Meditazione e massaggio migliorano la qualità della vita
Williams AL, Selwyn PA, Liberti L, Molde S, Njike VY, McCorkle R, Zelterman D, Katz DL. A randomized controlled trial of meditation and massage effects on quality of life in people with late-stage disease: a pilot study. J Palliat Med. 2005 Oct;8(5):939-52.
La vita in prossimità della morte assume un significato tutto particolare e, per alcuni, la dimensione spirituale diviene un fattore di primaria importanza. Fra i credenti questo porta solitamente ad un ri/avvicinamento alla fede di appartenenza ma, per i laici, questo desiderio di armonia con l'immateriale non sempre trova facilmente una risposta. Ricercatori USA hanno valutato se le pratiche di meditazione possono, o meno, rispondere efficacemente ai bisogni spirituali di persone vicine alla morte, un aspetto della qualità della vita spesso trascurato (QOL).E' stato quindi realizzato uno studio finalizzato a valutare se la meditazione (Metta) e il massaggio erano in grado di migliorare la qualità della vita in persone con AIDS.Si è trattato di uno studio clinico pilota, controllato e randomizzato realizzato presso un centro di assistenza per persone con AIDS (New Haven, Connecticut). Lo studio ha coinvolto 58 persone (43% donne) in fase avanzata di AIDS. I partecipanti sono stati assegnati random ad un mese di meditazione, di massaggio, di meditazione e massaggio combinati o a cure standard. Il gruppo con meditazione ha ricevuto istruzioni in materia e ha praticato giornalmente in regime di autogestione esercizi di meditazione con il supporto di un'audiocassetta. Relativamente al massaggio, un terapista certificato ha fornito prestazioni di massaggio per 30 minuti al giorno (5 giorni alla settimana). I risultati sono stati valutati sulla base dei cambiamenti all'ottava settimana dell'indice QOL-MV (Missoula-Vitas QOL Index), ed in particolare del punteggio totale e di quello trascendentale (spirituale). Il gruppo di trattamento combinato (meditazione+massaggio) ha registrato un miglioramento del punteggio generale (p = 0,005) e di quello trascendentale (p = 0,01) fra la baseline e l'ottava settimana; una differenza significativamente maggiore (p < 0,05) è stata registrata per meditazione e massaggio. Ricerca realizzata da associati a: Yale Prevention Research Center, New Haven, Connecticut, USA.
Stresso ossidativo, antiossidanti e malattie infettive
Stehbens WE. Oxidative stress in viral hepatitis and AIDS. Exp Mol Pathol. 2004
Nel numero di ottobre la rivista “Experimental and molecular pathology” ha pubblicato un lungo articolo del professor Stehbens del Dipartimento di Patologia e Medicina Molecolare, della Scuola di Medicina e Scienze della Salute di Wellington (Nuova Zelanda).L’articolo è particolarmente interessante in quanto si focalizza su un tema emergente, ma ancora controverso in patologia quale il ruolo dello stress ossidativo in corso di malattie infettive come le epatiti e l’infezione da HIV. Per nessuna di queste patologie esiste un trattamento veramente soddisfacente e sempre risolutivo e, secondo Stehbens, questo potrebbe essere dovuto alla ancora troppo poco considerata questione dello stress ossidativo. In ognuna di queste situazioni si determina una condizione digrave stress ossidativo con danno cellulare secondario o, come nel caso delle epatiti tossiche, in cui la progressione e la regressione è correlata all’equilibrio redox fra attività ossidanti e antiossidanti.Studi sperimentali e clinici suggeriscono che gli xenobiotici e le co-infezioni esercitano un’azione dannosa e comunque cumulativa sulla patogenesi ed esauriscono ulteriormente le capacità antiossidanti.Nell’articolo si propone quindi l’introduzione degli antiossidanti (a dosaggi superiori a quelli normalmente raccomandati con la nutrizione) nella gestione clinica di queste infezioni e, in particolarmente, nelle loro fasi iniziali. Inoltre, dal momento che le concentrazioni plasmatiche di zinco e di selenio sono molto basse, risulta opportuna anche una loro integrazione, specialmente nelle infezioni avanzate da HIV. L’articolo propone un punto di vista particolare, ma sollecita contemporaneamente una doverosa attenzione rispetto al ruolo dello stress ossidativo nel corso di questo tipo di malattie.
Il DHEA aiuta contro l’AIDS
Piketty C., Jayle D., Debuire B., Leplege A., Lebouc Y., Baullieu EE., Kazatchkine MD. “Double blind placebo controlled trial of oral Dehydroepiandrosterone (DHEA) in advanced HIV-infected patients” 12^ World AIDS Conference, Ginevra june 28 – July 3 1998, Abstract 42373
I livelli plasmatici del DHEA solfato (DHEA-S) diminuiscono con la progressione della patologia da HIV. In questo studio viene riportata l’efficacia e la sicurezza del DHEA in pazienti infetti da HIV nello stadio avanzato in un trial il cui scopo primario era di stabilire gli indici della qualità della vita. Il trial è stato randomizzato e in doppio-cieco. A trentadue pazienti sono stati assegnati 50 mg di DHEA al giorno per 4 mesi (n=14) o un placebo corrispondente (n=18). Ogni mese, durante il follow-up, sono stati registrati i dati clinici, i markers virologici ed immunologici dell’infezione da HIV, i livelli plasmatici del DHEA-S e la scala sulla qualità della vita MOS SF-30. L’età media dei pazienti è stata di 40 ± 11 anni. La conta media delle cellule CD4 alla baseline è stata di 32.5 ± 32.4 x 106/L. Il livello medio plasmatico del DHEA-S alla baseline è stato di 1.9 ± 1.7 mg/mL. Nel gruppo trattato è stato osservato un aumento significativo nei livelli del DHEA-S (p<0.01). Nel gruppo trattato con DHEA è stato osservato un miglioramento significativo della salute mentale della MOS SF-30 (p=0.016, cronback a=0.81). Durante il follow-up non è stato notato alcun cambiamento nei CD4. Durante lo studio non si è verificato alcun effetto collaterale associato al DHEA. La somministrazione del DHEA in pazienti infetti da HIV in stadio avanzato è risultata avere un effetto benefico sulla base della valutazione del punteggio della funzione mentale della scala per la qualità della vita MOS SF-30.
Il DHEA nelle donne con AIDS
Umar S, Feleke G, Roginsky MS, Schaffer P; "Effect of dehydroepiandosterone (DHEA) on clinical and laboratory parameters in female patients with AIDS (FPWA)" 12^ World AIDS Conference, Ginevra june 28 – July 3 1998, Abstract 42373
Con questo studio sono stati determinati gli effetti di DHEA (un farmaco ampiamente utilizzato dai pazienti con AIDS, basandosi sui risultati di studi non controllati) nelle donne che vivono con AIDS (DVcA). In questo studio prospettico, randomizzato e in doppio cieco sono state studiate 29 DVcA agli stadi III-IV del CDC a cui è stato giornalmente somministrato DHEA 50 mg (16) o placebo (13) per la durata di 6 mesi. Tutte erano sotto la ste