Monografie sulla nutrizione

Abstract

Dieta e omega-3 su trigliceridi e sindrome metabolica in persone con HIV

Woods MN, Wanke CA, Ling PR, et al. Effect of a dietary intervention and n-3 fatty acid supplementation on measures of serum lipid and insulin sensitivity in persons with HIV. Am J Clin Nutr 2009 Dec;90(6):1566-78

Nelle persone con HIV sono stati segnalati elevati valori di trigliceridi e basse concentrazioni di colesterolo HDL, il colesterolo "buono". Ricercatori USA hanno quindi valutato gli effetti della dieta unitamente alla supplementazione con acidi grassi omega-3 sui livelli serici di trigliceridi e sui marcatori relativi alla sensibilità insulinica. Sono state incluse nello studio 54 persone con HIV, elevati valori di trigliceridi (> 150 mg/dL) e/o anormali valori dell'indice QUICKI (Quantitative Insulin Sensitivity Check Index; <0.35 ma > 0,30). I partecipanti del gruppo attivo hanno assunto una dieta controllata (grassi totali, tipo di grassi, fibre e carico glicemico) e una supplementazione a base di acidi grassi omega-3 (6 gr/die). L'assegnazione al gruppo attivo e al gruppo di controllo è stata ottenuta attraverso randomizzazione. In momenti diversi (basale, settimana 3 e 13) sono stati valutati, in entrambi i gruppi, i lipidi serici, i marcatori di sensibilità all'insulina, gli acidi grassi dei fosfolipidi. Dalla sperimentazione è emerso che, nel gruppo attivo, i trigliceridi sono diminuiti (fra i valori basali e quelli a 3 settimane) da (mediana) 180 mg/dL (range interquartile: 141, 396) a 114 mg/dL (range interquartile: 84, 169), mentre sono rimasti stabili nel controllo di gruppo (P = 0.003). Nel gruppo attivo, gli acidi grassi dei fosfolipidi hanno registrato una diminuzione della lipogenesi de novo e una diminuzione in acido arachidonico (%nmol, p </ = 0,001). A 3 settimane, l'area sotto la curva relativa all'insulina è diminuita, ma non in modo significativo. Nelle loro conclusioni i ricercatori evidenziano il fatto che, in questo studio, dieta e supplementazione con omega-3 sono stati in grado di ridurre drasticamente i trigliceridi serici, di diminuire l'acido arachidonico nella frazione fosfolipidica e sembrano in grado di diminuire la lipogenesi de novo associati alla sindrome metabolica. Ricerca realizzata da associati a: Department of Public Health and Community Medicine, Nutrition/Infection Unit, Tufts University School of Medicine, Boston, MA e Gastroenterology, Department of Medicine, Beth Israel Deaconess Medical Center, Boston, MA, USA.

 

 

Alfa-tocoferolo e ritonavir

Guo W, Zingg JM, Meydani M, Azzi A. Alpha-Tocopherol counteracts ritonavir-induced proinflammatory cytokines expression in differentiated THP-1 cells. Biofactors. 2008;31(3-4):171-179.

E' noto che il trattamento dell'infezione da HIV con -fra l'altro- inibitori della proteasi ha notevolmente incrementato le aspettative di vita delle persone con questa infezione. Tuttavia, uno degli effetti collaterali degli inibitori della proteasi di HIV è lo sviluppo precoce di aterosclerosi, la cui specifica patogenesi molecolare rimane poco chiaro. In precedenza è stato segnalato che l'alfa-tocoferolo (alfa-T) normalizza la sovraespressione di CD36 indotta da ritonavir e riduce l'uptake di oxLDL in cellule THP-1. Dal momento che l'infiammazione è un fattore importante nella patogenesi dell'aterosclerosi, è stato ipotizzato che gli inibitori della proteasi, come ad esempio il ritonavir, aumentino la sintesi di citochine proinfiammatorie e che la supplementazione con alfa-T possa contrastare questo effetto (sopprimendo i livelli di citochine proinfiammatorie). In questa sperimentazione, è stato rilevato che dopo la differenziazione di THP-1 in macrofagi , il trattamento con ritonavir (10 microg/ml) ha aumentato l'espressione di citochine proinfiammatorie, IL-6, MCP-1 e IL-8 (sia in termini di mRNA che di proteine). Questi effetti indotti dal ritonavir sono stati notevolmente soppressi dal trattamento con 50 muM di alfa-tocoferolo. Gli autori della sperimentazione concludono il report inerente ai risultati della loro sperimentazione affermando che il ritonavir può indurre la sintesi di citochine proinfiammatorie THP-1/macrofagi; circostanza che può essere associata allo sviluppo di aterosclerosi prematura in pazienti trattati con ritonavir. Tale negativo effetto sembra poter essere impedito dalla somministrazione di alfa-tocoferolo. Ricerca realizzata da associati a: Vascular Biology Laboratory, JM USDA-HNRCA at Tufts University, Boston, MA, USA.

 

Polineuropatia e ALCAR: dosaggi e regimi terapeutici

Herzmann C, Whiting SJ, Thomas M, Byrne P, Johnson MA, Youle M. Pharmacokinetics of Acetyl-L-Carnitine Given in Single or Multiple Doses to HIV-1 Infected Patients with Toxic Peripheral Polyneuropathy. Open AIDS J. 2008;2:39-42.

L'utilizzo di inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI) nel trattamento dell'infezione da HIV è spesso associato a polineuropatia tossica da antiretrovirali (ATN). Studi precedenti suggeriscono che il trattamento a lungo termine con acetil-L-carnitina (ALCAR; 1,5 grammi due volte al giorno) migliora i sintomi e promuove la rigenerazione dei nervi. Non è però noto se il profilo farmacocinetico di ALCAR permette la somministrazione una sola volta al giorno. 23 persone con HIV in trattamento con ALCAR per ATN hanno mutato il loro regime di trattamento da due ad una somministrazione die (studio crossover). Il regime di trattamento è stato modificato da 1,5 grammi due volte al giorno a 1 gr (4 pazienti), 2 gr (7), e 3 gr (12) una volta al giorno. Dodici volontari sani sono stati utilizzati come controllo. Nel corso dello studio sono stati valutati i livelli plasmatici di ALCAR e del suo metabolita L-carnitina. I pazienti in trattamento con ALCAR presentavano livelli più elevati dei soggetti di controllo. I livelli post-somministrazione non sono risultati significativamente diversi da quelli pre-somministrazione, in nessuno dei grupppi di trattamento. Le concentrazioni di ALCAR pre/post sono risultate essere 7,6 / 7,7 - 7,1 / 6,8 - 7,7 / 6,8 e 7,1 / 7,5 micromol/l rispettivamente per 1,5 grammi due volte al giorno, 1 grammo una volta al giorno, 2 grammi una volta al giorno, 3 grammi una volta al giorno. Tutti i valori sono risultati significativamente più elevati rispetto alle concentrazioni medie registrate nel gruppo di controllo (4,3 micromol/l). Per ALCAR e L-carnitina, i livelli registrati con una sola somministrazione quotidiana non differiscono da quelli che si hanno con due somministrazioni/die. La somministrazione di ALCAR una sola volta al giorno può determinare livelli plasmatici simili alla doppia somministrazione quotidiana. Rimangono ancora sconosciute le concentrazioni intra-mitocondriali che dovranno essere oggetto di appositi studi. Complessivamente, il profilo farmacocinetico di ALCAR (somministrata oralmente) è complesso e rischia di essere fortemente influenzato dalle concentrazioni endogene. Ricerca realizzata da associati a: Vivantes Auguste Viktoria Klinikum, Berlino, Germania.

 

 

Acido alfa-lipoico: effetti positivi in persone con HIV

Jariwalla RJ, Lalezari J, Cenko D, Mansour SE, Kumar A, Gangapurkar B, Nakamura D. Restoration of blood total glutathione status and lymphocyte function following alpha-lipoic acid supplementation in patients with HIV infection. J Altern Complement Med. 2008 Mar;14(2):139-46.

Negli ultimi anni l'acido alfa-lipoico ha assunto un'importanza sempre maggiore come integratore nutrizionale da impiegarsi in presenza di una serie di malattie e di disturbi. Ricercatori USA hanno realizzato una sperimentazione clinica finalizzata a valutare gli effetti dell'integrazione con acido alfa-lipoico (ALA) sui livelli ematici di glutatione totale (GSH + GSSG) e sul miglioramento delle funzioni linfocitarie in pazienti con HIV (human immunodeficiency virus) sottoposti a trattamento antiretrovirale fortemente attivo (HAART). Si è trattato di uno studio clinico in doppio-cieco, randomizzato e controllato verso placebo realizzato presso due centri medici: una clinica oculistica dell'ospedale di San Jose e un centro clinico di ricerca a San Francisco negli USA. Sono stati reclutati nello studio 33 pazienti HIV-positivi (uomini e donne ) con carica virale >10.000 copie/cm(3), nonostante HAART, di età compresa tra 44 e 47 anni. I pazienti sono stati assegnati random al trattamento con ALA (300 mg tre volte al giorno) o placebo corrispondente per 6 mesi. Quali principali misure di risultato sono state adottate: cambiamento dello stato complessivo del glutatione ematico, della proliferazione dei linfociti T in risposta ai mitogeni, della conta delle cellule CD4 e della carica virale. Dopo sei mesi i valori medi del glutatione totale sono aumentati significativamente nel gruppo supplementato con acido alfa-lipoico (1,34 +/- 0,79 verso 0,81 +/- 0,18 mmol/L) rispetto a cambiamenti insignificanti (0,76 +/-0,34 verso 0,76 +/- 0,22 Mmol/l) nel gruppo placebo (ALA verso placebo: p = 0,04). La proliferazione dei linfociti T in risposta ai mitogeni è risultata significativamente maggiore (o comunque stabilizzata) dopo 6 mesi di supplementazione con ALA, rispetto al calo progressivo che è stato registrato nel gruppo placebo (ALA verso placebo: p <0,001 con fitoemagglutinina (PHA); p = 0,02 con anticorpi monoclonali anti-CD3). E' stata inoltre osservata una correlazione positiva fra i livelli totali di glutatione ematico e la risposta dei linfociti alla stimolazione con anti-CD3 (R(2) = 0.889). Non sono stati registrati cambiamenti significativi relativamente ai livelli di HIV RNA e della conta dei CD4 (ALA verso controllo). La supplementazione con acido alfa-lipoico ha quindi avuto un impatto positivo sulle persone con HIV e AIDS, ripristinando i livelli di glutatione e migliorando la reattività dei linfociti T ai mitogeni. Risultati della ricerca presentati da associati a: California Institute for Medical Research, San Jose, CA, USA.

 

Probiotici e CD4 in bimbi sieropositivi

Trois L, Cardoso EM, Miura E. Use of Probiotics in HIV-infected Children: A Randomized Double-blind Controlled Study. J Trop Pediatr. 2008 Feb;54(1):19-24.

L'infezione da HIV e l'AIDS sono caratterizzate da disfunzione delle cellule immunitarie e, successivamente, da una vera e propria immunodeficienza. A questo quadro generale si associano poi una grande gamma di sintomi e malattie associate, fra le quali sono significativamente rappresentati i disturbi intestinali. Disfunzione immunitaria e disturbi intestinali sono due variabili che suggeriscono l'opportunità di sperimentare i probiotici in persone con HIV e AIDS. Infatti, è oramai dimostrato che i probiotici possono agire sia a livello di benessere intestinale che immunitario e che le due cose sono spesso fra loro connesse. Ricercatori brasiliani hanno quindi realizzato uno studio finalizzato a stabilire se l'utilizzo dei probiotici era o meno in grado di migliorare la risposta immunitaria in termini di cellule CD4 e di ridurre il numero di feci liquide. Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio-cieco e controllato verso placebo che ha coinvolto 77 bimbi (2-12 anni) con infezione da HIV assegnati al trattamento (2 mesi) con probiotici (formula contenente Bifidobacterium bifidum con Streptococcus thermophilus -2.5 x 10(10) unità formanti colonie) o con sola formula standard (gruppo di controllo). La conta dei CD4 (cellule mm(-3)) è stata realizzata all'inizio e alla fine dello studio. La qualità e la frequenza delle feci è stata valutata attraverso un questionario. Dalla sperimentazione è emerso un aumento della conta dei CD4 nel gruppo con probiotici (791 cellule mm(-3)) e una lieve diminuzione nel gruppo di controllo (538 cellule millimetri (-3)). Dalla baseline il cambiamento medio di cellule CD4 era di +118 cellule mm(-3) per il gruppo con probiotici e -42 cellule mm(-3) per i bimbi del gruppo di controllo (p = 0.049). E' stato inoltre registrata una riduzione simile relativamente al miglioramento della consistenza delle feci (p <0.06), con un risultato leggermente migliore nel gruppo trattato con probiotici, senza però che sia emersa fra i due gruppi una differenza statisticamente significativa (p <0,522). Dalla sperimentazione è emerso che l'integrazione con probiotici potrebbe determinare vantaggi sul piano immunologico. I risultati dello studio necessitano comunque di ulteriori approfondimenti. Ricerca realizzata da associati a: Department of Nutrition, Unilasalle, Brasile.

Un'esperienza italiana su omega-3 e ipertrigliceridemia in persone con HIV

Ranieri R. Effetto degli acidi grassi omega-3 sull'assetto lipidico di pazienti HIV positivi in terapia antiretrovirale: esperienza personale in un gruppo di 20 soggetti. Infez Med. 2007 Dec;15(4):237-41.

Negli ultimi anni sono stati pubblicati i risultati di una serie di studi clinici sull'efficacia del trattamento con acidi grassi omega-3 dell'ipertrigliceridemia in persone con HIV in trattamento antiretrovirale altamente attivo (HAART). La rivista italiana “Le infezioni in Medicina” ha pubblicato nell'ultimo numero del 2007 i risultati di uno studio clinico preliminare a disegno aperto realizzato da un medico della Clinica di Malattie Infettive e Tropicali dell'Ospedale San Paolo di Milano. Nel report che segnala i risultati ottenuti, l'autore della sperimentazione riassume in via preliminare i risultati finora documentati in letteratura, ed in particolare una coerente osservazione migliorativa dell'ipertrigliceridemia (3 e 9 gr/die di omega-3) e singole segnalazione di potenziali incidenze sui livelli di colesterolo totale e LDL, oltre che relativamente alla conta dei linfociti CD4 (3-4 gr/die). Lo studio ha coinvolto 20 pazienti HIV positivi (12 maschi e 8 donne) a diversi stadi di malattia afferenti all'ambulatorio di Malattie Infettive dell'Ospedale San Paolo. Tutti i pazienti erano in trattamento con HAART. I pazienti hanno ricevuto counselling sullo stile di vita e si sono impegnati per 6 mesi ad una dieta ipolipemizzante e all'assunzione di 3 gr/die di acidi grassi omega-3. A conclusione della sperimentazione i pazienti hanno registrato lievi discostamenti, non significativi, dei livelli di colesterolo totale, colesterolo LDL e conta dei linfociti CD4. I livelli dei trigliceridi sono invece scesi da valori medi di 290,35 +/- 48,51 a 223,05 +/- 39.72, con una differenza statisticamente significativa (p<0,001). Come correttamente segnalato dall'autore, pur trattandosi di uno studio aperto (esposto a tutti i bias del disegno sperimentale non RCT e privo di un controllo verso sola dieta ipolipemizzante), i risultati ottenuti sono coerenti ad altri ottenuti nell'ambito di studi più strutturati. Il trattamento è risultato ben tollerato (cosa importante per persone che assumono molti farmaci) e ha permesso, tra l'altro, di evitare il passaggio ad altra terapia a minor impatto lipidico. Queste ed altre considerazioni permettono di trarre un riscontro positivo e suggeriscono l'opportunità di approfondire ulteriormente il potenziale terapeutico degli omega-3 in persone con HIV. Il report è liberamente consultabile in forma integrale e in lingua italiana nel sito della rivista che lo ha pubblicato (www.infezmed.it).

 

 

Il punto su neuropatia e acetil-L-carnitina

Supplemento 1 al n° 21 di CNS Drugs. Youle M. pag :25-30 (Acetyl-L-carnitine in HIV-associated antiretroviral toxic neuropathy); De Grandis D. pag :39-43 (Acetyl-L-carnitine for the treatment of chemotherapy-induced peripheral neuropathy: a short review); Sima AA. pag 13-23 (Acetyl-L-carnitine in diabetic polyneuropathy: experimental and clinical data)

La rivista “CNS Drugs” pubblica (suppl.to al n. 21 del 2007) 5 articoli che fanno il punto su acetil-L-carnitina (ALC) come trattamento della neuropatia periferica (indotta da chemioterapici, diabetica e associata a HIV). ALC si è dimostrata efficace nel trattamento delle neuropatie dovute a tossicità mitocondriale indotta da farmaci NRTI in persone con HIV. ALC in questi casi migliora il neurotrofismo, generando una riduzione dei sintomi e promuovendo la rigenerazione dei nervi (miglioramento clinico mantenuto anche fino a 4 anni); ha inoltre una serie di altri effetti metabolici benefici per le persone con HIV. Si tratta di un trattamento sicuro. Diversi studi clinici, realizzata con diverse vie di somministrazione (orale o intramuscolare, in bustine o compresse) supportano l'efficacia di ALC (Youle M). La neuropatia periferica è una grave complicanza anche quando è associata all'utilizzo di farmaci chemioterapici come i composti del platino, i taxani e gli alcaloidi della vinca. In questo caso la neurotossicità non dipende solo dal farmaco utilizzato ma anche dalla ridotta capacità dei nervi a far fronte al processo di danneggiamento. Si tratta di una neurotossicità fortemente invalidante che ha un impatto significativo sulla qualità della vita. Inoltre, il rischio di tossicità cumulativa può limitare l'utilizzo di agenti chemioterapici altamente efficaci. ALC svolge un ruolo essenziale nel metabolismo intermedio. Le sue attività includono oltre alla già ricordata azione positiva a carico dei mitocondri e attività neurotrofiche e neuroprotettive, anche attività antiossidanti e di stabilizzazione delle membrane intracellulari. In diversi setting sperimentali, la somministrazione in funzione preventiva di ALC ha impedito la comparsa di neurotossicità periferica comunemente indotta da agenti chemioterapici. Queste evidenze sperimentali hanno portato alla sperimentazione di ALC in pazienti tumorali e i risultati preliminari di queste ricerche hanno confermato il buon profilo di tollerabilità e di efficacia di ALC anche sulle neuropatie periferiche indotte da chemioterapici. Nel report sono segnalati i risultati di uno studio le cui conclusioni supportano l'utilizzo di ALC nei pazienti con tumore e persistente neuropatia indotta da paclitaxel e cisplatino (De Grandis D.). La polineuropatia diabetica (PND) è la più comune complicanza tardiva del diabete mellito. I meccanismi sottostanti la PND in corso di diabete di tipo I e di tipo II in parte si sovrappongono e in parte differiscono. I farmaci sperimentati in passato per combattere la PND si sono rivelati deludenti, soprattutto a causa del fatto che riuscivano ad agire solo verso un numero limitato dei diversi target coinvolti nella PND. Al contrario, l'introduzione di ALC sembra essere promettente proprio per i suoi molti target potenziali. Alcuni studi hanno documentato la fondatezza delle molte aspettative che l'introduzione di ALC ha alimentato nel trattamento della polineuropatia diabetica (Sima AA).

 

Acetil-l-carnitina e neuropatia

Youle M, Osio M; on behalf of the ALCAR Study Group. A double-blind, parallel-group, placebo-controlled, multicentre study of acetyl l-carnitine in the symptomatic treatment of antiretroviral toxic neuropathy in patients with HIV-1 infection. HIV Med. 2007 May;8(4):241-50.

Gli inibitori della trascrittasi inversa nucleosidi (NRTIs) interrompono la sintesi del DNA mitocondriale nel neurone, con conseguente neuropatia tossica da antiretrovirali (ATN). Acetil-l-carnitina (ALCAR) incrementa il supporto neurotrofico dei neuroni sensoriali, determinando un sollievo dei sintomi e la rigenerazione dei nervi. Ricercatori inglesi hanno realizzato uno studio clinico finalizzato a valutare la sicurezza e l'efficacia (comparata a placebo) del trattamento intramuscolare con ALCAR in pazienti HIV-positivi con polineuropatia distale simmetrica sintomatica. Sono stati reclutati 90 pazienti assegnati random al trattamento intramuscolare con ALCAR [500 mg due volte al giorno; n=43] o placebo (n=47) per un periodo di 14 giorni, seguito da altri 42 giorni con trattamento orale di ALCAR (1000 mg due volte al giorno). La valutazione del dolore è stata realizzata avvalendosi di una scala analogica visiva (VAS) e degli indici STT (Total Symptom Score), CGIC (Clinical Global Impression of Change), MPQ (McGill Pain Questionnaire) e valutando l'esigenza di trattamenti analgesici di salvataggio. Non sono state osservate differenze statisticamente significative relativamente ai punteggi VAS al 14° giorno di trattamento (analisi ITT), ma la valutazione di efficacia nel gruppo trattato con ALCAR ha rivelato una riduzione significativamente maggiore del dolore rispetto al gruppo placebo (P=0.022). La percentuale di pazienti con un miglioramenti dei punteggi SST dopo 14 giorni era maggiore nel gruppo con ALCAR rispetto al gruppo placebo, ma le differenze non sono risultate statisticamente significative. Durante la fase di studio a disegno aperto, i pazienti hanno avvertito un miglioramento nel dolore, come misurato dai punteggi VAS, SST e MPQ. I ricercatori concludono il loro lavoro evidenziando che la somministrazione intramuscolare di ALCAR in pazienti HIV-1- positivi con ATN sintomatica riduce significativamente il dolore. Il trattamento si è rivelato generalmente sicuro e ben tollerato. Ricerca realizzata da associati a: Royal Free Centre for HIV Medicine, Royal Free Hospital, London, UK.

 

Lipoatrofia HAART-correlata: una speranza dall'uridina

Sutinen J, Walker UA, Sevastianov K, Klinker H, Häkkinen AM, Ristola M, Yki-Järvinen H. Uridine supplementation for the treatment of antiretroviral therapy-associated lipoatrophy: a randomized, double-blind, placebo-controlled trial. Antivir Ther. 2007;12(1):97-105.

La terapia di combinazione molto attiva verso HIV (HAART) è associata a lipoatrofia, probabilmente dovuta a tossicità mitocondriale (TM) da NRTI (inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici). In vitro l'uridina annulla la tossicità indotta da analoghi della timidina in adipociti. Sono stati quindi valutati gli effetti di un integratore nutrizionale (NucleomaxX) a base di estratto di canna da zucchero (Mitocnol) ad elevato contenuto di nucleosidi, ed in particolare di uridina (17%). Obiettivo dello studio era di verificare se questo integratore era in grado di contrastare la lipoatrofia dovuta al trattamento antiretrovirale con NRTI . Sulla natura eziopatologica di questi disturbi i ricercatori non sempre sono concordi ma, una sempre maggiore mole di dati, permette di individuare nella tossicità mitocondriale (TM) indotta da NRTI uno dei meccanismi coinvolti in molti effetti collaterali. I meccanismi chiamati in causa nella TM sono diversi e implicano, fra l'altro: l'integrazione di analoghi nucleosidi nel DNA mitocondriale (mtDNA), inibizione delle polimerasi e conseguente deplezione di mtDNA, inibizione di DHODH (come conseguenza della deplezione di mtDNA e ridotta funzionalità della catena respiratoria mitocondriale) e quindi della sintesi di uridina (con ridimensionamento del pool di pirimidina di cui l'uridina è un precursore). Processi che possono essere fra loro interconnessi e conseguenti. Indipendentemente dal meccanismo implicato, una precedente osservazione aveva permesso di registrare un miglioramento della lipodistrofia in persona con HIV trattate con NucleomaxX. E' stato quindi realizzato uno studio clinico randomizzato e controllato verso placebo che ha coinvolto 20 persone con HIV in trattamento con analoghi timidinici, d4T o AZT (nessuno ddI) che hanno assunto NucleomaxX (36 grammi, tre volte al giorno per 10 giorni consecutivi al mese per 3 mesi) o placebo. La composizione corporea è stata valutata attraverso la densitometria digitale a raggi X, spettroscopia protonica e MRI. Una persona del gruppo placebo è morta di infarto e un'altra del gruppo di trattamento ha abbandonato lo studio a causa del sapore del trattamento. L'analisi è stata quindi fatta sui 18 casi (15 uomini, 3 donne) rimanenti. Gli aumenti medi di grasso degli arti (880 +/- 140 verso 230 +/- 270 g; P < 0.05) intra-addominale (210 +/- 80 verso -80 +/- 70 cm3; P < 0.05) e corporeo totale (1920 +/- 240 verso 240 +/- 520 g; P < 0.01) sono risultati significativamente maggiori nel gruppo trattato con uridina, rispetto al gruppo placebo. All'interno del gruppo trattato con uridina, i cambiamenti a 3 mesi dalla baseline erano statisticamente significativi sia relativamente al grasso totale degli arti (P < 0.001), del grasso intra-addominale (P < 0.05) e del grasso corporeo totale (P < 0.001). Il grasso epatico e la massa magra corporea sono rimasti invariati in entrambi i gruppi. Le concentrazioni di colesterolo HDL sono diminuite nel gruppo con uridina e aumentate nel gruppo placebo; mentre le concentrazioni seriche di insulina a digiuno non hanno subito cambiamenti. La supplementazione con uridina è stata ben tollerata e l'azione antivirale del trattamento HAART non è stata influenzata. Gli autori della ricerca ritengono che la supplementazione con uridina incrementa significativamente la massa grassa sottocutanea in pazienti con lipoatrofia, senza compromettere il trattamento HAART. Ricerca realizzata da associati a: Division of Diabetes, Department of Medicine, Helsinki University Central Hospital, Helsinki, Finlandia.

Uridina efficace nella lipoatrofia, ma senza attività su mtDNA

McComsey GA, O'riordan M, Setzer B, Lebrecht D, Baron E, Walker UA. Uridine supplementation in HIV lipoatrophy: pilot trial on safety and effect on mitochondrial indices. Eur J Clin Nutr.2008 Aug;62(8):1031-7.

L'uridina è in grado di contrastare la tossicità mitocondriali indotta da inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici (NRTI) in colture cellulari di adipociti. Ricercatori USA hanno quindi studiati gli effetti della supplementazione con uridina sui livelli di DNA mitocondriale (mtDNA) negli adipociti in persone HIV positive con lipoatrofia. In particolare 16 pazienti con lipoatrofia in trattamento con terapia antiretrovirale fortemente attiva (HAART) comprendente stavudina sono stati arruolati nello studio e sono stati trattati con NucleomaxX, un integratore nutrizionale con una elevata biodisponibilità di uridina (36 gr tre volte al giorno per 16 settimane). I pazienti sono stati seguiti per altre 16 settimane dopo la sospensione dell'integrazione con NucleomaxX. Il regime HAART è rimasto inalterato durante l'intero periodo di sperimentazione. 14 pazienti hanno terminato lo studio. Sono stati registrati due ritiri prima della settimana 4 per ragioni indipendenti dallo studio. Nessun evento avverso è stato registrato durante lo studio. I livelli di HIV1-RNA, dei CD4, degli enzimi epatici e dell'emoglobina sono rimasti identici. L'indice di massa corporea, lattato, lipidi e resistenza insulinica sono rimasti inalterati. I livelli di mtDNA nelle cellule mononucleato, del sangue periferico e degli adipociti non ha registrato cambiamenti. I punteggi relativi alla lipoatrofia (valutati dal medico e dal paziente) sono migliorati significativamente alle settimane 16 e 32 rispetto all'entrata nello studio. Nello loro conclusioni i ricercatori evidenziano il fatto che l'uridina è stata nel tollerata, sicura e senza effetti deleteri sugli indici di malattia (HIV-RNA, CD4 ecc). Diversamente da quanto osservato in vitro, l'uridina pur avendo migliorato la lipoatrofia non ha determinato cambiamenti relativamente ai livelli di mtDNA a livello epatico e negli adipociti. Diversi altri studi Ricerca realizzata da associati a: Department of Pediatrics, Rainbow Babies and Children's Hospital, Cleveland; Department of Medicine, Case Western Reserve University, Cleveland, OH, USA.

 

Selenio efficace nelle persone con HIV

Hurwitz BE, Klaus JR, Llabre MM, Gonzalez A, Lawrence PJ, Maher KJ, Greeson JM, Baum MK, Shor-Posner G, Skyler JS, Schneiderman N. Suppression of human immunodeficiency virus type 1 viral load with selenium supplementation: a randomized controlled trial. Arch Intern Med. 2007 Jan 22;167(2):148-54.

Nonostante esistano numerose evidenze cliniche che il selenio può migliorare l'immunità, non sono disponibili evidenze definitive sui potenziali benefici del selenio sul sistema immunitario di persone con HIV. Nell'ambito di uno studio clinico in doppio-cieco, randomizzato e controllato verso placebo, sono quindi stati valutati (analisi Intention-to-treat -ITT) gli effetti di 9 mesi di integrazione con elevati dosaggi di lievito di selenio (200 mug/die) sulla carica virale di HIV-1 e sulla conta CD4. Le diverse misure, quando non indicato diversamente, si intendono come valori medi ± deviazione standard. Delle 450 persone HIV-1 sieropositive sottoposte a screening, 262 hanno iniziato il trattamento e 174 hanno completato i nove mesi previsti. L'aderenza (media) allo studio è risultata buona (73.0% ± 24.7%), senza che si siano verificati eventi avversi. L'analisi ITT ha rilevato che il cambiamento medio (Delta) della concentrazione di selenio serico è aumentato significativamente nel gruppo trattato con selenio e non nel gruppo trattato con placebo (Delta = 32.2 ± 24.5 verso 0.5 ± 8.8 microg/L; P<.001), con una diminuzione maggiore (predittiva) della carica virale HIV-1 (P<0.02), e un aumento maggiore (predittivo) della conta dei CD4 (P<0.04). I risultati sono rimasti significativi dopo covarianza per età, sesso, origine etnica, reddito, formazione, utilizzo passato e corrente di cocaina o altre droghe, classificazione dei sintomi HIV, regime di trattamento antiretrovirale e aderenza, momento della diagnosi di HIV e co-infezione con HCV. Le analisi di follow-up sull'efficacia del trattamento hanno rivelato che i non-responder, fra le persone trattate con selenio, presentavano cambiamenti serici dei livelli di selenio inferiori o uguali a 26.1 microg/L, con una bassa aderenza (56.8% ± 29.8%), incremento della carica virale HIV-1 (Delta = + 0.29 ± 1.1 llog(10) unità) e diminuzione dei CD4 (Delta = -25.8 ± 147.4 cellule/microL). All'opposto, le persone trattate con selenio in cui l'aumento del selenio serico era maggiore a 26.1 microg/L, presentavano un'aderenza eccellente al trattamento (86.2% ± 13.0%), non presentavano cambiamenti nella carica virale HIV-1 (Delta = -0.04 +/- 0.7 log(10) unità) e registravano un incremento dei CD4 (Delta = +27.9 ± 150.2 cellule/microL). La supplementazione con selenio può quindi bloccare la progressione della carica virale HIV-1 e determinare un miglioramento indiretto della conta dei CD4. Secondo gli autori della sperimentazione i risultati supportano l'utilizzo del selenio come terapia semplice, economica e sicura nel trattamento coadiuvante dell'infezione da HIV. Ricerca realizzata da associati a: Behavioral Medicine Research Center, University of Miami, USA.


Gli omega-3 riducono i trigliceridi in persone con HIV

De Truchis P, Kirstetter M, Perier A, Meunier C, Zucman D, Force G, Doll J, Katlama C, Rozenbaum W, Masson H, Gardette J, Melchior JC; e Maxepa-HIV Group. Reduction in Triglyceride Level With N-3 Polyunsaturated Fatty Acids in HIV-Infected Patients Taking Potent Antiretroviral Therapy: A Randomized Prospective Study. J Acquir Immune Defic Syndr. 2007 Mar 1;44(3):278-85.

E' stato valutato l'andamento dei trigliceridi (TG) in pazienti con HIV in trattamento altamente attivo (HAART), supplementati con acidi grassi polinsaturi (PUFA) della serie omega-3 (N-3). Si è trattato di uno studio prospettico, randomizzato e in doppio-cieco della durata di 8 settimane. 122 pazienti con livelli di trigliceridi >2 gr/L (TG baseline: 4.5+/-1.9 g/L) sono stati assegnati random (dopo 4 settimane di dieta) al trattamento con PUFA N-3 (2 capsule contenenti 1 gr di olio di pesce 3 volte al giorno, n = 60), o placebo (1 gr di olio di paraffina in capsule, n = 62). Successivamente è seguita una fase di studio a disegno aperto della durata di altre 8 settimane. I criteri di valutazione comprendevano i cambiamenti percentuali dei trigliceridi alla settimana 8, la percentuale di responder (normalizzazione o diminuzione dei trigliceridi maggiore o uguale al 20%) e parametri di sicurezza. Dieci pazienti con livelli baseline di trigliceridi > 10 g/L non sono stati randomizzati e hanno ricevuto PUFA N-3 come trattamento in disegno aperto. Alla settimana 8, la differenza (PUFA verso placebo) nei cambiamenti percentuali dei trigliceridi era -24.6% (range: -40.9% a -8.4%; P = 0.0033) e nella mediana dei valori era -25.5% nel gruppo con PUFA N-3 contro l'1% nel gruppo con placebo. I livelli medi dei trigliceridi (sempre alla settimana 8) erano rispettivamente 3.4 +/- 1.8 g/L e 4.8 +/- 3.1 g/L. I livelli dei trigliceridi sono stati normalizzati nel 22.4% dei pazienti con PUFA e nel 6.5% di quelli con placebo (P = 0.013), con una riduzione ≥20% nel 58.6% dei pazienti con PUFA N-3 e nel 33.9% di quelli con placebo (P = 0.007). Nella fase a studio aperto con PUFA N-3, fra i pazienti precedentemente trattati con PUF N-3, è stata mantenuta alla settimana 16 la diminuzione nei livelli di TG (media TG: 3.4 +-1.7 g/L); mentre è stata osservata una diminuzione dei trigliceridi del 21.2% nei pazienti precedentemente trattati (prime 8 settimane di studio) con placebo (media TG: 3.3 +/- 1.4 g/l). Non è stata osservata alcuna differenza fra i gruppi relativamente agli eventi avversi. Alla settimana 8, la mediana dei cambiamenti (trigliceridi) per i pazienti con valori baseline di trigliceridi >10 g/L, era -43.6% (range: Q1-Q3; 95%IC: -66.5% a -4.6%). Alla settimana 8, la differenza in colesterolo totale (media) fra i due gruppi (PUFA verso placebo) era -8.5% (P = 0.0117). Questo studio ha dimostrato l'efficacia degli acidi grassi polinsaturi della serie omega-3 nell'abbassare livelli elevati di trigliceridi in pazienti ipertrigliceridemici con HIV. PUFA N-3 hanno dimostrato un buon profilo di sicurezza.

 

 

Omega-3 attivi suipertrigliceridemia in persone con HIV

Carter VM, Woolley I, Jolley D, Nyulasi I, Mijch A, Dart A.A randomised controlled trial of omega-3 fatty acid supplementation for the treatment of hypertriglyceridemia in HIV-infected males on highly active antiretroviral therapy. Sex Health. 2006 Dec;3(4):287-90.

L'ipertrigliceridemia è un'anomalia metabolica particolarmente presente nelle persone con HIV, in particolare fra coloro che sono in trattamento antiretrovirale fortemente attivo (HAART). Uno dei trattamenti alternativi maggiormente impiegati per il controllo di questa anomalia metabolica è la supplementazione con acidi grassi omega-3. Ricercatori australiani hanno realizzato uno studio clinico finalizzato a confrontare l'efficacia della supplementazione con omega-3, comparato a placebo, nella riduzione dei trigliceridi (a digiuno) in pazienti con HIV in trattamento HAART. Si è trattato di uno studio clinico controllato verso placebo, randomizzato e in doppio-cieco in cui i partecipanti in regime di trattamento HAART stabile (con trigliceridi a digiuno >3.5 mM e fino a 10,0 mM) hanno assunto 9 grammi di acidi grassi omega-3 verso placebo (olio di oliva); il tutto dopo sei settimane di dieta terapeutica. Hanno partecipato allo studio 11 pazienti. Nell'insieme dei partecipanti allo studio il livello medio di trigliceride è diminuito da 5.02 mM alla baseline a 4.44 mM (- 11.6%) dopo dieta terapeutica e a 3.37 mM (- 32.9%) dopo otto settimane di trattamento. Nel braccio dello studio in trattamento con omega-3, i trigliceridi sono diminuiti da 5.34 millimetri a 5.02 mM (- 6%) dopo dieta terapeutica e a 2.30 mM (- 56.9%) dopo il trattamento con omega-3. Nel braccio con placebo i trigliceridi sono diminuiti da 4.77 millimetri a 4.05 mM (- 15.1%) dopo dieta terapeutica e a 4.08 mM (- 14.5%) dopo il periodo di trattamento placebo. L'analisi dei risultati, realizzata sulla base di un un modello ad effetti casuali, ha rilevato una effetto statisticamente significativo esercitato da omega-3 (verso placebo) sui trigliceridi (chi(2) = 6.04, P = 0.0487). La differenza stimata fra i due gruppi, relativamente al cambiamento medio sui livelli di trigliceridi oltre le 8 settimane, era di-2.32 mM (95% IC -4.52, -0.12 mM). Gli autori della sperimentazione ritengono che gli acidi grassi Omega-3 siano un trattamento probabilmente efficace nel trattamento dell'ipertrigliceridemia in uomini con HIV in trattamento HAART. Ricerca realizzata da associati a: Department of Nutrition, The Alfred Hospital, Prahran, Victoria, Australia.

 

Carotenoidi utili nelle fasi avanzate di AIDS

Austin J, Singhal N, Voigt R, Smaill F, Gill MJ, Walmsley S, Salit I, Gilmour J, Schlech WF, Choudhri S, Rachlis A, Cohen J, Trottier S, Toma E, Phillips P, Ford PM, Woods R, Singer J, Zarowny DP, Cameron DW.A community randomized controlled clinical trial of mixed carotenoids and micronutrient supplementation of patients with acquired immunodeficiency syndrome. Eur J Clin Nutr. 2006 May 24 (Epub)

Ricercatori canadesi hanno realizzato uno studio finalizzato a valutare se la supplementazione con un mix di carotenoidi naturali era in grado, o meno, di migliorare la salute e la sopravvivenza nei pazienti con AIDS.Si è trattato di uno studio clinico multicentrico prospettico, randomizzato, in doppio-cieco e placebo controllato. Lo studio è stato realizzato presso comunità e cliniche per la cura di HIV del “Canadian HIV Trials Network“ (CTN). Sono stati reclutati nello studio 331 adulti con AIDS in fase avanzata. Tutti i partecipanti, compreso 166 controlli, sono stati trattati con multivitaminico comprensivo di vitamina A ed elementi traccia: i soli partecipanti al gruppo sperimentale (n= 165) hanno assunto quotidianamente anche un mix di carotenoidi equivalenti a 120 000 UI (72 mg) quotidiane di beta-carotene. Il follow-up aveva cadenza trimestrale.La media (ds) del follow-up era di 13 (6) mesi. Trentasei partecipanti sono deceduti nei primi 18 mesi. Alla baseline, la concentrazione serica di <1.0 mumol/l era presente nel 16% dei partecipanti. Nei primi 18 mesi, le concentrazioni seriche di carotenoidi sono aumentate significativamente (di due volte rispetto la baseline) nel gruppo con carotenoidi (rispetto placebo; P<0.0001). Anche se la differenza non ha raggiunto la significatività statistica, la mortalità è risultata maggiore fra i partecipanti che non hanno ricevuto il trattamento con carotenoidi, rispetto a coloro che lo hanno ricevuto (HR 1,75; IC 95% 0.89, 3.47, P=0.11). Nell'analisi multivariata, la sopravvivenza è risultata, significativamente e indipendentemente, migliore fra le persone che alla baseline presentavano le più alte concentrazioni di carotene serico (P=0.04) o linfociti T CD4 (P=0.005). La mortalità (dato aggiustato) è risultata inoltre significativamente, e indipendentemente,aumentata fra coloro che non hanno assunto carotenoidi, rispetto a coloro che li hanno assunti (HR 3.15, IC95% 1.10, 8.98, P=0.03). Secondo gli autori della ricerca, basse concentrazioni di carotenoidi sono comuni fra le persone con AIDS e sono predittive di morte. La supplementazione con micronutrienti e mix di carotenoidi naturali può invece migliorare la sopravvivenza attraverso un correzione delle carenze di micronutrienti. Sono necessari ulteriori studi allo scopo di trovare conferma di questi risultati e chiarire il meccanismo d'azione sottostante. Ricerca realizzata da associati a: 1The Community Research Initiative of Toronto, Toronto, Canada.

 

HIV: incremento dei CD4 con micronutrienti

Kaiser JD, Campa AM, Ondercin JP, Leoung GS, Pless RF, Baum MK. Micronutrient supplementation increases CD4 count in HIV-infected individuals on highly active antiretroviral therapy: a prospective, double-blinded, placebo-controlled trial. J Acquir Immune Defic Syndr. 2006 Aug 15;42(5):523-8.

Ricercatori USA del Dipartimento di Medicina dell'Università della California hanno realizzato uno studio finalizzato ad analizzare gli effetti immunologici, metabolici e clinici di un integratore nutrizionale ad ampio spettro in pazienti con HIV in trattamento antiretrovirale fortemente attivo (HAART). La formula impiegata (vedi tabella) è quella messa a punto e utilizzata da molti anni dal dottor Jon Kaiser nella sua pratica clinica. Kaiser è uno dei pionieri dell'integrazione nutrizionale in persone con HIV, autore di numerosi saggi e medico pratico impegnato nella lotta ad HIV-AIDS fin dall'inizio dell'infezione. Si è trattato di uno studio prospettico, randomizzato, in doppio-cieco controllato verso placebo. 40 pazienti con HIV in trattamento HAART basato su stavudina e/o didanosina sono stati randomizzati prospetticamente al gruppo con integrazione o placebo (due volte al giorno) per 12 settimane. I dati sono stati raccolti ad intervalli di quattro settimane e comprendevano misure immunologiche, metaboliche e cliniche. L'end-point principale dello studio riguardava i parametri immunologici. Gli end-point secondari riguardavano invece gli effetti clinici e metabolici e quelli sulla polineuropatia distale simmetrica. Alla dodicesima settimana la media della conta dei CD4 è aumentato di 65 cellule nel gruppo con micronutrienti, mentre è diminuita di6 nel gruppo con placebo (P = 0.029). Il conteggio assoluto dei CD4 è aumentata mediamente del 24% nel gruppo con micronutrienti, verso un cambiamento pari allo 0% nel gruppo con placebo (P = 0.01). La media dei valori di HIV-1 RNA è diminuita nel gruppo con micronutrienti, anche se non significativamente. I punteggi relativi alla neuropatia sono migliorati nel gruppo con micronutrienti del 42%, rispetto ad un miglioramento del 33% nel gruppo con placebo. La differenza non ha raggiunto la significatività statistica. I valori serici relativi ai lipidi, all'insulinae al glucosio a digiuno non sono stati influenzati negativamente dall'assunzione dei micronutrienti. Secondo gli autori della sperimentazione, la supplementazione con micronutrientipuò migliorare significativamente il conteggio delle cellule CD4 in pazienti con HIV in trattamento HAART. La formula impiegata in questo studio si è rivelata ben tollerata e sicura e può rappresentare una terapia complementare particolarmente promettente nel trattamento delle persone con HIV. Saranno realizzate ulteriori sperimentazioni. Ricerca realizzata da associati a:Department of Medicine, University of California at San Francisco Medical School, USA.

 

Micronutrienti

D-Q-T

Micronutrienti

D-Q-T

N-Acetil-cisteina

1200 mg

Calcio

800 mg

Acetil-L-carnitina

1000 mg

Magnesio

400 mg

Acido alfa-lipoico

400 mg

Selenio

200 µg

Beta carotene

20,000 UI

Iodio

150 µg

Vitamina A

8,000 UI

Zinco

30 mg

Vitamina C

1800 mg

Rame

2 mg

Vitamina B1

60 mg

Boro

2 mg

Vitamina B2

60 mg

Potassio

99 mg

Acido pantotenico

60 mg

Ferro

18 mg

Niacinamide

60 mg

Manganese

10 mg

Inositolo

60 mg

Biotina

50 µg

Vitamina B6

260 mg

Molibdeno

300 µg

Vitamina B12

2.5 mg

Colina

60 mg

Vitamina D

400 UI

L-glutammina

100 mg

Vitamina E

800 UI

Betaina HCL

150 mg

Bicromato
di potassio

100 µg

Complesso
bioflavonoidi

300 mg

DQT = Dosaggio quotidiano totale

Acido folico

800 µg

 

L'uridina migliora la lipoatrofia HAART-correlata

Sutinen J, Walker UA, Sevastianova K, Hakkinen AM, Ristola M, Yki-Jarvinen H. Uridine supplementation increases subcutaneous fat in patients with HAART-associated lipodystrophy (HAL) -- a randomized, placebo-controlled trial. 7th International Workshop on Adverse Events and Lipodystrophy in HIV; November 13-16, 2005; Dublin, Irlanda. Abstract 7.

Ricercatori finlandesi (Università di Helsinki) hanno realizzato il primo studio clinico finalizzato a valutare l'efficacia di un integratore nutrizionale (NucleomaxX) a base di estratto di canna da zucchero (Mitocnol) ad elevato contenuto di nucleosidi, ed in particolare di uridina (17%). Obiettivo dello studio era di verificare se questo integratore era in grado di contrastare la lipoatrofia dovuta al trattamento antiretrovirale con NRTI (inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici). Sulla natura eziopatologica di questi disturbi i ricercatori non sempre sono concordi ma, una sempre maggiore mole di dati, permette di individuare nella tossicità mitocondriale (TM) indotta da NRTI uno dei meccanismi coinvolti in molti effetti collaterali. I meccanismi chiamati in causa nella TM sono diversi e implicano, fra l'altro: l'integrazione di analoghi nucleosidi nel DNA mitocondriale (mtDNA), inibizione delle polimerasi e conseguente deplezione di mtDNA, inibizione di DHODH (come conseguenza della deplezione di mtDNA e ridotta funzionalità della catena respiratoria mitocondriale) e quindi della sintesi di uridina (con ridimensionamento del pool di pirimidina di cui l'uridina è un precursore). Processi che possono essere fra loro interconnessi e conseguenti. Indipendentemente dal meccanismo implicato, una precedente osservazione aveva permesso di registrare un miglioramento della lipodistrofia in persona con HIV trattate con NucleomaxX. E' stato quindi realizzato uno studio clinico randomizzato e controllato verso placebo che ha coinvolto 20 persone con HIV in trattamento con analoghi timidinici, d4T o AZT (nessuno ddI) che hanno assunto NucleomaxX (36 grammi, tre volte al giorno per 10 giorni consecutivi al mese per 3 mesi) o placebo. La composizione corporea è stata valutata attraverso la densitometria digitale a raggi X, spettroscopia protonica eMRI. Una persona del gruppo placebo è morta di infarto e un'altra del gruppo di trattamento ha abbandonato lo studio a causa del sapore del trattamento. L'analisi è stata quindi fatta sui 18 casi (15 uomini, 3 donne) rimanenti. Il grasso è aumentato significativamente nel gruppo con NucleomaxX (dal 19% al 25%) sia a livello dei fianchi che dell'addome. Tra i partecipanti trattati con placebo il livello di grasso è rimasto uguale. Da segnalare che nel gruppo con NucleomaxX sono diminuiti significativamente i livelli colesterolo HDL. Pur trattandosi di uno studio non privo di limiti (numerosità, campione ecc) i risultati sono particolamente incoraggianti. Si tratta del primo intervento in grado di migliorare la lipoatrofia in persone con HIV senza cambiamento del regime terapeutico.Ricerca realizzata da associati

 

Acetil-L-carnitina e neuropatia: ancora una conferma

Osio M, Muscia F, Zampini L, Nascimbene C, Mailland E, Cargnel A, Mariani C. Acetyl-l-carnitine in the treatment of painful antiretroviral toxic neuropathy in human immunodeficiency virus patients: an open label study. J Peripher Nerv Syst. 2006 Mar;11(1):72-6.

La neuropatia tossica causata da farmaci antiretrovirali in pazienti trattati con dideossinucleosidi compromette la terapia medica anti-HIV e, spesso, determina una sospensione del trattamento. E' stato postulato che la patogenesi di questi disturbi includa l'alterazione del metabolismo ossidativo mitocondriale, con riduzione di DNA mitocondriale e conseguenze fisiologiche correlate. La carnitina è un substrato dei processi di produzione energetica mitocondriale ed è coinvolta in molte reazioni anaboliche. Il trattamento con acetil-L-carnitina promuove la rigenerazione del nervo periferico ed esercita proprietà neuroprotettive, oltre ad esercitare un'azione analgesica diretta relativamente alla modulazione glutamatergica e colinergica. Diversi studi hanno documentato con un certo grado di evidenza i benefici di acetil-L-carnitina sulla neuropatia periferica tossica e diabetica. Ricercatori italiani hanno anch'essi valutato gli effetti del trattamento con acetil-L-carnitina sulla neuropatia tossica dolorosa dovuta ad antiretrovirali in pazienti con HIV. 20 persone affette da neuropatia tossica dolorosa, dovuta al trattamento antiretrovirale, sono state trattate con acetil-L-carnitina per via orale (2.000 mg/die per 4 settimane). L'efficacia è stata valutata utilizzando una versione modificata del questionario in forma ridotta McGill-PQ (McGill Pain Questionnaire) e attraverso elettromiografia alla baseline e alla visita finale. Durante lo studio, il punteggio medio relativo all'intensità del dolore è stato ridotto significativamente, cambiando da 7.35 +/- 1.98 (media +/- deviazione standard) alla baseline a 5.80 +/- 2.63 alla settimana 4 (p = 0.0001). Nello stesso periodo non sono cambiati (significativamente) i parametri elettrofisiologici. Ricerca realizzata da associati alla Clinica Neurologica, Università degli Studi di Milano.

 

Il punto su vitamina D e HIV

Villamor E. A potential role for vitamin D on HIV infection? Nutr Rev. 2006 May;64(5 Pt 1):226-33.

Nonostante gli avanzati progressi fatti relativamente alla conoscenza del ruolo immunomodulante della vitamina D, il suo ruolo nella progressione dell'infezione da HIV è ancora poco noto. Nelle persone con HIV sono state segnalate concentrazioni diminuite di1alfa 25-idrossivitamina D3 o di 1.25(OH) 2D, le forme attive di vitamina D; circostanze finora attribuite all'aumentato utilizzo delle stesse e a difetti nell'idrossilazione renale. Alcuni studi hanno inoltre descritto bassi livelli di 25-idrossivitamina D3, 25(OH)D, la vitamina prodotta dalla sintesi solare e dieta. I risultati di un piccolo studio di coorte che ha coinvolto adulti con HIV segnalano un'associazione inversa fra mortalità e concentrazioni di 1,25 (OH)2D; mentre alcuni studi cross-sezionali hanno segnalato correlazioni positive fra 1,25(OH)2D e conta delle cellule CD4+. A questo punto sono opportuni e necessari studi osservazionali che chiariscano definitivamente la relazione fra stato della vitamina D e progressione della malattia. Questi studi potrebbero inoltre fornire informazioni utili sul ruolo potenziale della supplementazione con vitamina D in persone con HIV e rappresentare premesse necessarie alla pianificazione di ulteriori studi di intervento clinico. Revisione della letteratura realizzata da associato a: Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, Boston, Massachusetts, USA.

 

Meccanismo protettivo dei mitocondrio di acetil-L-carnitina

Ferraresi R, Troiano L, Roat E, Nemes E, Lugli E, Nasi M, Pinti M, Calvani M, Iannuccelli M, Cossarizza A.Protective effect of acetyl-l-carnitine against oxidative stress induced by antiretroviral drugs. FEBS Lett. 2006 Dec 11;580(28-29):6612-6.

Una sempre maggiore mole di documentazione scientifica ha dimostrato che l'infezione da HIV e i farmaci antiretrovirali prescritti per contrastarla contribuiscono, ambedue, ad incrementare lo stress ossidativo e le disfunzioni mitocondriali. I risultati di una serie di studi preclinici, e di alcuni studi clinici, suggeriscono acetil-L-carnitina possa indurre positivi effetti terapeutici in persone con alterazioni del metabolismo mitocondriali indotte da farmaci o stati patologici. Ricercatori italiani hanno valutato l'impatto della zidovudina, della stavudina e della didanosina su linee cellulari CEM e U937. Tutti questi farmaci hanno indotto apoptosi e hanno incrementato il perossido di idrogeno intracellulare, mentre hanno lasciato inalterati i livelli dell'anione superossido. L'aggiunta di acetil-L-carnitina è stata in grado di impedire l'effetto pro-ossidante dei farmaci oggetto di valutazione. Nel corso di alcune sperimentazioni la supplementazione con acetil-L-carnitina, che risulta carente in certe coorti di persone con HIV (specialmente in quelle in regime di trattamento fortemente attivo), è stata associata ad effetti favorevoli. I risultati di questa sperimentazione suggeriscono che uno dei meccanismi alla base di questi effetti potrebbe coinvolgere un'azione antiossidante diretta. Ricerca realizzata da associati a: Dipartimento di Scienze Biomediche, Sezione di Patologia Generale, Università di Modena e Reggio Emilia.

 

L'uridina protegge gli adipociti da tossicità NRTI-correlata

Walker UA e al. Antivir Ther. 2006;11(1):25-34.

Alcuni effetti collaterali del trattamento antiretrovirale, come la lipoatrofia, sono stati attribuiti prevalentemente alla tossicità mitocondriale indotta dagliinibitori nucleosidici della trascrittasi inversa virale (NRTI). Lo scorso novembre ricercatori dell'Università di Helsinki hanno presentato i risultati di uno studio clinico nel corso del quale persone con HIV e lipoatrofia NRTI-correlata hanno tratto beneficio dal trattamento con estratto di canna da zucchero ad alto contenuto di uridina. In questa ricerca di laboratorio, ricercatori tedeschi hanno valutato se l'uridina era o meno in grado di annullare gli effetti secondari a carico degli adipociti correlati al trattamento con NRTI. Preadipociti 3T3-F442A sono stati esposti alla stavudina (d4T; 10 microM), alla zidovudina (ZDV; 1 microM), alla zalcitabina (ddC; 0.2 microM) o alla didanosina (ddl; 10 microM) in assenza o presenza di uridina, questo 21 giorni prima e 7 giorni dopo induzione della differenziazione. Sono stati quindi quantificati: accumulazione lipidica (colorazione rossa), apoptosi (citometria a flusso, PARP), massa mitocondriale (Mitotracker) e DNA (mtDNA), sottounitàcitocromo c ossidasi (COX) e potenziale di membrana mitocondriale (JC-1). La didanosina non ha esercitato effetti, mentre d4T, ZDV e ddC hanno fatto diminuire significativamente l'accumulazione lipidica cellulare (rispettivamente del 32%, 46% e 24%), aumentato l'apoptosi e indotto depolarizzazione mitocondriale. d4T, ZDV e ddC hanno ridotto l'mtDNA degli adipociti (rispettivamente del 64%, 53% e 46%) e ridotto l'mtDNA che codifica per la subunità COX II. L'uridina (2000 microM) non ha esercitato un effetto intrinseco, ma ha impedito tutti gli effetti contrari di d4T, ZDV e ddC sulla morfologia degli adipociti, colorazione lipidica, apoptosi, deplezione di mtDNA (verso ZDV solo una parziale prevenzione), massa mitocondriale e potenziale mitocondriale. Gli effetti dell'uridina sono risultati concentrazione-dipendenti. L'uridina ha inoltre fatto regredire completamente la tossicità di d4T, nonostante l'esposizione continuata a questa molecola. La supplementazionecon uridina protegga gli adipociti dagli effetti avversi di d4T, ZDV e ddC sull'accumulazione lipidica, sopravvivenza cellulare e funzioni mitocondriali; suggerendo che gli effetti tossici correlati a questi antiretrovirali siano da collegare alla riduzione intracellulare di uridina e relativi metaboliti. L'uridina è quindi un candidato interessante per la messa a punto di trattamenti per la prevenzione della lipoatrofia correlata a NRTI. Ricerca realizzata da associati a:Medizinische Universitatsklinik, Department of Rheumatology and Clinical Immunology, Freiburg, Germania.

 

Acetil-L-carnitina efficace nella neuropatia tossica in HIV

Herzmann C, Johnson MA, Youle M. Long-term effect of acetyl-L-carnitine for antiretroviral toxic neuropathy. HIV Clin Trials. 2005 Nov-Dec;6(6):344-50.

Gli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI) sono impiegati nel trattamento dell'infezione da HIV e possono essere causa di polineuropatia periferica simmetrica distale dovuta ad alterazioni del metabolismo mitocondriale.Il trattamento con acetil-L-carnitina (ALCAR) si è rivelato, nel breve periodo, migliorativo sia a livello sintomatico che istologico. Ricercatori del Regno Unito hanno quindi valutato gli effetti a lunga durata di questo trattamento in persone con neuropatia tossica dovuta a trattamento antiretrovirale (ATN). Un gruppo di 21 paziente con ATN reclutati fra il marzo 1999 e l'ottobre 2001 e da allora trattati con ALCAR sono stati valutati relativamente ad un periodo di follow-up medio di 4,3 anni. La valutazione è stata realizzata impiegando un questionario standard e l'esame neurologico. Dei 21 pazienti, 2 sono deceduti e 3 sono stati persi durante il follow-up. La valutazione riguarda quindi 16 pazienti, 10 dei quali erano ancora sotto trattamento farmacologico potenzialmente neurotossico. 13 stavano ancora assumendo ALCAR e 9 erano liberi dal dolore.Il sintomo più comune era l'intorpidimento (lieve, medio e severo rispettivamente in 12, 3 e 0 pazienti), seguito da parestesia (8, 2, 2), dolore (4, 3, 0) e bruciore (5, 2, 0).In 8 pazienti è stata registrata una lieve riduzione della sensazione sulle dita del piede. 13 pazienti hanno segnalato che ALCAR ha migliorato i loro sintomi "molto" o "moderatamente", 2 non hanno segnalato cambiamenti e 1 ha segnalato un moderato peggioramento.I ricercatori concludono questo loro lavoro segnalando che il trattamento con acetil-L-carnitina ha determinatomiglioramenti sintomatici di lunga durata nella maggior parte dei pazienti, senza che questi abbiano dovuto interrompere il trattamento farmacologico neurotossico.Nonostante in questo studio mancasse un gruppo di controllo, visti i risultati e quanto documentato in letteratura, i ricercatori ritengono che ALCAR sia un trattamento efficace, basato sulla patogenesi della neuropatia tossica dovuta a trattamento antiretrovirale. Ricerca realizzata da associati a: Royal Free Centre for HIV Medicine, Royal Free Hospital, London, United Kingdom.

 

Omega-3 in persone con HIV e ipertrigliceridemia da HAART

Wohl DA, Tien HC, Busby M, Cunningham C, Macintosh B, Napravnik S, Danan E, Donovan K, Hossenipour M, Simpson RJ Jr. Randomized study of the safety and efficacy of fish oil (omega-3 fatty acid) supplementation with dietary and exercise counseling for the treatment of antiretroviral therapy-associated hypertriglyceridemia. Clin Infect Dis. 2005 Nov 15;41(10):1498-504.

Gli acidi grassi omega-3 (olio di pesce) riducono i livelli dei trigliceridi a digiuno e il rischio di malattie cardiovascolari in persone HIV negative. Non si sa attualmente se la supplementazione con omega-3 può ridurre l'ipertrigliceridemia connessa a trattamento antiretrovirale. E' stato quindi realizzato uno studio aperto randomizzato che ha coinvolto 52 pazienti trattati con 3 o più antiretrovirali e con livelli dei trigliceridi a digiuno superiori a 200 mg/dL. I pazienti sono stati assegnati random ad assumere una dieta prestabilita e un counseling sull'esercizio fisico, associati o meno all'assunzione di olio di pesce per 16 settimane. Dopo 4 settimane di studio, i pazienti con olio di pesce hanno registrato una diminuzione del 25% dei trigliceridi a digiuno (IC 95%, da -34,6% a -15,7%), rispetto ad un aumento medio del 2,8% fra i pazienti assegnati al solo counseling (IC 95%, da -17,5% a +23,1%) (P=0.007).Alla settimana 16, la riduzione media dei livelli di trigliceridi nel braccio con olio di pesce è rimasta significativa (19,5%; IC 95% da -34,9% a -4,0%) mentre la diminuzione media nel braccio dello studio con dieta ed esercizio era solo del 5,7% (IC 95%, -24,6% a +13,2%);comunque, a questo punto la differenza fra i due bracci di studio non era più statisticamente significativa (P=0.12).Nel braccio con olio di pesce i livelli del colesterolo LDL sono aumentati del 15,6% (IC 95%,da +4,8% a +26,4%) alla settimana 4 e del 22,4% (IC 95%, da +7,91% a +36,8%) alla settimana 16; mentre non sono cambiati nel braccio con sola dieta ed esercizi. L'olio di pesce è stato ben tollerato e soltanto un paziente ha manifestato tossicità limitante il trattamento. I risultati di questa sperimentazione pilota sono incoraggianti e suggeriscono l'opportunità di indagare ulteriormente i benefici potenziali che possono derivare dalla supplementazione con acidi grassi omega-3 in persone in trattamento antiretrovirale esposte a ipertrigliceridemia. Ricerca realizzata da associati a:Division of Infectious Diseases, University of North Carolina, Chapel Hill, USA.

 

La vitamina E aumenta la vitalità dei linfociti

de Souza Junior O, Treitinger A, Baggio GL, Michelon C, Verdi JC, Cunha J, Ferreira SI, Spada C. alpha-Tocopherol as an antiretroviral therapy supplement for HIV-1-infected patients for increased lymphocyte viability. Clin Chem Lab Med. 2005;43(4):376-82.

Sono stati valutati i benefici della supplementazione con 800 mg/die di alfa-tocoferolo sulla vitalità cellulare in pazienti con HIV-1 in trattamento antiretrovirale. Hanno partecipato allo studio 29 pazienti, 14 dei quali hanno assunto il supplemento e 15 il placebo.Le analisi sono state effettuate prima del trattamento e dopo 60, 120 e 180 giorni.I livelli plasmatici di HIV-1 RNA hanno subito una diminuzione significativa e tempo-dipendente conseguente al trattamento neigruppi di studio (p = 0,0001), anche se non è stata osservata una differenza, nel tempo, fra i trattamenti (p = 0,7343).La percentuale dei linfociti vitaliha registrato un incremento significativo e tempo-dipendente per entrambi i trattamenti (p = 0,0002) ed in una differenza significativa fra i trattamenti nel tempo (p = 0,0472).La percentuale di linfociti in apoptosi ha registrato una riduzione significativa e tempo-dipendente (p = 0,0003), così come una differenza significativa fra i trattamenti nel tempo (p = 0,0321).L'aumento significativo nella vitalità cellulare indica che la supplementazione con alfa-tocoferolo determina, in persone con HIV-1 in trattamento antiretrovirale, un effetto positivo aggiuntivo sulla conservazione cellulare;tuttavia, può rappresentare un rischio addizionale relativamente al fallimento terapeutico che può essere facilitato da interazioni farmacologiche che coinvolgono il metabolismo della clearance degli antiretrovirali. Ricerca realizzata da associati: Pharmacy Post-Graduate Program, Florianopolis, Brasile.

Multivitamine anti-ipertensive in donne con HIV in gravidanza

Merchant AT, Msamanga G, Villamor E, Saathoff E, O'brien M, Hertzmark E, Hunter DJ, Fawzi WW. Multivitamin Supplementation of HIV-Positive Women during Pregnancy Reduces Hypertension. J Nutr. 2005 Jul;135(7):1776-81.

L'ipertensione durante la gravidanza può determinare ritardo dello sviluppo fetale, parti prematuri e morti perinatali. Fra le donne con HIVle nascite premature aumentano ulteriormente il rischio di trasmissione dell'infezione da HIV al neonato.Le cause di questo particolare tipo di ipertensione non sono ancora del tutto chiare. Comunque, lo stress ossidativo e la disfunzione endoteliale a livello placentare sono stati implicati nello sviluppo di ipertensione durante la gravidanza. Dal momento che l'assunzione di vitamina può ridurre lo stress ossidativo e migliorare la funzione endoteliale un'equipe di ricercatori canadesi e africani ha valutato l'effetto del trattamento con multivitamine (20 mg tiamina, 20 mg riboflavina, 25 mg B-6, 50 mug B-12, 500 mg C, 30 mg E, e 0.8 mg di acido folico) o solavitamina A (30 mg beta-carotene più 5000 UI di vitamina A preformata) sull'ipertensione durante la gravidanza (pressione sistolica >/= 140 mm Hg o pressione diastolica >/= 90 mm Hg in ogni momento della gravidanza).Si è trattato di uno studio clinico randomizzato, in doppio-cieco e controllato verso placebo che ha coinvolto 1078 donne HIV-positive in gravidanza della Tanzania. Dalla sperimentazione è emerso che coloro che hanno assunto multivitamine aveva il 38% in meno di probabilità di sviluppare ipertensione durante la gravidanza rispetto a coloro che non le hanno assunte [ rischio relativo (RR) = 0,62, IC 95% 0,40-0,94 di 95%, P = 0,03 ].Non è stato osservato un effetto sull'ipertensione in corso di trattamento con sola vitamina A(RR = 1,00, IC 95% 0,66-1,51, P = 0,98).L'assunzione di multivitaminici può essere una strategia economica ed efficace per migliorare lasalute della madre e del bambino. Risultati della ricerca presentati da associati a: Population Health Research Institute and McMaster University, Hamilton ON, Canada.

 

 

Vitamina A nei bimbi con HIV

Semba RD, Ndugwa C, Perry RT, Clark TD, Jackson JB, Melikian G, Tielsch J, Mmiro F.Effect of periodic vitamin A supplementation on mortality and morbidity of human immunodeficiency virus-infected children in Uganda: A controlled clinical trial. Nutrition. 2005 Jan;21(1):25-31.

Nel corso di una sperimentazione clinica randomizzata, in doppio-cieco e controllata verso placebo realizzata presso l'ospedale di Mulago in Uganda sono stati studiati gli effetti della supplementazione con vitamina A sui tassi di morbosità e di mortalità in bimbi con HIV. Lo studio ha coinvolto 181 bimbi arruolati al 6° mesi di età assegnati random al trattamento con vitamina A (60 mg di retinolo equivalente) o placebo. Dopo l'età 15 Mesi i bimbi sono stati seguiti per una mediana di 17,8. I tassi di mortalità fra 87 bimbi del gruppo con vitamina A e 94 del gruppo di controllo erano rispettivamente del 20,6% e del 32,9%, con una differenza di rischio relativo di 0,54 (IC95%: 0,30 - 0,98;P = 0.044) dopo aggiustamento per una serie di parametri baseline.I bimbi con vitamina A hanno registrato una minore prevalenza di tosse persistente (odds ratio 0,47;IC95%, 0,23 - 0,96;P = 0.038), diarrea cronica (odds ratio 0,48; IC95% 0,19 - 1,18;P = 0.11) e una minore durata della supporazione da orecchio (P = 0,03).La supplementazione non ha modificato le temperature, il numero dei casi di supporazione dell'orecchio, feci con sangue o ospedalizzazioni. Secondo i ricercatori la supplementazione con vitamina A diminuisce i tassi di mortalità nei bambini infettati con HIV nei paesi in via di sviluppo. Risultati presentati da associati a: Department of Ophthalmology Johns Hopkins School of Medicine, Baltimore, MD, USA.


Probiotici, fibra e L-glutammina riducono la diarrea da HAART

Heiser CR, Ernst JA, Barrett JT, French N, Schutz M, Dube MP. Probiotics, soluble fiber, and L-Glutamine (GLN) reduce nelfinavir (NFV)- or lopinavir/ritonavir (LPV/r)-related diarrhea. J Int Assoc Physicians AIDS Care (Chic Ill). 2004 Oct-Dec;3(4):121-9.

La terapia antiretrovirale fortemente attiva (HAART) può essere associata a diarrea o ad altri effetti secondari gastrointestinali (GI).La riduzione dei questi effetti secondari può migliorare la durata del trattamento e la qualità della vita (QOL).Sono quindi stati studiati gli effetti della co-somministrazione di integratori nutrizionali conosciuti per ridurre la diarrea in persone con HIV i cui regimi terapeutici implicavano l'utilizzo di nelfinavir (NFV) o di lopinavir/ritonavir (LPV/r).METODI. Lo studio, della durata di 12 settimane, ha coinvolto 35 maschi con HIV in trattamento con NFV (n = 27) o LPV/r (n = 8) e con diarrea (feci liquide ≥ 2 volte al giorno).Ventotto persone sono state assegnate al co-trattamento con il supplemento nutrizionale, sette hanno ricevuto trattamenti standard.Il gruppo con integratori ha ricevuto probiotici (1.2 gr/die) e fibra solubile (11 gr/die).Se alla quarta settimana la diarrea persisteva venivano aggiunti al trattamento 30 gr/die di L-Glutammina (GLN). L'incidenza della diarrea, così come l'utilizzo di supplementi e antidiarroici, è stata valutata mensilmente.Risultati. Il peso corporeo, la conta dei CD4 e HIV-RNA sono rimasti immutati in entrambi i gruppi.La diarrea si è risolta completamente in 10 delle 28 (36%) persone con supplemento nutrizionale.Il numero medio (+/- DS) di feci/die è diminuito [ da 3,40±1,25 a 2,54±1,34 (p < 0,01) ].La diarrea (feci liquide) è diminuita nel gruppo con integratori da 2,84±1,42 a 0,74±1,03 (p < 0,0001).Quindici persone in trattamento con supplemento nutrizionale non hanno ottenuto un completo sollievo con probiotici e fibra solubile, ma la frequenza delle feci/die è diminuita dopo la somministrazione di L-Glutammina [da 4,08±1,35 a 3,06±1,68 (p < 0,05)]. Nel gruppo con trattamento standard la frequenza giornaliera delle feci e della diarrea è rimasta immutata.Nel gruppo con integratore nutrizionale l'utilizzo di loperamide è diminuito da 1,69±2,34 a 0,31±0,69 mg/die (p < 0,01). Nelle loro conclusioni, i ricercatori evidenziando il fatto che probiotici, fibra e L-glutammina hanno ridotto significativamente la diarrea in persone che assumono nelfinavir e lopinavir/ritonavir, evidenziando un chiaro beneficio terapeutico. Ricerca realizzata da associati a: Center for Functional Nutrition, Advocate Illinois Masonic Medical Center, Chicago, Illinois, USA.

 

 

Vitamine e HIV: una revisione

Lanzillotti JS, Tang AM. Micronutrients and HIV disease: a review pre- and post-HAART. Nutr Clin Care. 2005 Jan-Mar;8(1):16-23.

Bassi livelli di micronutrienti nel siero sono particolarmente comuni nelle persone con HIV e sono stati associati a danno immunitario, progressione della malattia da HIV e aumentata mortalità. Gli studi sulla supplementazione con micronutrienti hanno fornito risultati contraddittori, ma diverse grandi sperimentazioni suggeriscono che la supplementazione con multivitamine (ma non con la vitamina A) possono diminuire la morbosità e la mortalità in alcune popolazioni di persone HIV-positive.Gli studi suggeriscono inoltre che la supplementazione con sostanze antiossidanti può ridurre i livelli degli indicatori di stress ossidativo anche in persone con HIV, mentre la somministrazione di selenio può aumentare le funzioni immunitarie modulando la produzione di citochine. Gli autori di questa revisione sostengono che servono ulteriori ricerche in materia, ma ritengono che le attuali conoscenze supportino comunque l'utilizzo della supplementazione multivitaminica come trattamento di supporto a basso costo per le persone con HIV. Revisione realizzata da associati a: Nutrition/infection Unit, Department of Public Health and Family Medicine, Tufts University School of Medicine, Boston, Massachusetts, USA.

 

 

Vitamina E e “rebound” di HIV da “reservoir

Heredia A, Davis C, Amoroso A, Taylor G, Le N, Bamba D, Redfield RR.In vitro suppression of latent HIV-1 activation by vitamin E: potential clinical implications. AIDS. 2005 May 20;19(8):836-7.

Ricercatori USA hanno valutato gli effetti della vitamina E sul controllo della produzione di HIV-1 su attivazione di linfociti CD4 dormienti (“reservoir” di HIV) in modelli colturali sperimentali.L'aggiunta di vitamina E nelle colture dei pazienti ha determinato livelli significativamente ridotti della produzione di p24 (P = 0,0015).Questi risultati suggeriscono che la supplementazione con vitamina E può interferire con l'emergere di varianti farmacoresistentidi HIV-1 latenti presenti nelle cellule a riposo e far ritardare, o limitare, il “rebound” conseguente all'interruzione dei trattamenti. Ricerca realizzata da associati a: Division of Clinical Research, Institute of Human Virology, University of Maryland Biotechnology Institute, Baltimore, MD, USA.

 

Propoli anti-HIV: opportuni gli studi clinici

Gekker G, Hu S, Spivak M, Lokensgard JR, Peterson PK. Anti-HIV-1 activity of propolis in CD4(+) lymphocyte and microglial cell cultures. J Ethnopharmacol. 2005 Jul 18

Ricercatori USA hanno testato l'attività anti-HIV-1 della propoli sui linfociti CD4(+) e su cellule microgliali. La propoli ha inibito l'espressione virale in termini concentrazione-dipendente. La soppressione massima è stata ottenuta a concentrazioni 85% e 98% di 66.6 mug/ml di propoli, rispettivamente su CD4(+) e cellule microgliali.Una analoga attività anti-HIV-1 è stata osservata impiegando campioni di propoli provenienti da diverse e numerose regioni geografiche.Il meccanismo alla base dell'azione antivirale della propoli sui linfociti CD4(+) è sembrato coinvolgere, in parte, l'inibizione dell'entrata del virus.Mentre la propoli ha esercitato un effetto antivirale cumulativo sull'inibizione della trascrittasi inversa da parte della zidovudina; lo stesso risultato non è stato ottenuto quando associata all'inibitore della proteasi Indinavir. Secondo gli autori della ricerca, questi risultati in vitro supportano l'esigenza di realizzare studi clinici sulla propoli, o su sui componenti, nel trattamento dell'infezione da HIV. Ricerca realizzata da associati a: Neuroimmunology Laboratory, Minneapolis Medical Research Foundation, Minneapolis (USA); Centre for Infectious Diseases and Microbiology Translational Research, University of Minnesota Medical School, Minneapolis, USA.

 

S-adenosilmetionina attiva nella depressione maggiore in persone con HIV

Shippy RA, Mendez D, Jones K, Cergnul I, Karpiak SE. S-adenosylmethionine (SAM-e) for the treatment of depression in people living with HIV/AIDS. BMC Psychiatry. 2004 Nov 11;4(1):38

Nel corso di uno studio clinico aperto sono state valutate le proprietà antidepressive della S-adenosilmetionina (SAM-e). Lo studio ha coinvolto 20 persone con HIV e con diagnosi di depressione maggiore ((DSM-IV). Gli effetti del trattamento sono stati valutati sulla base dei cambiamenti intervenuti nei punteggi delle scale HAM-D (Hamilton Rating Scale for Depression) e BDI (Beck Depression Inventory) valutati 1, 2, 4, 6 e 8 settimane dopo l'inizio del trattamento stesso. Dallo studio è emersa una sollecita e significativa riduzione della sintomatologia depressiva come valutata da ambedue i test HAM-D e BDI. In particolare, SAM-e è risultata efficace già successivamente alla prima settimana di trattamento (p<0.001), con una diminuzione progressiva della sintomatologia depressiva nel corso delle 8 settimane di durata dello studio.


Coenzima Q e HIV: migliora le condizioni generali ma esacerba la neuropatia

Rabing Christensen E, Stegger M, Jensen-Fangel S, Laursen AL, Ostergaard L. Mitochondrial DNA levels in fat and blood cells from patients with lipodystrophy or peripheral neuropathy and the effect of 90 days of high-dose coenzyme Q treatment: a randomized, double-blind, placebo-controlled pilot study. Clin Infect Dis. 2004 Nov 1;39(9):1371-9.

Gli inibitori della trascrittasi inversa possono indurre tossicità mitocondriale ed è stata suggerita un'associazione fra i livelli di DNA mitocondriale per cellula e lipodistrofia, neuropatia periferica e infezione da HIV. Sono stati studiati i livelli di mtDNA nei lipidi e nelle cellule mononucleate del sangue periferico (PBMC) di 25 persone con HIV (13 con lipodistrofia, 5 con neuropatia e 7 asintomatici) e 10 volontari sani di controllo (PCR in tempo reale). Si è trattato di uno studio in doppio-cieco e controllato verso placebo in cui i pazienti hanno assunto 100 mg di coenzima Q (o placebo) due volte al giorno per 3 mesi. I livelli di mtDNA e di altri parametri sono stati valutati prima e dopo il periodo di trattamento. Dallo studio è emerso che la media delle coppie di mtDNA per cellula era più basso nel tessuto grasso ottenuto da pazienti con neuropatia periferica (1547 mtDNA coppie/cellula; P=0.045), in pazienti con lipodistrofia (1732 mtDNA coppie/cellula; P=0.003) e in pazienti con HIV senza complicazioni connesse al trattamento HAART (2935 mtDNA coppie/cellule; P=0.078); tutto questo rispetto alle persone di controllo in buona salute (6198 mtDNA coppie/cellula). Non sono emerse chiare differenze nei livelli di mtDNA delle PBMC. La somministrazione di coenzima Q ha migliorato le condizioni generali dei pazienti (P=0.005) ed ha inizialmente determinato un incremento reversibile del dolore da neuropatia periferica (P=0.048). Rispetto al trattamento placebo, la somministrazione di coenzima Q non ha determinato cambiamenti nei livelli di mtDNA nelle cellule lipidiche e in quelle PBMC. I risultati dello studio (beneficio, ma mancata incidenza sui livelli di mtDNA) evidenzia come siano ancora da comprendere esattamente i meccanismi alla base dell'azione del coenzima Q in queste condizioni. Ricerca realizzata da associati a: Research Unit Q, Department of Infectious Diseases, Skejby Sygehus, Aarhus University Hospital, Aarhus, Danimarca


Antiossidanti e cardiotossicità dell'AZT

Garcia de la Asuncion J, L Del Olmo M, Gomez-Cambronero LG, Sastre J, Pallardo FV, Vina J. AZT induces oxidative damage to cardiac mitochondria: Protective effect of vitamins C and E. Life Sci. 2004 Nov 19;76(1):47-56.

L'AZT (zidovudina) è un inibitore delle trascrittasi inversa di HIV ancora utilizzato nel trattamento antiretrovirale dell'AIDS. Una delle ragioni più importanti che limitano l'utilizzo di questo antiretrovirale riguarda i gravi effetti secondari. E' stato realizzato uno studio finalizzato a valutare il danno ai mitocondri cardiaci indotto dall'AZT in termini di stress ossidativo e se la somministrazione di antiossidanti è, o meno, in grado di contrastarlo. La sperimentazione è stata realizzata in via preliminare sui topi che sono stati trattati con AZT per 35 giorni (10 mg/Kg/die). Gli animali trattati con vitamine antiossidanti hanno assunto le stesse quantità di AZT, integrate da vitamina C (acido ascorbico, 10 gr/kg) e vitamina E (alfa-DL-tocoferolo, 0,6 gr/kg) per 65 giorni. Complessivamente, gli animali hanno quindi assunto 1250 mg/kg/die di vitamina C e di 75 mg/kg/die di vitamina E. Il DNA mitocondriale cardiaco (mtDNA) dei topi trattati con AZT ha registrato oltre il 120% di oxo-DG (un biomarker del danno ossidativo del DNA) in più rispetto quelli ai controlli non trattati. Il trattamento con AZT ha inoltre determinato un aumento della perossidazione lipidica mitocondriale e dell'ossidazione della glutatione mitocondriale. La supplementazione con vitamine antiossidanti C ed E ha esercitato una protezione verso lo stress ossidativo nei mitocondri. I ricercatori evidenziano che lo stress ossidativo può avere un ruolo importante nella cardiotossicità da AZT e gli antiossidanti possono rappresentare un valido contrasto in queste situazioni. Ricerca realizzata da associati a: Departament of Anesthesiology and Critical Care, University Clinical Hospital, Valencia, Spagna.

L’integrazione nutrizionale può incrementare I CD4 nelle persone con HIV

Kaiser J, Ondercin J, Santos G, Leoung G, Brown S, Mass M. e Baum M. Broad-spectrum micronutrient supplementation in HIV-infected patients with dideoxynucleoside-related peripheral neuropathy: A prospective, double-blind, placebo controlled trial. 11th Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections, San Francisco, February 8-11, 2004 [abstract 494].

Nel corso dell’undicesima conferenza sui Retrovirus che si è tenuta a San Francisco nello scorso febbraio ricercatori di diverse istituzioni U.S.A. [Università della California, HIVCare Saint Francis Memorial Hospital (San Francisco), AIDS ReSearch Alliance, Florida International University di Miami ecc.] hanno presentato i risultati di una piccola ricerca randomizzata (40 pazienti) che ha testato una formula (33 fra minerali, vitamine, antiossidanti) messa a punto dal dr. Kaiser, un medico impegnato nella lotta contro l’AIDS piuttosto noto nell’area delle medicine non convenzionali. Lo studio ha coinvolto pazienti in trattamento HAART con neuropatia periferica. Tutti i partecipanti (a titolo volontario) allo studio erano in trattamento stabile con HAART (d4T e/o ddl) che causano neuropatia. Nel corso dello studio non sono stati segnalati effetti secondari a carico del sistema gastrointestinale. Durante le 12 settimane di sperimentazione i partecipanti hannoinrobgianfrancoregistrato, relativamente alla neuropatia periferica, un miglioramento del punteggio della scale relativa al dolore (42%) e quella relativa alla qualità della vita (29%), anche se non in termini statisticamente significativi. E’ inoltre emerso un trend di diminuzione della carica virale, anche se in termini statisticamente non significativi. I ricercatori osservano che la diminuzione di detti parametri è indicativa di una possibile efficacia e che il mancato raggiungimento di una differenza statisticamente significativa potrebbe essere dovuto all’esiguo numero dei partecipanti. Infine, l’integratore nutrizionale ha determinato un incremento (statisticamente significativo) del 24% (media) nella conta dei CD4, pari a 65 cellule (media) in valore assoluto. I ricercatori concludono il loro lavoro sottolineando i risultati positivi e suggerendo l’opportunità di sviluppare e incrementare la ricerca sull’integrazione con nutrienti in corso di infezione da HIV e AIDS. Ricordiamo che anche altri studi hanno riscontrato un incremento dei CD4 conseguentemente all’assunzione di micronutrienti. Fra l’altro ricordiamo la recente ricerca di Jiamton e colleghi pubblicata nel 2003 su “AIDS” (Vol. 17:2461-2469).

 

Formula impiegata nello studio (Dosaggi giornalieri)
(Tratto da Kaiser J. e al. 11th Conf. Retroviruses, 2004)

Beta carotene

20.000 U.I.

Calcio

800 mg

Vitamina C

1.800 mg

Ferro

18 mg

Vitamina D

400 U.I.

Iodio

150 mcg

Vitamina E

800 U.I.

Magnesio

400 mg

Vitamina B1

60 mg

Zinco

30 mg

Vitamina B2

60 mg

Selenio

200 mcg

Vitamina B6

260 mg

Rame

20 mg

Niacinamide

60 mg

Manganese

10 mg

Acido folico

800 mcg

Cromo

100 mcg

Vitamina B12

2.5 mg

Molibteno

300 mcg

Biotina

50 mcg

Colina

60 mg

Inositolo

60 mg

Acido glutamico

100 mg

Acido pantotenico

60 mg

Boro

20 mg

Potassio

99 mg

Betaina HCL

150 mg

Vitamina A

8.000 U.I.

Complesso bioflavonoidi

300 mg

Antiossidanti:

Acido Alfa-lipoico

N-acetil-cisteina (NAC)

Acetil-L-carnitina

400 mg

1200 mg

1000 mg

Il punto sulla carnitina

(ODS-NIH. Carnitine: The Science Behind a Conditionally Essential Nutrient. Bethesda 2004)

Nel sito ODS (”Office of Dietary Supplements”, USA) sono disponibili le conclusioni della conferenza sulla carnitina organizzata da alcuni istituti USA associati ai NIH (NICHHD, NCCAM, NIMH) e dallo stesso ODS. Nella due giorni che si è tenuta a Bethesda sono stati presi in esame tutti gli aspetti e tutte le attuali evidenze che riguardano la carnitina. La carnitina è stata studiata estensivamente a causa delle importanti implicazioni che ha per la salute umana, per il ruolo che gioca nell’ossidazione degli acidi grassi, nella produzione di energia, per il ruolo di facilitatore del trasporto dei composti tossici fuori dai mitocondri prevenendone l’accumulo. Si tratta inoltre di un supplemento solitamente ben tollerato e generalmente sicuro. Oltre che per il trattamento delle deficienze di carnitina; questa viene impiegata (come trattamento consolidato o ancora in fase sperimentale) nelle malattie renali, nell’emodialisi, nella medicina sportiva (talvolta abusandone), nelle malattie cardiovascolari (L-carnitina e proponil-L-carnitina), nelle malattie delle arterie periferiche, nel diabete di tipo 2, in funzione anti-invecchiamento, nelle malattie immunitarie, nella lipodistrofia in persone con HIV. Preliminari risultati suggeriscono un possibile ruolo della carnitina sugli ormoni tiroidei, nella prevenzione dell’osteoporosi, nell’infertilità, nelle disfunzioni vascolari e in altre situazioni. Il panel di esperti convocati dai centri NIH indicano infine i campi della ricerca che dovranno essere sviluppati e che riguardano la ricerca di base, l’utilizzo farmacologico e quello di integratore nutrizionale. I risultati integrali di questa vera e propria revisione aggiornata sulle evidenze scientifiche che riguardano la carnitina sono disponibili online al sito: http://ods.od.nih.gov

 

Multivitamine e infezione da HIV

Fawzi WW, Msamanga GI, Spiegelman D, Wei R, Kapiga S, Villamor E, Mwakagile D, Mugusi F, Hertzmark E, Essex M, Hunter DJ. A randomized trial of multivitamin supplements and HIV disease progression and mortality. N Engl J Med. 2004 Jul 1;351(1):23-32.

Negli ultimi anni si sono moltiplicate le pubblicazioni riguardanti risultati di studi che hanno indagato la supplementazione con micronutrienti di donne africane con HIV in fase gestazionale. In particolare, i risultati di studi osservazionali suggeriscono che la supplementazione con micronutrienti è un determinante della progressione della malattia dovuta all’infezione da HIV. L’autorevole rivista “New England Journal of Medicine” ha pubblicato i risultati di uno studio (in doppio-cieco e controllato verso placebo) che ha coinvolto 1.078 donne della Tanzania. Lo studio ha valutato gli effetti della supplementazione quotidiana con vitamina A (vitamina A preformata e beta carotene), multivitamine (vitamine B, C ed E) o entrambi sulla progressione della malattia da HIV. Fra le 271 donne che hanno ricevuto le multivitamine, 67 hanno registrato una progressione della malattia (fase 4 WHO) o sono morte, rispetto a 83 delle 267 donne che hanno ricevuto placebo (24,7% verso 31,1%; rischio relativo, 0,71; IC 95%, 0,51 - 0,98; P=0.04). Questo regime di supplementazione è stato inoltre associato con una riduzioni del rischio relativo di morte dovuta ad HIV (0,73; IC 95%, 0,51 - 1,04; P=0.09), della progressione alla stadio 4 (0,50; IC 95%, 0,28 - 0,90; P=0.02) o agli stadi 3 o superiori (0,72; IC 95%, 0,58 - 0,90; P=0.003). La supplementazione con multivitamine è risultata anche associata ad un più elevato conteggio delle cellule CD4+ e CD8+ e ad una carica virale significativamente più bassa. La supplementazione con vitamina A ha determinato effetti minori e non significativi rispetto il trattamento placebo. L’aggiunta della vitamina A ha ridotto taluni benefici associati alla supplementazione con multivitamine. La supplementazione con multivitamine (in questa popolazione di donne africane) ha quindi ritardato la progressione della malattia e può rappresentare un metodo efficace e a basso costo per ritardare l’inizio della terapia antiretrovirale in donne con infezione da HIV. Ricerca realizzata da associati a: Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, Boston, MA, USA.

 

La L-glutamina migliora la diarrea associata a nelfinavir in persone con HIV

Huffman FG, Walgren ME. L-glutamine supplementation improves nelfinavir-associated diarrhea in HIV-infected individuals. HIV Clin Trials. 2003 Sep-Oct;4(5):324-9.

Gli autori di questa ricerca si sono posti l'obiettivo di determinare se la L-glutamina diminuisce la gravità della diarrea associata a nelfinavir nelle persone con HIV. Gli altri end-point comprendono la valutazione dell'effetto sulla qualità della vita, sulla wasting syndrome, sul conteggio dei CD4 e sulla carica virale. A questo scopo pazienti sieropositivi con diarrea associata all'assunzione di nelfinavir da oltre 1 mese sono stati assegnati random ad un gruppo con 30 gr/die di L-glutamina o ad uno con trattamento placebo. Si è trattato di uno studio prospettico, crossover, condotto in doppio-cieco della durata di 10 giorni. La diarrea è stata misurata su una scala che andava da grado 0 (nessuna diarrea) fino 4 gradi (diarrea grave, più di 7 scariche al giorno). La qualità della vita è stata valutata attraverso questionario HIV-MOS (Medical Outcome Study). Risultati. 25 partecipanti hanno completato lo studio ed è stata osservata una differenza significativa tra il braccio con L-glutamina e quello con placebo relativamente alla media del grado di diarrea (0.762 vs 1.850, p <0.01). E' stata registrata anche una differenza significativa tra L-glutamina e placebo relativamente al cambiamento dei punteggi MOS dalla baseline (1.48 vs -2.19, p <0.017). Non sono state registrate differenze tra i gruppi in trattamento relativamente ad altri end-point secondari. I ricercatori concludono la loro ricerca evidenziando che in questa popolazione di persone sieropositive, 30 g/die di L-glutamina hanno ridotto significativamente la gravità della diarrea associata a nelfinavir e hanno determinato un miglioramento della qualità di vita rispetto al trattamento placebo. Ricerca realizzata da associati a: Department of Dietetics and Nutrition, College of Health and Urban Affairs, Florida International University, Miami, Florida, USA.

 

Attività anti-ansia del selenio nelle persone con HIV

Shor-Posner G, Lecusay R, Miguez MJ, Moreno-Black G, Zhang G, Rodriguez N, Burbano X, Baum M, Wilkie F. Psychological burden in the era of HAART: impact of selenium therapy. Int J Psychiatry Med. 2003;33(1):55-69.

Nel corso di una sperimentazione clinica è stato determinato l'effetto del selenio sui problemi psicologici (ansia, depressione e stati emotivi) in persone con HIV e AIDS. Si è trattato di uno studio randomizzato, in doppio-cieco e placebo controllato in cui il selenio (200 microg/die) è stato somministrato a 63 persone (32 uomini, 31 donne) con HIV in trattamento farmacologico dal 1998 al 2000. Le misure psicologiche (ansia di tratto e ansia di stato secondo l'indice STAI, depressione secondo BDI e condizioni umorali secondo POMS), le condizioni cliniche (conteggio delle cellule CD4, carica virale) e i livelli plasmatici di selenio sono stati determinati alla baseline e confrontati con le misure ottenute dopo 12 mesi. Risultati. Alla baseline la maggior parte dei partecipanti allo studio presentava elevati livelli di ansia di stato (68%) e di tratto (70%), il 25% presentava un umore sofferente e sotto stress (POMS > 60) e una depressione di grado medio (BDI > 20). I problemi psicologici non erano stati influenzati dall'utilizzo dei farmaci, dal trattamento antiretrovirale o dalla carica virale. Dopo il periodo di studio di 12 mesi, i partecipanti alla ricerca che avevano assunto selenio, se confrontati con coloro che avevano assunto placebo, segnalato un aumentato di vigore (p = 0.004) e una minore ansia (ansia di stato, p = 0.05; ansia di tratto, p = 0.02). Non è stata segnalata alcuna azione dovuta al selenio su depressione e umore. Nel gruppo trattato con placebo il rischio di ansia di stato e di tratto erano, rispettivamente, quasi quattro e nove volte maggiori. I ricercatori concludono rilevando che la terapia con selenio può rappresentare un trattamento utile al fine di diminuire l'ansia nelle persone HIV+ in trattamento farmacologico che presentino un'elevata prevalenza di difficoltà psicologiche. Ricerca realizzata da associati a: University of Miami School of Medicine, USA.

 

I micronutrienti possono diminuire la mortalità nelle persone con HIV

Jiamton S, Pepin J, Suttent R, Filteau S, Mahakkanukrauh B, Hanshaoworakul W, Chaisilwattana P, Suthipinittharm P, Shetty P, Jaffar S. A randomized trial of the impact of multiple micronutrient supplementation on mortality among HIV-infected individuals living in Bangkok. AIDS. 2003 Nov 21;17(17):2461-2469.

E' stato realizzato uno studio randomizzato e placebo-controllato finalizzato a valutare l'effetto della supplementazione con elevati dosaggi di una combinazione di micronutrienti sulla progressione della malattia e sulla sopravvivenza fra persone con HIV in Tailandia. Si è trattato di uno studio di una certa dimensione in quanto sono state arruolate 481 persone con HIV (uomini e donne) con un range di CD4 compreso fra 50 x 106 e 550 x 106/l, assegnate random al trattamento con micronutrienti o placebo per un periodo di 48 settimane. I partecipanti allo studio sono stati esaminati clinicamente ogni 12 settimane e i valori di CD4 sono stati testati ogni 24 settimane. Un sottoinsieme di pazienti è stato valutato relativamente alla carica virale alla 48^ settimana. Risultati. Settantanove (16%) partecipanti allo studio sono stati persi durante il follow-up e 23 (5%) sono morti. Il tasso di mortalità è risultato più basso nel gruppo in trattamento con micronutrienti, con un rapporto di rischio di mortalità [ Intervallo di Confidenza 95% (IC) ] di 0,53 (0.22-1.25; P = 0.1) in generale e di 0,37 (0.13-1.06; P = 0.052) e 0,26 (0.07-0.97; P = 0.03), rispettivamente per coloro che avevano CD4 < 200 x 106/l e coloro che li avevano < 100 x 106/l. Non sono state registrate variazioni nella conta dei CD4 e nei valori plasmatici della carica virale. Dalla ricerca è quindi emerso che la supplementazione con micronutrienti aumenta la sopravvivenza fra le persone con HIV con valori di CD4 < 200 x 106/l. Secondo gli autori della ricerca questi risultati potrebbe avere delle implicazioni importanti per le persone con HIV che vivono nei paesi in via di sviluppo dove l'accesso ai farmaci antiretrovirali rimane limitato. Sarà necessario approfondire il meccanismo alla base di questi risultati, dal momento che il beneficio non sembra essere correlato ad un miglioramento dei valori di CD4 e carica virale. Ricerca realizzata da associati a: Department of Infectious and Tropical Diseases, London School of Hygiene and Tropical Medicine (UK); Sexually Transmitted Infections Clinic, Department of Dermatology, Mahidol University, Bangkok (Tailandia); Centre for International Health, University of Sherbrooke, Quebec (Canada); Department of Microbiology, Mahidol University, Bangkok (Tailandia); Centre for International Child Health, Institute of Child Health, London (UK); Division of Epidemiology, Ministry of Public Health, Bangkok (Tailandia); Department of Obstetrics and Gynaecology, Mahidol University, Bangkok (Tailandia); Department of Epidemiology and Population Health, London School of Hygiene and Tropical Medicine (UK).

Gli esercizi fisici e la vitamina E aiutano le persone con HIV

Gavrila A, Tsiodras S, Doweiko J, Nagy GS, Brodovicz K, Hsu W, Karchmer AW, Mantzoros CS. Exercise and vitamin E intake are independently associated with metabolic abnormalities in human immunodeficiency virus-positive subjects: a cross-sectional study. Clin Infect Dis. 2003 Jun 15;36(12):1593-601.

Un gruppo di ricercatori ha studiato il rapporto fra l'esercizio fisico abituale, la dieta e la presenza di anomalie metaboliche (ridistribuzione del grasso corporeo, dislipidemia e resistenza all'insulina) in 120 persone con HIV. Si è trattato di uno studio trasversale in cui sono stati impiegati modelli con analisi della regressione bivariata e multivariata. Gli esercizi in generale e gli esercizi aerobici sono risultati significativamente e negativamente associati con i livelli di trigliceridi plasmatici a digiuno nell'intero gruppo e nel gruppo con ridistribuzione del grasso corporeo. Sono state osservate associazioni inverse suggestive, ma non statisticamente significative, fra esercizi fisici e resistenza all'insulina. La pressione diastolica è risultata essere associata, in termini statisticamente significativi e inversi, con l'ingestione di vitamina E. Nelle loro conclusioni i ricercatori sottolineano il fatto che gli esercizi fisici e la vitamina E sono risultate associate, indipendentemente e negativamente, con diverse sindromi metaboliche associate all'infezione da HIV, mentre altri micro e macro elementi non sono parsi determinare nel corso di questa ricerca analoghi risultati. Ricerca realizzata da associati a: Division of Endocrinology and Metabolism, Department of Internal Medicine, Beth Israel Deaconess Medical Center, Boston, MA, USA.


Integrazione nutrizionale e diarrea nelle persone con HIV

Heiser CR, Barrett JY, Ernst JA, French N, Slotten R, Klein T, McAllister R, Russert M e Kelliher GJ. Dietary supplementation with probiotics, soluble fibre and L-glutamine reduces diarrhoea in HIV+ men receiving nelfinavir or lopinavir/ritonavir. Antiviral Therapy 2003;8:L7

Le terapie HAART (terapie antiretrovirali fortemente attive) sono associate con effetti collaterali e, fra questi, con la diarrea. La riduzione della diarrea può migliorare l'adesione al trattamento e migliorare la qualità della vita. Nel corso di questo studio è stato verificato se l'integrazione nutrizionale, conosciuta come capace di ridurre la diarrea in altre condizioni, può o meno aiutare le persone che assumono nelfinavir o lopinavir/ritonavir. 35 persone con HIV in trattamento con nelfinavir (N = 27) o lipinavir/ritonavir (N = 8) e sofferenti di diarrea (feci liquide = 2 volte al giorno) hanno partecipato ad uno studio prospettico della durata di 12 settimane. 28 persone sono state randomizzate per ricevere la supplementazione (Gruppo S) e 7 per ricevere un trattamento standard (Gruppo C). Il gruppo S ha ricevuto acidophilus/bifidobacteria (1.3 gr/die) e fibra solubile (11 gr/die). Se la diarrea persisteva alla 4^ settimana, il trattamento era integrato con 30 gr/die di L-glutamina. Sono stati registrati mensilmente: la supplementazione, la tolleranza, lo stato della diarrea e l'utilizzo di antidiarroici. I risultati sono stati analizzati con T test per campioni appaiati. Il peso, i CD4 e l'HIV-RNA sono stati valutati in ambedue i gruppi dopo 12 settimane. Risultati. La diarrea è stata completamente risolta in nove dei 16 partecipanti al gruppo S. Nel gruppo S il numero di defecazioni giornaliere è stato ridotto da 3,4 ± 1.25 (media + deviazione standard) a 2.54 ± 1.34 (p=0.0015); mentre l'incidenza della diarrea è diminuita da 2.84 ± 1.42 a 0.74 ± 1.03 (p<0.0001). 14 persone del gruppo S non hanno ottenuto una risoluzione dei sintomi con i soli probiotici e la fibra, ma il numero delle defecazioni giornaliere è diminuito da 4.08 ± 1.35 a 3.06 ± 1.68 (p=0.0421) dopo l'aggiunta di L-glutamina. Il numero di defecazioni/die per il gruppo C è passato da 4.14 ± 4.86 a 3.44 ± 1.68 (p=0.6776) e l'incidenza di diarrea da 3.00 ± 4.82 a 1.36 ± 1.29. Nel gruppo S l'utilizzo di loperamide è stato ridotto da 1.69 ± 2.34 a 0.31 ± .69 mg/die (p=0.0027). Nel gruppo S, 18 persone hanno utilizzato giornalmente loperamide al tempo 0 e 8 alla dodicesima settimana. Gli autori dello studio concludono il loro lavoro evidenziando che la supplementazione con probiotici, fibra solubile e L-glutamina riduce significativamente la diarrea nelle persone che assumono nelfinavir e lopinavir/ritonavir; migliora inoltre la situazione delle persone che non controllano la diarrea con la sola loperamide. L'integrazione nutrizionale in presenza di diarrea correlata a HIV risulta quindi efficace e clinicamente significante.

 

Gli antiossidanti riducono l'iperlattatemia in persone con HIV trattate con HAART

Lopez O, Bonnefont-Rousselot D, Edeas M, Emerit J, Bricaire F. Could antioxidant supplementation reduce antiretroviral therapy-induced chronic stable hyperlactatemia? Biomed Pharmacother. 2003 May;57(3):113-6.

E' stato realizzato uno studio per determinare se l'iperlattatemia cronica, stabile e asintomatica, in persone con HIV in trattamento con terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART, compresi gli inibitori della trascrittasi inversa nucleosidici (NRTI)) può essere migliorata dalla supplementazione con antiossidanti. Sono stati coinvolti due gruppi di pazienti in trattamento con NRTI per almeno 24 mesi: un gruppo di 15 persone non supplementate e altre 15 che hanno assunto supplementi antiossidanti ( (vitamina E, beta-carotene, N-acetilcisteina, selenio, estratti di Ginkgo biloba e supplementi nutrizionali). Per entrambi i gruppi sono stati valutati attentamente le supplementazioni e le carenze di antiossidanti. Sono stati monitorati la lattatemia venosa, i marker di stress ossidativo a livello ematico (perossidazione lipidica plasmatica, antiossidanti enzimatici e non enzimatici), la classificazione CDC rivista, la conta dei CD4 e la carica virale, l'assunzione di NRTI (con o senza lo stavudina) e di altri farmaci antiretrovirali, la lipoatrofia e l'accumulazione di grassi. Risultati. Fra i pazienti non c'erano differenze statisticamente differenti in quanto a classificazione CDC, conta dei CD4, carica virale e caratteristiche della terapia antiretrovirale. I marker di stress ossidativo ematici (vitamina E, vitamina A e beta-carotene) tendevano ad essere più elevati nel gruppo supplementato. E' stata osservata una differenza delle concentrazioni venose di lattato statisticamente significativa fra i due gruppi (1,37 +/- 0,10 verso 1,82 +/- 0,19 mmol/l rispettivamente nel gruppo supplementato rispetto quello non supplementato; p=0.04). I ricercatori concludono affermando che la supplementazione con antiossidanti migliora l'iperlattatemia cronica, stabile e asintomatica, nel tipo di pazienti considerati in trattamento con HAART, compreso NRTI. Sono necessari studi controllati per dimostrare l'efficacia di questo tipo di supplementazione sulla tossicità mitocondriale osservata in corso di HAART e il possibile impiego di detto trattamento con cofattori mitocondriali come carnitina, riboflavina, coenzima Q e acido alfa-lipoico. Ricerca realizzata da associati a: Service des Maladies Infectieuses et Tropicales, Groupe Hospitalier Pitie-Salpetriere (AP-HP), Parigi, Francia.

 

L-carnitina nell'acidosi lattica in persone con HIV

Claessens YE, Cariou A, Monchi M, Soufir L, Azoulay E, Rouges P, Goldgran-Toledano D, Branche F, Dhainaut JF. Detecting life-threatening lactic acidosis related to nucleoside-analog treatment of human immunodeficiency virus-infected patients, and treatment with L-carnitine. Crit Care Med 2003 Apr;31(4):1042-7

Negli ultimi anni è stata riservata particolare attenzione al problema dell'acidosi lattica e dei livelli ematici del lattato nelle persone con HIV. Questa maggiore attenzione è dovuta all'aumento dell'incidenza di acidosi lattica nelle persone con HIV in trattamento antiretrovirale ai possibili esiti fatali. Gli autori di questa ricerca si sono posti due obiettivi: determinare un valore soglia di lattato ematico predittivo della sopravvivenza nelle persone con HIV che manifestano acidosi lattica correlata all'assunzione di analoghi nucleosidi e, in secondo luogo, testare la L-carnitina per il trattamento dei pazienti che eccedono questa soglia. Si è trattato di: a) uno studio retrospettivo in cui sono stati utilizzati i dati a disposizione degli autori e quelli pubblicati in letteratura; b) uno studio aperto multicentrico prospettico con impiego di L-carnitina in pazienti con HIV che assumevano analoghi nucleosidi, realizzato presso unità di cura intensiva interne a 4 ospedali universitari e un ospedale generale. L'analisi retrospettiva ha compreso 39 pazienti con HIV (5 casi personali e 34 ricavati dalla letteratura) che erano stati trattati con analoghi nucleosidi e relativamente ai quali erano disponibili i valori di lattato. Inoltre, è stato realizzato uno studio pilota sulla L-carnitina su sei pazienti. Risultati. Dalla valutazione retrospettiva è emerso che 9 mmol/L sono i valori soglia che separano una previsione positiva da una negativa; fra coloro che sopravvivono e non sopravvivono in corso di terapia con analoghi nucleosidi. Sei pazienti con valori iniziali di lattato superiori a 10 mmol/L sono stati trattati con L-carnitina e tre di questi sono sopravvissuti alla conclusione dello studio. Nelle loro conclusioni i ricercatori evidenziano che: 1- i livelli ematici di lattato nelle persone con HIV in trattamento con analoghi nucleosidi possono essere predittivi di mortalità in questi pazienti, 2- dati preliminari suggeriscano un valore soglia >10 mmol/L; 3, sono necessari altri studi per valutare definitivamente l'efficacia terapeutica della L-carnitina. Ricerca realizzata da associati a: Medical Intensive Care Unit, Cochin Hospital, Paris Cedex 14, Francia.

L'importanza della carnitina per la salute umana

Evangeliou A, Vlassopoulos D. Carnitine Metabolism and Deficit - When Supplementation is Necessary? Curr Pharm Biotechnol 2003 Jun;4(3):211-9

La carnitina è un derivato di un amminoacido presente nei tessuti che richiedono alta energia (muscoli scheletrici, miocardio, fegato e ghiandole surrenali) ed è essenziale per il metabolismo intermedio degli acidi grassi. La carnitina è indispensabile per la beta-ossidazione degli acidi grassi a catena lunga nei mitocondri, ma regola anche la concentrazione di CoA e la rimozione dei gruppi acilici prodotti . AcilCoA agisce come fattore frenante per parecchi enzimi che partecipano al metabolismo intermedio. La trasformazione di AcilCoA in acilcarnitina è importante per la rimozione dei gruppi acilici tossici. Anche se la carenza primaria è rara, si può verificare una deplezione dovuta a cause secondarie, quali una malattia o un effetto secondario di un farmaco. La carenza primaria di carnitina è causata da un difetto del trasporto della carnitina della membrana plasmatica in muscolo e reni. La carenza secondaria di carnitina è associata con parecchi errori congeniti del metabolismo e con condizioni mediche o iatrogene acquisite, per esempio in pazienti in trattamento con zidovuline o valproato. Nella cirrosi e nell'insufficienza renale cronica, la biosintesi della carnitina è insufficiente o la carnitina viene persa durante l'emodialisi. Altre circostanze croniche quali il diabete mellito, l'insufficienza cardiaca e la malattia di Alzheimer possono causare carenze di carnitina, osservate anche in condizioni di catabolismo aumentato e in alcune malattie critiche. La carnitina stabilizza la membrana cellulare e alza la resistenza osmotica dei globuli rossi, ma non ha nessuna influenza metabolica sui lipidi nei pazienti sottoposti a dialisi. La L-Carnitina è stata somministrata nella demenza senile, nelle malattie metaboliche del sistema nervoso, nell'infezione da HIV, nella tubercolosi, nelle miopatie, nelle cardiomiopatie, nell'anemia da insufficienza renale ed è stata inclusa negli alimenti per bambini e nel latte. L'articolo fornisce tutte le più importanti informazioni rispetto il ruolo della carnitina per la salute umana. Revisione a cura di associati a: Neurology Dept., Creta's Medical School, A. Fleming Hospital, Atene, Grecia.

 

Il selenio diminuisce l'ospedalizzazione delle persone con HIV

Burbano X, Miguez-Burbano MJ, McCollister K, Zhang G, Rodriguez A, Ruiz P, Lecusay R, Shor-Posner G. Impact of a selenium chemoprevention clinical trial on hospital admissions of HIV-infected participants. HIV Clin Trials. 2002 Nov-Dec;3(6):483-91.

Questa ricerca è stata realizzata allo scopo di valutare l'effetto chemopreventivo del selenio (200 microg/die) sulle ospedalizzazioni delle persone con HIV. I dati sono stati ottenuti da 186 uomini e donne HIV+ che hanno partecipato a uno studio clinico (1998-2000) randomizzato, in doppio-cieco e controllato verso placebo sul selenio della durata di 6 mesi. I supplementi sono stati distribuiti mensilmente e le valutazioni critiche sono state realizzate ogni 6 mesi. Le ospedalizzazioni, i costi delle ospedalizzazioni e i tassi di ospedalizzazione sono stati determinati 2 anni prima e durante lo studio. Risultati. All'inizio dello studio non erano presenti differenze significative in quanto a conta dei CD4 e carica virale fra i due gruppi. Pochi fra i partecipanti al gruppo placebo erano in trattamento antiretrovirale (p < 0.05). Il numero totale delle ospedalizzazioni è diminuito da 157 (pre studio) a 103 durante lo studio di 2 anni. Nel gruppo in trattamento con selenio è stata osservata una forte diminuzione nel tasso totale di ricoveri (RR = 0,38; la p = 0.002) e nella percentuale delle ospedalizzazioni dovute all'infezione/100 pazienti (p =0.01). Conseguentemente, il costo delle ospedalizzazioni è diminuito del 58% nel gruppo con selenio, rispetto al 30% nel gruppo placebo (p = 0.001). Nelle analisi finali, la terapia con selenio ha continuato a rappresentare un fattore significativamente correlato ad un più basso rischio di ospedalizzazione (p = 001). Gli autori concludono affermando che la supplementazione con selenio sembra essere un trattamento complementare capace di ridurre le ospedalizzazioni e il costo dell'assistenza ai pazienti HIV positivi. Ricerca realizzat da associati a: Division of Disease Prevention, Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, Miami, Florida, USA.

 

Multivitamine e trasmissione di HIV

Fawzi WW, Msamanga GI, Hunter D, Renjifo B, Antelman G, Bang H, Manji K, Kapiga S, Mwakagile D, Essex M, Spiegelman D. Randomized trial of vitamin supplements in relation to transmission of HIV-1 through breastfeeding and early child mortality. AIDS 2002 Sep 27;16(14):1935-44

La trasmissione di HIV-1 attraverso l'allattamento al seno è stata associata a carenze in micronutrienti da parte della madre. Un totale di 1.078 donne gravide sieropositive della Tanzania sono state assegnate in maniera casuale a uno studio con vitamina A o con multivitamine (esclusa la vitamina A). I trattamenti sono stati assunti dalle donne a partire dalla ventesima settimana di gestazione e per il periodo di allattamento. Risultati. Le multivitamine (senza vitamina A) non hanno inciso sul rischio complessivo di trasmissione di HIV (RR 1.04, 95% IC 0.82-1.32, P= 0.76). La vitamina A ha invece aumentato il rischio di trasmissione di HIV (RR 1.38, 95% IC 1.09-1.76, P = 0.009). L'assunzione di multivitamine è risultata associata, anche se in termini non statisticamente significativi, ad una riduzioni della trasmissione di HIV attraverso l'allattamento e alla mortalità nei bimbi. Le multivitamine hanno ridotto significativamente la trasmissione di HIV durante l'allattamento al seno nei bambini di madri con valori basali bassi di linfociti (RR 0.37; 95% IC 0.16-0.85, P = 0.02), rispetto ai bimbi di madri con valori di linfociti più alti (RR 0.99, 95% IC 0.68-1.45, P = 0.97; p per interazione: 0.03). La somministrazione di multivitamine ha ridotto la trasmissione di HIV anche in queste situazioni: madri con elevati livelli di velocità di eritrosedimentazione (P per l'interazione: 0.06), bassi livelli di emoglobina (P per l'interazione: 0.06) e bambini di basso peso alla nascita (P per l'interazione: 0.04). La somministrazione di multivitamine ha ridotto la mortalità e ha significativamente prolungavano la sopravvivenza, libera da HIV, nei bambini nati da donne con carenti condizioni nutrizionali o immunologiche. Infine, la somministrazione di vitamina A (da sola) ha aumentato la trasmissione di HIV attraverso l'allattamento al seno, ma non ha determinato alcun effetto sulla mortalità nei primi 24 mesi. Gli autori della ricerca concludono affermando che l'integrazione con multivitamine (B,C, E) ha ridotto la mortalità nei bimbi e la trasmissione di HIV-1 (via allattamento al seno) e, quindi, la supplementazione dovrebbe essere considerata nelle donne immunologicamente o nutrizionalmente compromesse. Naturalmente la raccomandazione degli autori si riferisce a contesti particolari, dove l'allattamento al seno rappresenta, per molteplici ragioni, una realtà di fatto. Dati presentati da associati a: Department of Nutrition, Harvard School of Public Health, Boston, USA.

 

Arginina e HIV: primi dati pilota

Swanson B, Keithley JK, Zeller JM, Sha BE. A pilot study of the safety and efficacy of supplemental arginine to enhance immune function in persons with HIV/AIDS. Nutrition 2002 Jul-Aug;18(7-8):688-90

Nel corso di questa ricerca sono stati raccolti dati preliminari sulla sicurezza e sull'efficacia della supplementazioni con arginina per migliorare la citotossicità delle cellule NK in un campione di persone con virus dell'immunodeficienza acquisita umana (HIV) e sindrome da immunodeficienza acquisita (AIDS). Si è trattato di uno studio pilota randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo realizzato presso un centro clinico universitario di malattie infettive. 11 adulti sieropositivi clinicamente stabili trattati con terapia antiretrovirale altamente attiva (HAART) e livelli di HIV-RNA plasmatico inferiori a 10.000 copie/ml sono stati assegnati random ad uno dei due seguenti gruppi di studio: 19.6 g di arginina al giorno (n=6) o placebo (n=5) per 14 giorni. Relativamente alla sicurezza del trattamento sono stati analizzati i livelli plasmatici di HIV-RNA, le funzioni neuropsicologiche e gli eventi avversi autoriportati dai pazienti. L'efficacia è stata valutato misurando la citotossicità delle cellule NK. Risultati. Nessuno dei partecipanti ha manifestato eventi avversi clinici, virologici o neuropsicologici che abbiano richiesto l'abbandono dello studio. Il gruppo supplementato con arginina ha registrato un aumento medio di citotossicità delle cellule NK di 18.9 unità litiche, mentre il gruppo placebo di sole 0.3 unità litiche. Questa differenza non era però statisticamente significativa (P = 0.79). Gli autori dello studio concludono affermando che la supplementazione di breve durata con arginina è sicura per le persone sieropositive. Sono necessari ulteriori studi su campioni più ampi e per periodi più lunghi allo scopo di determinare gli effetti della supplementazione con arginina su altri indici della funzione immune e su malattie intercorrenti nelle persone con HIV.

La propoli contro la candidosi in persone con HIV

Martins RS, Pereira ES Jr, Lima SM, Senna MI, Mesquita RA, Santos VR. Effect of commercial ethanol propolis extract on the in vitro growth of Candida albicans collected from HIV-seropositive and HIV-seronegative Brazilian patients with oral candidiasis. J Oral Sci 2002 Mar;44(1):41-8

Con questo studio i ricercatori hanno valutato la suscettibilità di ceppi di Candida albicans (ottenuti da persone con HIV brasiliane affette da candidosi orale) ad un prodotto commerciale contenente un estratto alcolico al 20% di propoli (EPE). L'azione inibitoria di EPE è stata confrontata con quella di alcuni farmaci standard come nistatina (NYS), clotrimazolo (CL), econazolo (EC) e fluconazolo (FL). L'area di inibizione è stata misurata con calibro e i risultati riportati come medie +/- deviazione standard (M +/- DS). I dati sono stati analizzati statisticamente attraverso il test non parametrico di Kruskal-Wallis. Risultati. EPE ha inibito tutti i ceppi di C. albicans esaminati. Nessuna differenza statisticamente significativa è stata osservata fra i risultati ottenuti con NYS ed EPE; mentre differenze significative sono state osservate fra EPE ed altri antifungini. Rispetto gli altri antifungini sono state osservate resistenze. Gli autori della ricerca sottolineano che l'estratto di propoli ha inibito in vitro la crescita di C. albicans con potenza uguale alla nistatina e che quindi potrebbe rappresentare un trattamento alternativo per la candidosi in pazienti con HIV. Sono necessari ulteriori test in vivo per valutare l'insieme degli effetti a livello della mucosa orale. Ricerca realizzata da: Department of Clinical Pathology and Surgery, School of Dentistry, Minas Gerais Federal University, Belo Horizonte, Brasile.

ALTRI DOCUMENTI SULLA PROPOLI


Le proteine del siero del latte e l'infezione da HIV: primi dati

Micke P, Beeh KM, Schlaak JF, Buhl R. Oral supplementation with whey proteins increases plasma glutathione levels of HIV-infected patients. Eur J Clin Invest 2001 Feb;31(2):171-8

L'infezione da HIV è caratterizzata da un aumento dello stress ossidativo e da una deficienza sistemica di glutatione ridotto (GSH), il principale antiossidante endogeno. L'aminoacido semiessenziale cisteina è la principale fonte del gruppo sulfidrilico (gruppo tiolico) del GSH e ne limita la sintesi. Sono state suggerite differenti strategie per supplementare l'apporto di cisteina al fine di aumentare i livelli di glutatione nelle persone sieropositive. Lo scopo di questo studio era di valutare l'effetto della supplementazione orale con due diversi prodotti proteici del siero di latte ad elevato contenuto di cisteina sui livelli plasmatici di GSH e sui parametri dello stress ossidativo e dello stato immunitario dei pazienti HIV-sieropositivi. Si è trattato di uno studio clinico prospettico in doppio cieco in cui 30 pazienti (25 maschi e 5 femmine) di età media (+/- DS) 42 +/- 9.8 anni e con infezione da HIV stabile (221 +/- 102 CD4+) sono stati distribuiti in due gruppi [dose quotidiana di 45 g di siero di latte Protectamin (Fresenius Kabi, Bad Hamburg, Germany) e Immunocal (Immunotec, Vandreuil, Canada)] per due settimane. Sono stati dosati con metodi standard alla baseline e al termine della terapia le concentrazioni plasmatiche di GSH totale, ridotto e ossidato, il rilascio di anione superossido (O2-) dalle cellule mononucleate del sangue, i livelli plasmatici di TNF-alfa e interleuchina-2 (IL-2) e IL-12. Prima della terapia, i livelli di GSH plasmatici (Protectamin: 1.92 +/- 0.6 microM; Immunocal: 1.98 +/- 0.9 microM) erano più bassi del normale (2.64 +/- 0.7 microM, P = 0.03). Dopo due settimane di trattamento orale con proteine del siero di latte, i livelli di GSH sono aumentati nel gruppo Protectamin intorno a 44 +/- 56% (2.79 +/- 1.2 microM, P = 0.004); mentre nel gruppo con Immunocal la differenza non era significativa (+ 24.5 +/- 59%, 2.51 +/- 1.48 microM, P = 0.43). Il rilascio spontaneo di O2- dalle cellule mononucleate era stabile (20.1 +/- 14.2 vs. 22.6 +/- 16.1 nmol h-1 10-6 celule, P = 0.52), mentre il rilascio indotto da PMA è diminuito nel gruppo con Protectamin (53.7 +/- 19 vs. 39.8 +/- 18 nmol h-1 10-6 cellule, P = 0.04). Le concentrazioni plasmatiche di TNF-alfa e di interleuchine 2 e 12, così come tutti i parametri clinici di routine, sono risultati essere invariati. La terapia è stata ben tollerata. Nei pazienti carenti di glutatione con infezione da HIV avanzata, la supplementazione orale a breve termine con proteine del siero di latte aumenta i livelli plasmatici di glutatione. Solo studi clinici a lungo termine potranno verificare se questa azione biochimica ha una qualche ricaduta sul decorso della malattia. Ricerca realizzata da: Pulmonary Division, III. Medical Department, Mainz University Hospital, Mainz, Germania.

 

La vitamina A non riduce la trasmissione vaginale di HIV

Baeten JM, McClelland RS, Overbaugh J, Richardson BA, Emery S, Lavreys L, Mandaliya K, Bankson DD, Ndinya-Achola JO, Bwayo JJ, Kreiss JK. Vitamin A supplementation and human immunodeficiency virus type 1 shedding in women: results of a randomized clinical trial. J Infect Dis 2002 Apr 15;185(8):1187-91

Alcuni studi osservazionali hanno associato la carenza di vitamina A con l'infettività a livello vaginale di HIV-1 e la trasmissione dalla madre al bimbo. Per stabilire l'effetto della supplementazione orale con vitamina A (10.000 UI/die di retinil palmitato) sulla diffusione vaginale di HIV-1 è stato condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo della durata di 6 settimane su 400 donne sieropositive a Mombasa, Kenia. Al follow-up up non è stata osservata alcuna differenza statisticamente significativa nella prevalenza di HIV1-DNA (18% vs. 21%, P=.4) o nella quantità di HIV1-RNA (3.12 vs. 3.00 log(10) copie/tampone, P=1.0) nelle secrezioni vaginali delle donne che hanno ricevuto vitamina A rispetto i controlli con placebo. La supplementazione con vitamina A non ha inoltre determinato alcun cambiamento significativo sulla carica virale o sul numero di CD4 e CD8. Gli stessi risultati sono stati registrati nelle donne carenti di vitamina A all'inizio dello studio. Gli autori della ricerca concludono affermando che sulla base di questi risultati è ben difficile che la supplementazione con vitamina A possa diminuire l'infettività di donne sieropositive. Dati presentati da: Department of Epidemiology, University of Washington, 325 Ninth Avenue, Seattle, WA, USA.

 

Le vitamine fanno bene alle persone con HIV

Jaruga P, Jaruga B, Gackowski D, Olczak A, Halota W, Pawlowska M, Olinski R. Supplementation with antioxidant vitamins prevents oxidative modification of DNA in lymphocytes of HIV-infected patients. Free Radic Biol Med 2002 Mar 1;32(5):414-20

Diverse evidenze suggeriscono che i pazienti con infezione da HIV sono sottoposti a stress ossidativo cronico. In questo studio sono stati controllati i livelli delle basi modificate ossidativamente del DNA dei linfociti ed altri parametri indicativi di stress ossidativo in 30 persone con HIV e in un gruppo di controllo (10 volontari in buona salute e 15 utilizzatori di droghe per endovena HIV-negativi). Valutazioni addizionali sono state realizzate su campioni di DNA di linfociti di persone HIV positive asintomatiche e sintomatiche che hanno assunto una supplementazione a base di vitamine antiossidanti E, A e C o placebo. E' stato osservato un aumento significativo nella quantità di basi modificate di DNA nei pazienti HIV+, rispetto il gruppo di controllo. Nel gruppo HIV+ la concentrazione delle sostanze reattive all'acido tiobarbiturico (TBARS) è risultata più elevata, mentre l'attività degli enzimi antiossidanti (superossido dismutasi e catalisi) era minore. La supplementazione con vitamine, rispetto il placebo, ha determinato una diminuzione significativa nei livelli di tutte le basi modificate del DNA. E' stata inoltre osservata nel gruppo trattato la riduzione di TBARS e il ripristino dell' attività degli enzimi antiossidanti. Questi dati suggeriscono che la persone con il HIV possono trarre giovamento dall'assunzione di vitamine antiossidanti. Studio realizzato da: Department of Clinical Biochemistry, The Ludwik Rydygier Medical University, Bydgoszcz, Polonia.

 

Vitamina A e permeabilità intestinale in neonati HIV-positivi

Filteau SM, Rollins NC, Coutsoudis A, Sullivan KR, Willumsen JF, Tomkins AM. The effect of antenatal vitamin A and beta-carotene supplementation on gut integrity of infants of HIV-infected South African women. J Pediatr Gastroenterol Nutr 2001 Apr;32(4):464-70

La vitamina A svolge un ruolo importante nella protezione contro la diarrea e quindi la supplementazione potrebbe essere benefica per l'intestino dei bambini di madri sieropositive. Per questa ragione sono stati studiati 238 bambini di madri Sud-africane sieropositive coinvolte in uno studio clinico con vitamina A. Lo studio (randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo) prevedeva la somministrazione alle madri di 1.5 mg/die di palmitato di retinile e 30 mg/die di beta-carotene durante la gravidanza e infine, 60 mg di palmitato di retinile al parto. Il gruppo placebo riceveva, con la medesima sequenza, capsule identiche contenenti placebo. Ai bambini, al compimento di 1, 6 e 14 settimane d'età, veniva fatto il test di permeabilità intestinale, mediante la clearance urinaria del lattulosio e del mannitolo. Risultati. Se valutata sull'intero gruppo di bambini la supplementazione materna con vitamina A non ha indotto cambiamenti significativi nella permeabilità intestinale del bambino. Attraverso analisi di regressione multiple, l' infezione HIV del bambino a 14 settimane era significativamente associata con l' aumentata permeabilità intestinale sia a 6 che a 14 settimane. Dopo un controllo del peso alla nascita, dell'età gestazionale, del peso corrente, del tipo di alimentazione e di malattie recenti, è stato notato un trend di interazione tra supplementazione con vitamina A e l'infezione da HIV (P = 0.086) a 14 settimane. La vitamina A non ha determinato alcuna differenza nella permeabilità dell'intestino dei bambini non infettati (rapporto lattulosio/mannitolo per il gruppo con vitamina A: 0.11, intervallo di confidenza 95% [IC] 0.08, 0.15, n = 73; per il gruppo placebo: 0.09, IC 95% 0.06, 0.12, n = 76), ma preveniva ampiamente l'aumento del rapporto lattulosio/mannitolo nei bambini infettati con HIV (gruppo vitamina A: 0.17, IC 95% 0.13, 0.23, n = 23; gruppo placebo: 0.50, IC 95% 0.37, 0.68, n = 20). Gli effetti sul rapporto lattulosio/mannitolo erano correlati ai cambiamenti nell'escrezione del lattulosio, ma non del mannitolo. La supplementazione con vitamina A è risultata essere associata ad una escrezione di lattulosio significativamente più bassa a 1 e 14 settimane, suggerendo che il maggior effetto della vitamina A sia quello di mantenere l'integrità delle zonule occludens dell'intestino. I ricercatori concludono affermando che la supplementazione con vitamina A delle donne gravide HIV-positive può prevenire il deterioramento dell'integrità intestinale nel sottogruppo di bambini che diventano sieropositivi. Dati presentati da ricercatori del "Centre for International Child Health, Institute of Child Health", London, United Kingdom.

Il ruolo terapeutico del selenio nell’HIV

Baum MK, Miguez-Burbano MJ, Campa A, Shor-Posner G. Selenium and interleukins in persons infected with human immunodeficiency virus type 1. J Infect Dis 2000;182:S69-S73.

In letteratura è stato proposto un ruolo importante per il selenio nell’infezione da HIV (Human Immunodeficiency Virus). I livelli diminuiti di selenio, riscontrati nelle persone con infezione da HIV o AIDS, sono considerati indicatori sensibili della progressione di malattia. Il selenio, un predittore indipendente della mortalità negli adulti come nei bambini con infezione da HIV-1, è un micronutriente essenziale  che è stato associato ad un miglioramento dell’attività delle cellule T e alla riduzione dell’apoptosi in modelli animali. Inoltre, livelli adeguati di selenio possono aumentare la resistenza alle infezioni, attraverso la modulazione della produzione di interleuchina (IL) e il susseguirsi della risposta Th1/Th2. La supplementazione di selenio eleva IL-2 e aumenta l'attivazione, la proliferazione, la differenziazione e la morte programmata delle cellule T helper. Inoltre, la supplementazione con selenio può regolare i livelli anormalmente elevati di IL-8 e di TnF-alfa osservati nella malattia da HIV è associati con danni neurologici, sarcoma di Kaposi, wasting syndrome e incremento della replicazione virale. Nell’insieme questi risultati suggeriscono un nuovo meccanismo attraverso cui il selenio può interessare la progressione della malattia da HIV-1.

 

NAC e vitamina C nella grave immunodeficienza

 Muller F; Svardal AM; Nordoy I; Berge RK; Aukrust P; Froland SS. Virological and immunological effects of antioxidant treatment in patients with HIV infection. Eur J Clin Invest 2000 Oct;30(10):905-14.

Nei linfociti CD4+ delle persone con HIV lo stress ossidativo intracellulare, dovuto a squilibri dell’omeostasi del glutatione, può condurre a funzioni alterate del linfocita stesso e a incrementi della replicazione virale, particolarmente nelle persone con immunodeficienza avanzata. Lo scopo del presente studio era quindi di valutare se un trattamento di breve durata (6 giorni) con dosi elevate di antiossidante determinava o meno un effetto sui parametri immunologici e virologici in pazienti con infezione di HIV. Sono quindi stati esaminati gli effetti virologici ed immunologici del trattamento antiossidante di combinazione a base di N-acetilcisteina (NAC) e di vitamina C in 8 persone con HIV. Prima, durante e dopo il trattamento antiossidante sono stati realizzati i seguenti esami: livelli di HIV-RNA plasmatico, numero di CD4+, CD8+ e di CD14+, tioli plasmatici, stato del glutatione ridotto nei linfociti CD4+ nei monociti CD14+, proliferazione linfocitaria, apoptosi linfocitaria e livelli plasmatici di TNF-alfa (tumor necrosis factor); recettori TNF solubili e neopterina plasmatica. Risultati. Per quanto attiene a tutti gli 8 pazienti non sono stati osservati cambiamenti significativi nel conteggio dei livelli plasmatici di HIV-RNA e nella conta dei linfociti CD4+. Tuttavia, nei 5 pazienti con immunodeficienza più avanzata (CD4+ < 200 x 106 L-1), è stato notato un aumento significativo nel conteggio dei linfociti CD4+, una riduzione di 0.8 log di HIV-RNA plasmatica, un aumento della proliferazione linfocitaria e un aumento dei livelli di glutatione intracellulare nei linfociti CD4+. Non è stato osservato alcun cambiamento nell’apoptosi dei linfociti. Gli autori della ricerca concludono sottolineando che il trattamento ad alte dosi e di breve durata a base di NAC e vitamina C può essere un’utile risorsa terapeutica per le persone con HIV in stato avanzato di immunodeficienza.

 

Il resveratrolo (contenuto nel vino e nell’uva rossa) potenzia l’effetto anti-HIV dei farmaci.

Heredia A; Davis C; Redfield R. Synergistic inhibition of HIV-1 in activated and resting peripheral blood mononuclear cells, monocyte-derived macrophages, and selected drug-resistant isolates with nucleoside analogues combined with a natural product, resveratrol. J Acquir Immune Defic Syndr 2000 Nov 1;25(3):246-55

Il resveratrolo (trans 3,4’,5 triidrossistilbene) è una fitoalessina presente nell’uva, nel vino e in determinate piante: Recentemente il resveratrolo è stato segnalato come sostanza che possiede proprietà che possono proteggere da aterosclerosi, da determinati cancri e da infiammazioni. Nel corso di questa ricerca  è stato ritrovato che il resveratrolo (RV) aumenta sinergicamente l' attività anti-HIV-1 degli analoghi nucleosidi zidovudina (AZT), zalcitabina (ddC) e didanosina (ddI). Il RV a 10 microM non è risultato essere tossico verso le cellule e da solo ha ridotto la replicazione virale del del 20-30%. In cellule mononucleate del sangue periferico (CMSA) attivate con fitoemoagglutinina (FEA) e infettate con HTLV-IIIB, 10 microM di resveratrolo hanno ridotto rispettivamente di 3.5, 5.5 e 17.8 volte le concentrazioni di AZT, ddC e ddI necessarie a produrre IC90 (concentrazione inibitoria del 90%). L' attività antivirale simile è stata dimostrata quando il ddI è stato unito con 5 o 10 mM di resveratrolo in CMSA infettato con gli isolati clinici di HIV-1. L'aggiunta di RV ha provocato un incremento superiore a 10 volte dell’attività antivirale del ddI nei macrofagi derivati dai monociti (MDM) infetti (ovvero nelle cellule che rappresentano una riserva a lungo tempo di virus HIV). In un modello di cellule a riposo di linfociti di T infettati con HTLV-IIIB, la combinazione RV più ddI (ma non individualmente), hanno soppresso l’istituzione di un’infezione virale produttiva. In aggiunta, RV più ddI hanno inibito la replicazione di quattro isolati virali di ddI-resistenti, tre dei quali presentavano le mutazion  nel gene RT che conferisce la resistenza  multifarmaco-RT. Per concludere, se comparata con l’idrossiurea (HU), sia 100 mM di HU che 10 mM di RV hanno mostrato un incremento simile dell’attività antivirale del ddI. Inoltre il RV ha evidenziato un minore effetto antiproliferativo sulle cellule dell’HU. Gli autori sottolineano che i risultati di questo studio suggeriscono che la combinazione ddI + resveratrolo potrebbe presentare un profilo tossicologico migliore. Verranno realizzati ulteriori studi su questa combinazione e sul resveratrolo.

ALTRE NOTIZIE SUL RESVERATROLO

Acido alfa-lipoico e neuropatie: sempre maggiori conferme

Ziegler D; Reljanovic M; Mehnert H, Grief FA. Alpha-lipoic acid in the treatment of diabetic polyneutopathy in Germany: current evidence from clinical trials. Exp Clin Endocrinol Diabetes 1999;107 :421-430

La neuropatia diabetica rappresenta un grosso problema di salute, poiché è responsabile della morbilità sostanziale, dell’aumentata mortalità e della peggiorata qualità della vita. Una glicemia pressoché normale viene oggi generalmente accettata come l’approccio primario nella prevenzione della neuropatia diabetica, ma questa non è raggiungibile in un considerevole numero di pazienti. Nelle due decadi passate molti trattamenti medici che raggiungevano i loro effetti, nonostante l’iperglicemia, sono derivati da concetti patogenetici sperimentali di neuropatia diabetica. Tali composti sono stati progettati per migliorare o rallentare la progressione del processo neuropatico e sono in corso di valutazione in trias clinici ma, ad l’eccezione dell’acido alfa-lipoico (acido tioctico), nessuno di questi farmaci è correntemente disponibile per la pratica clinica. In questa review viene raccolta e analizzata l’evidenza dei trias clinici che hanno stabilito l’efficacia terapeutica e la sicurezza dell’acido tioctico nella polineuropatia diabetica. Finora sono stati completati 15 trials clinici che hanno impiegato differenti schemi di studio, durate di trattamento, dosi, dimensioni dei campioni e popolazioni di pazienti. Entro questa varietà di trias clinici, quelli che hanno evidenziato effetti benefici dell’acido tioctico, sia sui sintomi che sui deficit dovuti alla polineuropatia o alla variabilità della ridotta gittata cardiaca risultante dalla neuropatia autonomica cardiaca, impiegavano dosi di almeno 600 mg al giorno. Di seguito vengono riportate le principali informazioni che possono essere desunte dai più recenti studi clinici controllati: 1) il trattamento breve di 3 settimane a dosaggi di 600 mg di acido tioctico e.v. sembra ridurre i maggiori sintomi della neuropatia diabetica. Uno studio pilota di 3 settimane con 1800 mg per os al giorno indica che l’effetto terapeutico può essere indipendente dalla via di somministrazione, anche se questo dovrà essere confermato su un campione più grande; 2) l’effetto sui sintomi è accompagnato da un miglioramento dei deficits neurologici; 3) il trattamento orale per 4-7 mesi tende a ridurre i deficits neurologici e migliora la neuropatia cardiaca; 4) dati preliminari su due anni indicano un possibile miglioramento a lungo termine nella conduzione dei nervi motori e sensori degli arti inferiori; 5) gli studi di sorveglianza clinica e post-commercializzazione hanno rivelato un profilo di sicurezza altamente favorevole. Sulla base di questi risultati, un trial multicentrico a lungo termine di trattamento orale con acido tioctico (Studio NATHAN I) sta per iniziare in America del Nord ed Europa. L’obiettivo dei ricercatori è di rallentare la progressione della neuropatia diabetica utilizzando quale misura del risultato primario affidabile e clinicamente significativa una combina di valutazioni cliniche e neurofisiologiche.

ALTRE NOTIZIE SULL'ACIDO ALFA-LIPOICO

I pomodori aiutano l’immunità

Watzl B; Bub A; Brandstetter BR; Rechkemmer G. Modulation of human T- lymphocyte functions by the consumption of carotenoid-rich vegetables. Br J Nutr 1999;82(5):383-9

E’ stato realizzato uno studio clinico finalizzato a determinare gli effetti del consumo di vegetali ricchi in carotenoidi sul sistema immunitario. Sono stati reclutati 23 uomini non fumatori, senza particolari restrizioni nella loro dieta giornaliera, ad eccezione del fatto che hanno dovuto astenersi del tutto dal consumare frutti e vegetali ad alto contenuto di carotenoidi durante l’intera durata dello studio. Lo studio è stato diviso in 4 periodi, ciascuno della durata di 2 settimane. Settimane 1-2: periodo a basso contenuto di carotenoidi. Settimane 3-8: consumo giornaliero di 330 ml di succo di pomodoro (40 mg di licopene/giorno, 1.5 mg di beta-carotene/giorno) per le prime due settimane (settimane 3-4 dello studio); 330 ml di succo di carote (21.6 mg di beta-carotene/giorno, 15.7 mg di alfa-carotene/giorno, 0.5 mg di luteina/giorno) per le successive 2 settimane (settimane 5-6); 10 gr di polvere di spinaci (11.3 mg di luteina/giorno, 3.1 mg di beta-carotene/giorno) per le ultime 2 settimane (settimane 7-8). Campioni di sangue sono stati raccolti settimanalmente 12 ore dopo i pasti. Le funzioni linfocitarie (linfociti-T) sono state saggiate attraverso la misurazione della proliferazione e secrezione di citochine. Risultati. Il consumo di una dieta povera in carotenoidi ha prodotto una significativa riduzione della proliferazione delle cellule mononucleate del sangue periferico (PBMC) coltivate con concanavalina A. Dopo due settimane di consumo di succo di pomodoro e fino alla fine del periodo di studio la proliferazione linfocitaria non è significativamente cambiata se confrontata con la proliferazione alla fine del periodo di deplezione. La secrezione di citochine da parte dei linfociti T helper-1 (Interleuchina-2; IL2) e T helper-2 (IL4) ha subito dei cambiamenti indotti dalla dieta sperimentata. La secrezione di IL2 e IL4 è stata significativamente soppressa durante il periodo di dieta a basso contenuto di carotenoidi (rispettivamente p<0.001 e p<0.05, se confrontato con i valori di baseline). Il consumo di succo di pomodoro ha significativamente aumentato la secrezione di IL2 (‘<0.001) e IL4 (p<0.05) rispetto i valori registrati alla fine del periodo di deplezione. Dopo la somministrazione di succo di carote e di spinaci in polvere la capacità secretoria di citochine da parte delle PBMC non è risultata essere significativamente differente rispetto quella registrata alla fine del periodo di deplezione. In conclusione, i risultati di questo studio indicano che una dieta povera in carotenoidi riduce le funzioni dei linfociti T, mentre l’aggiunta di succo di pomodoro ripristina queste funzioni. Questa modulazione non può essere spiegata con cambiamenti delle concentrazioni ematiche di carotenoidi. I costituenti attivi del succo di pomodoro responsabili di questa attività di immunomodulazione devono ancora essere determinati.

 

Vitamine E e C riducono stress ossidativo e carica virale in persone con HIV

Allard JP.; Aghdassi E.; Chau J.; Tam C.; Kovacs CM.; Salit IE.; Walmsley SL. Effects of vitamin E and C supplementation on oxidative stress and viral load in HIV-infected subjects. AIDS 1998; 12: 1653-1659

È noto che la popolazione infetta da HIV è stressata da un punto di vista ossidativo e carente in micronutrienti antiossidanti. Considerando che in vitro la replicazione del virus HIV viene incrementata con lo stress ossidativo, questo studio ha valutato l’effetto dell’integrazione di vitamina antiossidante sulla perossidazione lipidica, una misura dello stress ossidativo, e sulla carica virale. Si è trattato di uno studio in doppio-cieco, controllato con placebo e randomizzato. 49 pazienti HIV positivi sono stati randomizzati per ricevere integratori a base di DL-a-tocoferolo acetato (800 UI die) e vitamina C (1000 mg die) o del placebo per un periodo di 3 mesi. Alla baseline e dopo tre mesi sono stati misurati lo stato antiossidante, l’emissione di pentano nel respiro, i perossidi dei lipidi nel plasma, il malondialdeide e la carica virale. Dopo l’ingresso nello studio e per il periodo di 6 mesi, sono state registrate anche infezioni nuove o ricorrenti. Risultati. Il gruppo con le vitamine (n = 26) ha avuto un incremento nelle concentrazioni plasmatiche di alfa tocoferolo (P < 0.0005) e di vitamina C (P < 0.005) ed una riduzione nella perossidazione lipidica misurata con il pentano del respiro (P < 0.025), nei perossidi dei lipidi nel plasma (P < 0.01) e nel malondialdeide (P < 0.0005) al confronto con i controlli ( n = 23). Si è anche verificata una tendenza verso una riduzione della carica virale (media ± variazioni DS in 3 mesi, - 0.45 ± 0.39 versus + 0.50 ± 0.40 log10 copie/ml; P = 0.1; 95% intervallo di confidenza, da -0.21 a –2.14). Il numero delle infezioni riportate è stato di nove nel gruppo con la vitamina e di sette nel gruppo con placebo. Conclusioni. Gli integratori di vitamina E e C riducono lo stress ossidativo nell’infezione da HIV e producono una tendenza verso una riduzione della carica virale. Questo merita più ampi studi clinici, specialmente in persone infette da HIV che non possono permettersi le nuove terapie di combinazione.

 

La metil-B12 potenzia l’immunità

Tamura J.; Kubota K.; Murakami H.; Sawamura M.; Matsushima T.; Tamura T.; Saitoh T.; Kurabayshi H.; Naruse T. “ Immunomodulation by vitamin B12: augmentation of CD8+ T lymphocytes and natural killer (NK) cell activity in vitamin B12-defcient patients by methyl-B12 treatment” Clin Exp Immunol  1999; 116:28-32

È stato riportato che la vitamina B12 (cianocobalamina) riveste un ruolo importante nella regolazione del sistema immunitario, ma i particolari della sua azione sono ancora sconosciuti. Per esaminare l’azione della vitamina B12 sulle cellule del sistema immunitario umano sono state valutate sottopopolazioni linfocitarie ed attività delle cellule natural killer in 11 pazienti con anemia da deficit di vitamina B12  ed in 13 soggetti di controllo. Nei pazienti con anemia da deficit da B12, rispetto ai soggetti di controllo, sono state notate diminuzioni nel numero dei linfociti e delle cellule CD8+ e nella proporzione delle cellule CD4+, un rapporto CD4/CD8 elevato in modo anomalo ed un’attività soppressa delle cellule NK. In tutti gli 11 pazienti e in 8 soggetti di controllo, questi parametri immunitari sono stati valutati prima e dopo l’iniezione di metilcobalamina (metil-B12) una delle forme biologicamente attive della vitamina B12.  Le conte linfocitarie ed il numero delle cellule CD8+ sono aumentati sia nei pazienti, che nei soggetti di controllo.  L’elevato rapporto CD4/CD8 e l’attività soppressa delle cellule NK sono stati migliorati dal trattamento con metil-B12. Dopo il trattamento con metil-B12, nei pazienti si è verificato un aumento delle cellule CD3- CD16+. Contrariamente, l’attività citotossica cellulo-mediata ed anticorpo-dipendente (ADCC), la formazione di blasti linfocitari lettina-stimolati ed i livelli serici delle immunoglobuline non sono stati variati dal trattamento con metil-B12. Questi risultati indicano che la vit. B12 può occupare un ruolo importante  nell’immunità cellulare, specialmente in relazione alle cellule CD8+ ed al sistema delle cellule NK. Gli autori concludono che la vit. B12 agisce come immunomodulatore per l’immunità cellulare.

 

Multivitamine per HIV e gravidanza

Fawzi WW.; Msamanga GI.; Spiegelman D.; Urassa EJN.; McGrath N.; Mwakagile D.; Antelman G.; Mbise R.; Herrera G.; Kapiga S; Willet W.; Hunter DJ. Randomised trial of effects of vitamin supplements on pregnancy outcomes and T cell counts in HIV infected women in Tanzania. The Lancet 1998; 351:1477-82

Nelle donne infette con HIV-1 lo scarso stato di micronutrienti è stato associato ad una più rapida progressione della malattia dell’HIV-1 e a esiti sfavorevoli nel parto. In queste donne sono stati valutati gli effetti della vitamina A e di un multivitaminico (20 mg B1, 20 mg B2, 25 mg B6, 100 mg niacina, 50 microgr B12, 500 mg vit. C, 30 mg vit. E e 0.8 mg di acido folico) sugli esiti del parto. Lo studio è stato realizzato in Tanzania, secondo un disegno controllato con placebo, in doppio-cieco e randomizzato con un disegno fattoriale 2x2. 1075 donne incinte infette con HIV- 1 hanno ricevuto del placebo ( n = 267), vitamina A (n = 269), multivitamine esclusa la vitamina A (n = 269) o multivitamine inclusa la vitamina A (n = 270) tra la 12 esima e la 27esima settimana di gestazione. Sono stati misurati gli effetti delle multivitamine e della vitamina A sugli esiti del parto e sulle conte dei sottogruppi dei linfociti T. Sono state effettuate analisi con l’intention-to-treat. Risultati. Si sono verificati 30 decessi fetali tra le donne assegnate al gruppo con multivitamine in paragone ai 49 tra quelle nel gruppo senza multivitamine (rischio relativo 0×61 [95% CI 0×39-0×94] p=0×02). L’integrazione con multivitamine ha diminuito il rischio di peso ridotto alla nascita (<2500 gr) del 44% (0×56 [0×38-0×82] p=0×003), di nascita prematura grave (< 34 settimane di gestazione) del 39% (0×61 [0×38-0×96] p=0×03) e di dimensione ridotta per l’età gestazionale alla nascita nel 43% (0×57 [0×39-0×82] p=0×002). L’integrazione con vitamina A non ha avuto effetto significativo su queste variabili. Le multivitamine, ma non la vitamina A, sono risultate determinare un incremento significativo delle conte dei CD4, CD8 e CD3. Interpretando i risultati i ricercatori sottolineano che l’’integrazione con multivitamine è risultata essere un modo economico per ridurre sostanzialmente gli esiti sfavorevoli della gravidanza e per aumentare le conte dei linfociti T in donne infette con HIV. Secondo gli autori la rilevanza clinica di queste scoperte sulla trasmissione verticale e sulla progressione clinica della patologia dell’HIV-1 deve comunque essere ancora approfondita e ulteriormente accertata.

 

Acetilcarnitina e glutamina per problemi HIV correlati

Blanchet KD. Complementary Medicine and HIV. New Applications in the Age of Antiretroviral Therapy. Alt Complem Ther 1998; 6:376-83 

Negli ultimi 3 anni l’introduzione degli inibitori delle proteasi e della terapia di combinazione nel trattamento dell’infezione da HIV e dell’AIDS ha modificato significativamente l’andamento della malattia. Purtroppo non tutti rispondono a queste terapie che, comunque, non sono risolutive in quanto non eradicano il virus e non offrono neppure profili di resistenza farmacologica e di tollerabilità tali da poter parlare di cronicizzazione. Si tratta di un risultato congiunturale e nessuno è ancora esattamente in grado di affermare quanto durerà. Questi trattamenti comportano però una serie di effetti collaterali anche gravi come le lipodistrofie (anomala distribuzione dei grassi corporei in zone con maggiore circolazione di sangue) e le alterazioni del metabolismo lipidico. La natura di queste alterazioni non è ancora esattamente chiara ma queste situazioni rappresentano un fattore di grande disagio per le persone con HIV. In questo articolo viene riportata l’esperienza di uno dei più grandi buyers club americani, il Direct AIDS Alternative Information Resources (DAAIR), con sede a New York. Dall’osservazione dei molti casi che vengono monitorati dalla DAAIR è emerso che la Buffalo Hump (gobba da bufalo), ovvero un accumulo anomalo di grassi nella parte superiore della schiena, può essere utilmente trattata con somministrazioni di 2/3 gr di acetilcarnitina al giorno. I cambiamenti inizierebbero a comparire dopo due settimane di trattamento, anche se continua la somministrazione di inibitori della proteasi. L’acetilcarnitina è un buon antiossidante, migliora la glutazione, i livelli di coenzima Q 10 e protegge (assieme al Q 10) i mitocondri dal danneggiamento dell’AZT. Sempre nello stesso articolo viene riportata l’esperienza della glutamina nel trattamento di problemi gastrointesinali (gonfiore, diarrea, gas etc) correlati all’assunzione di inibitori della proteasi. Dall’esperienza DAAIR in dosi di 20/40 gr giorno, in funzione del livello di perdita di tessuto muscolare e della severità della diarrea, la grutamina risolve completamente il problema. Sebbene la glutamina venga prodotta in grandi quantità dal corpo, secondo gli autori nelle persone con HIV la sua integrazione può risultare cruciale. Nell’articolo vengono illustrate altre terapie e tecniche utilizzate dalle persone che vivono con HIV e AIDS come le piante medicinali, la nutrizione e terapie mente-corpo come la visualizzazione.

Acetil-L-carnitina contro il dolore neuropatico in HIV+

Scarpini E, Sacilotto G, Baron P, et al. Effect of acetyl-L-carnitine in the treatment of painful peripheral neuropathies in HIV+ patients. J Peripher Nerv Syst 1997;2:250-252.

Nel corso di questo studio (studio aperto) sono stati studiati gli effetti dell’acetil-L-carnitina sul dolore in 16 pazienti HIV+ affetti da neuropatia distale simmetrica dolorosa. I pazienti sono stati trattati con 0,5-1 gr di acetil-L-carnitina al giorno (i.m. o  i.v.) per 3 settimane. L'intensità del dolore è stata misurata prima e dopo il trattamento attraverso la scala analogica di Huskisson. Dieci pazienti (62,5%) hanno segnalato un miglioramento dei sintomi, cinque pazienti (31,25%) presentavano sintomi immutati, un paziente è peggiorato. I risultati di questo studio indicano che l’acetil-L-carnitina può avere un ruolo nel trattamento del dolore nella polineuropatia simmetrica distale correlata all'infezione da HIV. Sono necessari ulteriori studi in doppio cieco e controllati con placebo  al fine di confermare questi risultati preliminari.

Acetil-L-carnitina contro il dolore neuropatico in persone HIV+ 

Scarpini E, Sacilotto G, Baron P, et al. Effect of acetyl-L-carnitine in the treatment of painful peripheral neuropathies in HIV+ patients. J Peripher Nerv Syst 1997;2:250-252.

Nel corso di questo studio (studio aperto) sono stati studiati gli effetti dell’acetil-L-carnitina sul dolore in 16 pazienti HIV+ affetti da neuropatia distale simmetrica dolorosa. I pazienti sono stati trattati con 0,5-1 gr di acetil-L-carnitina al giorno (i.m. o  i.v.) per 3 settimane. L'intensità del dolore è stata misurata prima e dopo il trattamento attraverso la scala analogica di Huskisson. Dieci pazienti (62,5%) hanno segnalato un miglioramento dei sintomi, cinque pazienti (31,25%) presentavano sintomi immutati, un paziente è peggiorato. I risultati di questo studio indicano che l’acetil-L-carnitina può avere un ruolo nel trattamento del dolore nella polineuropatia simmetrica distale correlata all'infezione da HIV. Sono necessari ulteriori studi in doppio cieco e controllati con placebo  al fine di confermare questi risultati preliminari.

 

Disfunzioni mitocondriali, diabete e coenzima Q10

Lamson DW, Plaza SM. Mitochondrial factors in the pathogenesis of diabetes: A hypothesis for treatment. Altern Med Rev 2002 Apr;7(2):94-111

Esiste una sempre maggiore evidenza rispetto la correlazione fra vari disturbi funzionali dei mitocondri e il diabete di tipo 2. In questa rassegna vengono analizzati e approfonditi una varietà di fattori mitocondriali importanti nella patogenesi di questa malattia. E' stato rilevato che il mitocondrio è parte integrante del sistema dell'insulina nelle cellule insulari del pancreas. Proprio a causa della complessità sistemica del funzionamento del mitocondrio in termini di tessuto e di soglie energetiche, sono presi in esame vari dettagli strutturali funzionali. L'espressione del diabete di tipo 2 può essere ascritta a un numero di cambiamenti qualitativi e quantitativi nei mitocondri. I cambiamenti qualitativi si riferiscono a disturbi del DNA mitocondriale (mtDNA). Le mutazioni eteroplasmiche, così come omoplasmiche, del mtDNA possono condurre allo sviluppo di un certo numero di disordini genetici che esprimono il fenotipo del diabete di tipo 2. Le diminuzioni quantitative nel numero di copie di mt DNA sono state spesso collegate alla patogenesi del diabete. Lo studio della correlazione fra mtDNA e diabete di tipo 2 ha rivelato l'influenza dei mitocondri sui trasportatori di glucosio codificati a livello nucleare e l' influenza delle proteine disaccoppianti (codificate a livello del nucleo) sui mitocondri. Questa ricerca di base sulla patogenesi del diabete ha portato all'individuazione di terapie naturali (come il coenzima Q10) che aumentano il funzionamento dei mitocondri e agiscono sugli acidi grassi trans che diminuiscono il funzionamento dei mitocondri.