla terapia e per
gli altri 2 non è stata fatto la conta CFU. Alla fine della 4^
settimana non si sono presentate ricadute.
Aglio contro Cryptosporidium Parvum.
Fareed et al hanno presentato uno studio su un concentrato di aglio
(30 mg di allicina) diluito in 90 cc di acqua distillata
somministrato bi-giornalmente (una prima assunzione orale ed una
seconda rettale per enteroclisma) a 20 pazienti (15 con CD4 <
50mm3) con scariche diarroiche e feci positive a Cryptosporidium
Parvum (CP). Per 18 pazienti pazienti la valutazione del trattamento
si è resa possibile per almeno tre settimane in cui è
stata registrata una generale diminuzione dei movimenti intestinali
e, per 8 di questi, una stabilizzazione o un leggero incremento del
peso corporeo. Risultati confermati per 10 pazienti alla 6 settimana
di trattamento. Fra gli 8 pazienti rimasti dopo 8 settimane di
trattamento 4 hanno continuato a presentare negatività al C.P.
negli esami delle feci. Il preparato è stato ben tollerato e,
se si considera la mancanza di terapie convenzionali efficaci contro
CP, lutilizzo di alti dosaggi di aglio appare un possibile
regime terapeutico per pazienti con meno di 100 CD4 mm3. La stessa
équipe ha in progetto altri studi.
Erbe Ugandesi per Diarrea Cronica e Herpes Zoster
A Kampala sono stati condotti 2 studi (Homsy J et al) su 465 pazienti
hiv positivi con Diarrea cronica (DC) e Herpes Zoster (HZ) trattati
con erbe locali (EL). I risultati sono stati confrontati con quelli
ottenuti in gruppi di controllo (GdC) che hanno coinvolto altri 194
pazienti con DC e HZ trattati con il miglior trattamento medico
disponibile, compreso acyclovir per HZ. Nella prima fase dello studio
sono stati reclutati 243 pazienti (200 DC e 42 HZ) trattati con EL e
113 (60 DC e 53 HZ) del GdC; nella seconda fase 222 pazienti (88 DC e
134 HZ) trattati con EL e 81 del GdC (39DC e 42 HZ).
Le lesioni dellHZ sono guarite in egual misura sia nel
trattamento con erbe che in quello farmacologico ma, un numero minore
di persone trattate con EL ha lamentato nevralgia post-herpetica al
termine del follow-up (11% trattati con EL contro 44% del GdC in fase
I, 16% EL contro 40% GdC in fase II, p<0.05). Nella DC si è
avuto una risposta significativa (nessuna ricorrenza per almeno 2
settimane) più frequente nelle persone trattate con erbe
piuttosto che con i farmaci (69% EL contro 33% GdC in fase I; 78% EL
25% GdC in fase II; p<0.05). La conta dei CD4 è declinata
nella stessa misura in tutti i trattamenti. Gli autori dello studio
concludono affermando che i trattamenti con erbe possono essere
valutati con semplici e sistematici trials clinici. Inoltre affermano
che, in considerazione del fatto che i trattamenti a base di EL si
sono dimostrati ugualmente, se non maggiormente, efficaci dei
medicinali convenzionali, tali trattamenti dovrebbero essere messi a
disposizione presso le cliniche dellAIDS in Uganda.
Gli autori di questo studio stanno attualmente conducendo una
ricerca, sempre in Uganda, sullefficacia di EL su eruzioni
cutanee generalizzate e Candidiasi orale. Tutti questi studi sono
stati promossi e finanziati da THETA, uniziativa di
Medici senza Frontieri e della TASO (The AIDS Support
Organization) di Kampala nellambito della quale si stanno anche
formando alcune decine di guaritori locali nel trattamento di hiv e
aids con la medicina tradizionale.
Le Medicine Tradizionali e linfezione da hiv
NellXI ICA sono stati presentati diversi lavori che hanno
passato in rassegna lattività anti-hiv delle piante
utilizzate nella farmacopea tradizionale.
Caprani et al hanno presentato uno studio sullutilizzo di una
combinazione di 3 erbe brasiliane denominata CHAM3 assunte per il
periodo di 9 mesi da 12 persone con hiv; 9 in monoterapia con CHAM3 e
tre con contemporanea assunzione di terapia ufficiale. In tutti i
pazienti sono stati riscontrati drastici miglioramenti dei parametri
di laboratorio (media CD4 da 207 a 460 mm3, p=0.0025; CD8 da 853 a
960, p=0.72) e non si sono verificati effetti collaterali
avversi.
Uno studio Ugandese (Ssemukasa) ha messo assieme 73 persone con
cognizione ed esperienza sulle erbe locali ed ha individuato quelle
localmente utilizzate su hiv, aids e malattie opportunistiche. Come
risultato sono stati aperti dei giardini botanici e 25 diverse erbe
sono state raccomandate e messe a disposizione delle PVcHA.
Uno studio sulla medicina ayurvedica (Prakash Bora et al) ha preso in
esame lattività di una formula ayurvedica su 14 pazienti
con infezione da hiv. Dopo 12 settimane di trattamento la conta media
dei CD4 è aumentata da 479 a 511, quella dei CD8 da 576 a 847;
le b2microglobuline sono diminuite in 13 pazienti
Più di 10 lavori sono stati presentati sulle Medicina
Tradizionale Cinese (MTC).
Uno studio (Shide et al) ha preso in esame le erbe medicinali cinesi
e ha evidenziato che delle 700 erbe che vengono utilizzate dalla
Medicina Tradizionale (MTC) 90 hanno una qualche attività (da
sole o in associazione) contro hiv.
Due abstract hanno preso in esame lattività di una
formulazione cinese a base di erbe fra cui la Viola Yodoensis e
Astragalus mambranaceous. Questa formula denominata ZY-1 avrebbe
dimostrato una certa efficacia su 104 pazienti trattati in Tanzania.
Uno studio (Guan C.F. et al) su scimmie infettatate da SIV che
comparava un trattamento a base di ZY-1 con AZT e gruppo di controllo
avrebbe evidenziato per ZY-1 una riduzione della carica virale, un
incremento dei CD4 e del rapporto CD4/CD8. Unaltro studio (Lu
Weibo et al) ha riportato i risultati del trattamento di 52 persone
con hiv trattate con ZY-1. Dopo il trattamento la maggior parte dei
sintomi presenti allinizio dello studio risultava alleviata
(astenia, diarrea, manifestazioni cutanee etc). La
funzionalità immunitaria risultava migliorata in 14 pazienti e
invariata in 16.
Unaltra formulazione cinese denominata The spring of
life (SOL) è stata somministrata al dosaggio di 15 gr
due volte al giorno per 3 mesi a 27 persone con hiv (Liyung K. et al)
poi seguite con un follow-up di 20 mesi. Gli autori riferiscono di
aver ottenuto buoni risultati su 25 dei 27 casi trattati con SOL in
quanto a qualità della vita, controllo infezioni
opportunistiche e andamento dei dati di laboratorio (Hb, WBC,
linfociti totali, CD4 e CD8). In studi in vitro SOL inibisce HIV-1 e
HIV-2 e diversi batteri. In test di tossicità acuta e cronica
il SOL ha dimostrato di non essere tossico.
Young et al hanno trattato per 12 settimane 391 pazienti con
agopuntura e una formula standardizzata di MTC. 286 persone hanno
completato lo studio, 172 asintomatici, 39 in ARC e 75 in aids. Fra
la prima e la 12 settimana vi sarebbe stata una diminuzione
statisticamente rilevante del numero medio dei sintomi.
Medicina Tradizionale cinese e aids pediatrico
E sempre molto raro trovare degli studi e dei dati sulle TnC e
laids pediatrico. LXI^ ICA ha rappresentato
uneccezione anche in questo campo. Michio T. et al hanno
presentato i risultati di uno studio durato tre anni e mezzo che ha
coinvolto 40 bimbi con aids. I bimbi sono stati trattati con
formulazioni a base di erbe la cui composizione specifica è
stata progressivamente adattata in funzione delle condizioni
cliniche. Ogni due mesi venivano prese le misure morfometriche e
fatti gli esami. Sono stati utilizzati come controllo 80 casi
trattati con medicine ufficiali. Il gruppo trattato con MTC risultava
significativamente migliorato in quanto a misure antroprometriche e
infezioni opportunistiche. Questo miglioramento è stato
confermato anche da un aumento dei CD4. Confrontato con il gruppo di
controllo il tasso di mortalità era inferiore di 1/3. Gli
autori della ricerca concludono dicendo che il trattamento
dellaids con erbe cinesi è possibile , sicuro e migliora
la qualità della vita e lo stato del sistema immunitario,
permettendo al paziente di recuperare una condizione di
asintomaticità.
Considerazioni
lXI^ Conferenza Internazionale AIDS, come abbiamo già
sottolineato, è stata molto importante per le TnC.
La qualità e la quantità dei lavori presentati ha
finalmente reso visibile parte del grande potenziale di cura delle
TnC per le PVcHA. Sembrerebbe quasi di trovarsi ad un punto di non
ritorno, ad un punto di svolta per le TnC. Inoltre molti dei lavori
presentati sono stati realizzati in Uganda, Brasile, Cina e altri
paesi in via di sviluppo a beneficio degli abitanti di quei paesi e
utilizzando le loro medicine tradizionali. Finalmente assistiamo ad
uno sforzo finalizzato a rendere disponibile e ad ottimizzare il
grande potenziale terapeutico delle medicine tradizionali nei loro
paesi dorigine.
Limpatto delle TnC allXI^ ICA è stato tale che il
forum delle associazioni e delle PVcHA (Community Forum) ne ha fatto
uno dei propri punti qualificanti e ha chiesto su questo un impegno
sostanziale a tutti i governi del mondo. Inoltre, in occasione di un
incontro fra le associazioni di lotta contro laids e i
responsabili dellorganizzazione della prossima ICA, questi
ultimi si sono formalmente impegnati a dare più spazio alle
TnC in occasione della prossima conferenza internazionale che si
terrà a Ginevra nel 1988.
Un aspetto che indirettamente inciderà sullo studio e sulla
sperimentazione delle TnC è la messa a punto e la conferma
della validità e affidabilità dei tests sulla carica
virale (Gallyot R. et al, Graham NMH et al, Levin J., Bakerr R.).
Grazie alla disponibilità e alla validazione dei tests sulla
carica virale è ora possibile realizzare una prima valutazione
di attività clinica anche attraverso piccoli, brevi, limitati
e, più economici studi clinici; aprendo così una nuova
possibilità anche alle TnC.
In Italia da più parti è venuta la richiesta di
riservare una maggiore attenzione alle TnC (TnC-1: TnC-2), ma poco
sembra muoversi e molto lentamente. Confidiamo che i risultati di
questa Conferenza Internazionale possano aiutare le TnC ad uscire dal
limbo e dal confino anche nel nostro paese.
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