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Interazioni farmacologiche fra piante medicinali e farmaci anti-HIV (da Farmacia News - Ottobre 2001)

 

SOMMARI

 

Vitamina C e farmacocinetica dell'indinavir

Slain D, Amsden JR, Khakoo RA, Fisher MA, Lalka D, Hobbs GR. Effect of high-dose vitamin C on the steady-state pharmacokinetics of the protease inhibitor indinavir in healthy volunteers. Pharmacotherapy. 2005 Feb;25(2):165-70.

E' stato realizzato uno studio finalizzato a valutare se l'assunzione quotidiana di elevate quantità di vitamina C poteva o meno influenzare la farmacocinetica dell'indinavir, un inibitore della proteasi impiegato nell'infezione da HIV. Si è trattato di uno studio prospettico a disegno aperto, longitudinale e realizzato in due distinti momenti presso un'ospedale universitario. Lo studio ha coinvolto sette volontari in buona salute. I partecipanti hanno assunto Indinavir (800 mg ogni 8 ore) per due giorni con prelievi ematici (dopo ogni singolo dosaggio: alle ore 0, 0.5, 1, 2, 3, 4 e 5) e definizione del profilo farmacologico dell'indinavir. Dopo un periodo di sette giorni di wash-out i partecipanti hanno assunto 1000 mg di vitamina C al giorno per 7 giorni e, a partire dal sesto giorno, anche 800 mg di indinavir ogni 8 ore. Successivamente a questa seconda parte dello studio sono stati raccolti e confrontati i dati. Prima dello studio e durante lo stesso i partecipanti hanno assunto una dieta controllata relativamente al contenuto in vitamina C.La concomitante somministrazione di indinavir e vitamina C ha influenzato i parametri farmacologici relativi alle concentrazioni di indinavir (riduzione C-max del 20%, p=0.04; AUC 0-8: -14%, p=0.05). La clearance orale e l'emivita di indinavir non sono state influenzate dalla vitamina C e C-min è sì diminuito (0.27 +/- 0.17 C vs 0.18 +/- 0.08 microg/ml), ma non in termini statisticamente significativi (p=0.09). I ricercatori ritengono che la somministrazione di vitamina C possa ridurre l'equilibrio dinamico delle concentrazioni ematiche di Indinavir. La concentrazione subottimale dei farmaci antiretrovirali è stata chiaramente associata a fallimenti terapeutici e all'insorgenza di ceppi farmacoresistenti, ma il significato clinico dei risultati ottenuti necessità di ulteriori approfondimenti. Ricerca realizzata da associati a: School of Pharmacy, West Virginia University, Morgantown, West Virginia, USA.

Interazioni con farmaci antiHIV di Hypoxis e Sutherlandia

Mills E, Foster BC, van Heeswijk R, Phillips E, Wilson K, Leonard B, Kosuge K, Kanfer I. Impact of African herbal medicines on antiretroviral metabolism. AIDS. 2005 Jan 3;19(1):95-7.

Ricercatori canadesi hanno realizzato test farmacologici su due estratti vegetali di piante africani utilizzate da persone con HIV e AIDS. In particolare, i ricercatori hanno valutato le interazioni farmacologiche con farmaci antiretrovirali. Dall'insorgenza delle problematiche connesse all'interazione fra farmaci e piante medicinali è maturata una certa confidenza con termini come citocromo p450 e glicoproteina-p, due fattori coinvolti nel metabolismo dei farmaci e la cui alterazione metabolica può determinare la riduzione o l'aumento del farmaco circolante. Nel corso di questa sperimentazione è stato osservato che gli estratti di Hypoxis e Sutherlandia hanno determinato effetti significativi sul metabolismo del citocromo P450 3A4 e hanno attivato il recettore del pregnano X di circa due volte.L'espressione della glicoproteina-p è stata inoltre inibita del 42-51% con Hypoxis e del 19-31% con Sutherlandia (comparata a verapamil). Si tratta della prima ricerca di questo tipo ma, quanto emerso, suggerisce grande cautela relativamente al fatto che questi estratti vegetali, se assunti da persone in trattamento con farmaci antiHIV (ma presumibilmente anche altri farmaci importanti metabolizzati dal sistema enzimatico P450), potrebbero esporre tali persone a rischio di fallimento terapeutico. Ricerca realizzata da associati a: Department of Clinical Epidemiology and Biostatistics, McMaster University, Hamilton, Ontario, Canada.

 

Il cardo mariano non interagisce con indinavir: studio e meta-analisi

Mills E, Wilson K, Clarke M, Foster B, Walker S, Rachlis B, Degroot N, Montori VM, Gold W, Phillips E, Myers S, Gallicano K. Milk thistle and indinavir: a randomized controlled pharmacokinetics study and meta-analysis. Eur J Clin Pharmacol. 2005 Jan 22;

Il cardo mariano è uno dei trattamenti ad azione epatoprotettiva più noti. L'azione epatoprotettiva del cardo si esplica non solo verso una serie di epatotossici ambientali e nutrizionali, ma anche rispetto l'azione epatotossica di alcuni farmaci. Nulla di strano, quindi, se negli ultimi anni è stato diffusamente utilizzato nel tentativo di ridurre gli effetti dannosi sul fegato di una serie di farmaci. Ma, una delle problematiche emergenti in fitoterapia riguarda proprio la possibile interazione fra piante medicinali e farmaci. In particolare, preoccupa che alcune piante possano ridurre o aumentare la biodisponibilità di farmaci importanti, potendo indurre rispettivamente effetti tossici o fallimenti terapeutici. Fra le persone che maggiormente utilizzano a questo scopo il cardo mariano vi sono le persone con HIV, che però hanno l'estrema necessità di mantenere livelli adeguati dei farmaci antiretrovirali che assumono per non veder fallire il trattamento e favorire le farmacoresistenze. Sono stati realizzati in questi anni degli studi che hanno finora escluso interazione fra cardo mariano e i farmaci anti-HIV finora testati. Fra questi farmaci c'è anche l'indinavir che è stato oggetto di un'ulteriore studio i cui risultati sono in seguito brevemente riportati. 16 persone in buona salute sono state inizialmente trattate con indinavir e sono state valutate le concentrazioni ematiche di farmaco raggiunte (fase I); successivamente sono state assegnate random al trattamento con estratto di cardo mariano 450 mg (o placebo)per 28 giorni, dopo i quali hanno assunto indinavir per ulteriori due giornate (fase II) durante le quali sono state valutate le concentrazioni ematiche di farmaco . Dopo un periodo di 7 giorni, in cui i partecipanti non hanno assunto più nulla, è stata ripetuta la somministrazione di indinavir e sono state effettuate ancora una volta le misurazioni (fase III). Tutti i partecipanti hanno concluso la sperimentazione ma due sono stati esclusi dalla valutazione per violazione del protocollo. Non sono state osservate differenze statisticamente significative rispetto alle concentrazioni ematiche di indinavir [valori AUC(0-8)]. Con lo scopo di confrontare i risultati ottenuti con quelli disponibili in letteratura, i ricercatori hanno realizzato una revisione sistematica della letteratura e, successivamente, una meta-analisicon i risultati di tre studi identificati. Dalla meta-analisi è emersa una una differenza non significativa (IC 95%, fra -53% e 55%, p=0.97) dell'1% dei valori AUC(0-8) . I ricercatori concludono quindi il loro lavoro affermando che il cardo mariano non riduce significativamente i livelli di indinavir. Ricerca e meta-analisi realizzata da associati a: Faculty of Health Sciences, Clinical Epidemiology and Biostatistics, McMaster University, Hamilton, ON, Canada.


 

La marijuana non è controindicata nelle persone con HIV

Abrams DI, Hilton JF, Leiser RJ, Shade SB, Elbeik TA, Aweeka FT, Benowitz NL, Bredt BM, Kosel B, Aberg JA, Deeks SG, Mitchell TF, Mulligan K, Bacchetti P, McCune JM, Schambelan M. Short-term effects of cannabinoids in patients with HIV-1 infection: a randomized, placebo-controlled clinical trial. Ann Intern Med. 2003 Aug 19;139(4):258-66.

L'utilizzo dei cannabinoidi potrebbe potenzialmente alterare i livelli di HIV-RNA attraverso due meccanismi: attraverso immunomodulazione o per interazioni fra i cannabinoidi e gli inibitori della proteasi (perché entrambi condividono le vie metaboliche del citocromo P-450). E' stato quindi realizzato uno studio finalizzato a determinare gli effetti a breve termine del fumo di marijuana sulla carica virale di persone con HIV. Si è trattato di uno studio randomizzato, placebo-controllato della durata di 21 giorni di intervento che ha coinvolto pazienti ospedalizzati presso il "General Clinical Research Center" del "San Francisco General Hospital" in California. Lo studio ha coinvolto 67 pazienti con infezione da HIV-1 in trattamento con inibitori della proteasi [le combinazioni di trattamento contenevano nelfinavir (37) e indinavir (30)]. I partecipanti sono stati assegnati random al consumo di una sigaretta di marijuana al 3.95 % di tetraidrocannabinolo, 2.5-mg di dronabinol (delta-9-tetraidrocannabinolo) in capsule, oppure capsule placebo tre volte al giorno prima dei pasti. Sono stati testati: livelli del HIV-RNA, cellule CD8+ e CD4+ e analisi sulla farmacocinetica degli inibitori della proteasi. Risultati. 62 partecipanti allo studio erano eleggibili per la valutazione dell'end-point principale (20 pazienti del gruppo con marijuana; 22 pazienti del gruppo con dronabinol e 20 pazienti del gruppo placebo). Il livello di HIV-RNA alla baseline era meno di 50 copie/mL per 36 dei partecipanti (58%) e la mediana del conteggio delle cellule CD4+ era 340x10(9) cellule/L. Una volta aggiustati i dati rispetto la variabilità alla baseline, l'effetto medio (valutato verso placebo) del cambiamento della carica virale (log10) al giorno 21 era di -0-007 ((IC 95%, -0.30 a 0.13) per la marijuana e -0.04 (IC 95%, -0.20 a 0.14) per il dronabinol. I cambiamenti mediani (aggiustati), della carica virale nel gruppo con marijuana e dronabinol (verso placebo) erano rispettivamente -15% (IC 95%, -50% a 34%) e -8% (IC 95%, -37% a 37%). I conteggi delle cellule CD8+ e CD4+ non sono stati influenzati negativamente dall'assunzione di cannabinoidi. Non sono state osservate alterazioni significative sui livelli di nelfinavir e indinavir. In conclusione, i cannabinoidi assunti oralmente o tramite il fumo di marijuana per un periodo di 21 giorni non sembrano rappresentare un pericolo per le persone con HIV relativamente ai livelli di HIV-RNA, CD8+, CD4+ e di inibitore della proteasi. La ricerca è stata finanziata dai National Institutes of Health (USA) e realizzata da associati a: University of California, San Francisco, e Gladstone Institute of Virology and Immunology, San Francisco, California, USA.

 

Dati preliminari sull'assenza di interazioni fra ritonavir e aglio

Gallicano K, Foster B, Choudhri S. Effect of short-term administration of garlic supplements on single-dose ritonavir pharmacokinetics in healthy volunteers. Br J Clin Pharmacol 2003 Feb;55(2):199-202

E' stato realizzato uno studio finalizzato a valutare l'effetto di un dosaggio acuto di aglio sulla farmacocinetica di una singola dose di ritonavir (farmaco anti-HIV). 10 volontari sani ( 5 uomini e 5 donne) sono stati assegnati random in uno studio crossover ad assumere una dose di 400 mg di ritonavir 10 minuti dopo il consumo della prima colazione; da solo o unitamente a 10 mg di un prodotto concentrato a base di aglio (Natural Source Odourless Garlic). I partecipanti allo studio hanno assunto complessivamente 8 dosi di estratto d'aglio (2 X 5 mg a capsula) due volte al giorno e per 4 giorni. Il ritonavir e la settima dose di aglio sono state somministrate simultaneamente. Risultati. La co-somministrazione di aglio ha diminuito non significativamente l'area sotto la curva relativa alle concentrazioni plasmatiche nel tempo (AUC(0, infinito)) del -17% (90% IC, -31% a - 0%; range -46% a 68%) e il picco di concentrazione plasmatica di ritonavir del -1% (90% IC, -25% a - 31%; range -51% a 136%). I ricercatori concludono affermando che il dosaggio acuto di aglio non ha alterato significativamente la farmacocinetica della singola dose di ritonavir nei volontari sani. In considerazione degli effetti complessi del ritonavir come dell'aglio sul metabolismo dei farmaci, i risultati di questo studio non dovrebbero essere estrapolati e generalizzati, dal momento che l'insieme delle interazioni possibili deve ancora essere analizzato compiutamente. La cautela dei ricercatori è dovuta al fatto che precedenti ricerche (Piscitelli SC 2001) hanno documentata l'interazione farmacologica fra saquinavir e aglio; circostanza che consiglia ulteriori accertamenti prima di poter affermare definitivamente l'assenza di interazioni fra ritonavir e aglio. Ricerca realizzata da associati a: Clinical Investigation Unit, The Ottawa Hospital-General Campus, Health Canada, Ottawa, Ontario, Canada.

 

Il cardo mariano non interferisce con l'indinavir

Piscitelli SC; Formentini E; Burstein AH; Alfaro R; Jagannatha S; Falloon J. Effect of Milk Thistle on the Pharmacokinetics of Indinavir in Healthy Volunteers. Pharmacotherapy 2002;22(5):551-556

Il cardo mariano viene frequentemente utilizzato dalle persone con HIV allo scopo di contrastare i danni al fegato dovuti all'alcol, alle epatiti e ai farmaci. Il cardo mariano presenta anche una buona attività antiossidante che può essere utile per le persone con HIV. Esiste quindi l'esigenza di indagare le possibili interazioni fra il cardo mariano e i farmaci antiretrovirali utilizzati nell'infezione da HIV. Questo studio ha indagato la farmacocinetica dell'indinavir in presenza (o assenza) di Cardo mariano (Silybum marianum) allo scopo di definire ogni possibile effetto di quest'ultimo sulla disponibilità di indinavir. L'indinavir è un inibitore della proteasi utilizzato nel trattamento dell'infezione da HIV. Si è trattato di uno studio aperto prospettico sulle interazioni farmacologiche che ha coinvolto 10 volontari in buona salute. Campioni di sangue sono stati raccolti 8 ore dopo che i volontari hanno assunto quattro dosi (una ogni 8 ore) di 800 mg di indinavir allo scopo di definire la farmacocinetica alla baseline. Questo dosaggio e questa campionatura sono stati ripetuti dopo che i partecipanti allo studio hanno assunto 175 mg di cardo mariano (contenente 153 mg di silimarina, il composto attivo) 3 volte al giorno e per 3 settimane. Dopo un washout di 11 giorni la somministrazione di indinavir e la campionatura di prelievi ematici sono stati ripetuti allo scopo di completare la valutazione farmacocinetica e delle interazioni potenziali. Le concentrazioni di Indinavir sono state misurate utilizzate attraverso una metodica HPLC (Cromatografia liquida ad alto rendimento) validata. Sono stati determinati i seguenti parametri farmacocinetici: concentrazione massima (Cmax), concentrazione all'ora 0, concentrazione all'ora 8 (C8), tempo per raggiungere Cmax e AUC 8 (Area sottesa alla curva delle concentrazioni plasmatiche nel tempo a intervalli di 8 ore). Il cardo mariano non ha alterato significativamente la disponibilità generale di indinavir. Il cardo mariano ai dosaggi comunemente assunti non dovrebbe quindi interferire con la terapia a base di indinavir nelle persone con HIV.

 

La cannabis non interferisce con indinavir e nelfinavir

Kosel BW, Aweeka FT, Benowitz NL, Shade SB, Hilton JF, Lizak PS, Abrams DI. The effects of cannabinoids on the pharmacokinetics of indinavir and nelfinavir. AIDS 2002 Mar 8;16(4):543-50

L'utilizzo dei cannabinoidi per stimolare l'appetito, per la gestione della wasting e degli effetti collaterali dei trattamenti antiretrovirali è diventata in molti paesi, fra cui gli USA, una pratica corrente fra le persone con HIV e AIDS. Nell'articolo sono presentati i dati farmacocinetici ricavati da uno studio placebo-controllato e randomizzato realizzato proprio per valutare gli effetti metabolici del fumo di marijuana e dell'assunzione di dronabinol (un farmaco a base di THC) da parte di pazienti con infezione da HIV in trattamento con indinavir (IDV) o nelfinavir (NFV). Sono stati inclusi nello studio pazienti in trattamento stabile con 800 mg di IDV ogni 8 ore (n = 28) o 750 mg di NFV tre volte al giorno (n = 34), poi assegnati casualmente a uno dei tre bracci sperimentali: sigarette di marijuana al 3,95% di THC, capsule da 2,5 mg di dronabinol o capsule placebo tre volte al giorno. Campioni seriali di sangue sono stati prelevati alla baseline, e il quattordicesimo giorno di trattamento. I cambiamenti nella farmacocinetica di IDV e di NFV sono stati valutati sulla base dei cambiamenti percentuali della mediana rispetto la baseline. Risultati. Al giorno 14, l'area sotto la curva a ore 8 (AUC8), Cmax e Cmin hanno generato cambiamenti con p non significativi (rispettivamente: P = 0,15; P = 0,46 e P = 0,28) per i pazienti nel braccio con NFV e marijuana (n = 11). Dati simili sono stati registrati nel gruppo con IDV e marijuana (n = 9) per AUC8 e Cmin: rispettivamente P = 0,65 e P = 0,039; mentre per Cmax è stata registrata una diminuzione significativa con P = 0,074). I ricercatori concludono evidenziando che, nonostante sia stata rilevata una diminuzione per Cmax di IDV nel braccio con marijuana, l'entità dei cambiamenti intervenuti nei parametri farmacocinetici di NFV e di IDV nel braccio con marijuana è probabile non determini conseguenze cliniche di breve durata. Ritengono quindi improbabile che l'utilizzo di marijuana o di dronabinol possa ridurre l'efficacia dei farmaci antiretrovirali. Ricerca realizzata da: "Department of Clinical Pharmacy, the Department of Medicine, the bPositive Health Program" e "cDepartment of Epidemiology and Biostatistics, University of California, San Francisco, California, USA.

 

Una review sulle interazioni fra piante medicinali e farmaci

Izzo AA, Ernst E. Interactions between herbal medicines and prescribed drugs: a systematic review. Drugs 2001;61(15):2163-75

Nel corso di questa ricerca sono state consultate le banche dati di medicina (Pubmed, Cochrane Library, Embase e Phytobase, dalla loro istituzione al luglio 2000) allo scopo di individuare le interazioni finora documentate fra piante medicinali e farmaci. Dal punto di vista metodologico i dati sono stati raccolti dal primo autore della ricerca e poi confermati dal secondo. La ricerca ha preso in considerazione sette piante medicinali diffusamente utilizzate: ginkgo biloba, iperico, ginseng, aglio, echinacea, kava e serenoa. Sono stati inclusi tutti i tipi di report, dalla singola segnalazione agli studi clinici; mentre sono stati escluse le sperimentazioni in vitro. Complessivamente sono state individuate 41 segnalazioni case-report e 17 studi clinici. Per l'echinacea (Echinacea angustifolia, E. purpurea, E. pallida) e per la Serenoa repens non sono emerse interazioni conosciute, mentre per le altre cinque piante medicinali sono state individuate interazioni con farmaci segnalate in letteratura. L'iperico, diminuisce le concentrazioni ematiche di ciclosporina, amitriptilina, digossina, indinavir, warfarina, fenprocumone e teofillina; può inoltre causare emorragia intermenstruale, delirium o lieve sindrome della serotonina quando associata rispettivamente agli anticoncezionali orali (etinilestradiolo/desogestrel), loperamide o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (sertralina, paroxetina, nefazodone). Relativamente al Ginkgo biloba fra le possibili interazioni vengono segnalate l'emorragia in concomitanza a warfarina, l'aumento della pressione sanguigna se associato a diuretici tiazidi e coma se combinato con trazodone. Il Panax ginseng abbassa le concentrazioni ematiche di alcool e warfarina e può indurre mania se utilizzato simultaneamente alla fenelzina. L'aglio (Allium sativum) può cambiare le variabili farmacocinetiche del paracetamolo, far diminuire le concentrazioni ematiche di warfarina e produrre ipoglicemia se associato a clorpropamide. La Kava (Piper methysticum) aumenta i periodi di sospensione nei pazienti con Parkinson che assumono levodopa e può causare uno stato semicomatoso se assunta unitamente con alprazolam. Gli autori concludono raccomandando che gli operatori in ambito sanitario chiedano sempre ai pazienti se stanno assumendo piante medicinali.

 

L’aglio riduce la biodisponibilità di Saquinavir

Piscitelli SC, Burstein AH, Welden N, Gallicano K, e Falloon J. Garlic Supplements Decrease Saquinavir Plasma Concentrations. 8th Conference on Retroviruses and Opportunistic Infections. Chicago 4-8 February 2001, Abs 743

La fitoterapia viene ampiamente utilizzata dalle persone con HIV ma sono ancora molto limitati i dati disponibili rispetto le interazioni farmacologiche. Gli integratori a base di aglio vengono comunemente utilizzati per abbassare il colesterolo in pazienti che ricevono inibitori delle proteasi. E’ stato valutato l’effetto di capsule a base di aglio sulla farmacocinetica del saquinavir in 10 volontari in buona salute. I partecipanti allo studio hanno ricevuto 1200 mg di saquinavir tre volte al giorno durante i pasti e per tre giorni. Il quarto giorno, dopo la dose mattutina, sono stati fatti i prelievi del sangue. Le capsule di aglio, il cui contenuto in allicina è risultato confermato, sono state somministrate due volte al giorno dal giorno 5 al giorno 24. Il Saquinavir è stato somministrato dal giorno 22 al 24 e i campioni di sangue sono stati prelevati il giorno 25, quando ambedue i prodotti erano stati somministrati. Dopo un washout di dieci giorni, il saquinavir è stato somministrato nuovamente per un periodo di  3 giorni ed i campioni sono stati raccolti il quarto giorno. Le concentrazioni di saquinavir sono state determinate con metodo LC/MS e le prove statistiche sono state basate sulle medie geometriche. Risultati. 9 soggetti sono stati inclusi nell’analisi, una persona è stata esclusa per mancata compliance con le procedure dello studio. In presenza della supplementazione con aglio, il saquinavir medio AUC è diminuito del 51%, da 3382 a 1673 ngh/ml (range -84% a +12%, p = 0,007). I livelli medi a 8 ore sono diminuiti del 49% da 108 a 55 ng/ml (range -82% a +33%, p = 0,002) e Cmax è diminuito in media del 54%, da 1190 a 543 ng/ml (range -88% a +30%, alla p = 0,006). Dopo il washout di dieci giorni i valori di AUC e Cmax sono tornati solo al  60/70% dei valori basali. I ricercatori concludono che dosi croniche di aglio diminuiscono significativamente le concentrazioni di saquinavir nel plasma. Le persone con HIV dovrebbero prestare attenzione alla combinazione dell’aglio con il saquinavir come unico inibitore della proteasi. 

 

L'iperico riduce la biodisponibilità di Indinavir

Piscitelli SC; Burstein AH; Chaitt D; Alfaro RM; Falloon J. Indinavir concentrations and St John's wort. Lancet 2000;355(9203):547-8

The Lancet ha pubblicato i risultati di uno studio farmacologico dei "National Institutes of Health" degli U.S.A. sull'interazione fra un farmaco inibitore delle proteasi impiegato nell'infezione da HIV e nell'AIDS (Indinavir; Crixivan) e l'iperico. Lo studio è stato realizzato su volontari sani e ha evidenziato una forte riduzione della concentrazione ematica di Indinavir del 57% (DS 19); riduzione incrementatasi fino all'81% (DS 16) dopo 8 ore. Il range di riduzione della concentrazione ematica di Indinavir nei volontari sani è stato del 49-99%. L'indinavir è un farmaco antiretrovirale (anti-HIV) e, riduzioni di questa entità, possono portare allo sviluppo di farmacoresistenze e a fallimenti terapeutici. Sulla base di questi risultati la Food and Drug Administration il 10 febbraio ha prodotto un avviso rivolto ai medici e ai cittadini in cui segnala quanto appena riferito e, in considerazione del particolare meccanismo coinvolto, segnala che l'interazione coinvolge probabilmente non soltanto il Crixivan ma tutti gli inibitori della proteasi e gli inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa. Per questa ragione tutti coloro che utilizzano questi farmaci non devono assumere in concomitanza prodotti a base di iperico.

ALTRI SOMMARI SU IPERICO E HIV (anche più recenti)

 

Interazioni erbe-farmaci 

Fugh-Berman A. Herb-drug interactions. Lancet 2000 Jan 8;355(9198):134-8

In questa review vengono prese in considerazioni le interazioni fra farmaci e piante medicinali. L’uso concomitante di erbe può imitare, amplificare o opporsi all’effetto dei farmaci. Casi plausibili di interazioni erbe-farmaci includono: sanguinamento quando la warfarina viene combinata con ginkgo (Ginkgo Biloba), aglio ((Allium sativum), dong quai (Angelica sinensis), o danshen (Salvia miltiorrhiza); lieve sindrome serotoninica in pazienti che combinano iperico (Hypericum perforatum) con inibitori della ricaptazione della serotonina; diminuzione della disponibilità di digossina, teofillina, ciclosporina e fenprocumone quando questi farmaci sono combinati con iperico; induzione di fase maniacale in pazienti depressi che mescolano antidepressivi con Panax ginseng; esacerbazione degli effetti extrapiramidali con farmaci neurolettici e noce di betel (Areca catechu); aumento del rischio di ipertensione quando gli antidepressivi triciclici sono combinati con yohimbina (Pausinystalia yohimbe); potenziamento dei corticosteroidi orali e topici tramite liquirizia (Glycirrhiza glabra); diminuite concentrazioni ematiche di prednisolone quando questo viene assunto unitamente al prodotto di erbe cinesi xaio chai hu tang (sho-saiko-to); diminuite concentrazioni di fenintoina se combinata con sciroppo Ayurvedico shankhapushpi. Queste ed altre interazioni vengono prese in esame dalla review che si conclude con l’indicazione che i medici dovrebbero avvisare i pazienti di non mescolare erbe e prodotti farmacologici.

 

Interazioni farmaci-erbe

 Miller LG. “Herbal Medicinals. Selected Clinical Considerations Focusing on Known or Potential Drug-Herb Interactions” Arch Intern Med 1998; 158: 2200-2211

I medicinali a base di erbe vengono usati da un numero crescente di pazienti che normalmente non informano i loro medici di questo uso concomitante. Esistono interazioni farmaci-erbe note o potenziali e sarebbe necessario effettuarne un monitoraggio. Se usata per oltre 8 settimane, l’Echinacea potrebbe causare epatotossicità e quindi non dovrebbe essere usata con altri farmaci dall’epatotossicità conosciuta, quali gli steroidi anabolici, amiodarone, metotressato e chetoconazolo. I farmaci antiinfiammatori non-steroidi possono annullare l’utilità del partenio (Chrysanthenum parthenium ) nel trattamento del mal di testa da emicrania. Il partenio, l’aglio, il ginkgo, lo zenzero ed il ginseng possono alterare il tempo di emorragia e non dovrebbero essere usati in concomitanza con warfarina. Inoltre, il ginseng può causare mal di testa, tremore ed episodi maniaci in pazienti trattati con fenelzina solfato. Il Ginseng non dovrebbe anche essere usato con estrogeni o corticosteroidi a causa degli eventuali effetti additivi. Essendo incerto il meccanismo di azione dell’erba di  San Giovanni l’uso concomitante di inibitori della MAO e di inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina è poco consigliato. La Valeriana non dovrebbe essere usata in concomitanza con i barbiturici perché potrebbe verificarsi una sedazione eccessiva. Kyushin (una formulazione cinese),  liquirizia, plantaggine, radice di uzara, biancospino e ginseng possono interferire farmacodinamicamente con la digossina o con il monitoraggio della digossina. L’olio di primavera odorosa della sera (Primula veris) e la borraggine non dovrebbero essere usati con gli anticonvulsivi  perché possono abbassare la soglia di attacco. Shankapulshpi, una preparazione Ayurvedica, può ridurre i livelli di fenitoina, come anche diminuire l’efficacia del farmaco. La Kava, se usata con alprazolam  ha causato coma. Gli immunostimolanti (ad es. Echinacea e zinco) non dovrebbero essere somministrati insieme ad immunosoppressivi  (ad es. corticosteroidi e ciclosporina). Gli acidi tannici presenti in alcune erbe (ad es. l’erba di San Giovanni ed il Saw palmetto) possono inibire l’assorbimento del ferro. Il fuco come fonte di iodio può interferire con le terapie tiroidali sostitutive.  La liquirizia  può compensare l’effetto farmacologico dello spironolattone. Molte erbe (ad es. karela e ginseng) possono incidere sui livelli di glucosio ematico e non dovrebbero essere usate in pazienti con diabete mellito. La rassegna prende in esame queste ed altre interazioni farmaci-erbe.

 

Effetti sfavorevoli delle piante medicinali

Cupp MJ. “Herbal remedies: adverse effects and drug interactions” Am Fam Phsician 1999; 59(5): 1239-45  

Il sempre maggiore utilizzo delle piante medicinali ha contribuito a sviluppare una sempre maggiore attenzione anche ai problemi della sicurezza delle piante medicinali stesse, dei loro effetti collaterali, delle interazioni e dei possibili effetti tossici. Per un corretto utilizzo delle piante medicinali è importante conoscere anche queste loro eventuali peculiarità e in questo articolo vengono presi in considerazione questi aspetti. Dell’estratto di Gingko biloba, conosciuto per la sua capacità di migliorare il funzionamento cognitivo, è stato ad esempio riferito che può provocare emorragie spontanee  e che  puó interagire con anticoagulanti ed agenti antipiastrinici. L’Erba di San Giovanni, promossa come trattamento della depressione, può avere effetti inibitori della monoamino-ossidasi o può causare un incremento dei livelli di serotonina, dopamina e norepinefrina. Inoltre, nonostante l’Erba di San Giovanni probabilmente non interagisca con alimenti che contengono tiramina,  non bisognerebbe usarla insieme ad antidepressivi soggetti a prescrizione. Prodotti a base di erbe contenenti efedrina sono stati associati ad eventi cardiovascolari sfavorevoli, attacchi ed in taluni casi di decesso. Il Ginseng, ampiamente usato per i suoi effetti fisici e mentali, generalmente viene ben tollerato, ma è stato indicato come causa della ridotta risposta alla warfarina. Si dovrebbe prestare attenzione ai possibili effetti sfavorevoli e alle interazioni associate ai rimedi a base di erbe e si dovrebbe chiedere a tutti i pazienti se fanno uso di questi prodotti.